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21 December 2007

Se questa è Repubblica…

Siamo alla seconda puntata del sequel sulle inesattezze del giornalismo nostrano. La firma è purtroppo sempre la stessa: Vittorio Zambardino. Nel primo post auspicavo un errata corrige che non è mai arrivato, beata illusione.

Odio dover dare così tanto spazio allo stesso soggetto, ma penso che ne possa valere la pena. Leggendo il post di Nereo scopro con amaro dispiacere che il buon Vittorio ama crogiolarsi nell’errore. Con ostinata audacia continua a pensare di essere nel giusto, sebbene non lo sia, per diversi motivi, alcuni dei quali per non conoscenza della materia (il funzionamento degli algoritmi di Google) sfuggono alla sua comprensione.

Nonostante Marketing Routes non sia un luogo dove offrire concentrati di nozioni modello Bignami, ho fatto i compitini e mi sono andato a sfogliare la carta dei doveri del giornalista (che io sono ben lungi dall’essere, ma che il dicotomico blogger/giornalista Zambardino incarna alla perfezione), disponibile su Medialaw.it (lo sarebbe anche sul sito dell’Ordine, se solo la pagina funzionasse).
Innanzitutto è una lettura interessante che consiglio ai più che abbiano alcuni minuti del proprio tempo da dedicare a conoscere qualcosa di eventualmente nuovo. Cosa quella reciti in alcuni passaggi ci arrivo a breve. Ma prima un breve antefatto.

Quando alcuni giorni fa scrissi della curiosa vicenda riportata in modo approssimativo da Vittorio, seguì su Marketing Routes un commento di Stefano Hesse che, da buon comunicatore, tenne a precisare quanto le affermazioni da lui fatte fossero state a lui ‘attribuite’ (deduco quindi che non ne riconoscesse la paternità, almeno non nella forma in cui quelle vennero pubblicate, peraltro in forma di discorso diretto, sul post di Scene Digitali).

Qui interviene quindi la mia curiosità di approfondire sulla Carta dei doveri del giornalista, nella quale leggo:

Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori”.

L’esempio appena fatto, a ragion di logica, dovrebbe rientrare in questa fattispecie, eppure di errata corrige nemmeno l’ombra su Scene Digitali, nonostante ben 3 post sull’argomento Calzolari e il gioco su Google Zeitgeist.
Approfondiamo ulteriormente la questione. La carta dei doveri, tra gli altri punti recita:

Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell’avvenimento”.

Stranamente però, un commento di Vittorio sul blog di Nereo mi lascia pensare che il giornalista non abbia memoria di ciò, in quanto egli afferma:

Ma tu sei così sicuro di quello che ha fatto Calzolari, nel senso di conoscere ciò che precisamente ha fatto? Io no”.

Il confronto di opinioni, in una dialettica cordiale e rispettosa, penso non debba ridursi, da parte di un giornalista, a frasi che trasudano senso di ingiustificata superiorità (conoscitiva) quando peraltro questa è stata ampiamente confutata, limitatamente alla contingenza di cui sopra, da diversi post online scritti da chi, per competenza, parla di ciò che conosce e peraltro parzialmente ammesso dallo stesso giornalista, quando afferma di non sapere come il protagonista del suo post sia riuscito a ‘giocare’ con Google.

Triste poi la chiosa finale, di pascoliana memoria,  dei commenti (l’autore è sempre l’informato Vittorio), in risposta a chi, invano, tentava di indurlo a limitare la sua verve:

“voi mi fate il corso sui motori di ricerca, io ve ne faccio uno di lettura.

Avrebbe dovuto pensarci la scuola elementare, ma, come diceva un programma per analfabeti degli anni ‘60, “Non è mai troppo tardi”.

Ciao, fanciulli”.

Lascio a voi l’ardua sentenza.

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Jacopo, scopro ora di questa tua battaglia contro Zambardino e la disinformatia che spesso si legge in giro sui quotidiani.

Zambardino mi è capitato di citarlo abbastanza recentemente in un mio articolo tempo fa. Mi sembra una persona molto poco aperta al dialogo e, almeno per quanto riguarda il mio caso particolare, molto poco chiara nella scrittura.

Mi meraviglio scriva su Repubblica ma poi penso “siamo in Italia”, e non mi meraviglio più.

Comment by Francesco — 21 December 2007 @ 10:06

Ciao Francesco

purtroppo ho avuto la stessa sensazione di poca apertura al dialogo ieri quando ho letto quei suoi commenti sul blog di Nereo, e non ne comprendo davvero il motivo.

Comment by Jacopo Gonzales — 21 December 2007 @ 10:36

Grazie Jacopo per il supporto :-)

Ci ho provato… prima in modo diretto/duro e poi in modo amichevole, cercando di non usare tecnicismi inutili.

Nisba!

Non sono riuscito a convincerlo anche perché una volta scritto un pezzo ho l’impressione che lo difenderebbe di fronte al giudizio universale, se potesse :-)

Comment by Nereo — 21 December 2007 @ 10:45

“voi mi fate il corso sui motori di ricerca, io ve ne faccio uno di lettura. Avrebbe dovuto pensarci la scuola elementare, ma, come diceva un programma per analfabeti degli anni ‘60, “Non è mai troppo tardi”. “Ciao, fanciulli”.

io lo trovo presuntuoso e anche un filo paternalistico…”the Zambardino style”…

Comment by Francesco — 21 December 2007 @ 11:37

A volte resto davvero basito del rapporto che hanno i giornalisti con la rete.

In Italia, purtroppo, essere un giornalista che occupa una certa posizione, concede allo stesso l’impressione di poter “manovrare la giostra”.

Non si intravede la minima parvenza di umiltà nelle sue parole e questo mi fa ancora più riflettere sul mondo della comunicazione che ci troviamo ad avere in Italia e, davvero, fin dove si potrà arrivare.

Poi, con il corso di lettura, davvero si atteggia verso chi passa il tempo dietro ad uno schermo, come se questi fossero ignoranti che non sanno.
Ma dai?!? E’ assurdo!
Piuttosto, se fossi redattore di un giornale, pretenderei dal mio giornalista che questi si calasse nell’ambiente della rete facendo strada per la qualità dei contenuti generati così come l’ha fatto offline per la qualità degli articoli scritti…sempre che tale signore sia arrivato dov’è per il motivo di cui sopra.

Che tristezza!

:(

Comment by Marco — 21 December 2007 @ 11:52

Non amo Beppe Grillo ma mi convinco sempre più che l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti sarebbe cosa buona e giusta.
Zambardino ha una importante storia giornalistica offline, è stato “folgorato” da internet sulla via di Damasco, e ha comunque una buona dozzina di anni di esperienza/conoscenza del web.
Ma lo stampo rimane quello del giornalista cartaceo, che si sente dalla parte della verità assoluta, che non accetta critiche/consigli/suggerimenti.
Io credo che la rete sia la cosa più democratica e meritocratica ad oggi esistente, dove se scrivi una cavolata devi anche essere in grado di accettare/gestire i commenti di chi ne sa più di te.
E chi ne sa più di te spesso non è un giornalista/pubblicista, ma magari un semplice blogger.
Zambardino, dammi retta: son finiti da un pezzo i tempi in cui la gente prende per oro colato tutto quello che trova scritto sulle pagine di un giornale (offline o online): altrimenti togli i commenti dal tuo blog, e torna a scrivere sul caro vecchio giornale cartaceo :-)

Comment by Tagliaerbe — 21 December 2007 @ 12:06

Cmq, il corso di lettura ci sta secondo me, per leggere queste cose bisogna imparare un nuovo codice.

Oggi uno di noi ha dentro un Zampanò che ogni tanto viene fuori.

(Zampanò (Anthony Quinn) è un rozzo saltimbanco che viaggia attraverso le realtà più sparute dell’Italia ancora contadina ed ingenua degli anni Cinquanta, esibendosi in improbabili prove di forza.)

Comment by Johnnie Maneiro — 21 December 2007 @ 16:13

Zambardino, ma gavte la nata!
Prendo a prestito questo modo di dire piemontese, greve ma calzante, perchè è l’unica cosa che mi viene da dire.

Un minimo di onestà intellettuale è obbligatoria quando si scrive. Sbagliare è possibile, umano e fa anche simpatia… continuare a incartarsi in caz*ate per amor proprio (malriposto?) invece è penoso.

Mi consolo pensando che probabilmente ai miei pronipoti il concetto di giornalista sarà sconosciuto, si chiederanno: *ma pensa…. fino agli inizi del 21° secolo c’era gente che non sapeva nulla, pagata per spiegare a gente che a sua volta non sapeva nulla problemi malposti in modo sbagliato. Che catastrofe, no?*
*Maddai, non è possibile… dove lo hai letto?*

E la risposta NON sarà *sul giornale*.

Comment by Pieropan — 21 December 2007 @ 16:49

Cari, che vi posso dire, io con il Giornalista Zambardino ho “discusso” un po’ di mesi fa, in questa nuova storia non trovo che conferme!

Comment by Miriam — 29 December 2007 @ 17:12

Avete visto il post sul coniglio Nabaztag? Io non conoscevo Zambardino, ma ora condivido assolutamente tutto quello che ho letto qui. Arrogante e spocchioso, e soprattutto malinformato. Non contento di aver scritto vaccate sul Nabaztag, ne ha aggiunte altre sugli ebook, che dice anche di conoscere perfettamente… meno male!
Io gli ho risposto sul blog, lui (non so per quale motivo) ha nuovamente risposto dicendo che mi aveva scritto via mail, ma che avevo messo un indirizzo falso e quindi il messaggio era stato respinto. Peccato che il meccanismo di registrazione prevede la conferma via mail, e questo lui avrebbe dovuto saperlo.
Sollecitando nuovamente la sua fantomatica mail, ha chiuso con: ““la porta era aperta per te, ma tu non l’hai varcata, disse il guardiano”. Sorry, your time’s over”. Giudicate voi…

Comment by xffabio — 7 January 2008 @ 01:42

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