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20 January 2008

Palline a Piazza di Spagna: guerrilla marketing estremo?

Qualche anno fa lessi sulla porta di entrata di un pub, gli uomini nascono con potenziali di follia diversa; esplora il tuo. La stessa frase l’ho ritrovata nello studio del tatuatore "di fiducia". La stessa frase mi torna in mente ogni volta che mi trovo di fronte a qualche campagna di guerrilla marketing estrema

Ultima in ordine di tempo è il guerrilla marketing delle palline colorate lanciate sulla scalinata di Piazza di Spagna a Roma. L’azione è avvenuta in pieno giorno ad opera di quel Graziano Cecchini che non più tardi di qualche settimana fa lanciò del colorante rosso nella Fontana di Trevi. Mercoledì scorso invece ha lasciato rotolare circa mezzo milione di palline colorate dalla cima della scalinata di Piazza di Spagna. Come un moderno cavallo pazzo, il "guasta feste" che negli anni 80 era solito fare invasione negli stadi, Cecchini si sta "spacializzando" in azioni mordi-e-fuggi.

Il suo modus operandi ha destato talmente tanta attenzione che la sua ultima azione di guerrilla (proprio il lancio delle palline da Piazza di Spagna) ha avuto il supporto di un paio di aziende (una di queste, visibile anche sulla sua giacca durante le interviste, è ZIG che riporta sul sito anche il backstage dell’azione). La sera stessa sul satellite ho notato che tutte le più grandi televisioni al mondo avevano dato risalto alla notizia (vuoi anche per la location scelta).

In questi casi di guerrilla marketing si pensa sempre che le aziende che scelgono questo tipo di iniziative ne traggano maggiormente un vantaggio in termini di branding più che di marketing; all’inizio lo credevo anche io, ora però sto iniziando a riconsiderare il fenomeno e in alcuni casi, credo, sia possibile anche un aumento nelle quote di mercato, soprattutto quando le aziende che supportano queste iniziative hanno un sito dove "vendono" (più sitatori al sito=potenziali nuovi acquirenti).

Quello che mi chiedo è quindi un riconsiderare il nome di queste iniziative e considerarle non più come guerrilla marketing, ma come marketing e basta (in fondo anche nel dopo guerra si usavano gli aerei, ad esempio, per lanciare milioni di volantini informativi sulle città ma non si chiamava mica fly marketing…).

Lungi da me lanciare qualche meme, vorrei chiedere a tutti i markettari, blogmarkettari, guerrilla markettari etc cosa ne pensano di queste iniziative…(sia in positivo che in negativo)

A voi la…pallina (colorata)

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Positivo.
Fino ad ora è stato innocuo, colorato e divertente.
Quanto avrei voluto essere lì quella mattina…

Per quanto riguarda la pubblicità, l’avrei resa un po’ più visibile… Ad esempio l’altro sponsor è CronacaQui, ma il fatto che nessuno lo ricordi la dice lunga…

Comment by DAG — 21 January 2008 @ 00:55

La trovata delle palline colorate può essere stata bella, innovativa, geniale, folle e anche divertente. Ma diciamo che l’attenzione si è focalizzate quasi esclusivamente su questo gesto, invece che sulle eventuali aziende che hanno appoggiato l’azione stessa. Poi non trovo tanta attinenza in un’azione del genere per far conoscere determinati tipi di Brand

Comment by terronista — 21 January 2008 @ 09:24

l’effetto ‘cheppalle’ è molto vicino, soprattutto se continua ad andare in tv per cose tristi come dalla Perego…

Comment by gluca — 21 January 2008 @ 11:21

In proposito della sua frase nel suo articolo:
“Lungi da me lanciare qualche meme, vorrei chiedere a tutti i markettari, blogmarkettari, guerrilla markettari etc cosa ne pensano di queste iniziative…(sia in positivo che in negativo)”
Mi pare che i blog si siano espressi molto chiaramente su questo episodio e tema. Basta andare in giro per i motori di ricerca e leggere. Se si prende la pena di farlo, si accorgerà che i blogger, al contrario dei grandi media, media ed esperti d’arte, quei critici che con un loro si o no in Italia lanciano gli artisti? – che dovrebbero informare chiaramente ricordano molto bene gli antefatti del passato: ossia si sono documentati prima di scrivere e citano sia le campagne pubblicitarie passate ed io stesso Olafur Eliasson.
Il suo articolo è interessante tuttavia, mi piacerebbe che rispondesse lei a questa domanda:
“Come mai dei semplici blogger ricordano molto bene ed i grandi esperti d’arte ed i grandi media che queste cose le sanno o dovrebbero sapere no?” Invece questi si sono affrettati ad etichettare queste azioni come nuovo futurismo, nuova Pop Arte italiana dimenticando.
Altra domanda: “Non è che la ricetta in Italia o in alcuni paesi esteri per finire mel grande giro dell’arte sia questa? Sii capace di trovarti un grosso sponsor che tiri fuori molti soldi e con questi assicurarti la visibilità dei media, le buone critiche dei grandi nomi della critica e poi sputa in terra e il tuo sputo diventa grande arte?”
Se le cose stanno cosi, i collezionisti di arte che si affidano a questi esperti per investire, hanno di che riflettere.
Resta il fatto che: noi blogger su questa vicenda abbiamo ricordato molto bene ma a quanto pare, i grandi media con redazioni piene di grandi esperti, intenditori e uomini di cultura che pagano profumatamente, No. Non ricordano, non hanno voluto ricordare o che?

Comment by Chisenefregart — 21 January 2008 @ 11:45

Sono spettacoli di critica e satira regalati…
…vorrei essere suo apprendista o addirittura suo figlio! :)

Comment by $Dibo — 21 January 2008 @ 13:08

L’ho visto ieri per puro caso dalla Perego.
Personalmente mi sono venuti in mente un paio di spunti di riflessione che vorrei buttare giù in un post appena ho mezz’oretta libera …garantito il link Andrea :-)

Comunque la vedo assolutamente in modo negativo.
Non sarà molto ortodosso ma alcune cose ce le ha insegnate. Bisogna riuscire ad ammetterlo ogni tanto :-)

Comment by Nereo — 21 January 2008 @ 13:15

Come sempre nel marketing bisogna ragionare anche in termini di rientri: dei due sponsor di questa cascata si parla pochissimo, il vero a guadagnarci in “brand awareness” è stato il performer. Non sono contraria a questo tipo di azioni, dico solo che un’azienda prima di sostenere un’azione di guerrilla marketing deve richiedere che il brand sia ben visibile, o addirittura parte del gesto. Ad esempio mi viene in mente una campagna antesignana del guerrilla marketing, la famosa foto della coca-cola a Venezia realizzata con del cibo per piccioni disposto in piazza San Marco, attirando centinaia di colombi che hanno ricreato il marchio: in quel caso l’azione spettacolare era fortmente legata al brand, e ora, a distanza di tantissimi anni, ancora me la ricordo. Dell’azione di Piazza di Spagna già adesso fatico a ricordare chi sono gli sponsor.
Elena Liziero

Comment by Active121 — 21 January 2008 @ 15:12

Io ho trovato davvero poco elegante gli sponsor sulla giacchetta/cappellino. Sarebbe stato meglio per Cecchini impersonare ancora il personaggio dell’artista futurista e più avanti vedere come e quando capitalizzare l’immensa notorietà. Così s’è svenduto per 2 euro.

Comment by La casalinga di Voghera — 21 January 2008 @ 15:51

sono sempre più convinto che questo personaggio sia sempre meno futurista e sempre più personaggio, i futuristi disprezzavano fortemente ogni forma di imitazione, con il rosso di Trevi copiò l’azione di guerrilla marketing realizzata negli States per la promozione della serie televisiva Dexter, adesso ci propone questa cascata di palline in stile San Francisco Sony Bravia, ha detto che adesso si muoverà in Francia, dobbiamo aspettarci i conigli di pongo?

Comment by fables — 22 January 2008 @ 00:38

per la cronaca tra gli adsense che appaiono nel tuo post c’è:
Palline a Roma
Preparazione dell’Evento: il Video! Zig.it colora Piazza di Spagna
http://www.zig.it

Comment by ferdi — 22 January 2008 @ 13:43

È sempre più difficile distinguere la “tipologia” di marketing, comunque fin quando è innocuo ben vengano delle iniziatiove di questo tipo.

Comment by Luigi — 10 February 2008 @ 19:51

Io ho trovato l’ultima trovata di cecchini un po’ ovvia. Non fosse altro perché con la storia delle palline ci hanno girato due spot identici almeno due anni prima.
Altro che guerriglia. Per farlo davvero, ti devi inventare cosa mai viste, altrimenti, come dice l’autore del post, possiamo parlare di marketing o al massimo di old guerrilla. – arnald

Comment by arnald — 11 February 2008 @ 11:17

Io quando ho visto rotolare le palline ho cercato di vedere se c’erano anche le mie, mescolate alle altre.

Sarà che non credo molto al potenziale economico del guerrilla marketing “aziendale” (diomio)…
sarà che mi sembra un po’ immorale alla sola seconda performance passare dal sangue in birmania, evocato a suo dire dalla rossa fontana, ai loghetti dell’azienda…
sarà che questo sgomitare di comunicazione push per avere attenzione (hemmm… nel mainstream eh) mi sembra una scemenza molto adeguata ai tempi scemi che viviamo…

ma non ci vedo nulla ne’ di rivoluzionario e neppure di originale. Lasciamo stare il futurismo per favore.

Anzi, dicendola + chiara, mi sembra deprimente.
Catturi la mia attenzione coi problemi di Roma e con la strage Birmana e un secondo dopo mi vuoi vendere qualcosa?

Diobono, ma aspetta un po’ di tempo almeno… o mi consideri un cretino totale da mungere?
Cos’hai … la rata del mutuo?
Chiedila al tuo partito, o novello futurista!
L’attenzione pubblica non è un bene illimitato e con questa seconda azione mi sembra che il tipo abbia dilapidato tutto quello che aveva accumulato con la prima.

Comment by mah — 13 February 2008 @ 16:37

Credo che il vero marketing lo abbia fatto a Roma trasmettendo un modo nuovo per vivere i nostri ambienti.
personalemnte sono passata di lì per caso (una volta tanto le conferenze stampa in pieno centro la mattina presto mi tornano utili) e vi devo dire che era proprio bello.Guardate qui se ne avete dubbi!
http://it.youtube.com/watch?v=GsQ_j6bfnEw
Io lo proporrei per la prossima Notte Bianca a Roma.
c’eravate quando hanno proiettato Anita Ekberg nella fontana di travi?bè si potrebbe ideare qlc di meglio!

Comment by Agnese — 26 February 2008 @ 16:58

Sarà, ma confesso che per quanto se ne possa dire alla fin fine l’azienza che avrebbe beneficiato della rappreseglia la leggo ora qui. L’importante è crederci. c’è una teoria che sostiene che le cose vere sono quelle che si desiderano e più lo si fa e più s’avverano.

Comment by alex — 9 March 2008 @ 04:46

[...] parla di guerrilla marketing estremo con riferimento a quell’ assenza del brand che è uno dei segni distintivi di alcune [...]

Pingback by PERFORMANCE MARKETING IN PIAZZA DI SPAGNA « marketing e comunicazione — 21 March 2008 @ 16:27

è proprio una FIGATA!!! adoro pubblicizzare con metodi innovativi!!! mi riempie il cuore di gioia :)

Comment by Andrea Campese — 3 May 2008 @ 10:26

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