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16 May 2007

Ma la pubblicità cartacea è utile al web?

Non voglio fare l’apocalittico di turno, per questo motivo ho specificato nel titolo "al web". La pubblicità è sicuramente utile, ma non è necessaria a tutti gli ambiti "del vivere". Ci sono diverse "categorie merceologiche" che a mio parere non necessitano di pubblicità o comunque di quella cartacea.

Dopo alcune esperienze in azienda, sommate a quelle personali posso affermare, quasi con certezza (mi sbilancio…) che la promozione attraverso pubblicità cartacea di un sito o di un’azienda con forte connotazione verso l’online ha poco successo. Parto anche da una mia particolare opinione riguardo le strategie di branding attraverso la pubblicità. La sovrapresenza di un brand in ogni luogo, in ogni angolo, su ogni rivista, non paga più a mio modo di vedere. Le multinazionali hanno confuso il branding per l’over branding e l’utente si ritrova sempre i soliti marchi dappertutto, dai quotidiani, alla tv, dalla radio, agli eventi. Se, come dicono i media gooroo, è finita l’epoca del broadband comunicativo e che siamo nell’epoca della bottom communication allora anche un tipico esempio di comunicazione di prodotto a pioggia (il fare branding) non ha più senso di esistere.

Qualche mese fa, la URL di un blog che curo insieme ad altri autori di Marketing Routes, venne citata in una intervista che un giornalista del più noto quotidiano nazionale fece a Mauro e a me. Risultato: un aumento di utenti di pochissime unità. Un amico, responsabile marketing di un noto brand, su mio consiglio (direi più per scommessa) ha pianificato una piccola campagna pubblicitaria cartacea per un prodotto online della propria azienda (il visual mostrava una URL dove si consigliava di andare a cercare particolari consigli). La "scommessa" era che per "quella determinata settimana" la URL doveva essere visibile solo sul cartaceo. Risultato: a fronte di una spesa sostenuta hanno avuto un numero di utenti che, calcoli alla mano, era costato una cifra folle (parlando in webmarketinghese, un cpc un tantino fuori mercato…).

Di esempi ne avrei altri, anche personali; non voglio demonizzare il canale pubblicitario cartaceo ma solo mettere in luce una tendenza sviluppata dall’esperienza. Il cartaceo, secondo me, è utile per le aziende che "vendono" un prodotto specifico acquistabile al dettaglio. Questo per il principio sedimentato di: vedo–>mi piace–>quando esco compro. Con l’online invece è diverso. Promuovere un sito su di un cartaceo vuol dire chiedere all’utente di compiere un’azione; anzi più di una. Usare il pc (magari nel tempo libero), ricordarsi il sito da consultare (e questo è un bel problema), ricercare il sito online (e di solito i siti one shot, che "vivono" solo per particolari promozioni sono in flash quindi escono con maggiore difficoltà sui motori), capire di cosa si tratta (quindi altro tempo da dedicare).

Tutto questo "lavoro" fisico/mentale non aiuta a consultare il sito promosso. Parlando in un linguaggio a noi più comune, la conversion del cartaceo riferito all’online è molto bassa. Se si vuole promuovere un prodotto o un sito o una società a forte connotazione online bisogna usare proprio Internet. Fine della storia. Grazie alle possibilità offerte dai canali online per la diffusione dei contenuti, un link o un brand diventano immediatamente consultabili a costi decisamente più contenuti rispetto alle pianificazioni cartacee.

Se io, per esempio, volessi affidare parte del mio budget a qualche agenzia o avessi necessità di conoscere queli servizi offre un’azienda rispetto ad un’altra andrei a reperire informazioni su internet senza affidarmi a cosa "mi dice" la creatività pubblicitaria vista su qualche rivista, anche se di settore.

E qui non parlo di creatività grafiche poco efficaci, ma proprio di scarso impatto del cartaceo sul ROI della campagna. Se avessi un’azienda e mi si mostrasse una pianificazione che include il cartaceo proverei a togliere dalla pianificazione proprio quest’ultima, perchè se voglio portare qualcuno sul mio sito sceglierei altri canali e se volessi far branding lo farei attraverso strategie più moderne e di impatto.

Ma come ho scritto sopra, questa è la mia esperienza. Qualcuno ha esperienze opposte?  

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Caro Andrea, mi trovi completamente d’accordo. Non solo la mia esperienza personale mi ha insegnato che la promozione di qualcosa che vive (prevalentemente) su web va fatta sul web (in senso lato) ma l’evento annuale che organizzo è la prova concreta che il “solo” canale web è sufficiente se non più redditizio per la comunicazione di un certo tipo di prodotto/servizio/evento. Esperienza concreta dicevo. Quello che forse è interessante sottolineare è che alla base di una campagna per un’azienda che ha invece radicamento offline, è costruire PRIMA una forte identità online, dare un senso, quindi alla campagna fatta con questo strumento.

Comment by Filippo Ronco — 16 May 2007 @ 23:11

esperienze opposte? non qui, spiacente. per quel che mi riguarda, ho definitivamente chiuso con la promozione offline di attività online.
e spero di non perdere il mio self control quando arriverà un’altra telefonata di qualcuno che vuole rifilarmi pubblicità offline.

Comment by Stefano Gorgoni — 17 May 2007 @ 00:26

Quanto impiegheranno le aziende, soprattutto piccole e medie (visto che sono l’ossatura economica dell’Italia) a capire che è così?
Hai ragione su tutto, e mi sembra di capire che per certi tipi di prodotto consigli addirittura di evitare del tutto l’investimento sull’ADV tradizionale.
Ma ancora tantissime aziende quando si pianifica una campagna ti dicono: affissioni, spazi stampa, riviste di settore, radio. Sì ma il web? Eh ma i banner mi hanno detto che costano… I BANNER?
Insomma, per chi non ha capito le valenze del web sembra non ci sia speranza; il fatto che il web è un mondo a sé con proprie dinamiche, rende i due ambiti (web e tradizionale) non comunicanti.
Mi viene da dire: peggio per chi è rimasto fuori.
Ma una soluzione ci deve pur essere.

Comment by Carla Lattanzi — 17 May 2007 @ 09:54

Vi sottopongo una situazione che mi ha posto davanti ad un bivio. Evito di mandare link e collegamenti reali perchè non so se è considerato in questo blog di cattivo gusto farlo.

La mia società ha intrapreso una buona iniziativa (senza falsa modestia) riguardante il mondo del golf. Questa richiede la partecipazione attiva di golfisti. Le riviste di settore sembravano l’unico mezzo idoneo a fare breccia nel gruppo dei “golfisti offline”.

Si potrebbe dire che un “golfista offline” non parteciperà mai attivamente ad una iniziativa online. Ma volendo comunque arrivare a questo target di pubblico si può forse prescindere dalla comunicazione cartacea?

Comment by Alessandro Piconi — 18 May 2007 @ 14:42

[...] Signori su Marketing Routes ha parlato dell’inefficacia di campagne offline per la promozione di progetti web. Dopo la lettura di [...]

Pingback by Perchè la pubblicità non cambia » WWW Passion weblog di Francesco Gori — 18 May 2007 @ 18:57

Salve Andrea

Tendenzialmente non posso che concordare con quanto affermi ma non darei per scontato alcuni dettagli.

In questo periodo sto lavorando alla progettazione di un portale “locale” abbastanza complesso.

Sull’efficacia della promozione online non discuto assolutamente… il problema rimane pur sempre il “target”.

Mi chiedo:”il target locale è composto solo dai navigatori? potrei motivare ed incuriosire chi non naviga assiduamente a visitare il mio sito?”.

Concludendo….anche consapevole della scarsissima efficacia della pubblicità offline (rispetto alla online) potrei esser costretto ad utilizzarla.

Come sempre, le scelte strategiche dipendono strettamente dallo studio del cliente “potenziale”.

Ciao :)

Comment by alexs2k — 22 May 2007 @ 11:35

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