14 July 2007
Un bazar chiamato edicola
I fine settimana sono spesso in mare a nutrire la mia passione per la vela. Quelle poche volte che non vado per mare faccio trascorrere sabato e domenica abbassando i livelli delle scorie accumulate durante la settimana; mi annaffio le piante in veranda, faccio piccole riparazioni alla moto, leggo e quando spira il caro ponentino romano divento un tutt’uno con la sedia, la veranda e uno degli artefici di questo mio super rilassamento: il quotidiano (o meglio i quotidiani).
Il sabato e la domenica, infatti, quando sono a casa il computer diventa un orpello lontano posto su un tavolo; lo accendo perchè senza leggere le mail almeno una volta al giorno mi fa sentire come se mi stessi perdendo qualche informazione o per postare su Marketing Routes.
Invece, leggere il quotidiano cartaceo il fine settimana mi rilassa proprio. Me lo gusto con quel suo essere "animato" tra le mani. Il sabato mattina quindi il rito dal giornalaio è un appuntamento carico di buoni propositi; purtroppo il mio stato "alterato" positivo viene intaccato (ma non abbattuto) ogni qual volta mi fermo davanti l’edicola e mi preparo a chiedere i 2/3 quotidiani di mio interesse.
Le edicole infatti, a dispetto del loro ruolo primordiale di "news box", contenitori e diffusori di testate giornalistiche, anello ultimo della catena della propagazione di informazione si sono trasformate in una sorta di bazar rigurgitante gadget e anche testate giornalistiche. Quelli bravi lo chiamano retail marketing.
Per quanto ho visto io, l’Italia è la nazione dove il fenomeno "gadget incluso" ha avuto più diffusione nelle testate. Molto probabilmente perchè conviviamo da sempre con una penuria di lettori di quotidiani e l’unico modo per poter vendere molte testate giornalistiche è quello di offrire un gadget. La cosa triste è che molte riviste oramai "vivono" incelofanate perchè ad ogni uscita per tenere alto l’interesse devono per forza regalare qualcosa, che nella maggior parte dei casi sono degli oggetti pressochè inutili in plastica che non avremmo mai comprato altrimenti, delle guide sul vivere sano, o altri oggetti di vari uso.
Da rimarcare che l’unico quotidiano (a quello che ne so io) che invece evita come la peste questa scelta "editoriale" del gadget è "Il Manifesto" che invece ogni sabato offre, ad 1 euro in più, un inserto di approfondimento su qualche tema caldo. In questo caso non snatura la sua concezione di Mezzo di Informazione.
Si comprano riviste solo perchè regalano un DVD che ci piace e molte volte la rivista (magari comprata per la prima e spesso ultima volta) non viene neanche letta.
Le testate in questo caso offrono un range di lettori falsato ai propri inserzionisti pubblicitari, perchè la tiratura viene falsata dall’introduzione di un nuovo target di "clienti" e non lettori e la cultura, per come la vedo io, non dovrebbe essere merce per clienti ma fonte per interessati.
Credo però che gli editori abbiano, oltre alla necessità di fare business, il dovere di infondere cultura ad un paese e forse, regalando mini cuscini in plastica prendisole, non è il modo più indicato. Penso.


























avevo notato anch’io questa tendenza.
ho pensato che potrebbe essere una scappatoia per vendere dvd e un sacco di altra roba sfruttando l’aliquota iva dei quotidiani che dovrebbe essere più bassa di quella standard del 20%
Comment by federico — 15 July 2007 @ 19:39