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2 November 2007

Article marketing e “marketing article”

Qualche giorno fa, come siamo soliti fare costantemente e giornalmente, parlavo al telefono con Jacopo in merito alla recente defragazione post-aggiornamento di Google scaturita nel web. "Penalizzazioni", posizionamenti alterati e link popularity.

Come abbiamo scritto negli ultimi anni si è passati da "qualunque sito trovo metto un link verso il mio sito" a "ne preferisco meno, ma buoni".

Recentemente a fare da boost alla moltiplicazione di inbound links è arrivato l’article marketing, interessante forma di creazione di contenuti interessanti per gli utenti internet con la possibilità di "avere in cambio" visibilità per il proprio sito. Il problema nasce però quando si approccia una nuova risorsa con pressapochismo. Mi è stato insegnato che la base fondamentale di qualunque progetto è la ricerca, intesa come informazione preventiva in merito a qualsiasi argomento. Esempio: se domani veniamo promossi da keyword advertising specialist a media planner, buonsenso vuole che per i primi tempi si navigherà internet, si leggeranno recensioni, forum o liste che ci permettano di acquisire informazioni per operare al meglio.

Nell’ambito della comunicazione online questa forma di apprendimento non sembra esserci, credendo che bene o male basta scrivere due righe mettere un link e il gioco è fatto. Ognuno opera come meglio crede ci mancherebbe, ma se si vogliono raggiungere risultati, sono convinto siano necessarie alcune regole base da seguire. Mi imbatto spesso in articoli che di article hanno ben poco, ma hanno molto più l’aspetto di marketing fine a se stesso, o meglio sembrano una brochure aziendale con qualche modifica e circa tre link al sito.

Non scopro certo l’acqua calda se dico che la regola base per garantire che una nostra notizia venga letta resta la notiziabilità della notizia stessa. Quando stiamo per scrivere un articolo, dovremmo chiederci: quello che sto per scrivere potrebbe interessare favorendo magari anche un click sul link riportato? Ma più che questo secondo aspetto (che è la parte marketing dell’article) è importante garantire all’utente un’informazione che aiuti a farsi un’opinione o che comunque possa "farsi leggere".

Personalmente, di ogni article marketing che scrivo valuto questi aspetti:

  1. Quello che sto per scrivere può interessare? Se reputo di no (per diverse ragioni tra le quali: ne parlano già, è stato già detto tutto, etc) è inutile scriverlo, verrà fuori qualcosa di molto "commerciale". Se reputo che l’argomento scelto possa essere di interesse e magari essere ripreso da altri (aumentando quindi le citazioni, i link, i click etc) proseguo.
  2. Lo "penso" come un comunicato stampa, ma carico di maggiore enfasi, con un tono più informale e che si presti ad essere letto in maniera più leggera rispetto ad un comunicato ufficiale.
  3. Lo redigo pensando alle famose 5 W dell’informazione garantendo quindi la notiziabilità.
  4. Svolgo una ricerca, veloce ma mirata, alla ricerca di dati, statistiche o studi che vadano a completare l’informazione garantendo al lettore il plus che chiunque di noi cerca quando legge qualche nuovo articolo.
  5. Non sono enfatico verso il sito che vado a linkare, ma lo presento come approfondimento possibile, ma non necessario, per il lettore.
  6. Lo pubblico nelle sezioni specifiche tematizzate dei vari siti di article marketing e non sulla home.

Ovviamente queste sono mie considerazioni basate sulla recente esperienza, non usando nessun "metodo riconosciuto", ma basandomi sul buon senso. Se avete modifche e/o integrazioni a questo mio modus operandi, sono curioso di conoscerle.

A voi ;)

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Article Marketing,

indubbiamente singolare come proposta ma siamo sicuri che google non veda male questo tipo di “strategia”?

Guardando attentamente il sito che hai indicato, la struttura non è poi tanto diversa da una directory; qui nasce il punto di dubbio…

Se ho un blog, ho interesse di inserire articoli nuovi ed interessanti, originali e scritti al fine di posizionarlo nel miglior modo possibile, proponendo articoli come suggerito nel sito, si potrebbero anche immaginare altri fattori molto noti ai SEO…

La natura stessa del trackback legata ai weblog, verrebbe così falsata, che dire, io ho qualche serio dubbio in merito ma preferisco leggere i tuoi originali articoli direttamente su questo blog!

Aggiungerei alla tua lista, il buon senso e l’originalità dei contenuti.

Alex

Comment by Alex dbatrade — 3 November 2007 @ 04:56

W le promozioni!

Comment by Fiabeschi — 5 November 2007 @ 11:38

Tutto questo spingere verso il fare le cose con una logica e correttezza sembra essere un invito a tutti a offrire un web migliore, ma chi di web vive dovrebbe sposare questa causa oppure pensare ad ottenere risultati e basta?

Nell’ambito del posizionamento sembra sempre che Google ci inviti a fare le cose per bene, ma poi ci ricompenserà per aver contribuito ad una realtà migliore? non credo proprio!

Così nello scrivere articoli, o presunti tali, i webmaster pensano solo ad ottenere un po’di link sparsi e qualche iscritto al feed poi è chiaro che se l’articolo è valido avrà una risonanza migliore.

Ma l’article marketing è davvero interessante per l’utente? Quante realtà utilizzano veramente articoli di altri … ho i miei dubbi su questi, mi sembra più un modo di farsi vedere e magari spammare (in alcuni casi) un po’.

Almeno è il mio primo punto di vista dopo aver visto qualche sito di article marketing e social in generale.

ciao, Alessio

Comment by YouON — 5 November 2007 @ 22:12

Secondo le mie osservazioni…

dai risultati nelle serp e nella logica di Google, presto vedremo anche questi strumenti… fortemente penalizzati.

Posso sbagliare ma lo spam come lo si ferma altrimenti?

Alex

Comment by Alex — 9 November 2007 @ 21:08

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