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31 May 2007

Marketing in volo (cercasi)

Ho una forte passione per l’aereo, inteso sia come mezzo di trasporto che come conquista tecnologica. La mia famiglia ha sempre "prodotto" qualche "volatore" professionista (tra piloti e assistenti di volo). Sono quindi stato sempre molto vicino a queste macchine volanti che ripoducono e mettono in pratica giornalmente il sogno di Icaro. Trovo affascinante sapere che un uomo riesce a far volare un concentrato di metallo di diverse tonnellate. Ancora oggi, quando sono fermo al semaforo o leggendo in veranda appena sento il rumore di un aereo alzo gli occhi e me lo guardo ammirato.

Tranne per gli spostamenti molto brevi (sotto i 400 Km) scelgo sempre l’aereo. Veloce, affascinante e con quel concentrato di paura/emozione. Ogni volta però che mi trovo a prenotare qualche volo scelgo sempre in base all’economicità del biglietto. Un po’ come se al supermercato scegliessi sempre e solo i prodotti meno cari anche se meno gustosi, o mi comprassi i vestiti più economici anche se meno intriganti.

Pensandoci lucidamente questo percorso di scelta è (o almeno dovrebbe essere) tecnicamente sbagliato se visto dagli occhi delle compagnie aeree. Queste si fanno la guerra al ribasso piuttosto che all’affiliazione del passeggero; e da un punto di vista squisitamente comunicativo anche questo è atipico.

Le case di moda producono abiti che più costano, più diventano intriganti per l’utente, le compagnie aeree invece offrono tratte al prezzo inferiore rispetto ai competitor senza pensare alla soddisfazione del viaggiatore.

Ieri sera ho preso un Milano-Roma alle 21.00 e la notte incombente fuori al finestrino mi ha fatto pensare. Ovviamente avevo scelto quel volo proprio perchè più economico della concorrenza, ma pensavo a questo mentre tenevo in mano l’odiosa, inutile e assolutamente obsoleta salviettina deumidificata (alzi la mano chi veramente trova la praticità d’uso della salviettina). Quando avevo dieci anni con i miei genitori andai a Parigi e mi venne data la salviettina. Possibile che in venti anni a nessun responsabile Consumer Marketing (o simile) sia venuta un’idea diversa dalla salviettina come "gadget" aziendale?

Questo è un esempio che però mi trasmette un’immobilismo in termini di engagement del cliente. Unica strategia di brand loyalty attuata da tutte le compagnie è l’accumulo di miglia per poi avere una tratta gratuita. Viene quindi presentato un vantaggio futuro senza coinvolgimento "emotivo"; un po’ come quando ai cani viene mostrata la ciotola vuota tenendo nell’altra mano i croccantini. "Se fai il bravo te li do".

Durante i voli intercontinentali poi l’unica mossa pro viaggiatore è la trasmissione continua di film. Ora non dico di giocare a bocce sui corridoi ma visto che bisogna stare seduti per diverse ore "fatemi" fare qualcosa da seduto!

Tra l’altro nessuna compagnia sa cosa pensa veramente il passeggero del volo effettuato perchè quando si atterra l’equipaggio ringrazia "noi" per aver scelto quella compagnia, ma nessuno chiede a "noi" cosa ne pensiamo. Nei voli di lunga durata, non si potrebbe quindi iniziare ad usare i monitor per far compilare dei moduli valutativi, magari proposti sotto forma di gioco o qualcosa di simile per iniziare a "sentire" il viaggiatore?

Ad ogni volo siamo un universo preziosissimo da poter "ascoltare", un universo che non vuole solo ricevere la copia gratuita del quotidiano o la salviettina ma potenzialmente in grado di poter dire quanto si sente vicino ad una compagnia aerea. Perchè tutti noi abbiamo una "simpatia" per una specifica compagnia aerea, che però tradiamo continuamente alla ricerca del prezzo più economico.

E un utente non affiliato è un potenziale cliente perso.

Ready to take off?   

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Andrea quello che dici è materiale di studio per grosse società di consulenza e si esprime con una parola sola Loyalty. In america fa scalpore ed è diventato motivo di studio proprio una compagna aerea la Southwest Airlines il cui sito è http://www.southwest.com/.
Questa compagnia, per varie ragioni http://www.southwest.com/about_swa/airborne.html, è conosciuta come la regina del customer satisfaction.
La Southwest è citata su molti libri come ad esempio questo: http://www.amazon.com/Lessons-Loyalty-Southwest-Airlines-Insiders/dp/0976252856

oppure l’ultimo libro di Fred Reichheld, Buoni e Cattivi profittihttp://etaslab.corriere.it/dynuni/dyn/Catalogo/8845313220.jhtml

Comment by Roldano — 2 June 2007 @ 01:12

ops togliere la virgola sull’url:
http://www.southwest.com/about_swa/airborne.html

Comment by Roldano — 2 June 2007 @ 01:14

Ciao Roldano, grazie per la segnalazione. Inizio subito a studiarmi la case history :)

Comment by Andrea Signori — 3 June 2007 @ 18:37

La tua analisi, Andrea, è tanto lucida quanto scorcentante.

Estenderei le valutazioni sull’immutabilità dell’esperienza “volo” oltre i confini del viaggio in aereo: dai corsi antipanico per chi teme di volare ai servizi di Pick Up più o meno collettivo (un’alternativa al taxi) di servizi accessori in grado di fidelizzare il viaggiatore ce ne possono essere molti, peccato che nessuno sembra interessato alla “user experience” offline ;)

Comment by Daniela Trifone — 6 June 2007 @ 19:59

hai ragione,
ma sui voli di 1-2 ore che senso ha…? alla fine mi trovo il più delle volte a rilassarmi con il lettore mp3 o alla peggio mi leggo un giornale. Trovo molto meglio che questa guerra dei prezzi continui, mi sembra il discorso del benzinaio…io ti dò la v-power, il blu diesel i premi la pubblicità, l’adesivo sulla ferrari.. la rava e la fava… ca*zo dammi 15 centesimi in meno…o no?

(p.s. ho 20 anni)

Comment by riccardo — 9 June 2007 @ 13:46

Il meccanismo dei punti fedeltà è un meccanismo perverso perchè di fatto premia solo chi viaggia per lavoro o il riccone che si sposta tantissimo per piacere. Il viaggiatore normale non riuscirà mai, o quasi, a raggiungere traguardi decenti, soprattutto se viaggia in economy.

Ho l’impressione che le compagnie aeree, e non solo loro, coccolino il cliente azienda, mentre il privato viene molto poco curato…

Come dice Riccardo, invece di regalarmi la trousse o la carta fedeltà, regalami uno sconto subito…

Comment by Francesco — 12 June 2007 @ 08:56

[...] post di Andrea Signori sul blog di Marketing Routes mi ha fatto venire in mente un caso da manuale, che [...]

Pingback by The Marketer : Quando la Loyalty diventa ROIalty — 9 July 2007 @ 10:42

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