15 December 2007
Timeo Danaos et Dona Ferentes
Come probabilmente anche ad alcuni altri, anche a me ieri è stato girato il pezzo di Zambardino su Scene Digitali. L’ho riletto un paio di volte per cercare di capire, tra sensazionalismi e informazioni errate, come mai un giornalista con un trascorso di tutto rispetto, si fosse preso il disturbo di scrivere un post del genere. Un caos (dis)informativo di fronte al quale mi tolgo tanto di cappello. Andiamo con ordine.
Già molta parte della blogosfera benpensante ha notato da tempo una certa difficoltà dei quotidiani online nell’utilizzo degli ipertesti. Spesso del tutto assenti nel giornalismo nostrano, quasi fosse un reato piazzare un link (senza frame please) di richiamo o approfondimento che non sia il popolare wikipedia, non citano praticamente mai le fonti da cui attingono le informazioni.
La difficoltà però in questo caso, si rende evidente non tanto nella totale assenza di link al quale il lettore medio di Repubblica, o simili, è ormai più o meno assuefatto, quanto piuttosto nel chirurgico porli su perifrasi inutili (a meno che non si tratti del saggio blog di Google), come se l’utente avesse difficoltà ad individuare un underline nel testo, o come se un anchor text decente dovesse per forza trovarsi in un sobborgo di Mountain View.
In un passaggio del post di Vittorio Zambardino si afferma peraltro:
“comprendere gli algoritmi che regolano il “page ranking”, le classifica di popolarità di Google”.
A scanso di equivoci, anche se non mi piace spiegare l’ovvio, il page ranking non ha nulla a che fare con le classifiche di Google. Sarei curioso di sapere perché si associ il ranking nelle serp alle classifiche Zeitgeist (spero in un errata corrige illuminato del giornalista di Repubblica), peraltro piuttosto false (ai miei occhi almeno) in quanto palesemente filtrate, siano queste su scala mensile o annuale. Non vedo ad esempio mai comparire keyword come s*x, certamente una delle più cercate su Google (no matter what), ma che curiosamente non entrano mai in classifica.
Anche un altro punto lo reputo piuttosto curioso:
“Se Federico Calzolari è riuscito ad arrivare primo nello Zeitgeist, questo è il suo premio. Non modificheremo la nostra classifica”. E’ improntato al fairplay e alla trasparenza il commento di Stefano Hesse, portavoce di Google Italia"
Quindi lo Zeitgeist cos’è? Un concorso dove, nonostante i dati non corrispondano alle reali query dell’utente, chi arriva prima vince un premio? E soprattutto a che serve, visto che è surreale?
Di trasparenza davvero non ne vedo traccia alcuna, eppure il cardine del post di Vittorio mi pare proprio sia il fatto che un ricercatore abbia alterato (come non è dato sapere) la classifica dei termini più cercati che però non sono realmente i più cercati, come ci lascia intendere anche l’autore del blog quando afferma che: la “macchina” che faceva la ricerca ricorsiva non ha chiesto cento o dieci milioni di volte, “Federico Calzolari”. Lo ha fatto per poche migliaia di volte, anzi per 1 minuto al giorno, per i 30 giorni di Novembre: e con quella mezz’ora Google è rimasto ingannato - e qui c’è probabilmente il nocciolo della faccenda e la scoperta di Calzolari”.
A me questo tipo di pseudo-giornalismo per fare sensazionalismo non piace perché:
- muove da premesse di cui ignora il funzionamento.
- Utilizza terminologie errate e confuse.
- Non offre alcun tipo di approfondimento, che non sia wikipedia (con tutto il rispetto, mi pare un po’ poco) ed anzi eventualmente lo rende più complesso.
- Fa framing (ma questa è una chicca).
Il giornalismo ritengo debba muovere da altri presupposti e soprattutto poggiare su ben altri basi di conoscenza (che non siano wiki). Se poi basta crearsi un sottodominio di quarto livello su Repubblica.it per giustificare tutto ciò, beh allora è un’altra storia.
UPDATE: Vedo che ne parla anche Johnnie su 980km: "Da Winnie The Pooh a Calzolari. Il fisico ha bucato Google, secondo Hesse".


























Come ho detto su 980km, la frase più terrificante è quella attribuita a Hesse: “Sì, ho visto che è un ricercatore precario”, conclude Hesse. “Ci piacerebbe vederlo e magari anche assumerlo. Non sono per nulla meravigliato, sostengo da sempre che in Italia ci sono cervelli di prim’ordine”…
Può anche darsi che la cosa rientri nel programma di beneficenza di Google…
Poi c’è la frase: “Se Federico Calzolari è riuscito ad arrivare primo nello Zeitgeist, questo è il suo premio. Non modificheremo la nostra classifica”
che è in netto contrasto con quanto scritto a proposito di Query automatizzate nel Centro assistenza webmaster [http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=66357]
Comment by DAG — 15 December 2007 @ 12:54