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15 June 2007

A chi piace la misurabilità?

A chi piace la misurabilità?Prendo spunto dall’ottima intervista di Ferretti a riguardo delle “magnifiche sorti progressive” del web misurabile; anche io credevo che la misurabilità del web fosse un upside molto importante per far sì che il web finalmente scalzasse il pressappochismo delle campagne pre-web, dai billboard visti da “circa 400.000 automobilisti al mese” agli spot di assorbenti e dentiere per chi ancora i denti li ha e chi il marchese mai l’avrà, ma col tempo mi sono ricreduto.

Molti ancora sostengono che il web non sia un veicolatore di brand, ma possa essere utilizzato efficacemente solo per promozioni, per track-ur-cpa campaigns, ma se è vero che possiamo sicuramente avere una vaga idea (vaga=sbagliata)  di quanti comprano le nostre cinture o i nostri cellulari grazie ai brinboys, perché non usare il web per scrivere solo “coca cola”? senza dover poter voler tracciare quanti si sono precipitati – entro un mese di calendario e al netto della cartellonistica visualizzata sul percorso verso il bar o il supermarket – a bersi una coca, a seguito del leaderborad impressed sul sito della gazza?

Un sistema di statistiche così idiota come quello approntato dai ragazzi di Nielsen, che replica il modello dell’auditel in un mondo dove sarebbe semplicissimo avere il “panel” di tutti i navigatori, e non solo di passare da 5000 a 15000 “panelisti”, un mondo dove non solo i “creativi”, i “copy” e gli “art” guardano alla misurabilità come a un parametro per bancarellisti di Ladispoli e in cui quando qualcuno cerca di usare i veri strumenti di tracciamento del web è obbligato (parlo di Delaview ovviamente) a promettere che dopo 18 mesi butterà tutti i dati nel recycle bin di casa, un sistema in cui gli stessi direttori marketing preferiscono affidarsi all’agenzia leader piuttosto che a quella misurabile, perché il successo è di tutti e l’insuccesso solo è misurabile, e dove la psicografia dell’e-mail marketing viene calcolata sulle età di fantasia che tutti diamo all’iscrizione di servizi gratuiti; in questo mondo, dove la creatività dei poster della Fernet Branca ha lasciato spazio solo ai “google very reliable adsense”, mi pare un po’ strano sentire parlare di misurabilità (e condivisione della stessa coi clienti) di una campagna web, quando di fatto non la vuole nessuno, G66gle in primis.

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Il 90% dei responsabili Web Marketing in Italia, se misurasse davvero (non solo il DR, ma anche il ritorno sul brand), perderebbe il posto. Ovviamente preferiscono evitare il problema e trastullarsi con il Daily.

Comment by Paolo — 15 June 2007 @ 15:15

solo il 90?

Comment by TOV — 15 June 2007 @ 15:45

bè, ma non saranno mica tutti masochisti, non trovate?
possibile che siano tutto contro il web?

non è forse il caso di cambiare un pò mentalità?

Comment by spiderpanoz — 15 June 2007 @ 19:49

Infatti non credo proprio che il mercato sia prevenuto. E’ la gente del web a soffrire della sindrome di Calimero.

Comment by paolo — 15 June 2007 @ 22:41

E’ certamente un problema di mentalità ed è certamente un problema di strumenti e logiche di misurazione. Cito da Bernhard Glock, presidente della WFA, che afferma: “Current market measurements are disconnected from what advertisers really need … ”
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro

Comment by Pier Luca Santoro — 16 June 2007 @ 08:16

advertisers (and marketers) need to be (not) measured.

Comment by TOV — 16 June 2007 @ 08:19

i effetti è davvero strano.
nessun canale è così pubblicizzato come internet… e chi vi opera si lamenta costantemente.

Comment by spiderpanoz — 16 June 2007 @ 08:32

Hai colto il punto. Quelli che si lamentano sono spesso gli stessi che promuovono investimenti inutili ma “sexy”. In questo modo, l’immaturita’ del mercato continua ad essere garantita.

Comment by paolo — 16 June 2007 @ 11:54

La mia personale idea è che spesso alle agenzia fa molto comodo la non misurabilità …. vedrebbero il fallimento di molte c. di adv :-(

Il web diventa sempre + misurabile, aumentano giorno dopo giorno le metriche di misurabilità e purtroppo ancora sono poche le aziende (PMI) che investono su internet a discapito dell’adv tradizionale.

Con ciò non voglio screditare le campagne pubblicitarie tradizionali.

Comment by vinarcid0810 — 16 June 2007 @ 12:17

aggiungo due considerazioni al mio post.
I dati relativi alla TV sono molto preoccupanti già da anni; la maggior parte delle aziende che investono in spot assortiti non rientreranno “MAI” del loro investimento, mentre il 20% rientra solo dopo un anno;

per quel che riguarda invece il web, oltre al fatto che: editori –> concessionarie –> centri media –> direttori generali, nella grande maggioranza dei casi vivono e danno vita a un guazzabuglio di variabili tali da fare spostare la famosa fase di wanamaker al 90% di inconsapevolezza delle spese, si deve anche considerare che in un mercato a marginalità decrescente (come tutto quello dei beni semidurevoli) in cui i “customers” sono per la maggior parte signori al quarto o quinto livello della filiera, l’aumento delle “sorti progressive” degli strumenti di tracking è di fatto totalmente insufficiente; senza calcolare la messe (o mess) di click che vengono conteggiati dai brinboys ma che non portano nessun utente sul sito del volenteroso cliente, gli stessi strumenti di tracking del cost per action (google analytics in primis) hanno dei margini di errore superiori al 50% e quindi non servono assolutamente a nulla.

La notte in cui tutte le vacche sono nere è ancora lunga;

Comment by TOV — 16 June 2007 @ 13:13

molto spesso il web serve non tanto a vendere on line… ma a spingere l’attività off line.

questo come si fa a misurarlo con certezza?

Comment by spiderpanoz — 16 June 2007 @ 13:15

Posto che la misurazione per i marketers è considerata generalmente alla stregua della valutazione dei professori universitari da parte dei loro discepoli, i modi sono diversi: si va dalle ricerche di mercato qualitative o quantitative alle analisi dei volumi (per esempio in un supermercato di un quartiee/città/nazione dove è stata affissa una cartellonistica di un certo tipo; ho lavorato per qualche tempo in un istituto di ricerche di mercato e posso dire che i modi sono moltissimi, ma - come molti possono immaginare - la scientificità se è lontana dalla statistiche della covarianza sicuramente è ancora più improbabile in un processo che vede coinvolti cati(ers) demotivati, direttori di ricerca troppo motivati e dati auditel “leggendari”; saebbe meglio che i marketers raggiungessero il livello di qualsiasi panettiere, che non ha bisogno di fare assaggiare il pane a 10 clienti per sapere se ha fatto bene il suo lavoro; solo che il panettiere, se sbaglia a fae il pane, chiude dopo una settimana, se sbagliano i “marketers” (and co.)anche, ma sono così tanti con le mani in pasta che l’idea di trovare (o di voler trovare) dei rapporti di causa-effetto è quantomeno natalizia.

Comment by TOV — 16 June 2007 @ 14:20

quindi la misurabilità non è così facile come si vuol far credere, giusto? e probabilemente uno spot in tv ancora qualche effetto ce l’ha…
;-)

Comment by spiderpanoz — 16 June 2007 @ 14:35

Premesso che sono più ottimista sulla misurazione (non uso google analytics perche’ il tag e’ lento, con altri strumenti vedo scostamenti

Comment by paolo — 16 June 2007 @ 14:44

[Proseguo, il palmare si era mangiato una parte del commento]
Vedo scostamenti inferiori al 5%.
Ho riletto il post e mi e’ caduto l’occhio su Nielsen. Bene, cosa ne dite di quel che e’ successo in audiweb quando e’ stata proposta una tecnologia differente da netratings?

Comment by paolo — 16 June 2007 @ 14:51

azz… io non ne so molto temo

Comment by spiderpanoz — 16 June 2007 @ 15:04

scostamento del 5% tra le vendite effettuate e quelle tracciate? se è così, che strumento consiglieresti invece di analytics?

Io tifavo per audiweb, ma diciamo chiaramente che basterebbe mettere insieme pochi provider italiani per avere tutti i dati di traffico del web italiano con una precisione estrema; solo che non interessa a nessuno questa cosa, tantomeno a coloro che si fanno pagare per scegliere i 15.000 panelisti dell’anno.

Comment by TOV — 16 June 2007 @ 15:12

Se guardo il totale delle vendite reali e tracciate da web analytics, lo scostamento e’ quasi nullo. Se guardo il tracking delle campagne, il risultato puo’ differire dal 3 al 5%. La cosa che dici tu (accordi con ISP) e’ gia’ utilizzata in US e credo altrove, per esempio con l’obiettivo di spiare il drop-off dei form della concorrenza :-) i panelisti dovrebbero invece servire il vecchio sogno del targeting… Che su Internet potrebbe essere perseguito con ben altre variabili. I dati globali di traffico, che interessano cosi’ tanta gente, mi ricordano un po’ l’incipit di Jonny Stecchino

Comment by paolo — 16 June 2007 @ 18:05

non seguo benigni dell’ultimo show a reggio emilia dell’83; mi dicono che da anni si occupa di dare lavoro a una signora poco talentuosa e figlia di un famoso produttore cinematografico. Posso immaginare comunque il tenore della frase; per quel che riguarda l’aggregazione dei dati isp, ovviamente non servirebbero solo per avere dati “globali”, dal momento che si potrebbe applicare qualsiasi forma di marketing comportamentale, ma - ripeto - la cosa non interessa a molti; o meglio, interessa a molti, ma non a quelli “giusti”; cmq non hai niente di meglio di Analytics da consigliare?

Comment by TOV — 16 June 2007 @ 18:56

[...] Ecco il link [...]

Pingback by Il Web misurabile « Anna Torcoletti — 17 June 2007 @ 19:54

Disclaimer: non ho una rilevante esperienza diretta di Google Analytics (lo uso sul mio blog ma non lo guardo quasi mai), quindi non posso fare benchmark fra codesto strumento e i tool che uso di solito. Pur avendone uno di riferimento, credo che, a seconda dell’uso che se ne vuol fare, possano essere molto simili nelle prestazioni i vari Omniture, Clicktracks, Indextools. Basta che ci sia un tag con javascript, che si carichi velocemente, e che lo stesso sia sistemato in cima al body (molti non ci arrivano e perdono tonnellate di informazioni).

Comment by Paolo — 17 June 2007 @ 20:58

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