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Esperienze negative acquistando on-line »

6 June 2007

Dai piani alti del web italiano

Alcune affermazioni che ho sentito nelle ultime 24 ore a proposito di internet:

  1. Oggi è difficile trovare le parole per le cose che stanno cambiando.
  2. Il consumatore ha una serie di strumenti che lo mettono nelle condizioni di scegliere.
  3. Non si può parlare di un messaggio pubblicitario fine a se stesso.
  4. Mercati delle conversazioni.
  5. E’ il buon senso che oggi ci deve guidare un pochino.
  6. I prodotti costituiscono una parte importante della nostra vita e della nostra giornata.
  7. Oggi si tratta di capire come rendere più felici le persone.
  8. Il marketing e la pubblicità possono rendere più felici le persone.

Mi sono sforzato di capire cosa vogliano dire, ma davvero è impresa assai ardua per me. Bah, che aggiungere, lascio a voi i commenti…

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In sole 24 ore ?

Comment by Alessandro Venturi — 6 June 2007 @ 12:12

Io non ci riesco…

Comment by Enrico Ladogana — 6 June 2007 @ 12:14

Si beh, è sempre la stessa persona ad averle dette. ;)

Comment by Jacopo Gonzales — 6 June 2007 @ 12:15

è dura…però l’ultima mi ha fatto proprio ridere!

Comment by marco — 6 June 2007 @ 12:32

Con tutto il rispetto, non capite perchè non siete abbastanza 2.0, vi consiglio di guardare questo video. Troverete le risposte ai vostri quesiti.

Comment by Gianfilippo — 6 June 2007 @ 12:33

Dai piani alti del Web italiano #2

Una risposta al provocatorio post di Jacopo Gonzales su Marketing Routes sulla grande capacità di comunicate di alcuni esponenti dei piani alti del Web italiano.

Trackback by YoYo - Formazione rotolante — 6 June 2007 @ 12:35

Se questi sono i piani alti, figuriamoci al pianoterra cosa dicono…

Comment by Francesco — 6 June 2007 @ 12:43

Se posso andare OT, che ne dite dei dati diffusi ieri da IAB europe che danno il search advertising quasi al 50%?

Comment by Alessandro Venturi — 6 June 2007 @ 13:04

@Alessandro venturi: non in sole 24 ore, ma su ilsole24ore ;-)

Scusate ma i piani alti del web chi sarebbero? Io ero rimasto, povero ingenuo, che il web fosse una rete e che quindi i discorsi piramidali non riuscissero molto bene.

Posso fare il bastian contrario, mi autorizzate? ok io vado:

Così al volo il punto 8:”Il marketing e la pubblicità possono rendere più felici le persone”. Ok dove è la parte che non si capisce? Il marketing e la pubblicità hanno un unico obbiettivo vendere qualcosa alla gente e di solito tu vendi qualcosa alle persone se loro ritengono il prodotto valido per soddisfare i loro bisogni. Nessuno vende un prodotto elencandone le qualità “tecniche”. Si comprà ciò che ci rende felici e lì che sta il punto; siamo infelici e se qualcuno ci dice che comprando quel telefono o quella borsa diventeremo belli, ricchi e famosi “noi” lo ascolteremo con tutte le nostre forze. Perché nonostante quello che vi dica il vostro capo, vostra moglie, nonostante la vostra vita vada da schifo, nonostante tutto questo: “voi valete”

Ormai molte persone si ricoprono di sponsor, nenche fossero dei piloti di formula uno, perché sanno che non sono nessuno e tramite quei marchi saranno qualcosa.

Il punto 4 è addirittura banale, che c’è da spiegare?
Fa parte dell’ABC delel tecniche di vendita. Primo punto
Approccio. Con le persone ci si parla, si scherza e poi dopo si parla di comprare e vendere. Questo vale anche nel rapporto tra le grandi aziende e i loro clienti, grandi aziende che spesso una cosa come la loyalty non sanno nemmeno dove sta di casa, altro che conversazione.

Mi fermo qui. Nonostante il tono questi sono i miei 2 cents

saluti

Comment by Roldano — 6 June 2007 @ 13:27

ops dimenticavo

[modalità spam on]

@marcella: qualcuno ti ha detto che stai spammando?
Ok vendete mutande da spiaggia utilizzando la tecnica del video virale e allora? Qualcuno [http://www.blogmilano.it/citta/curiosita/] dice che fate pubblicità per Allen Cox. Sinceramente non l’ho capita come fa la gente a capire di marca sono i costumi? Dovete fare uno sforzo enorme per convincere blog o i giornali a parlare di voi, non sarebbe meglio lasciare qualche volantino o qualche segnalibro che fa sempre comodo?

Allora meglio questa che è più esplicita:
http://blog.coolz0r.com/2007/06/04/pop-rocks/

Ma mi sa tanto che per le vie di Milano sarebbe difficile da replicare ;-)

[modalitàspma off]

saluti

Comment by Roldano — 6 June 2007 @ 14:16

Eliminato commento. Rimaniamo in topic please.

@ Roldano

grazie mille, mi era sfuggito. Chiedo venia per il momento di impropria autopromozione.

Comment by Jacopo Gonzales — 6 June 2007 @ 14:19

Chissà cosa accadrà quando il “fine dicitore” passerà dalle parole ai fatti. Brrrr

Comment by MarketingPark — 6 June 2007 @ 18:05

Mi sembrano frasi da Maurizio Goetz, ma non ci giurerei; forse con un pizzico del vecchio “er pecora” di yahoo…

Comment by TOV — 6 June 2007 @ 18:39

Non le capite perchè e “pubblicitese”. Il linguaggio autoctono di chi fa comunicazione e ho detto tutto.
Ci vorrebe un dizionario.

Comment by Luca — 6 June 2007 @ 19:35

Se volete traduco io ma qualcuno potrebbe offendersi.

Comment by Luca — 6 June 2007 @ 19:37

qualcuno potrebbe anche non offendersi.

Comment by TOV — 6 June 2007 @ 19:45

Allora traduco in maiuscolo la traduzione:

1. Oggi è difficile trovare le parole per le cose che stanno cambiando.
NON CI STIAMO CAPENDO UNA FAVA

2. Il consumatore ha una serie di strumenti che lo mettono nelle condizioni di scegliere.
MANNAGGUA A LUI E ALLA RETE ADESSO VUOLE ANCHE SCIEGLIERE!!!

3. Non si può parlare di un messaggio pubblicitario fine a se stesso.
LA SOLITA MENATA DELLA SPIAGGIA E DEL FI..NE NON FUNZIONA PIU. NON CAPISCO PERCHE DOBBIAMO PER FORZA COMUNICARE, MA SAPETE QUANTO è FATICOSO?

4. Mercati delle conversazioni.
PAGO CHIUNQUE MI DIA UNO STRACCIO DI 2.0, COI I MEDIA SI è SEMPRE FATTO COSI’ IO PAGO E TU MENTI PERCHE VOI NON LO VOLETE FARE ???

5. E’ il buon senso che oggi ci deve guidare un pochino.
GLI ANNI 80 SON FINITI MEGLIO CHE MI RECICLO IN FRETTA.

6. I prodotti costituiscono una parte importante della nostra vita e della nostra giornata.
ADESSO CI TOCCA PURE FARE DEI PRODOTTI E CHE CAVOLO!! MA NON BASTA LA PUBBLICITà COME AL SOLITO…

7. Oggi si tratta di capire come rendere più felici le persone.
CONSUMATORE, TI HO DETTO MILLE VOLTE CHE SE COMPRI STA MOTOZAPPA CORRERAI FELICE A PIEDI NUDI SU UNA SPIAGGIA CON UNA DONNA BELLISIMA AL TUO FIANCO. E TU ADESSO NON CI CREDI. MA PERCHE’ ?? HO UN FIGLIO DI PAPA’ DA MANTENERE E UN PAIO DI MOGLI, DEVO PAGARE UN MUTUO PER UN LOFT DI 800 MQ IN CENTRO E TU COSA FAI ? NON MI ASCOLTI PIU’ , TI FAI DELLE IDEE TUE E PRETENDI CHE IO TI DIA QUELLO CHE PROMETTO… MA SIAMO ANDATI COSI DACCORDO FINO AD ORA E ADESSO?? PERCHè PERCHè !!!!??

8. Il marketing e la pubblicità possono rendere più felici le persone.
TU DEVI ESSERE FELICE, TI HO DETTO DI ESSERE FELICE!!! ALLORA NON CI SIAMO CAPITI, TU SEI FELICE. OK, OK!?? MA PERCHE’ MI FAI QUESTO?? PERCHE’???
MA COME SONO INFELICE!!!

Comment by Luca — 6 June 2007 @ 20:08

Luca non so chi sei ma quello che hai scritto è meraviglioso!

E riflette molto bene questo passaggio verso la centralità del consumatore (che negli usa è teorizzata da chissà quanto, ma finchè vediamo un bel paio di bocce i vari kotler se ne possono andare dove meglio credono..) ;)

Comment by Roma — 6 June 2007 @ 21:25

No dai non sono stato io, ma davvero dico cose così banali?

Comment by Maurizio Goetz — 6 June 2007 @ 22:11

no Maurizio, tranquillo. non sei stato tu :)

Comment by Stefano Gorgoni — 6 June 2007 @ 23:11

Lo so bene Stefano, ma se mi si associa quello stile, devo cominciare a preoccuparmi :)

Comment by Maurizio Goetz — 6 June 2007 @ 23:42

Questo post mi ha fatto riflettere e mi ha portato a scrivere questo http://marketingusabile.blogspot.com/2007/06/parole-svuotate.html#links

Oggi a furia di ripeterle, certe parole, stanno perdendo di ogni significato e allora non si distinguono più i concetti e non ci si intende più.

E’ ovvio che poi si danno segnali di grande confusione.

Comment by Maurizio Goetz — 7 June 2007 @ 07:21

“Marketing” e “rendere felici le persone” mi smbrano 2 concetti che non solo non dovrebbero stare nello stesso post, ma nemmeno nello stesso blog.

Guardiamoci negli occhi e siamo sinceri, quanti qui credono che il marketing (generalmente è finalizzato ad una copravendita) abbia il potere di rendere felici? Mi sembra davvero avvilente.

Comment by Francesco — 7 June 2007 @ 10:20

Beh nel momento in cui il marketing fa sorgere nel consumatore il desiderio di avere un determinato prodotto, perchè glielo fa sentire come necessario, e il consumatore lo compra, ecco che è felice. E’ felice perchè è convinto di avere un prodotto che gli serve e che prima non aveva.

Comment by Francesco — 7 June 2007 @ 10:27

come l’eroinomane che si inietta una dose di eroina: è felice perché è convinto di avere un prodotto che gli serve e che prima non aveva ;)

Comment by Stefano Gorgoni — 7 June 2007 @ 10:31

e la chiameresti felicità?

Comment by Francesco — 7 June 2007 @ 10:32

Sì può esserlo…Noi siamo abituati a vedere tantissimi esempi di marketing finalizzato al vendere inteso come fare profitti E BASTA. Ma c’è anche un vendere buono, che effettivamente rende felice sia chi vende, perchè guadagna, sia chi compra, perchè è convinto che stia comprando qualcosa che gli serve.

Se il consumatore è genuinamente convinto che il prodotto gli serve sarà DAVVERO più felice, e alla fine è questo che conta. E’ importante essere sinceramente felici, indipendentemente dalla utilità o meno del prodotto.

Quando la ragazzina di 14 anni impazzisce xche il suo cantante preferito le ha firmato il bigliettino è ovvio che è qualcosa di assolutamente inutile, ma la ragazzina è genuinamente felice!

Questo conta, secondo me…

Comment by Francesco — 7 June 2007 @ 10:38

“il desiderio di avere un determinato prodotto, perchè glielo fa sentire come necessario”

secondo me è l’esatto contrario
il marketing fa desiderare ciò che NON si sente necessario

Comment by Alessandro Venturi — 7 June 2007 @ 12:56

Diciamo la stessa cosa…

Comment by Francesco — 7 June 2007 @ 13:47

@Alessandro Venturi

Il mercato se ritiene che una cosa non gli serve o la ritiene comunque non necessaria non la compra, vedi minidisc Sony. Spesso e volentieri multinazionali di molti settori spendono milioni di euro per roba che il mercato non vuole ascoltare e ne vedere.

Il marketing ormai conta come il 2 di picche perché la parte del leone la fa e la farà sempre più il reparto vendite, per il semplice fatto che sono più vicini alle esigenze del cliente.

Altro esempio Zara. I vestiti che si troveranno domani nei negozi lo decidono i clienti e non il mercato.

La Nike come anche la Puma ti permette di disegnarti la scarpa da solo. Quest’anno un elevata percentuale di clienti ha optato per il colore blu. La Nike ringrazia, il marketing muto e inizia produzione di massa di scarpe con il colore blu.

Il cliente è felice perché ha la scarpa che voleva. Punto

saluti

Comment by Roldano — 7 June 2007 @ 14:37

ops errata corrige ” i clienti e non il marketing” o quanto meno non ha più l’importanza di una volta tipo anni 90.

Comment by Roldano — 7 June 2007 @ 14:38

@ Roldano
“Il mercato se ritiene che una cosa non gli serve o la ritiene comunque non necessaria non la compra”

Esatto, la questione è come fargli ritenere che una cosa gli serve.

Comment by Luca — 7 June 2007 @ 14:57

@Roldano

Il 90% di chi compra le nike o altre “trainers” non le usa per attività sportive, a parte forse andare in palestra con le AIR JORDAN e altre amenità

Il mercato compra il superfluo, non il necessario.
Tutta l’economia è fondata sul superfluo

Poi certo il cliente è felice perchè ha la scarpa che voleva, non quella che gli serviva

Comment by Alessandro Venturi — 7 June 2007 @ 14:59

a ma allora annamo proprio bene se quelli che lo fanno pe lavoro, al mercato e alla reclame je danno contro figurete che posseno pensà quelli che nun ce lavoreno ;-)

Come si dice qui a Roma ..ma de che?

@Luca et @Alessandro

Ma perché sento puzza di diavolo e conventi? Mi spiego:
ho capito che in Europa e nei paesi latini l’archetipo (ooooh che parolone) è tale per cui il denaro e la vendita è qualcosa di volgare e peccamninoso però a tutto c’è un limite. Un esempio della perniciosità dei ragiomenti anti vendita? Nella cultura Europea il cinema è arte, nella cultura americana il cinema è industria ( ovviamnete sto semplificando ) Risultato il cinema europeo è praticamente sparito. Vogliamo continuare con tristi pagine di storia di ipocrisia europea? Meglio di no, lasciamo stare.

E poi chi stabilisce che una cosa è superflua? Come si fa a giudicare cosa è giusto e che cosa gli altri debbano volere? Perché nei paesi latini c’è sempre qualcuno cui non va giù che un altro decida di spendere il suo stipendio in scarpe? No, caro mio tu le scarpe da 400 euri non te le devi comprare perché è sbagliato e poi perché lo dico io ;-)

Tranne i bisogni primari tutto è in realtà superfluo e allora che si fa? Tutti a pane e acqua è sicuramente la soluzione vincente!

Ribadisco che per semplicità tutto quello che ho scritto è appunto semplificato; questo è un commento non un trattato di filosofia! Qualcuno dirà e meno male ;-)

saluti

Comment by Roldano — 7 June 2007 @ 16:53

Roldano, non ci siamo capiti, io non giudico nessuno, la discussione qui è rivolta a chi fa comunicazione ed è rimasto 20 anni in dietro. Si ostina a riproporre sempre le stesse cose. Convinto che se ha funzionato sino ad ora devono funzionare per sempre, (perchè in realtà non capito nemmeno lui cosa sta facendo da 20 anni)aggrappato a uno status che non c’è più. Sono quelli che comunicano e se dall’altra parte non viene recepito nulla, non sono loro ad avere sbagliato qualcosa sei tu lo stolto che non ha capito il messaggio.
Poi sulla categoria bisognarebbe aprire un blog intero e forse non basterebbe.
Chi lo fa di lavoro proprio perche conosce molte dinamiche (e si è preso una valanga di legnate dal solone di turno)è critico nei confronti di certi atteggiamenti.
Poi in Italia la critica è lo sport nazionale, è gratis.
Lo scopo del marketing è far vendere, l’unico vero giudice del nostro lavoro è il numeretto scritto in fondo a 50 pagine di bilancio.
Ma ti stupiresti di sapere quanti in questo ambiente non lo prendo nemmeno in considerazione per valutare il nosto lavoro.
Poi si fanno i cartelli e le rivolte di piazza perchè il cliente affida direttamente ai testimonial la stesura dello storyboar, è successo con wind e Aldo Giovanni e Giacomo che hanno scirro i loro spot, un affronto.
Vabbe sarebbe molto lungo e doloroso.
P.s. Io 2 copse sul cinema le avrei da dire.

Comment by Luca — 7 June 2007 @ 17:29

Roldano, la motivazione principale dell’uomo non è il bisogno, sono i desideri
Il marketing trasforma i desideri in consumo
Nessuno qui sta dicendo che è una cosa sbagliata

Comment by Alessandro Venturi — 7 June 2007 @ 17:33

Credo che Luca abbia ragione, era questo il senso del post. Allo IAB hanno magnificato internet, hanno descritto le opportunità del web 2.0 e quando i clienti potenziali dicono che ne vogliono sapere di più che cosa gli si offre? Banner, vecchi modelli e tante chiacchiere. I direttori marketing non sono mica scemi, sanno che cosa è YouTube, MySpace perchè lo usano i loro figli. Cosa chiedono? Aiutateci a capirci di più. E’ quindi responsabilità dell’offerta e di chi si occupa di comunicazione e di chi vende pubblicità ecc, di offrire servizi e opportunità reali e precisamente misurabili.
E’ molto importante definire con precisione i termini, ma poi non dobbiamo perderci in chiacchiere. Tutto il resto è fuffa, come già ha scritto qualcuno.

Comment by Maurizio Goetz — 7 June 2007 @ 17:36

Una precisione quando parlavo di IAB, intendevo l’ultimo IAB FORUM.

Comment by Maurizio Goetz — 7 June 2007 @ 17:37

@Alessandro:

mmh non sono daccordo il bisogno genera il desiderio.
La distanza tra i propri bisogni e la loro soddisfazione genera il desiderio.

Naturalmente i bisogni sono di diverso tipo come illustra la scala di Maslow:
http://en.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow
http://it.wikipedia.org/wiki/Bisogno

L’advertising ed il marcheting agiscono su:”
- Bisogni di stima, di prestigio, di successo;
- Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo).

OK Maslow è un po’ troppo schematico ed è criticabile, però è una buona base di partenza per chiarire certi concetti.

Quindi ricapitolando se compro gli occhiali pulce e poiana (desiderio) sarò fico (bisogno) e avrò ai miei piedi uno stuolo di donne (doppio bisogno), sempre se li avrò lavati bene …i piedi non gli occhiali ;-)

Il bisogno di essere “fico” e quindi il desiderio di diventarlo non è una cosa che ha inventato il marketing, esiste anche tra le tribù Masai. La storia occidentale è piena di parrucche, carrozze, arazzi all’ultimo grido.

Ma che il neo sulla faccia di una dama del 700 residente nelle stanze di Versailles era forse un bisogno primario? No è solo che il “marketing” dell’epoca imponeva certe mode, punto. Il problema è che allora certe “superficialità” se le potevano permettere solo 4 gatti e ora che è esteso alla “plebe” ed è massificato oddio, oddio il consumismo ;-P

saluti

Comment by Roldano — 7 June 2007 @ 20:41

Forse perche’ nessuno ha trovato un’alternativa efficace ai banner :-) Magari i clienti con Youtube ci giocano volentieri, ma poi hanno bisogno di far quadrare il loro foglio Excel. Quindi? Google e bannerazzi, e nella ricreazione qualche progettino fighetto da mettere sul Daily assieme al proprio faccione… oggi un po’ di viral e youtube, domani un po’ di Second Life e la solita fuffa e’ pronta!

Comment by Paolo — 7 June 2007 @ 20:58

@Luca e Maurizio:
Io credo che il motivo dell’inazione di questi “comunicatori” e della loro ripetitività compulsiva nasca da un equivoco di fondo.

La pubblicità si basa su un modello di comunicazione uno verso molti abbastanza collaudato e che trova dei parallelismi , se non addirittura l’origine, con la propaganda politica. Non è per caso, ad esempio, che il regime nazista pretendesse che in ogni casa ci fosse una radio.

La propaganda veniva ripetuta ossessivamente finché il messsaggio non fosse stato recepito, ascoltato, assorbito. Ripetizione, ripetizione, ripetizione ossessiva fino alla call to action: oggi invadiamo la Polonia.

La pubblicità fa la stessa cosa: ossessiva ripetizione del messaggio trasmesso utilizzando uno strumento uno versus molti.

La rete no, non funziona così. Il web non trasmette in broadcasting. Nessun nodo è in principio più importante degli altri. La comunicazione è molti verso molti. Ironia della sorte sono stati proprio i generaloni americani a volerla così ;-)

La rete favorisce i cluster, i gruppi e le comunità. Nelle comunità per entrarci però devi essere accettato.
Il problema è che sia le aziende e sia le agenzie pubblicitarie e di comunicazione sono geneticamente strutturate in maniera gerarchica e piramidale. Sono quindi abituate a dirigere e non ad ascoltare.

Questo modo di fare è disastroso e provoca un forte danno di immagine oltre che economico. Addio reputation.
(Ok reputation fa schifo ma non l’ho inventato io :-)

I casi di pessima gestione dell’oggetto oscuro social media da parte di alcune corporate non si contano, per non parlare poi del famoso caso Kryptonite http://www.blogwriteforceos.com/blogwrite/2005/12/what_really_hap.html

Qui un link per tutti: http://www.imediaconnection.com/content/15155.asp

Maurizio dice:”offrire servizi e opportunità reali e precisamente misurabili”. Non è mica facile.
In questo post http://roiguru.blogspot.com/2007/05/their-space.html ho riportato alcune informazioni sulla misurazione degli effetti della presenza su MySpace di Adidas. Se qualcuno ha altre informazioni sarebbe interessante capire meglio quanto è fuffa e quanto è invece vero.

saluti

Comment by Roldano — 7 June 2007 @ 22:52

Un altro punto di vista che c’entra con questo post.

http://www.dotcoma.it/2007/06/08/buy_more_banners.html#comments

Comment by Maurizio Goetz — 8 June 2007 @ 11:34

“Forse perche’ nessuno ha trovato un’alternativa efficace ai banner”

Qualcuno si… Google
Con i link sponsorizzati si sta per mangiare il web
Fa un po’ te

Comment by Alessandro Venturi — 8 June 2007 @ 13:25

“il bisogno genera il desiderio”

Quindi se io ho voglia di pizza è perchè ho bisogno di pizza ? Mah

“Maslow è un po’ troppo schematico ed è criticabile”

Appunto

Comment by Alessandro Venturi — 8 June 2007 @ 13:29

Cosa hanno in comune i link sponsorizzati di google e i banner in termini di obiettivi per l’inserzionista? Direi nulla. Fai un po’ tu.

Comment by paolo — 8 June 2007 @ 13:43

Tutto, perchè alla fine l’obiettivo è fare business
Il resto sono pugnette per pubblicitari milanesi
Secondo me poi magari mi sbaglio

Comment by Alessandro Venturi — 8 June 2007 @ 14:06

Bravo Venturi. Per te la gente cerca sui link sponsorizzati un prodotto che non conosce. O ne sceglie uno che non ha mai sentito nominare, se digita una keyword generica e si trova di fronte 15 opzioni. E io evidentemente non so leggere i report dei sistemi di web analytics. Che noia, poi, cercare di capire cosa fanno gli utenti, meglio fare tanta retorica sull’ascolto dei clienti. Con lo stetoscopio, forse. E se senti qualche rumore lo metti in un podcast che ti fai leggendo le istruzioni dell’ultimo libro sul tema.
Sto interpretando male?
Se le cose stanno come dici, il mestiere di web marketer e’ molto piu’ semplice di quanto pensassi. La faccenda pero’ potrebbe essere un po’ piu’ articolata. I pubblicitari milanesi amano troppo gli aperitivi e ogni tanto si distraggono; i pubblicitari e i consulenti bolognesi non li conosco bene, diciamo che ora mi sto facendo un’idea :-)

Comment by Paolo — 9 June 2007 @ 01:21

@Paolo
faccio fatica a seguirti… per te se “la gente” conosce i prodotti è grazie ai banner?
quanto al podcast, ti confondi con qualcun’altro, io ascolto ancora le musicassette

Comment by Alessandro Venturi — 11 June 2007 @ 13:06

Se non ce la fai ti spiego meglio.
- I motori di ricerca intercettano un pubblico che e’ gia’ in una fase avanzata del processo d’acquisto. O cerca un prodotto/brand specifico, o cerca all’interno di una serie di prodotti per valutare delle alternative.
- La comunicazione pubblicitaria (dai banner alla TV) funziona anche su chi non ha ancora iniziato il processo d’acquisto.
- Ergo, pubblicita’ (inclusi i banner) e motori di ricerca non hanno molto in comune.
Se non ti e’ ancora chiaro, leggiti un buon libro.

Comment by Paolo — 11 June 2007 @ 16:12

Beh se per te quella nei motori di ricerca non è pubblicità non vedo cosa ci sia da discutere

Comment by Alessandro Venturi — 11 June 2007 @ 16:26

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