3 January 2008
La ritirata di Starbucks: finalmente una multinazionale con una strategia
La trovo la prima mossa di marketing saggia e risparmia-dollari del 2008. Starbucks fa un passo indietro e decide di non aprire i suoi esercizi in Italia. Dopo un "innamoramento" iniziale della "multinazionale delle colazioni" per il Bel Paese, dopo interviste a country manager che prevedevano un futuro roseo del caffè a stelle e strisce in Italia, proprio oggi leggo, attraverso il Financial Times, che Starbucks rinuncia all’Italia.
Fortunatamente (per loro dico) Starbucks ha capito che prima di investire milioni di dollari in un mercato era utile affidarsi a qualche società che effettuasse una o più ricerche di clima di quel particolare business in quel particolare paese. Lo dico positivamente perchè sembra banale ma molte volte le multinazionali ascoltano soltanto i marketer e meno i ricercatori-sociologici-psicologi; avviare un’attività, qualunque essa sia, non può basarsi solo sulle possibilità di revenue ma anche sul tessuto sociale che regge "quel" paese.
I motivi che terranno Starbucks lontano dall’Italia sono essenzialmente che: 1) l’italiano è "romantico" per quanto riguarda il caffè nel senso che è fedele al proprio barista di fiducia con il quale giornalmente crea un rapporto che dura anni, trasformando il barista non solo in un dispensatore di colazioni ma anche in un amico con il quale condividere i pensieri giornalieri (al Centro-Sud soprattutto…); 2) gli italiani amano la caffeina; poca ma non ne possono fare a meno e i caffè americani sono famosi per essere molto acquosi con basse dosi di caffeina; 3) in Italia, patria incontrastata del caffè, dove gli stranieri si mettono in fila fuori i più noti bar di Roma e Napoli (solo per fare due esempi) per gustare il vero caffè italiano, nessuno avrebbe pagato 2 euro per un "Doppio Espresso" considerato che un’ottima, calda, aromatica e fumante tazzina di caffè nostrano costa intorno a 1 euro.
Quelli di Starbucks sono stati oculati nella loro scelta (venire a "vendere" caffè agli italiani è come se noi provassimo a vendere tulipani agli olandesi); qualche anno fa, un’altra grande "multinazionale delle colazioni" americana non fu così oculata. Parlo di Dunkin’ Donuts che circa 4 anni aprì diversi franchising a Roma e Milano e che ora non vedo più…o comunque in numero minore.
In quel caso dimenticarono che per l’italiano, il companatico perfetto della colazione è il cornetto (la brioche), la ciambella o la bomba di colore giallognolo, fritte, con lo zucchero su tutto il perimetro, friabili e non dei semi biscotti glassati e colorati.
Sarebbe bastato che qualche AD yankee avesse preso un aereo, fosse rimasto per un paio di settimane in Italia e avesse fatto colazione "seguendo" gli italiani nei bar…con poche migliaia di euro a volte ci si risparmia un flop da qualche milione di dollari!!


























Noi proprio a Natale siamo stati in Svizzera, a Basilea, dove solo in una città di StarBucks ce ne sono più dei McDonald’s.
Ovviamente siamo entrati e bevuto il Doppio Espresso io e una Cafè Caramel Mariangela. Ottimo il suo, scarso il mio.
Uscendo, lei mi diceva che StarBucks volesse aprire in Italia e ci ponevamo proprio il dubbio sull’esito di questa operazione. Si vede che ci hanno letto nel pensiero
Comment by fradefra — 3 January 2008 @ 19:35