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10 November 2008

PPC e studio delle chiavi di ricerca

Nei corsi di PPC insegniamo come condurre una campagna AdWords per studiare le chiavi di ricerca, col fine di avere un elenco di espressioni da lavorare, da consegnare al SEO che si occupa del posizionamento del sito sui motori di ricerca.

In estrema sintesi, due metodi.

Il primo, mirante ad avere dati sul traffico, prevede l’acquisto di molte chiavi, la realizzazione di un certo numero di landing (solitamente per piccoli gruppi di chiavi a tema specifico), l’inserimento di un sistema di tracking (Conversion Lab, iMetrix o Google Analytics) e la copertura di due mesi (possibilmente non in agosto o a Natale). Solitamente una simile campagna, se ben ottimizzata, consente di avere molte indicazioni senza una spesa eccessiva.

Il secondo sistema mira ad avere informazioni sul conversion rate delle chiavi. Le differenze rispetto al primo sono principalmente nelle landing, che devono essere in numero superiore, molto più curate, con grafica professionale ed ispirante fiducia. Anche gli annuncio si fanno con uno stile diverso rispetto al primo sistema. La landing devono avere una action che si possa tracciare, in modo da attribuire il conversion rate ad ogni chiave. Ultima differenza, a volte due mesi non bastano per avere dati sufficienti ad una analisi statistica seria.

La prima obiezione che mi sento fare ai corsi, dalle persone che partecipano, è: “Ma Frà, con questo sistema dobbiamo spendere dei soldi andando a discapito del budget fissato per il posizionamento”. Certo, è proprio così, ma le alternative quali sono? Eccone qualcuna: valutare il traffico mediante i tool dei motori; scegliere le chiavi in base all’esperienza che si ha del settore, se vi si è lavorato già almeno due o tre volte; andare a naso; tentare di immaginare cosa potrebbe digitare chi fosse interessato al tema; pensare a cosa si farebbe e ritenere che gli altri farebbero allo stesso modo. Mi vien da dire, auguri!

In realtà, tutti quelli che hanno provato sanno quanto siano fallaci questi sistemi, indipendentemente dall’esperienza che si ha. Ogni tanto ci si imbrocca, ma dare una ragionevole indicazione ad un cliente, seguendo questi metodi, è veramente rischioso. Per inciso, questo è il motivo per cui molti SEO preferiscono chiedere al cliente le chiavi, così la responsabilità è sua.

Peccato, perché dallo studio delle chiavi si impara moltissimo, in molti settori l’analisi costa meno di quanto si possa pensare, le indicazioni sono ottime. Ovviamente perché l’analisi sia seria (la certezza non esiste sicuramente, nel nostro settore), occorre saper gestire le campagne. In particolare bisogna saper scrivere gli annunci considerando aspetti psicologici e di marketing, bisogna saper ottimizzare gli aspetti economici (Quality Score, attinenza, CTR), le landing devono essere ben fatte (in termini di Comunicazione e di Usability).

Per come la penso io, proprio la capacità di fare una buona analisi delle chiavi è uno dei punti di forza di un SEO di alto livello ed ancor di più di un Responsabile o Consulente Web Marketing. Il problema non è che si toglie una quota dal budget di posizionamento, ma che l’analisi delle chiavi dovrebbe avere un suo separato budget ed essere addirittura venduto come servizio a sé (per inciso, proprio così spesso lo vendo ed effettuo). Infatti, non è detto che la stessa persona che studi le chiavi, debba poi occuparsi del posizionamento del sito.

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D’accordissimo: “l’analisi delle chiavi dovrebbe avere un suo separato budget ed essere addirittura venduto come servizio a sé”
E’ così. Prima una “fase d’ascolto” mediante pay per click, poi stesura del piano SEO.

Aggiungerei un altro pericolo, penso sia capitato un po’ a tutti: sentirsi chiedere di affidarsi alle conclusioni di una precedente campagna pay per click curata personalmente dal cliente. A quel punto quasi meglio andare a naso! ;-)
M

Comment by Maurizio — 10 November 2008 @ 12:46

Mi interesso al posizionamento solo per curiosità e completezza d’informazione e non è di certo il mio lavoro, ma quello che mi chiedo da un po’ è perché investire su alcune chiavi che poi possano non convertirsi? Uno sforzo immane una bela spesa per il cliente e poi magari “tutto fumo”. In buona parte rispondi con il tuo post decisamente esplicativo e quasi quasi mi farei un bel corso :)

Però il quesito rimane, se tanto devo fare i test con le PPC a questo punto quando vedo che funzionano tengo quelle no? Sono troppo costose nel tempo? Come si fa a scegliere tra PPC e SEO? Forse la casistica è diversa a seconda di quello che vende il cliente?

Comment by YouON — 10 November 2008 @ 17:21

Beh, la campagna PPC serve proprio a discrezionare tra parole che “funzionano” ovvero portano risultati da quelle meno interessanti.
A quel punto sì, in teoria avresti a disposizione anzitutto una buona campagna PPC, che a mio avviso non andrebbe mai buttata: sono dell’opinione che vadano sempre sfruttate entrambe le soluzioni, SEO in accoppiata al PPC. Poi è questione di budget e opportunità. Ma in integrazione alle analisi web analytics, investimenti e ritorni sono sotto mano dell’agenzia e soprattutto del cliente, quindi si opera una scelta oculata “dati alla mano”.

Come suggerisci tu, dipende anche dal settore in cui opera il cliente o meglio dalla concorrenza che è tangibile sui motori. La strategia di visibilità sui motori va studiata anche in base a queste indicazioni.

Estremizzando, forse, la tua domanda potrebbe essere: “Conviene spendere 2 € PPC con la keyword “hotel a Venezia” o conviene affidarsi ad un progetto SEO di durata annuale e risultati aleatori?”.
La risposta è: finchè non puoi misurare i ritorni di entrambe le azioni, non puoi dirlo.
Follia spendere 2 €? Per esperienza diretta, ricordo che negli USA le keyword legate a servizi finanziari e master d’economia, nel 2006 già toccavano quota 5 dollari per le prime posizioni. Ma se diversi inserzionisti se le accaparravano, una ragione ci sarà stata.

Comment by Maurizio — 10 November 2008 @ 17:40

probabilmente sulle chiavi meno competitive un po’ di posizionamento “naturale” può fare molto bene e reggere nel tempo forse permette di sfruttare bene tante combinazioni anche di coda lunga (si dice così?) … le PPC sicuramente vanno scelte bene anche in base al servizio e al ricarico che ha il cliente perché probabilmente 1/2 euro a clic diventano poi un costo troppo alto per la vendita del servizio … visi i margini risicati che molti hanno oggi. Cmq grazie della risposta Maurizio :)

Comment by YouON — 10 November 2008 @ 18:16

Margini e ricarichi sono ovviamente legati alle forme contrattuali che agenzia e cliente scelgono.

Per il resto, il posizionamento naturale a mio avviso può fare sempre bene. E’ anche una questione di ripartizione psicologica dei click sulla SERP: la gente ormai sa cosa trova tra gli sponsori (aziende) e tra i risultati naturali (non solo aziende). Per determinate ricerche ad esempio gli utenti dimostrano un’alta percentuale di cecità agli annunci Pay Per Click. In quel caso, o sei posizionato o stai fresco.
D’altro canto, non raramente ho letto di studi in cui si sostiene che per ricerche di natura commerciale/transizionale, il ROI del PPC si sia dimostrato molto più interessante.
Poi ne ho lette altre in cui si afferma il contrario. Ehm…

Si ritorna al “dipende”. Finchè non provi, soppesi, valuti, poco o nulla puoi dire.

Comment by Maurizio — 10 November 2008 @ 18:31

transazionale, ehm

Comment by Maurizio — 10 November 2008 @ 18:32

Io credo fermamente al fatto che PPC e SEO debbano sempre procedere assieme.
Anche quando una chiave è in prima posizione sulla SERP, a volte conviene tenerla anche nelle campagne. Potrei mostrarvi molti esempi di questa esigenza, ma diventa difficile su un blog. Faccio un esempio per tutti (ma ce ne sono altri). A volte una chiave che ci interessa porta alla home. Conversione quasi da escludere. Allora conviene avere anche un PPC che porti direttamente alla pagina interessata.

Vale anche l’inverso. Quando una campagna dimostra che una chiave è buona, val la pena di avviare un’attività SEO che alla lunga riduce i costi di lavorazione e mantenimento della stessa.

A volte ciò che serve è il contrasto o complementarità dei messaggi. Sui risultati organici, per una certa chiave metto una frase attrattiva per certi versi (esempio, parlo al femminile per attirare l’attenzione su un corso di cucina), mentre nel PPC uso una forma complementare per richiamare gli altri (o l’inverso).

L’abbinamento di PPC e SEO è un tema affascinante, che offre ancora tantissime idee da studiare ed approfondire, con opportunità cui è difficile anche solo pensare e che si scoprono tutti i giorni.

Oggi con Mariangela ci siamo imbattutti in una situazione veramente ai limiti della risata. Ci è servito comprare la chiave del nome del sito, perché la SERP era desolante sulla parte destra, con la sola presenza di ASK, anche se in SERP il sito del nostro cliente era al primo posto. Abbiamo comprato la chiave per “occupare lo spazio”. Questo è un concetto fondamentale: lasciare lo spazio ad altri sui MdR è sempre un errore. SEO o non SEO.

Comment by fradefra — 10 November 2008 @ 20:13

@fradefra
Grazie penso che i miei dubbi si siano decisamente diradati e l’esempio che hai fatto per l’ipotetico corso di cucina mi fa capire come esperienza, competenza ed intuito siano necessari per chi si occupa di web marketing.

A volte, e forse troppo spesso, si sentono sempre le stesse regolette in croce e sembra sia tutto facile sia alla portata di neofiti, ma fortunatamente vedo che l’improvvisazione non può pagare :)

Vi leggerò più spesso sicuramente, promesso :D

Comment by YouON — 10 November 2008 @ 22:04

Fradefra: ottima sintesi, che sposo in pieno. Perchè sì.

Comment by Maurizio — 11 November 2008 @ 10:38

ciao! Ogni tanto vi leggo…
la “i”, proprio nella parola insegnare nn è il massimo…
Scusate la precisazione. A presto

Comment by simone — 6 December 2008 @ 02:11

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