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7 June 2007

Esperienze negative acquistando on-line

Intervistando le persone per la ricerca, da poco conclusa, sulle difficoltà degli utenti quando acquistano on-line, di cui verranno presentati i risultati il 12 giugno, ho avuto modo di rilevare un fenomeno interessante.

Alcune delle persone mi riportavano di aver avuto delle brutte esperienze con acquisti di prodotti on-line e per questo non essere più intenzionati
a rifarli. Problemi legati alle spedizioni, prodotti che non arrivano, non conformi a ciò che richiesto oppure non funzionanti.

La riflessione che facevo è questa.
Se dopo aver acquistato in un negozio tradizionale emergono dei problemi, come il fatto che il prodotto non funzioni, cosa che capita abbastanza spesso, le persone imputano il problema al negozio ma ovviamente continuano a comprare nei negozi tradizionali e magari nei negozi della stessa categoria merceologica. Se invece hanno comprato on- line e vi è stato un problema con il prodotto, pensano subito all’intera categoria "acquisti on-line" e non vogliono più riprovare questa esperienza perché è andata male. Quindi, nel primo caso la colpa è del negozio o negoziante, nel secondo di tutta la categoria!

Questo accade perché i consumatori italiani sono ancora troppo poco maturi per il mercato on-line? O cos’altro?

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Buonasera,
acquistare online significa ad oggi “fidarsi di un monitor” e non tutti sono pronti a farlo. Siamo abituati ai consigli della tv, ma ogni prodotto prima di acquistarlo lo “tocchiamo” dal rivenditore, sia esso supermercato o autosalone; mentre paghiamo abbiamo davanti una persona che, eventualmente, ha una faccia da spaccare.

Il web è etereo, fatto di pixel e fotografie (spesso sgranate), di pagamenti con carta di credito e corrieri espresso. Salvo per chi ci lavora.

Un settore che si ciba di se stesso.

Il consumatore italiano è, almeno per la mia esperienza, una persona che diffida di quello che non conosce; ed internet è ancora una parola che signifca tutto e niente nella confusa mente della casalinga di Voghera.

Comment by Alessandro Piconi — 7 June 2007 @ 17:03

A mio modesto avviso una delle spiegazioni possibili è che mentre lo “strumento” compro al negozio sottocasa è collaudato da 2000 anni lo “strumento” compro su internet è una cosa nuova.

Se il negozio fallisce nel fornirmi il prodotto adeguato, non ho dubbi sullo strumento ma solo sul negozio e vado quindi da un’altra parte.

Lo strumento nuovo è invece sempre soggetto a giudizi per la natura stesssa che è una novità: chi lascia la vecchia via etc…

saluti

Comment by Roldano — 7 June 2007 @ 17:19

Concordo sul commento di Roldano.

Però c’è anche un altro elemento secondo me da considerare. Nel caso di acquisto in negozio vedo anche gli altri clienti, alla fine ho un problema e posso pensare di essere sfigato (posso dirlo?) io. Nel caso di commercio online non vedo alcun altro cliente, non vedo nessun commesso, nessuno. Se alla fine c’è un disguido (più facile visto che partecipa un numero maggiore di attori) è tutto l’ambiente a diventarmi ostile visto che non posso sfogarmi faccia a faccia né con il venditore né con l’altro cliente in fila con me per pagare che si faccia carico (anche solo moralmente) della mia cattiva esperienza e mi aiuti ad uscirne.

Comment by Stefano "Free.9" Scardovi — 7 June 2007 @ 17:27

Aggiungerei, anche, che acquistando in un negozio tradizionale il cliente ha un’interfaccia a cui manifestare la problematica emersa.
Di contro, acquistando online questa interfaccia viene a mancare (talvolta l’operatore si defila) e il cliente si ritrova ad aver pagato anticipatamente il bene per poi essere abbandonato a se stesso.
Per cui, è vero che il consumatore italiano è diffidente ma è altrettanto vero che l’operatore non è sempre trasparente e spesso utilizza in maniera impropria il vantaggio che ha rispetto al cliente (mi riferisco al pagamento anticipato rispetto alla consegna del bene acquistato).

Comment by Caterina Dipino — 7 June 2007 @ 17:40

@ Caterina Dipino… vantaggio dell’operatore ?? Quale vantaggio ? Se vedi bene nella regolamentazione del diritto di recesso il commerciante è nettamente svantaggiato.

Comment by Angelo di.Vino — 7 June 2007 @ 18:19

Di web nei media se ne parla poco, con ignoranza e solitamente solo per fatti inscresciosi di pedofilia, truffe, minacce terroristiche, video stupidi, risse etc etc

Ovvio che per la maggior parte delle persone che vede un tg nazionale o legge un giornale si fa una certa idea del web. Se sono disposti a fare un tentativo di acquisto on-line non lasciano una seconda possibilità.

La scarsa padronanza del mezzo poi fa scegliere, magari proprio per il primo acquisto, il negozio sbagliato e così la prima brutta esperienza rimane la prima ed ultima.

Sinceramente poi mi sento di dire da professionista che nella categoria web>ecommerce trovo (MOLTO) raramente in Italia progetti seri ed affidabili.

Se raramente troviamo negozi (reali) che hanno le pareti scrostate rattoppate con poster o scatole di prodotti arrugginiti o pavimenti con le buche in terra queste cose nel web sono molto frequenti, vedi banner animati che tappezzano le “pareti”, immagini sgranate buttate lì, link introvabili…

Facciamo informazione e formazione corretta sul web ma anche un esame di coscienza…

Comment by homeworker — 7 June 2007 @ 19:50

Sorry, cosa ci aspettiamo da un popolo che ha appena imparato a usare il bancomat e ha un’adozione della carta di credito 4 volte inferiore a qualla che c’e’ in UK?

Comment by Paolo — 7 June 2007 @ 21:02

Mi spiace, ma sono un po’ controcorrente. Io non credo che manchino i clienti, ma i fornitori. Molti problemi non stanno in chi compra o vorrebbe comprare, ma in chi vende.

Pochezza di prodotti offerti, liste di materiali “non disponibili”, progettazione troppo tecnica e poco emotiva, promozione letteralmente prossima allo zero, chiusura all’off-line, vessazione (come la cosa ridicola della registrazione), richiesta di dati inutili alla transazione e spedizione, mancanza di un contatto umano (molti siti non hanno neppure il numero di telefono esposto), ecc. ecc.

Inoltre, non capisco perché prima di aprire un negozio si facciano studi, si verifichi il mercato, si scelga luogo e posizionamento (di prodotto), invece per l’on-line molti mettono su un sito e poi pensano di diventare milionari stando lì ad aspettare.

Gli e-commerce seri esistono, per personale che si preoccupa di selezionare ciò che offre, con altri che si occupano della logistica, con una visione strategica di un progetto, senza pretendere di guadagnare con una sorta di giocattolo da dopo-lavoro (quanti siti di commercio elettronico sono il secondo se non il terzo lavoro dei relativi gestori?)

Inoltre non va dimenticato che per il cliente, l’acquisto è formalizzato quando il prodotto gli viene consegnato, non quando l’ha pagato. Dire al cliente che la colpa è del corriere è una cosa assurda. Per il cliente, il corriere è un pezzo del negozio elettronico. Al cliente non deve interessare se il gestore ha deciso di mettere in out-sourcing un servizio che in qualunque settore sarebbe comunque responsabilità di chi vende.

Ok, forse sono un po’ rigido, ma così la penso :-)
Vai coi pomodori…

Comment by fradefra — 8 June 2007 @ 17:19

Grazie fradefra… era esattamente quello a cui mi riferivo quando ho parlato di utilizzo improprio del vantaggio che l’operatore online sa di avere rispetto al cliente.

Comment by Caterina Dipino — 8 June 2007 @ 18:14

posso solo suggerire a chi si affaccia alla sua prima esperienza di acquisto on line di provare con ebay stando bene attento a fare acquisti da venditori che hanno feedback positivi (se alcuni sono negativi andate a legegre le cause e nel dubbio contattate le controparti). inoltre acquistando da venditori che sono paypal verified (PP con lo scudetto blu) c’e’ una copertura di garanzia sugli acquisti di €500 offerta gratis da paypal… e funziona.
per il resto concordo con mariangela…
(quote)Questo accade perché i consumatori italiani sono ancora troppo poco maturi per il mercato on-line? O cos’altro?(/quote)

Comment by chimicon — 12 June 2007 @ 16:01

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