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Trattino o underscore? »

23 July 2007

Second Life sta passando a miglior … life?

Siamo sempre stati abbastanza distaccati, su queste "verdi sponde", rispetto al fenomeno Second Life. Quando ci è stata chiesta un’opinione siamo sempre rimasti abbastanza freddi e moderatamente scettici in merito alle possibilità di marketing offerte in quel di Linden. Più che altro perchè non ci è mai capitato di sentire una case history "in positivo" del fenomeno (se ne avete, siamo pronti a ricrederci). L’unico "effetto" che può originarsi dalla presenza di un brand su Second Life è propriamente legato ad una strategia di branding e chi pensa che l’investimento per conquistarsi una porzione di "bit/terra" abbia ROI, bhè forse potrebbe ricredersi.

E infatti qualcuno inizia proprio a fare un passo indietro. Se poi questo qualcuno viene proprio dagli USA, realtà che ha investito discrete percentuali dei budget 2006 sull’isola che non c’è, allora siamo di fronte ad problema incipiente.

Psicologicamente parlando, è già bizzarro (almeno per come sono io) poter investire o far investire soldi su di un sito, perchè alla fine di questo si tratta, che ha come descrizione nel title "Your World. Your Imagination"; per ragionamente deduttivo e con la mente vittima del caldo e di qualche birra gelata per contrastarne gli effetti, dando molta importanza alla punteggiatura (è fondamentale in questo caso la punteggiatura, come rafforzativo del concetto) potrei dire che il "mio mondo risiede nella mia immaginazione" quindi nulla di tangibile, quindi investirei nella mia immaginazione? No, decisamente no.

In questi giorni ho letto, come se si fosse sollevato un vaso di Pandora telematico, che c’è qualcuno che inizia a recedere dalla Seconda Vita portando come motivazione un mancato ritorno. Ha iniziato il Sole 24 Ore, titolando, il 18 luglio: Second Life per le aziende ritorno d’immagine ma pochi profitti, continua sempre Il Sole il 20 di luglio dove a dispetto del titolo che sembra "neutro", "la seconda vita del marketing", all’interno si legge un’intervista a Cristina Farioli, direttore marketing di Ibm Italia che alla domanda "Insomma, si può pensare a un serio progetto di business su SL?" risponde: "Probabilmente non ancora…".

Conclude oggi La Stampa con un articolo, dal titolo "addio Second Life, bella ma inutile" che consiglio veramente a tutti di leggere dove l’inviato da New York del quotidiano torinese compie una bella disamina sul sentiment attuale di Second Life basandosi su interventi di direttori marketing di alcuni big brands statunitensi attualmente presenti sul "nuovo mondo" ma con le valigie già pronte per fare il check out. Praticamente si è "scoperto" che su 7 milioni di iscritti, gli attivi sono circa 25.000 e che quindi è più una "ghost life" piuttosto che una second. Ci si è sempre accorti che, stranamente (sono ironico), a spopolare sono il p*rno, il "rimorchio" e il divertimento (al fine di rimorchio). Ma guarda, strano pensare che chi si iscrive a SECOND LIFE abbia stranamente voglia di una life diversa rispetto a quella attuale dominata dalla quotidianità, dal lavoro e dai doveri e che quindi cerca evasione, anche becera, ma comunque evasione.

Come al solito però, anche se il fenomeno dovesse esaurirsi a breve, qualcuno (pochi) ci hanno guadagnato (tanto), qualcun’altro (tanti) ha speso soldi (tanti) con ritorni (molto pochi) discutibili.

A volte mi prende una curiosità smodata; conoscere alcuni media consultant che si auto-definiscono dei "gooroos" e che accompagnano e consigliano le aziende ad investire i propri budget…se li incontrassi sarei decisamente poco democratico!

Altri articoli su Second Life:

Social Bookmarking
blinkbits  BlinkList  blogmarks  co.mments  connotea  del.icio.us  De.lirio.us  digg  Fark  feedmelinks  Furl  LinkaGoGo  Ma.gnolia  NewsVine  Netvouz  RawSugar  Reddit  scuttle  Shadows  Simpy  Smarking  Spurl  TailRank  Wists  YahooMyWeb 

Curioso che proprio Repubblica a metà giugno abbia iniziato a vendere opuscoli sul Marketing in Second Life…http://marketing.repubblica.it/guidasecondlife/

Più che altro bizzarro che si siano ricreduti a distanza di un mese…

Lo dicevo io che era una boiata…;)

Comment by Jacopo Gonzales — 24 July 2007 @ 00:54

Concordo che second life non sia ancora maturo e non sia ancora possibile sfruttare le sue potenzialità, ma scommetto che tra pochi anni ci sarà una sorta di second life 2.0, più diffuso e potente, e quello bisognerà marcarlo stretto…

Comment by ELMANCO / Stefano Ricci — 24 July 2007 @ 11:11

Second Life deve la sua fortuna a qualcuno che ha investito parecchio affinchè se ne parlasse. Anche per me è solo una moda, e il suo successo è dovuto alla banda larga. Non ha inventato nulla di nuovo. Forse qualcuno di voi si ricorda Alpha World. Identico a SL (come idea alla base) ma limitato dalle connessioni via modem esistenti ai tempi. IMHO SL è l’anticamera della bolla (scusate l’uso del termine stra-inflazionato) che qualche sedicente “guru” del web sta creando, seguito (o preceduto) da web 2.0.

Comment by Giulietto — 24 July 2007 @ 15:43

Per capire quando una avventura come SL è alla frutta basta vedere quando entrano gli elefanti, se poi entrano i i politici vuol dire che è finita.

Comment by luca — 24 July 2007 @ 16:40

[second life, vale la pena esserci?]
l’obiettivo vero era il ritorno di pubblicità sulla carta stampata. ;-)

Comment by spiderpanoz — 24 July 2007 @ 18:04

Ciao a tutti.
Finalmente qualcuno che parla pane pane e vino al vino senza farsi troppo illussioni anche perchè con quello che è successo alla new economy qualche anno fa, cerchiamo di non passare per fessi una seconda volta.

Second Life, come già dissi in un post sul Blog dell’ADCI, ha un problema tipico di ogni prodotto.

Questo problema si chiama massa critica.

Per raggiungere una massa critica di utilizzatori/target bisogna ridurre al minimo le difficoltà d’entrate, ottimizzare e semplicifare l’utilizzo del prodotto e gestire le criticità al meglio con un customer service efficente.

Second life è molto difficile da approcciare:
1) richiede l’installazione di un software
2) richiede una procedura complessa per la creazione
dell’account
3) effettua una verifica sull’indirizzo IP che rende di
fatto problematico il primo accesso ad utenti fastweb
4) il processo di tutorial non è affatto semplice e non
prevede nessun feedback o processo di gestione della
“mortalità infantile”, ovvero il nuovo iscritto che
si stressa e si dedica alla “prima vita”.

E poi, vediamo di agevolare la creazione di business on line, vediamo di usare regole diverse da quelle della prima vita.
Se entro e voglio fare qualcosa che non sia semplicemente girare, volare e chattare mi vengono chiesti subito soldi soldi soldi.
Questa è roba da prima vita…abbiamo inventato una second life, inventiamo anche delle nuove regole altrimenti…bhe finirà come sempre con i soldi in tasca a pochi furbetti…

Saluti
The JACK

Comment by The JACK — 25 July 2007 @ 10:43

SL come tutte le cose all’inizio ha bisogno di un periodo di rodaggio.
Ci sono in realtà casi di società che stanno facendo affari su SL.
In italia Gabetti vende isole e case con placement di prodotto e con risultati interessanti.
Se si va su SL per fare marketing un risultato minimo è ottenuto: il tratto innovativo che viene attribuito alla reputazione della società.
Altri risultati possono essere: la visiblità del brand in una community che conta 7 milioni di iscritti (anche se non tutti contemporaneamente attivi)
la possibilità di intessere relazioni che poi sono esportate sulla vita reale.
Per il business vi è invece la necessità di trovare il modello giusto ma la storia ci dice che su Internet molte aziende hanno fatto fatica a trovare il modello di business giusto…

Comment by Fabrizio Reznor — 25 July 2007 @ 10:55

“gli attivi sono 25.000″

che pallonata incredibile! gli attivi sonoalmeno un milione… dai 35 alle 40000 persone sono i presenti contemporaneamente, con una media di tre ore al giorno l’uno si arriva gia’ a 300,400 mila persone al giorno…

in ogni caso SL è qualcosa in evoluzione, chi ha scritto questa note non ha la pallida idea di cosa sia

Comment by momin — 25 July 2007 @ 13:45

Salve a tutti,

ieri ho trovato questo articolo, con cui personalmente concordo. Quanto meno chi ha scritto questo pezzo è in grado di dare delle motivazioni, che piacciano o no a chi descrive Second Life solo utilizzando “boiata” et simillima. Beh (e non si scrive “bhe” o “bhè”!), provate anche voi commentatori (l’invito è ugualmente esteso a giornalisti e curatori di blog) a farlo anziché riassumere la vostra opinione in una frasetta semplice.
Saluti e lunga vita e prosperità a Second Life!

Comment by Paciughina — 25 July 2007 @ 14:02

@momin: sono certissimo che hai letto il link di “La Stampa” che ho proposto e magari ti è sfuggito il trafiletto dove Brian Haven di Forrester Research (uno dei più noti istituti di ricerca al mondo se non il più noto) afferma: “…secondo Brian Haven di Forrester Research, è che la popolazione attiva è una minima parte degli 8 milioni di visitatori registrati. «Si tratta di 30 o 40 mila soggetti veramente partecipi, tutti gli altri sono solo visitatori occasionali che hanno un atteggiamento poco cooperativo e attento esclusivamente al divertimento».” Quindi, stante quanto ci dici, Forrester Research potrebbe aver sbagliato? E con una differenza di dati (i loro 30.000 contro i tuoi 300.000) così macroscopica? Ho i miei dubbi ma diciamo che sono di mentalità aperta ;)

@Paciughina: bhè (a me piace scriverlo così, non sono un purista e sono molto per le “contaminazioni” linguistiche) sicuramente leggendo il post avrai capito, e non ho dubbi a riguardo, che le motivazioni apportate avevano un respiro di marketing e il post che tu proproni (ah, tra l’altro, alle url non va messo il punto dopo htm) mi sembra confermare la tendenza giustissima più volte espressa che per investire su SL bisogna avere una particolare strategia. Inoltre il sito che proponi ha come fine (cito testualmente) “Communication Village nasce al fine di effettuare marketing, comunicazione aziendale e didattica nell’ambiente virtuale di Second Life.”; è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono. ;)

Viste le fonti che cito nel post, non mi sembrano proprio così sprovveduti al Sole 24 Ore o a La Stampa di scrivere qualcosa tanto per dire…

Ti ribadiamo che non abbiamo nulla contro SL inteso come un “aspetto di internet”; è solo che non lo consigliamo come investimento di marketing (almeno, come dico nel post, fino a quando non arriva qualcuno che ci mette sulla scrivania un pacco considerevole di case history positive). Attendiamo.

Comment by Andrea Signori — 25 July 2007 @ 14:55

@ Paciughina

So benissimo di sembrare secco e duro con Second Life definendolo una boiata, cosa che peraltro faccio da diversi mesi or sono, ma questo non toglie il fatto che io abbia articolato più a fondo il mio pensiero.

Tempo fa in merito a SL scrissi:

Il web è pieno di boiate. Anzi, forse stracolmo rende più l’idea. E questa meta-virtualità è soltanto l’ennesima di una lunga serie, che certo non è cominciata nè finirà con SL.

A mio avviso Second Life non rappresenta il risultato di uno sviluppo sociale, quanto piuttosto il suo opposto. Un regredire.

Mentre ad esempio ad un servizio di IM (come può essere MSN Messenger) riconosco una sua obiettiva utilità interattiva, comunicativa e lavorativa, unita ad un’estrema semplicità d’uso, a Second Life riconosco solo di essere una dimensione inutile, duplicata (o parallela che dir si voglia) che non apporta nulla, che non serve a nessuno, tranne forse a quelli che si sentono drammaticamente soli (ed evidentemente hanno problemi di interazione e socializzazione nella realtà vera), o che sperano di comprarsi un’isola coi Linden diventando ricchi, illudendosi di avallare o sovvertire le normali leggi economiche.

Ora il fatto che abbia incassato 13 milioni di dollari, non ne fa certo un prodotto vincente imho. Basta andare indietro con la memoria a breve termine, per avere in testa una lista di aziende che letteralmente hanno fatto il botto solo qualche anno fa, e stranamente erano foraggiate da business angels con molto di piu’ di qualche decina di milioni di dollari.

Come correttamente rilevato da federico poi, ci sono costi vivi per realizzare strutture e infrastrutture, costi di sviluppo, di mantenimento, di hardware, di banda, di personale, di aggiornamenti e chi più ne ha più ne metta.

Quando si lancia un servizio, e prima ancora, quando lo si pensa, bisogna avere SEMPRE in testa gli utenti. Questo perchè il servizio, qualunque esso sia, deve rispondere ad un’obiettiva utilità. E Second Life, eventualmente, è utile solo per chi lo ha pensato.

Ho ritenuto utile segnalare anche in calce al presente post, un paio di link che non so se hai seguito: il primo che rileva come la pubblicità non piaccia affatto ai second lifers, il secondo sulla visione di SL espressa da Erik Kintz, che non è esattamente uno sceso dalla montagna del sapone, che sinteticamente ritiene:

1) Tecnologia troppo complessa.
2) Modello non scalabile.
3) I ‘numeri’ sui reali iscritti sono fuorvianti.
4) La scalabilità del modello è ulteriormente messa a rischio dalle aziende operanti nell’Information technology.
5) Contenuto essenzialmente per adulti.
6) I brand sottostimano i reali investimenti necessari.
7) I brand non seguono la ‘filosofia’ di Second Life, ed in sostanza non fanno altro che riproporre il loro valore alla stregua del mondo reale.
8 ) Le esperienze in Second Life sono scollegate dalla brand experience complessiva.
9) Revenue e profitti limitati.
10) Ho a malapena tempo per la mia prima vita.

Lascio a te le conclusioni…

Comment by Jacopo Gonzales — 25 July 2007 @ 15:30

«Si tratta di 30 o 40 mila soggetti veramente partecipi, tutti gli altri sono solo visitatori occasionali che hanno un atteggiamento poco cooperativo e attento esclusivamente al divertimento»

Secondo il criterio per cui “attivo” sarebbe solo chi pensa a far affari - meglio ancora se relativi alla rl - posso concordare che gli attivi siano ancor meno di 30 40.000. Ma si fa un grosso torto a non considerare “attivo” chi va lì solo per la chat, per il divertimento, per il puro piacere di esplorare un mondo di relazioni complesse sia pur virtuali. E in quanto agli affari, possibile che nessuno di questi grandi analisti economici si sia reso conto che gli unici ad andare veramente bene nel metaverso sono quelli autoreferenziali? E questi ultimi non sono affatto in crisi. E’ solo un tipo di domanda estremamente diverso da quello tradizionale: all’utente di SL poco importa se una catena di alberghi abbandona la vita virtuale, sarebbe più grave per lui se ne uscissero i produttori di skin o di organi sessuali.

Comment by momin — 25 July 2007 @ 15:48

Second Life… ricordate i tempi di Internet fine ‘90, quando si pensava che solo esserci portasse miliardi..
SL NON è un eldorado, non è una seconda vita dove la fantasia sta al potere, è essenzialmente un gioco, che è evoluto verso una piattaforma di messaging e interazione con una componente visiva evolutissima (discusso qui, http://88days.wordpress.com/2007/07/18/secondlife-now-thats-silly/), ma dove, alla fine, i virtuali sono solo umani “pixellosi”…trovare che questo ambiente, peraltro da molti definito come poco perfomante, possa diventare una specie di Graal del marketing, per quelle aziende che poco hanno fatto di innovativo sino ad ora.. è come credere agli elfi.. che, guarda il caso, in SL magari ci sono pure!!!!
La brand experience….è piuttosto chiaro che le definizioni strategiche in un ambiente virtuale non possono e non devono essere mututate dalle experience dei contesti quotidiani..
Alla fine, si, forse è troppo presto per considerare SL un “nuovo mondo”, mentre non è tanto presto per considerarlo un altro potenziale canale di comunicazione per un cluster mirato..
Time will tell…

Comment by 88days — 25 July 2007 @ 16:03

Caro Andrea e Jacopo,

tutti i commenti e le affermazioni dimostrano che come al solito qui in Italia non abbiamo capito nulla.

Concepire il fallimento come un fenomeno negativo è tipico di una società miope e senza futuro come quella italiana incapace di intraprendere e bisognosa di continue sovvenzioni. Il fallimento è sempre la riprova di un azione, della realizzazione seppure con esito negativo di qualcosa che abbiamo tentato di realizzare, un fatto.

La critica sterile che non realizza qualcosa di nuovo, anche illusorio è un fenomeno molto triste che vediamo tutti giorni in un paese, l’Italia, che perde in continuazione terreno ed è culturalmente ostile alla tecnologia.

Nel periodo della bolla speculativa della net economy molti hanno criticato. Internet era condannata a morte.
Amazon non riusciva a dimostrare come sarebbe sopravvissuta. Dove sono i criticoni? Amazon è ancora lì
e macina soldi come anche Google. Molte aziende sono fallite e allora? E’ il mercato bellezza devi rischiare e non chiedere i soldi allo stato. Se fallisci onore al merito, ci hai provato.

Altri creduloni i america, i fratelli wright credono che si possa fare una cosa incredibile… volare e con una macchina più pesante dell’aria poi. Non ci si crede no? ;-) Secondo me è una bojata, non dura molto ;-D

Seriamente. Alcune aziende hanno preso legnate su SL? Bene, anzi poco. Internet e probabilmente SL sono mondi particolari con leggi differenti dalla relatà e non puoi pensare di fare copia e incolla dal mondo reale. Ti devi adattare e capire cosa vogliono gli utenti. Non è SL che è sbagliato ma la mentalità retrogada e sorpassata di certi direttori marketing..troppo primitivi per capire come funzionano i sistemi non gerarchici.

Infini anche se SL fallirà nel futuro avremo sicuramente una rete 3D, ci piacia o no. Mettetevi l’anima in pace.

saluti

Comment by Roldano De Persio — 25 July 2007 @ 17:30

Concordo con i giudizi, pur draconiani… SL potrebbe essere considerata un’esperienza di fruizione.. il concetto di mashop aiuta gli “illuminati” a vedere possibilità laddove il pensiero canonico si arena, sconfitto..
D’altro canto, non credo che le anime siano particolarmente agitate sulle sorti di SL in ogni caso, ma tant’è..
Saluti

Comment by 88days — 25 July 2007 @ 17:38

Il commento di Rolando mi sembra il più azzeccato…

Comment by ELMANCO / Stefano Ricci — 25 July 2007 @ 17:42

[...] Second Life sta passando a miglior…life? [...]

Pingback by Web 2.0 - Internet è cambiato » Blog Archive » Tutti contro Second Life — 25 July 2007 @ 19:48

Scusate se mi permetto ma è un film visto mille volte:

- prima tutto oro
- poi tutta cacca

infine il giusto equilibrio.

Non bisogna investire milioni se non ci capisci nulla … ma questa è semplice logica !

Entri cerchi di capire … poi fai dei piccoli passi…e intanto veicoli che tu la novità la stai affrontando.

Poi valuti dopo il tempo che ti sei dato!

SL è a mio avviso una rivoluzione poi magari ci sanno 1000 evoluzioni ma il futuro passa anche da quel modello !

Beppe
http://www.molluscobalena.it
http://www.travelinfo.it

Comment by beppe — 27 July 2007 @ 13:08

Io mi ricordo di un’articolo di Repubblica di fine millennio intitolato più o meno

“ADDIO INTERNET, BELLO MA INUTILE”

Che i giornalisti abbiano la memoria corta è risaputo
Che ce l’abbiano anche gli autori di questo validissimo blog mi lascia un po’ sconcertato…

Comment by Alessandro Venturi — 27 July 2007 @ 15:08

Second Life serve. A generare qualche articolo di giornale e niente altro. Punto.

Comment by paolo — 28 July 2007 @ 17:51

Buongiorno a tutti.
Leggendo questo articolo e questi commenti, volevo dire la mia, anche per riequilibrare quest’ondata di voci contro Second Life. Premetto che sto seguendo l’evoluzione del metamondo da qualche mese per scopi di ricerca, quindi ne ho un’idea abbastanza precisa. Anzitutto, gli articoli italiani citati sono, a voler essere buoni, approssimativi. Invece di riportare analisi o riflessioni personali, si limitano a scopiazzare o distorcere quanto pubblicato da altri. L’articolo de La Stampa e TUTTI quelli che citano Brian McGuinness e Ian Schaefer sono tradotti e copiati malissimo da un articolo pubblicato il 14 luglio dal Los Angeles Times, scritto da Alana Semuels. Questo è il link, per accedere all’articolo però bisogna iscriversi.
Tra l’altro, caro Andrea Signori, qui Brian Haven dice solo che “il picco di utenti collegati contemporaneamente è di non più di 30-40.000 utenti”. L’inviato della Stampa, che riporta che “Si tratta di 30 o 40 mila soggetti veramente partecipi, tutti gli altri sono solo visitatori occasionali che hanno un atteggiamento poco cooperativo e attento esclusivamente al divertimento”, è frutto di fantasia, malafede, imprecisione o scarsa padronanza dell’inglese, fate voi. Di certo, non è ciò che Haven ha detto. Gli utenti attivi, pur non essendo pari all’ammontare dei residenti, sono circa 500.000 (media mensile. Dato reso pubblico da Linden Lab stessa, che pubblica mensilmente le metriche relative a SL), che producono tutto il materiale relativo a Second Life: costruzioni, animazioni ma anche (ed è un fenomeno incredibilmente sottovalutato) informazioni, blog, wikis, video che si diffondono nella rete e non solo in Second Life. Come dire che la portata del fenomeno è molto più ampia di quanto si pensi. Quanto agli articoli del Sole24, vanno interpretati. Leggendoli, emerge in primo luogo che Second Life è un qualcosa di così ricco e complesso che inquadrarlo solo come strumento di mass marketing è sbagliato e limitante: e-learning, product placement, job recruiting, analisi sociale, viral marketing, brand equity, valutazione dell’impatto ambientale, meeting, rapporti di cooperazione… Trovatemi un’altra piattaforma che consente di fare tutto ciò, per giunta abbattendo ogni tipo di limitazione spaziale-geografica, e scusatemi se è poco!
Infine, per una valutazione obiettiva di Second Life, oltre all’ottimo articolo segnalato da Paciughina (che, per la cronaca, è stato anche riportato su BusinessOnline, serissimo portale dedicato a Manager, professionisti e aziende), consiglio a tutti di leggere questo articolo di Mitch Wagner, su Information Week.
Lo so, è in inglese, ma è molto interessante e chiaro su come SL debba essere visto…

Comment by Poianone — 28 August 2007 @ 10:00

Caro Poianone, le tue obiezioni potrebbero essere formalmente corrette, ma non rispondono a una domanda. In questo momento, vale veramente la pena per un’azienda (e sottolineo azienda) di mettere soldi su SL? Ha senso spendere 80.000 euro per assumere una persona? O una cifra misteriosa ma comunque alta per ricavare qualche migliaio di euro nella vendita di case finte?

Comment by Paolo — 9 September 2007 @ 16:14

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