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29 October 2007

Link popularity e buon senso

Link Popularity

Ho voglia di dire la mia sull’argomento link popularity. Ne ho parlato al corso di posizionamento sui motori organizzato e tenuto da Fradefra giusto l’altro giorno ed ho pensato che potesse essere un utile ripasso (o spunto per l’approfondimento) anche per i lettori di Marketing Routes, oltre che per quelli che ancora non lo sono e magari lo diventeranno grazie all’utilità del metodo di seguito suggerito, che da null’altro è mosso se non dal grano salis.

Il recentissimo segnale che Google ha lanciato a una parte del web, (mi riferisco alla perdita di punti mostrata dalla toolbar di Google la cui visualizzazione del PageRank dovrebbe sparire per il bene della rete tutta) dovrebbe insegnare a molti qualcosa. Dovrebbe insegnare qualcosa innnanzitutto a chi vende link, in secundis a chi compra, e last but not least, a chi non compra.

La prima categoria di soggetti, i venditori, in realtà mi interessa relativamente poco. Ho sempre ritenuto che vendere link sul web (se non seguendo alla lettera le linee guida di Mr Google, ad esempio mettendo il famoso nofollow sui link) fosse una delle attività più stupide per guadagnare denaro, e sintomo di strategie miopi, utile solo a creare una fake net economy sganciata da qualunque parametro sensato. Vendere contenuti online, ad esempio, potrebbe essere molto più smart, ma lo hanno capito in pochi. In effetti poi, le 2 cose sono abbastanza collegate.

Passiamo alla seconda categoria di soggetti: coloro che comprano i link. Da diverso tempo vedo agenzie di posizionamento e search marketing italiane (potrei farvi i nomi di tali agenzie, ma sarebbe troppo ‘facile’) che acquistano link in giro per il web. La cosa un po’ mi preoccupa, perché mi metto nei panni dei loro clienti, ai quali magari tocca lo stesso trattamento, cioè lo sviluppo pompato e innaturale di una tematizzazione su web, magari all’interno di qualche link farm (ne ho viste diverse bannate). La link popularity infatti dovrebbe innanzitutto cambiare nome, per cominciare a non essere più fraintesa. Attualmente dalla stragrande maggioranza delle persone, la link popularity è concepita unicamente come voto dal sito A al sito B. Il che significa tutto e niente.

Molti Seo o sedicenti tali, si fermano a questo. Non hanno voglia di approfondire o cercare di andare oltre il mero concetto di ‘voto’. Cercano la scorciatoia, magari perché sono sottopagati o poco stimolati da qualche agenzia, ma non il funzionamento ‘logico’ di un motore prima ancora che algoritmico.

Infine ci sono quelli che non comprano link. Questa categoria di soggetti è spesso quella più a rischio. Il maggiore tra tutti è quello di ricevere il consiglio errato da qualche improvvisato di passaggio. A questa categoria di soggetti però ci tengo assai, e avrei desiderio che certe cose gli fossero chiare. Proverò a fare il paragone con le elezioni, momento questo estremamente importante (o almeno dovrebbe esserlo) per votare in questo paese le persone che ci dovranno rappresentare. Lo faccio per semplificare molto la questione, ma anche per rendere comprensibile a tutti l’argomento. Dopo ogni elezione, come sanno anche i sassi, avviene la fase di scrutinio dei voti. In principio tutti hanno diritto al ‘voto’. Non tutti i voti sono però validi ed efficaci (ci sono schede valide, schede bianche, e soprattutto schede nulle o annullate). I link sono un po’ la stessa cosa. Ci sono link che contano, altri inutili, altri ancora dannosi (chi ad esempio vorrebbe essere linkato da uno spam engine).

Veniamo ora al web e alla struttura ipertestuale che lo caratterizza. Senza link, il web non esisterebbe. Il link è quello che sorregge il famoso www. Individuiamo ora nel link 2 funzioni principali:

  1. consentire agli spider dei motori di ricerca l’indicizzazione del web.
  2. Far passare informazione da un documento all’altro (consiglio lettura del post di Kerouac al proposito: “Links come passaggio d’informazione”). Se siamo bravi, cercheremo di porre attenzione a questo secondo punto, in quanto è nostro primario interesse. Badate bene che la popolarità non c’entra nulla con l’importanza del voto. Se vota Berlusconi, il suo voto vale tanto come il mio. Nel web succede (quasi) la stessa cosa.

La maggior parte di voi probabilmente ignora del tutto quale tipo di informazione lascia passare ogni volta che mette un link. Immaginiamo di partire da una situazione in cui Google non abbia nessun tipo di dato di storico sulla nostra ‘net activity’. Supponiamo quindi che io abbia appena registrato un sito. In questo momento il sito si trova in una sorta di limbo in cui non è né carne né pesce agli occhi del motore di ricerca. Quello che a noi in questa fase interessa, ai fini di una link popularity sana, è riassumibile in 3 punti:

  • aver sviluppato una strategia precisa rispetto al chi si è e al dove si vuole andare (questo punto spesso manca del tutto).
  • Sviluppare contenuti utili e di buona qualità.
  • Scovare in rete zone affini alla nostra, che offrano buoni contenuti ai propri utenti. Potrebbero essere nostri competitor, ma non è necessariamente detto.

Non posso qui ipotizzare tutte le fattispecie concrete che si riferiscono al primo punto. Il che tradotto in cifre, vuol dire che ci possono essere mille strategie diverse dietro ciascun sito. Diamo però per scontato che quella che avete scelto sia ottimale, o comunque buona. Bene, a questo punto una volta che il sito è online con tutti i buoni contenuti, a noi serve capire quali siti sono affini al nostro. Quali offrono contenuti che ben si potrebbero integrare coi nostri. Questa fase viene spesso evitata da quelli che considerano i link in uscita (detti outbound links) come un tubo rotto che fa ‘sprecare pagerank’. Il che è errato. Linkare siti a tema, aiuta chi lo riceve tanto quanto chi lo mette. Se non ci fossero link in uscita (oltre al fatto che non esisterebbero quelli in entrata), sarebbe impossibile offrire a Google la possibilità di tematizzare correttamente il nostro sito, ed inserirlo nella ‘zona corretta’. Parlo di zone per rendere visivamente chiaro nella vostra testa il concetto di come un motore organizza l’informazione raccolta.

Trustrank

Visione di lungo periodo nella link popularity

Diverse volte mi è capitato di ricorrere al termine visione tra le pagine di Marketing Routes. L’ho anche accennata in apertura di post riferendomi al chi si è e al dove si vuole andare. La visione del web è caratteristica che nel nostro paese non hanno in tanti. Ma non dispero che la situazione, sooner or later, migliori. Se la propria strategia online punta ed aspira ad una presenza di lungo periodo, quello che ci conviene fare è comportarci in maniera corretta. Verso i motori di ricerca e verso gli utenti. Conviene quindi evitare tutti quei trucchetti da black hat seo di breve momento, tipici di chi vuole tutto e subito. Sicuramente non vi insegnerò mai come ‘foolare’ (leggasi prendere per il c*lo gli algo di Mountain View) perchè è sì ancora possibile, ma molto poco utile se ci si vuole porre come punto di riferimento nella propria nicchia.

Alcuni consigli li abbiamo già dati in diversi post, scritti da alcuni autori di questo blog (li linkerò in calce a questo per rapida consultazione). Forse il succo di alcuni vale però la pena di ribadirlo:

Tematizzazione della Link Popularity

Rimanere in tema: sembra piuttosto facile a dirsi, ma nella pratica capita di sovente che un sito nel tempo esca ‘fuori tema’. Che si allontani cioè dal tema generale o complessivo che lo caratterizza. Questo forse non farà perdere link in entrata ma vi ‘spostera’ verso zone dove, forse, a voi non interessa troppo essere. E’ fondamentale quindi mantenere una certa costanza del tema nel tempo. Se curate i vostri contenuti è molto probabile che il problema della tematizzazione per voi non si ponga. Se scrivete articoli di buona fattura è naturale che veniate indicati e quindi linkati come risorsa utile rispetto ad un dato argomento. Per far ciò l’unica cosa di cui vi dovete preoccupare è il contenuto che proponete a chi vi legge, o meglio, a chi volete che vi venga a leggere. Ecco perchè sentite dire in giro (mai troppo spesso comunque) che content is king. Anche il linking interno del vostro sito aiuta molto a mantenere una relazione tra diverse pagine di contenuto.
Sono il primo a sapere che delle volte, avere contenuti interessanti per l’utente può non bastare a soddisfare certe necessità di link in entrata. Ove si abbiano le competenze per farlo (altrimenti lasciate perdere!) l’adozione del site networking può essere utile. Per site networking semplicemente s’intende questo: la costruzione di un network di siti satellite in linea col tema trattato nel dominio principale che abbiano l’unico scopo di ‘spingere’ questo nelle serp. Ci sono diversi accorgimenti in questo caso da tenere presente (e forse vale la pena di rimandare la loro trattazione ad un altro post).

Scambio Link

Da molti intravisto come attività da evitare a tutti i costi, lo scambio link non è necessariamente pratica da condannare a priori. Può aver senso farlo. Quello che è sbagliato invece è impostare tutta la propria attività di link in uscita linkando sempre e comunque le stesse risorse che linkano noi. Il motivo? Perchè è semplicemente ‘innaturale’. E tutto ciò che sembra palesemente artificiale e fatto con l’unico scopo di alterare il ranking a Google non piace. Google è attualmente in grado di rilevare pattern piuttosto complessi in modo del tutto algoritmico. Quindi state attenti a non abusare dello scambio link diretto o indiretto che sia.

Linking interno

Una struttura di link coerente e sensata aiuterà il vostro posizionamento nei motori di ricerca. Sembra così ovvio? Mi fa piacere, perchè molti dei siti che vedo in giro, siano questi siti aziendali, ecommerce, blog, etc… hanno una struttura che di logico non ha granchè. La struttura di link interni al vostro sito, deve essere in ogni momento, lo specchio della vostra strategia online. Sono ovviamente da evitare tutti quei fenomeni da wanna-be-placed-number-one-on-google-today. Niente link stuffing, keyword stuffing magari nascondendo il tutto. Una struttura che offra una buona categorizzazione dei vostri contenuti online andrà benissimo. A tal fine consiglio di riscrivere le url con Mod Rewrite, nel caso in cui le url siano dinamiche e quindi poco user friendly. Aiuterete sicuramente gli utenti e i motori di ricerca. E’ essenziale che ogni pagina del vostro sito web sia raggiungibile da almeno un link testuale. Anche realizzare una mappa del sito (aka site map) che linki le sezioni più rilevanti del vostro sito è operazione gradita ai motori e ancora prima, agli utenti.

Strumenti di ricerca di parole chiave

Alcuni strumenti per la ricerca di parole chiave li avevo indicati alcuni mesi fa. Se si ha un dominio nuovo a disposizione, probabilmente puntare da subito su parole molto competitive non ha molto senso. Forse può essere intelligente basarsi inizialmente su keyphrase che lo siano meno, ma che magari siano in grado di offrire un migliore tasso di conversione. Quello che conta è il traffico qualificato. In sostanza, non quanto, ma quale. I tool per cercare parole chiave possono essere utili a diversificare i propri contenuti, ma anche per il posizionamento di pagine interne del vostro sito (non esiste solo la home page). Se infatti diversificate l’anchor text dei vostri link, aumenterete le vostre chance di essere trovati, per il semplice fatto che:

- non tutti gli utenti utilizzano le stesse chiavi di ricerca.
- Google non è intelligente e quindi se non vi aiutate, lui certo non vi aiuterà.
- Diverse keyphrase possono, seppur diverse, caratterizzare in modo corretto un certo documento.

Google dichiara: “Quando il sito è pronto fai in modo che altri siti correlati inseriscano dei link al tuo sito.” Quindi fatelo! :)

Individuate risorse a tema col vostro sito e provate a segnalare, magari navigando qualche directory a tema (ne esistono migliaia e anche Dmoz potrà fornirvi utili risorse) se non conoscete quali altri player occupano la vostra stessa nicchia.

Per quelli che sono arrivati sin qua, e ancora non sono convinti che scrivere buoni contenuti aiuti la vostra link popularity naturale, guardate questa immagine. E’ lo screenshot del pannello di controllo di Google Webmaster Tools. Secondo Google ci sono 173.326 link in entrata che puntano verso Marketing Routes, sia verso la home page che verso pagine interne. Quindi scrivere buoni contenuti basterà anche per voi!

Altri post sui link:

Social Bookmarking
blinkbits  BlinkList  blogmarks  co.mments  connotea  del.icio.us  De.lirio.us  digg  Fark  feedmelinks  Furl  LinkaGoGo  Ma.gnolia  NewsVine  Netvouz  RawSugar  Reddit  scuttle  Shadows  Simpy  Smarking  Spurl  TailRank  Wists  YahooMyWeb 

Complimenti, bel post!
A volte però ci sono dei problemi nel fare quello che tu dici (linkare risorse a tema e farsi linkare, creare contenuti ecc.): molte aziende non vogliono creare contenuti (i contenuti costano!), nè è facile linkare a farsi linkare se occorre posizionare un ecommerce (gli utenti in genere linkano naturalmente risorse free). Per questo è nato lo scambio e la compravendita di link.
Molto interessante anche il discorso del site networking: aspetto un tuo post esplicativo!
Ciao e grazie

Comment by Francesco — 29 October 2007 @ 15:42

Grazie Francesco, troppo gentile. :)

Il site networking è argomento assai complesso, ma prima o poi cercherò di trovare del tempo per parlarne.

Per quanto riguarda le aziende a cui ti riferisci, che dire se non: peggio per loro. Senza contenuti non andranno da nessuna parte. :)

Comment by Jacopo Gonzales — 29 October 2007 @ 15:55

è vero, però anche liquidando così la cosa non si va da nessuna parte, perchè se le aziende si ostinano a comportarsi in modo non lungimirante alla fine ci rimette più chi guadagna col web marketing che non l’azienda stessa, che continuerà magari a pagare grafici e programmatori, e lo stesso google tramite adwords
se il concetto di pagerank finora è stato comunicato in modo distorto, la colpa è proprio dei seo, non delle aziende
come ho già commentato altrove, la vicenda ricorda quella delle famose “misure che non contano”… si è fatto gara a chi ce l’aveva più lungo (il PR) e adesso è difficile tornare indietro…

Comment by Alessandro Venturi — 29 October 2007 @ 18:45

Un post da leggere e rileggere, eventualmente anche da stampare.
Grazie!

Comment by Marco — 29 October 2007 @ 19:25

Ciao Jacopo,

Google spesso è più semplice e lineare di come possiamo credere, un buon link (spontaneo o comprato) è un buon link e basta:
- può essere buono perchè a tema ;
- può essere buono perchè viene da un sito altamente trusted ;
- può essere mediocre ma insieme a tanti altri link mediocri dà il suo contributo ;

Può essere ottimo perchè è tutte queste cose messe insieme, basta saper riconoscere i link buoni.

Non sono convinto invece che un link possa danneggiare, sarebbero troppe le implicazioni incontrollabili e impreviste, nè fino ad oggi ho mai visto “danni da link”

Comment by Fabio Sutto — 29 October 2007 @ 23:37

Dunque la questione è più complicata di così secondo me (e secondo Matt Cutts al quale ognuno di noi può decidere di credere o non credere). In sostanza quello che penso è:

1) un link e’ buono (dal punto di vista di google) se spontaneo e se a tema. Questo perchè generalmente la necessita’ o volonta’ di linkare spontaneamente ci porta a ‘collegarci’ a risorse affini alla nostra.

2) Per quanto riguarda l’aspetto generale che sollevi, e cioe’ che tutti i link, anche i mediocri, bene o male contino, Matt Cutts nello specifico recita: “Do not assume just because you see a backlink that it’s carrying weight.”

3) Il fatto che Google registri e raccolga dati di storico su ogni singolo dominio, credo non sia un mistero per nessuno. Google analizza quali link metti, quanti ne metti, chi linki, come linki, il testo intorno ai link (ecco perchè è meglio evitare frasi del tipo link sponsorizzati ove questi non abbiano redirect o nofollow) e come tutti questi parametri cambiano nel tempo, con che frequenza etc….

Il poter raccogliere questa immane quantita’ di dati lo agevola non poco nel poter automatizzare certi processi di valutazione della spontaneita’ al pari del buon link vs bad link vs useless link.

Che un sito di viaggi linki il sito di un salumiere, imho e’ assai inutile ai fini del ranking. Tu quello lo considereresti un link spontaneo umanamente? Potrebbe senz’altro esserlo. Ma quello che a google interessa sono le proporzioni dei fenomeni (ossia che e’ uscito in modo spontaneo un link dal tuo sito verso un altro, quanto piuttosto). In che misura questi accadono e in che misura questi influenzano le sue serp. Non il fatto che accadano in sè. Tant’e’ vero che si parla di link utili, inutili e dannosi. Non solo dei primi e degli ultimi. In questo modo insomma google cerca di far salva la spontaneita’ ma al contempo tenta di dar maggior peso alla qualita’. O almeno di riconoscerla.

4) Danni da link sembrano esistere, non tanto lato link in entrata, quanto in uscita. Il link in uscita è in effetti ‘atto palesemente volontario’. Quello in entrata, viceversa, incontrollabile. In sostanza non ti devi preoccupare se ‘n’ spammer ti linkano (non avresti controllo su quello a parte inviare uno spam report), ma preoccuparti se linki spesso qualcuno che calca la mano.

A riconoscere i pattern Google sembra essere piuttosto bravo.

Comment by Jacopo Gonzales — 30 October 2007 @ 09:37

Sulla potenziale influenza negativa dei link in uscita sono d’accordo, mi riferivo infatti a quelli in entrata. Anche se non è chiaro quanti ce ne debbano essere, probabilmente è tutto proporzionale alla fiducia di cui gode il sito.

Invece il fatto che molti link mediocri (dal punto di vista del tema o dal punto di vista della forza donata) abbiano effetti positivi lo vediamo ogni giorno nei portali turistici che si fanno linkare da tutti gli alberghi che riescono a trovare (quasi sempre siti a tema ma pessimi) o da attività come il noleggio auto & affini. Insomma la tematicità secondo me va intesa in senso lato e se il sito “fuori tema” è un sito trusted va benissimo anche quello…in fondo anche non farsi linkare da siti non a tema è spontaneità.

Senza i link “mediocri ma tanti” oggi chi si è posizionato con “Hotel Rimini” e altre keyword storicamente competitive non sarebbe dove si trova.

I parametri che contribuiscono a rendere un link “buono” sono molti ma si possono compensare tra loro (non a tema ma trusted, poco trusted ma a tema, sito trusted e a tema ma con troppi link in quella pagina…)

I link inutili esistono ma secondo me sono quelli che provengono da siti con pr 5 penalizzati per duplicazione di contenuto o svalutati per altre ragioni.

Poi al di là delle teorie, mi sono accorto di una cosa: che è importante soprattutto lavorare sodo (senza pesare i link con il bilancino), ho visto varie volte SEO del tutto inesperti portare un sito a posizionarsi con keyword molto competitive. Magari commettevano errori di valutazione, magari accettavano scambi sfavorevoli, ma in realtà stavano lavorando sul proprio sito con costanza e pazienza.

P.s.
Per quanto riguarda Matt Cutts…lasciamo perdere, fa il doppio gioco ;) E poi mi sto convincendo che neppure gli ingegneri di Google oggi siano perfettamente in grado di intepretare gli effetti degli aggiornamenti dell’algoritmo

Comment by Fabio Sutto — 30 October 2007 @ 11:59

[...] [...]

Pingback by » link scambio link acquisto e vendita — 30 October 2007 @ 12:06

Post notevole e discussione interessante… il succo del discorso comunque è perfettamente riassunto tutto nel titolo: buon senso!
Basta quello applicato alla costanza nel lavoro, alla pazienza e al cercare di non forzare troppo la mano… magari non si riesce a battere i “colossi”, ma a ritagliarsi la propria nicchia di utenza sì.

Comment by Federico — 30 October 2007 @ 15:22

D’accordissimo su tutto, un post veramente riassuntivo del fenomeno page rank.
Io non ho mai ne comprato ne venduto link e sono stato “premiato” da un rialzo di pr di tutto il mio network :) , lavorare bene e pulito premia e da oggi inizio a vedere quella barretta come più “veritiera” rispetto a prima. Complimenti per il post e per i link di approfondimento, sicuramente da stellina.

Comment by Vanny — 30 October 2007 @ 19:44

Ti faccio i miei personali complimenti per questo ottimo articolo, concordo su quasi tutto quello che hai scritto.

In definitiva, seppur in un’altra forma, anche te come me sei un fautore del “dominio di competenza”.

Peccato che molti si ostinano a non capire questo concetto estremamente importante.

A chi riesce a capire questo concetto, non è vietato nulla su web IHMO.

Congratulazioni

Comment by Dell'Orto Fabio — 31 October 2007 @ 09:38

@ Fabio

Grazie mille dei complimenti. :)

Aggiungo un paio di link alla conversazione, per quelli che volessero approndire ulteriormente il tema del link pattern nello Spam.

1) http://www.seo-blog.com/search-engine-spammers.php
2) http://videolectures.net/fws06_castillo_urppc/

Comment by Jacopo Gonzales — 31 October 2007 @ 10:19

[...] Link Popularity e buon senso [...]

Pingback by Link Popularity: come si costruisce la popolarità del sito web — 31 October 2007 @ 14:28

Aria fritta. Mille parole per concetti e strategie arcinote. Avete fatto di meglio in passato… ciao

Comment by Max — 31 October 2007 @ 16:01

Ciao Marco,

ti ringrazio di averci ricordato che in passato abbiamo fatto di meglio. Spero che riusciremo a risalire la china nei prossimi post.

Non me ne volere, ma non ho potuto non visitare il sito: http://www.rmitaly.com/ ed ho notato diverse stravaganze strutturali che non mi sarei aspettato da te, visto che, come affermi nel commento, quegli aspetti ti sono arcinoti.

Sarà che il calzolaio ha spesso le scarpe rotte… ;)

Comment by Jacopo Gonzales — 31 October 2007 @ 16:45

E’ un’arena INTERNET, spero di andarmene in pensione presto.

Comment by Dell'Orto Fabio — 31 October 2007 @ 17:02

Fabio, io i danni da link li ho visti, varie volte e sempre confermati.

- sbilanciamento tra crescita dei link e crescita del sito;
- link con chiavi forti nell’anchor text;
- troppi link da pagine con temi forti e diversi da quelli dichiarati dalla pagina che li riceve.

In alcuni casi ho visto un sito risalire mano a mano che certi link si toglievano e non erano link da siti spam, ovviamente.

Comment by fradefra — 1 November 2007 @ 14:37

@Francesco

se ti riferisci ai link in uscita i danni li ho (forse certezze non ce ne sono) visti anch’io, ma si trattava di link verso siti palesemente invisi a Google

Per quanto riguarda le altre cose

“sbilanciamento tra crescita dei link e crescita del sito;”
Mah, forse ho notato un po’ di quarantena per il sito che riceveva troppi link e troppo in fretta ma alla fine, passato del tempo, i link hanno sempre premiato. Quindi non sono sicuro che il fenomeno sia dimostrabile.

“link con chiavi forti nell’anchor text;”
Questo non l’ho notato, anzi anchor text come ‘Venezia’, ‘Hotel Rimini’ (più forti di così…) hanno sempre dato l’effetto sperato…se il ricevente aveva un minimo di attinenza.

“troppi link da pagine con temi forti e diversi da quelli dichiarati dalla pagina che li riceve.”
Questa cosa l’ho notata solo di recente, ma è verissima…solo che non parlerei di danni, più che altro di inutilità.

L’argomento è talmente vasto che ognuno di noi potrebbe portare le proprie osservazioni, dico sempre che noi SEO spesso siamo come gli alchimisti medievali: ognuno ha la sua ricetta speciale frutto di esperienze di cui però non potrà mai dimostrare del tutto il valore universale.

Comment by Fabio Sutto — 1 November 2007 @ 20:41

@Fabio –>”L’argomento è talmente vasto che ognuno di noi potrebbe portare le proprie osservazioni, dico sempre che noi SEO spesso siamo come gli alchimisti medievali: ognuno ha la sua ricetta speciale frutto di esperienze di cui però non potrà mai dimostrare del tutto il valore universale.”

:)

Considerazione fondamentale, questa. Infatti sono d’accordo che il fare prove scientifiche nel web marketing sia impossibile, per l’alto numero di variabili, per la difficoltà nell’isolarle, per le reciproche influenze che hanno.

Sono osservazione che quando siano plausibili è già tanto, certe mai. Importante, quindi, che ci siano le considerazioni di molti ed anche così non saranno prove.

Infatti questo è il criterio che uso. Le mie sono il risultato di osservazioni che so che valgono per ciò che ho fatto, ma non mi sogno di dire che siano certezze assolute e persino tra me e me so che possono non esserlo e possono cambiare in qualunque momento.

Diciamo che in generale mi fanno pensare che a volte un link, per un motivo o l’altro può far male. In che termini, scientificamente, non lo so.

Vado ad attivare alcuni amici :)

Comment by fradefra — 2 November 2007 @ 07:52

[...] abbiamo scritto negli ultimi anni si è passati da "qualunque sito trovo metto un link verso il mio [...]

Pingback by Article marketing e “marketing article” — 2 November 2007 @ 20:47

[...] [...]

Pingback by Text link, scambio link e posizionamento (acquisto link?) « Cinema — 13 November 2007 @ 00:35

[...] tema della link popularity è stato più volte affrontato su Marketing Routes, cercando sempre di associarlo a concetti [...]

Pingback by 114 consigli per ottenere link — 15 November 2007 @ 10:44

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