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23 December 2007

Pubblicità questa sconosciuta

Secondo me, nessuno può fregiarsi di essere un esperto pubblicitario. Sempre secondo me, neanche le agenzie pubblicitarie canoniche (quelle off-line) potrebbero "consigliare" le modalità e i tempi di "esposizione" di qualsivoglia brand.

E’ da tempo che ci pensavo, ma la scintilla che mi ha spinto a pensarci più intensamente è stata il vedere la pubblicità della Coca Cola in questi giorni girare in TV. Uno spot che è un collage di tutti i classici spot natalizi di Coca Cola. Più che spot natalizi, questi dovrebbero essere chiamati spot e basta. Infatti la più nota bevanda a stelle e strisce è uno di quei pochissimi brand al mondo, che concentra le campagne pubblicitarie solo in un periodo dell’anno, quello natalizio. Ovviamente a motivare questa scelta ci sono implicazioni di brand loyalty che forse non sapremo mai, ma che forse possiamo immaginare: la volontà di legare il marchio a un periodo "di festa" per antonomasia, il voler essere vicino ai valori di famiglia, "calore" e vicinanza tipici delle feste natalizie.

Vedendo la pubblicità in questione mi sono chiesto: chi è in grado di dire se grazie a questa strategia la cola americana ne trae vantaggio oppure no? Chi può dire invece che un brand meno sedimentato è quasi "obbligato" a fare più brand exposure per raggiungere più utenti? Ad oggi ci sono così diverse possibilità di farsi "conoscere" che le teorie pubblicitarie classiche potrebbero non essere più adatte. Le possibilità offerte dal viral o dalle tecniche non convenzionali di pubblicità permettono anche al "panettiere sotto casa" dotato di intellighenzia di farsi conoscere fino nel Golfo di Hauraki investendo cifre da pubblicità locale.

Le stesse teorie e tecniche pubblicitarie tipiche fondano molte delle loro "certezze" (anche se certezza in pubblicità suona molto stridente) sulle teorie psicologiche degli anni 60: teoria ipodermica e picologia di massa solo per citarne un paio. Come si possono tranne valori assoluti da teorie che si fondano sulle reazioni psicologiche? Si possono chiamare, invece che risultati, delle "ricorrenze" ma non dati. Sono possibilità non certezze.

Per questo motivo tendo a dubitare di chi si fregia di "esperto pubblicitario" ma tendo a valutare ogni singolo caso pubblicitario come un qualcosa di atomizzato da tutto il resto; studiando continuamente le evoluzioni pubblicitarie ma proprio per capirne i limiti. I limiti di un sistema che si fonda sulla possibilità e su modelli invece che su certezze e casi da ripetere.

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Una buona parte delle pubblicità non ha tanto un effetto sui potenziali consumatori quanto sugli “addetti ai lavori” del settore oggetto della campagna pubblicitaria.

Buone feste a tutti!

Comment by Piero Viscardi — 24 December 2007 @ 18:03

Non avevo mai notato che la pubblicità della Coca Cola fosse mandata in onda solo durante il Natale… Certo che se non fossero spesi milioni di dollari per “seguire” il marchio però, non sarebbe la bibita più bevuta al mondo…

Comment by lorenzo — 24 December 2007 @ 18:13

Di spot su detersivi, detergenti e prodotti di bellezza se ne vedono ancora tutto l’anno, così come quelli di loghi, suonerie e operatori telefonici.

Che siano solo alcuni comparti, es alcuni brand del food&beverage, a non essere più tanto interessati al presidio costante dei media classici? Forse per alcune categorie merceologiche l’efficacia della pubblicità in TV non è più quella di una volta, o forse servirebbe cambiare il metodo di valutazione, chissà…

P.S. Anche all’estero i brand consolidati hanno ridimensionato questo tipo di investimenti? Sarebbe molto interessante capire se si tratta di un trend globale.

Comment by Daniela Trifone — 25 December 2007 @ 00:42

nel contesto di un articolo molto interessante se, come credo, va letto senza per forza estremizzarne il concetto base volevo precisare che le pubblicità della coca cola aumentano fortemente a natale (lo stesso babbo natale vestito di rosso è un “prodotto” coca cola) ma non vengono trasmesse solo in questo periodo (è tutto l’anno che vediamo “il lato cocacola della vita”).

Ciao

Comment by tizio29 — 25 December 2007 @ 01:03

Tutte le scienze si basano sulle ricorrenze. Il discorso che fai può destabilizzare le basi di tutte le scienze empiriche. La logica e la matematica sono le uniche a non basarsi sulle ricorrenze ma su degli assiomi. ciaoo :-) ))

Comment by babilù — 2 January 2008 @ 18:54

Credo anche io che definirsi esperti pubblicitari possa essere molto molto molto altisonante.

Forse in campo pubblicitario, ancor più che in altri campi, l’esperto vero è quello che sa di non sapere, che ha studiato psicologia e sa che la psicologia non dà certezze, anzi.

Tutti quelli tra noi che hanno a che fare coi riscontri delle proprie azioni promozionali, sanno quanto vasto sia il mondo mentale delle persone e quanto ognuno in fondo sia diverso da altri. Certo, tra i grandi numeri qualche legge si ricava, ma a volte bastano poche eccezioni per far buttar via quella se sembrava un’ottima idea, come basta un topo a fermare un elefante.

Comment by fradefra — 3 January 2008 @ 18:24

Due delle pubblicità più popolari svolte da Coca Cola, tali “I’d Like To Teach the World to Sing” e “Mean Joe Greene”, non sono servite a vendere più bottiglie della bevanda, parola di Sergio Zyman, capo del reparto marketing che ha curato il marchio Coca in quegli anni(Purple Cow – Pagina 38).

I brand storici come Coca Cola vendono ormai per abitudine e presenza stabile nell’immaginario collettivo, probabilmente anche eliminandone ogni tipo di pubblicità continuerebbe a vendere molto bene.

Comment by koma — 8 January 2008 @ 01:59

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