Baby On ViagraFree ViagraBest Price ViagraViagra JokesViagra And AlcoholH H Order Script ViagraViagra DosageBuy Low Price ViagraActive Ingredient In ViagraPc100 ViagraVipps PharmacyViagra Cialis100mg ViagraOral ViagraOrder ViagraRecreational ViagraViagra Online ShopCheapest Generic ViagraHow Often Can You Take ViagraViagra SuppositoriesWhat Is Viagra Used ForViagra Female U KBook Buy Guest Sign ViagraViagra InformationViagra Prescription OnlineOrder Viagra No PrescriptionBuy Viagra Prescription OnlineViagra ProblemsCialis Generic ViagraTypes Of ViagraViagra FaqViagra AustraliaWho Should Not Take ViagraVega ViagraMapuche ViagraFemale Viagra AlternativeHerbal Viagra EquivalentCheapest Online ViagraCan Young Men Take ViagraGeneric ViagraKeyword Order ViagraBuy Cheap Online Viagra ViagraBuy Cialis Online ViagraViagra Without A PrescriptionViagra SaleGeneric Viagra Uk SuppliesCheap Pill ViagraSildenafil Citrate TabletsViagra Next Day DeliveryGeneric Omnigen ViagraViagra For Sale In GibralterViagra In PhilippinesViagra Alternative LevitraKeeping A HardonBrand Drug Generic Name ViagraHerbal VigorHerbal V Viagra StudyOriginal ViagraOrder Viagra PrescriptionOver The Counter ViagraFemale Ingestion ViagraViagra In IrelandViagra GenericDeath By ViagraViagra SuppliersViagra PriceViagra UkSildenafil CitrateBad Side Effects Of ViagraBuy Viagra WomanFemale Herbal ViagraHerbal Viagra AffiliateLowest Viagra PriceHerbal Alternative ViagraViagra PlantH H Order Script Sec ViagraMexican ViagraBuy Viagra On LineBuy Viagra UkCheap ViagraViagra ReviewsFake Generic ViagraViagra Sale OnlineViagra LondonViagra Affect A FemaleDirections For Viagra UseViagra Pay After DeliveryBuy ViagraViagra PharmacyViagra Alternative MerckPurchasing Viagra In CanadaBuy Generic Viagra From IndiaViagra Retail DiscountLevitra Versus ViagraSildenafil Oral JellyBuy Kazazz Shopping ViagraGeneric Name For ViagraViagra WarningsFemale ViagraCheap Link Suggest ViagraOnline Doctor ViagraCan Viagra Be Used By WomenViagra InstructionsHerbal Prescription ViagraAlternative Female ViagraPal Pay Pill ViagraKoluba.up2.co.il Order ViagraViagra UsageViagra No PrescriptionBuy Viagra Low CostIndian ViagraFemale Viagra CreamHow To Make ViagraBuy Online Order ViagraViagra Pill For WomenLowest Price ViagraBuy And Purchase Viagra OnlineBest Natural ViagraEffects Alcohol ViagraFx.blogspot.com Generic ViagraDiscount Viagra Sales OnlineBuying ViagraIs Viagra Safe For WomenCan I Take ViagraViagra CompetitionBuy Porn ViagraViagra OvernightGeneric Viagra Soft TabsGeneric Viagra Pay PalBuying Generic CialisChinese Herbal ViagraBest Price For Generic ViagraViagra StoresIngredients Of ViagraHow Much Does Viagra CostBuy Levitra Online ViagraViagra CartoonsOriginal Use Of ViagraViagra From CanadaViagra StaminaLegally Purchase ViagraViagra Cialis LevitraHeart Attack ViagraBuy Levitra ViagraHomemade ViagraDiscount Priced ViagraBuy Viagra 50 MgGuaranteed Cheapest ViagraViagra Online StoresTrying ViagraDrug ViagraLong Term Effects Of ViagraViagra Uk PurchaseZocor Alternative ViagraGeneric CialisViagra Purchase By PhoneTry Viagra For FreeViagra ForumsInternet Viagra PharmacyIs Viagra LegalViagra InfoWho Invented ViagraHistory Of ViagraBuy Viagra In EnglandViagra PillsFemale Viagra Viagra WomanBuy Cheap Viagra Online UkGeneric Viagra In UkSuper ViagraBuy Discount Viagra OnlineGeneric Money Order ViagraViagra HistoryViagra Online KaufenViagra ResultsViagra BlogBuy Viagra Now OnlineViagra ScotlandDiscount Skocz.pl ViagraBuy Href Lvivhost.com ViagraWhen Do I Take ViagraViagra 50 Mg TabletsOnline Order Url ViagraHerbal Viagra CartridgeWhat Color Is ViagraViagra Affects On WomenViagra MoviesFemale Viagra ResponseViagra Online MexicoAlternative Search ViagraHerbal Viagra FdaFree Herbal Viagra SamplesMexico Pharmacy Generic ViagraViagra Side EffectsViagra Online PharmacyCheapest Viagra In The WorldBuy Viagra InternetViagra Mail Order UkViagra UseViagra Suppliers In The UkCream Female Viagra Vigorelle

« La Long Tail di Marketing Routes
B[log] of the week: Booking Blog »

12 May 2007

Fare business con il web per la piccola azienda è difficile

Siti WebDomenica scorsa ho partecipato al compleanno di Fare business con il web, il fortunato libro di Leo Bellini (trovate la cronaca dell’evento in Digital Marketing Lab e Dentro La Piramide). Durante l’evento, di punto in bianco, sono stato lanciato nella discussione senza essermi preparato a dovere e, nonostante il mio intervento sembra essere stato decente, non ho potuto essere esaustivo quanto avrei voluto.

Ho parlato di web e piccole aziende. Mi sono reso conto in questi anni che tutte le case history, gli studi e le esperienze che vengono proposte a noi del settore riguardano, in massima parte, aziende di grande o grandissima dimensione. Eppure l’Italia, soprattutto il Nord Est, è caratterizzata da migliaia e migliaia di piccole e micro aziende, dotate di personale ridottissimo e di modestissimi budget.

Sono aziende spesso a conduzione familiare e/o paternalistica che operano nel mercato da decenni con uno slancio ridotto verso l’innovazione e la tecnologia. Gli imprenditori che ne sono a capo hanno una percezione piuttosto distorta di internet, sono diffidenti e, a mio avviso, si fanno spesso consigliare male. Pertanto penso sia probabile che l’assenza di casi di studio relativamente a questa tipologia di imprese sia determinata dagli investimenti minimi (la creazione di un sito vetrina non fa case history) e dai rarissimi i successi.

Il punto è questo: i pochi che decidono di sperimentare soluzioni di e-business selezionano il professionista della rete sulla base di un unico parametro, il prezzo. Si concepisce il web quale servizio che non necessità di particolari competenze e, soprattutto, vi è l’assurda convinzione che i consulenti web siano equivalenti l’uno all’altro, senza distinzione. In altri settori ciò non avviene: ad esempio nell’avvocatura la maggioranza delle persone percepisce la differenza (e di conseguenza ammette costi diversi in proporzione alla probabilità di ottenere un certo risultato) che sussiste tra un Principe del Foro e un avvocato di ufficio.

Perché questo non avviene anche nel web? Forse perché l’ambiente è molto accessibile. Voglio dire che per fare pagine html, al limite, è sufficiente un foglio Word e chiunque, di conseguenza, può improvvisarsi web designer conoscendo qualche rudimento di informatica.

Ma quanto ai risultati? Ovviamente chi non è preparato ottiene risultati inferiori rispetto a chi lo è. Anzi, diciamolo senza voler offendere nessuno: chi non è preparato ottiene risultati nulli!

Vi è poi il fattore commerciale. Ho sempre pensato che anche il genio assoluto, colui che riesce a realizzare il sito esteticamente più attraente, il sito più efficace ed efficiente, fallisce se non è supportato adeguatamente dal punto di vista commerciale. L’ho constato più volte, le aziende che vendono di più nel web non sono quelle che producono i migliori prodotti, ma piuttosto quelle che sono dotate dei commerciali più bravi. E questa, a mio modesto avviso, è una distorsione. Quindi può accadere, soprattutto in progettini di modesto valore, che il professionista (o la web agency) più dotato venga scavalcato da chi ne sa meno, solo per una questione di conoscenze e, ammettiamolo, perché, probabilmente, l’avversario sa vendersi meglio. Alla fine però è il risultato che conta…

Quanto al fattore investimento devo sottolineare che, nella maggioranza dei casi, per aprirsi al business nel web non sono necessari capitali immensi, ma neppure si può pretendere di utilizzare la mancetta che si è negata al proprio figlio perché è tornato tardi nel weekend! Se un’azienda spende circa 100 euro al mese in cancelleria, non può pretendere di spenderne 500 per un investimento di lungo periodo quale è il sito web! Soprattutto se al sito si aggiunge una consulenza di web marketing.

Ogni azienda che ho frequentato spreca delle risorse senza battere ciglio: alla fine dell’anno, monetizzando, si ottiene un piccolo capitale! Eppure per il web non si è disposti ad investire neanche qualche migliaio di euro in più rispetto ai budget ridicoli che, normalmente, vengono stanziati.

Rimedi a questa situazione? A mio avviso chiunque faccia web, sia un consulente indipendente o una grossa azienda, dovrebbe riuscire a vendersi meglio. Dovrebbe riuscire a dimostrare sulla carta i risultati ottenuti con altri clienti, al limite utilizzare la documentazione delle esperienze di altri colleghi, senza per questo sentirsi sminuito. Alla fine lo scopo è quello di riuscire a far firmare un contratto!

Inoltre sarebbe opportuno abbandonare la politica del ribasso! Rinunciando a lavorare sottocosto (in questo mondo deve pur esistere un minimo orario, chi lavora per 5 Euro l’ora non può essere definito professionista) probabilmente, dopo qualche tempo, la media dei prezzi si potrebbe alzare e nel contratto successivo il prezzo spuntato potrebbe essere più alto
Non parlo di creare accordi o cartelli, cose che odio, solamente di razionalizzare il prezzo delle proprie consulenze, come avviene in tutti gli altri settori.

Quanto alle piccole aziende sono molto pessimista, è difficile riuscire a stabilire un contatto e quasi impossibile rendere consapevole gli imprenditori che per ottenere dei risultati nel web servono, in media, almeno mezza dozzina di migliaia di euro di investimento annuo (mia opinione, sia ben chiaro). Ma bisogna continuare a tentare e ritentare!

Questi stessi imprenditori mi irritano profondamente quando partecipo a qualche riunione degli industriali, si lamentano che non sono competitivi, che i loro profitti scendono e pretendono di cavarsela con 100 euro di investimento. Per cortesia…

Il mondo è cambiato, siete voi quelli rimasti indietro!

Social Bookmarking
blinkbits  BlinkList  blogmarks  co.mments  connotea  del.icio.us  De.lirio.us  digg  Fark  feedmelinks  Furl  LinkaGoGo  Ma.gnolia  NewsVine  Netvouz  RawSugar  Reddit  scuttle  Shadows  Simpy  Smarking  Spurl  TailRank  Wists  YahooMyWeb 

Comprendo e condivido in pieno il disappunto sulla faccenda. Immagina quale sia la situazione del settore al sud, dove opero.

C’è da dire che è molto facile entrare in questo mercato. Possedere competenze specifiche non è un must assoluto per ottenere buoni risultati, in rete è facilissimo trovare tutto ciò che serve, sia a livello di tool che di informazioni utili.
Ogni giorno che passa sempre più ragazzini, spesso anche capaci, si lanciano con passione nel mondo del web, felici di poter trasformare un hobby in una fonte di profitto e che, il più delle volte, non rifiutano neanche pochi spiccioli a fronte di un lavoro magari fatto di collage di codice trovato qui e lì.

Ovviamente, in un paese che è spesso fanalino di coda nel mercato, manca da parte degli imprenditori la cultura e la conoscenza del settore, la mentalità insomma che dovrebbe spingerli verso professionisti e consulenti con esperienza, valorizzandone il lavoro con un compenso non dico neanche adeguato, ma quantomeno non denigrante.

Il web non viene ancora percepito, dai più, come il potente strumento di auto-promozione, erogazione di servizi, aggregazione socio-economica che lo rende così superiore ai canali tradizionali.

Bisognerebbe spingere in sostanza sulla divulgazione e sull’educazione della classe dirigente, come tu stesso suggerisci, oltre che rifiutare la politica del ribasso, la quale ovviamente non può che rovinare il mercato

Comment by Bandreus — 12 May 2007 @ 17:17

[...] quando leggerete “Fare business con il web per la piccola azienda è difficile” ricordatevi che è tutto vero e dimostrabile … e se, in questi giorni, state cercando [...]

Pingback by dat » Blog Archive » manifesto per eventuali futuri impieghi — 12 May 2007 @ 19:24

Fortunatamente esistono anche le mosce bianche.
In agenzia noi vendiamo soprattutto editoria aziendale, ma seguiamo qualche cliente anche per il suo sito.
Ce n’è uno in particolare che si affida a noi per il webmarketing da un 5 anni: non vuole fare il catalogo, non gli serve, vende benissimo con il sito, senza commerciale e senza catalogo… con un sito graficamente osceno (ma c’è un motivo)

Comment by account — 13 May 2007 @ 10:09

Caro Enrico, innanzitutto grazie per aver citato il mio libro e l’evento del 6 maggio cui anche tu hai partecipato; mi sento di condividere appieno la tua lucida analisi dello stato delle cose e della difficoltà di impostare con la PMI un discorso strutturato, di medio-lungo periodo, orientato al business, per quanto riguarda l’utilizzo di Internet, e forse in generale delle tecnologie e media digitali,per la loro azienda. Vi sono in effetti vari elementi che concorrono e, almeno in parte, giustificano, questa attitudine e approccio: da una parte la scarsa professionalità di molte aziende internet, web agency e consulenti che hanno alimentato, fin dai tempi d’oro della cosidetta new economy, false speranze e aspettative di facili guadagni,contribuendo a quella folle corsa all’oro di quel periodo; dall’altra un livello di conoscenze e cultura “internet”, o addirittura di alfabetizzazione informatica molto modesto: direttori generali di medie -grandi aziende (non solo PMI) che si fanno leggere e stampare le email dalla segretaria, difficilmente potranno comprendere i vantaggi e le potenzialità di Internet come strumento per acquisire contatti e clienti, per raggiungere nuovi mercati, anche laddove non si è presenti con la propria rete commerciale, per non parlare degli effetti “indiretti” di generazione di profitti, grazie alle potenzialità di internet in termini di marketing, brand awareness, customer service, etc. etc.
Ma come si comunica tutto questo? In che modo si riesce a far breccia nel muro che il piccolo imprenditore ha eretto a propria protezione? A mio avviso dimostrandogli, dati alla mano, (basta una tabella e un foglio excel) le opportunità mancate in termini di ricavi; faccio alcuni esempi di frasi che potrebbero a mio avviso creare una breccia in questo muro di diffidenza e scetticismo:
- guarda quanti contatti online potresti ottenere se fossi ai primi posti nei motori di ricerca con le keyword giuste
- guarda cosa potresti risparmiare gestendo o trasferendo parte del tuo centro assistenza o del tuo call center online
- oppure ottimizzando la gestione delle prenotazioni ai tuoi centri di riparazione tramite internet
- guarda quanto potresti guadagnare se tu vendessi il tuo software online o alcuni tuoi prodotti online
Il punto focale è a mio avviso: Internet non è un costo (o un male) necessario, ma è una grandiosa opportunità di ricavi per il tuo business aziendale; lavorare con e su intenet ti aiuterà probabilmente a razionalizzare i tuoi flussi operativi, a confrontarti con mercati, realtà processi e, soprattutto: potrai incontrare, parlare, avvicinare e conoscere persone nuove: i tuoi futuri clienti, fornitori, partner o collaboratori.

Comment by Leo — 13 May 2007 @ 11:10

Complimenti per il libro, Leo, al quale spero di poter dedicare una lettura approfondita.

Le mosche bianche esistono, per fortuna. Ma se restiamo nel caso medio, ahimè, la situazione è già stata delineata abbastanza bene.

La bolla di sapone alimentata dalle “illusioni” della new economy, ha sicuramente avuto un ruolo consistente in questo contesto, ma guardiamoci un po alle spalle: avesse avuto la classe dirigente italiana un minimo di cultura informatica ed una conoscienza basilare delle dinamiche alla base del web, il fiasco delle dotcom avrebbe avuto gli stessi effetti?

Tornando ai giorni nostri, è forse cambiato molto per quel che riguarda preparazione e cultura informatica di piccoli e medi imprenditori?
Ad esempio il fenomeno del personal blogging ha ormai preso largamente piede anche in Italia, ed anche il direttore generale che si fa scrivere le email dalla segretaria (ad alcuni può suonare come una barzelletta ma è fenomeno diffuso) sentendo parlare di blog ha più o meno una vaga idea di quello di cosa si tratti.

Questo verte indiscutibilmente a nostro vantaggio.
Vorrei far riflettere su di un caso emblematico: nonostante la riluttanza di molti ad effettuare investimenti concreti nel web-marketing, le tecnologie di VoIP hanno invece una presa immediata ed efficace nella quasi totalità dei casi.
Un imprenditore comprende istantaneamente l’enorme possibilità di risparmio offerta da questo mezzo a fronte di un investimento alquanto contenuto, complice anche il costo notevole della telefonia in Italia.

E’ questo genere di mentalità che invece non riesce ad attecchire nel caso delle altre possibilità offerte dal web. La natura flessibile e multiforme della rete confonde spesso chi non è adeguatamente preparato/informato, scoraggiando gli investimenti.

Comment by Bandreus — 13 May 2007 @ 13:24

Sono d’accordo con te, Bandreus, temo che sia veramente un problema di cultura o, se vogliamo, di credenze e pregiudizi, difficili da rimuovere; ed è un po’ questo che mi ha spinto a scrivere un libro che si rivolge davvero al Sciur Brambilla che ha la sua azienda in Brianza (o,per par condicio, a Gennaro Esposito da Castellamare) e a promuovere e diffondere la cultura del marketing e del business online. Come si riesce a far sapere all’imprenditore che mettere in piedi un Blog per la sua azienda, o una newsletter, o una campagna adwords potrebbe migliorare e incrementare tantissimo i suoi profitti con costi, o meglio investimenti iniziali irrisori rispetto per es. a qualsiasi azione di marketing e comunicazione tradizionale below the line(stampa volantini, telemarketing, direct mailing), per non parlare dell’above the line? Forse coinvolgendo gli enti e le associazioni di categoria, facendo “evangelizzazione” con corsi, convegni, comunicazioni..mostrando metodologie, ricerche e professionalità non diverse da quelle che ci si aspetta da un Principe del Foro o da un Consulente o professionista affermato, come diceva Enrico nel suo post iniziale..voi cosa ne pensate?

Comment by Leo — 13 May 2007 @ 15:17

Caro Enrico, sono perfettamente d’accordo. Qualche tempo fa, sul blog di VinoClic, avevo scritto un pezzo dal titolo “budget online e repubblica delle banane”, lascio a te intendere il contenuto… :-)

Comment by Filippo Ronco — 13 May 2007 @ 16:24

Come se non bastasse, ricordiamo la situazione dell’Italia, l’apertura dei mercati, il processo di Europeizzazione. Gli imprenditori italiani, ripresa economica del paese o no, devono rendersi conto che è necessario allargare i propri orizzonti, per restare a galla.

Il mercato italiano, non è cosa nuova, è fatto di micro imprenditoria. Con i competitor internazionali alle porte diventa ogni giorno più fondamentale differenziare la propria offerta, sia in termini di prodotti (la qualità della produzione italiana, in media, non è discutibile) che di strategie di marketing ed offerta dei servizi.

Se Enrico delinea benissimo lo stato delle cose, Leo interpreta bene la soluzione da adottare. Si possono convincere i singoli, ma lo stato delle cose può realmente mutare solo a patto di innescare una vera e propria rivoluzione culturale. Basta insomma al provincialismo tipico dell’imprenditoria media italiana, apertura verso i nuovi mercati, le possibilità messeci a disposizione dalle nuove tecnologie.

Convegni, seminari, open forum e quant’altro, qualsiasi cosa possa essere utile per proiettare le piccole e medie imprese verso un nuovo modo (per noi/loro) di intendere l’economia e di fare business.

Insomma, l’informazione prima di tutto, perchè, è un pò triste a dirsi, noi operatori del settore dobbiamo prodigarci nel fare istruzione e divulgazione, aiutare i piccoli a comprendere le opportunità dei tempi attuali, a non lasciarsele passare sotto il naso.

Ovviamente la professionalità sarà la chiave per la riuscita di un intento così grande e, lasciatemelo dire, lodevole

Comment by Bandreus — 13 May 2007 @ 17:39

Ciao Enrico,

traggo spunto dal tuo post per fare qualche considerazione.
Vorrei dire con una certa franchezza che siamo al solito sfogo frustrato del solito bravo professionista
che si lamenta del fatto che il cliente è come al solito “brutto e cattivo”. Signora mia, Il cliente non capisce, non comprende etc…
Queste lamentele sono quotidiane e, ti assicuro, che non riguardano solo l’ambito informatico.
Se usciamo dallo spazio angusto del cortile di casa nostra (intendo web et similia) e ci guardiamo intorno scopriamo che il problema
dell’incapacità delle PMI ( in certi casi anche quelle più grandi) di comprendere i nuovi fenomeni è un fenomeno del tutto normale!
Oserei dire che è connesso con la natura stessa delle PMI. Essere piccoli, in media, significa appunto questo. Non avere lungimiranza,
non avere i soldi e campare senza una strategia a lungo termine.
Aggiungo che, nonostante la recente fiera del libro di Torino, l’italia è un paese con milioni di indivdui che non leggono un libro figurarsi se
hanno la capacità di gestire una cosa “intelligente” com un PC e capire internet.
Perfino un cantore del “piccolo è bello” - così si autodefinisce Giuseppe De Rita nell’ultimo numero della rivista L’impresa - argomenta a proposito
dell PMI:”Il resto è “corpaccione” difficile
da trainare, fatto da imprese (specie terziarie) non esposte alla competizione internazionale…” e ancora:”…fatto dalle inefficenze delle strutture
che dovrebbero garantire i fattori orizzontali dello sviluppo, anche dell imprese (formazione, ricerca, logistica ecc.).
E questa compresenza di una minoranza imprenditoriale che tende a trainare e una maggioranzazavorrante è un fenomeno pericoloso”.
Per avere un quadro completo bisogna andare oltre le PMI. Intere categorie merceologiche e ordini professionali (provato sulla mia pelle) sono contro
la tecnologia.
In italia la tecnologia è un fastidio, tranne in alcuni casi come ad esempio quando dobbiamo chiacchierare ore… utlizzando però telefoni finlandesi
o coreani.
E allora che si fa? Un possibile soluzione? Si può emigrare! O meglio si smette di considerare il tempo fermo agli anni 70 e si comincia a fare quello
che i nostri competitor europei fanno.
Un esempio? Il sito di cotonella - http://www.cotonella.it - è stato fatto dai londinesi di Mutado - http://www.mutado.com/. Faccio notare che esiste
anche una versione del sito russa!

Un seconda considerazione riguarda questo del post:”L’ho constatato più volte, le aziende che vendono di più nel web non sono quelle che
producono i migliori prodotti, ma piuttosto quelle che sono dotate dei commerciali più bravi.
E questa, a mio modesto avviso, è una distorsione. Quindi può accadere,
soprattutto in progettini di modesto valore, che il professionista (o la web agency)
più dotato venga scavalcato da chi ne sa meno, solo per una questione di conoscenze e, ammettiamolo, perché, probabilmente, l’avversario sa vendersi meglio.”

Scusa ma non sono daccordo sul concetto della distorsione. In tutti i campi la capacità di vendita si rivela più efficacie della produzione.
Questo per un semplice motivo, il cliente compra e paga bene quello che ritiene utile per se stesso e non perché il creativo si ritiene Michelangelo.
Un sito non deve essere bello ma utile e far guadagnare come lo fa il telefono o il volantino, punto. Se il commerciale fa balenare nella testa del cliente
che il sito può risolvere i suoi problemi economici ha fatto il suo lavoro. Educare al senso dell’estetica e la cultura in genere i proprietari dei siti è
un compito che riguarda
le associazioni di categoria, lo stato, i documentari. Perché regalare estetica, funzionalita, usabilità a chi non la capisce? Questi sono valori
che si devono
far pagare per quanto valgono. Perché realizzare una mercedes per chi ambisce ad avere una semplice panda usata? Se riteniamo che la nostra competenza e
capacità siano elevate cerchiamo i nostri clienti. In poche parole, visto che siamo in un sito di marketing, definiamo meglio il nostro posizionamento e
certi clieni evitiamoli.

Comment by Roldano — 13 May 2007 @ 21:29

Roldano, ti chiedo scusa, non mi sono spiegato bene. Quando dicevo sito esteticamente eccellente poi aggiungevo efficace ed efficiente, intendendo anche dal punto di vista del posizionamento e del web marketing.
La mia opionione è che spesso, molto più che in altri settori, vuoi per ignoranza, vuoi per superficialità si privelegiano aziende che, a conti fatti, garantiscono meno ROI al cliente, solo per questioni di spregiudicatezza commerciale. Avviene in tutti gli altri settori? Ok, a maggiore ragione me ne dolgo.

Un’ultima cosa, le tue opinioni sono assolutamente leggittime, però, perdonami, il mio non è uno sfogo (e, ti assicuro, mi sono sfogato spesso in questo blog), io ritengo sia un’analisi lucida e non sono minimamente frustrato, poi ognuno può pensarla come crede! :)

Comment by Enrico Ladogana — 14 May 2007 @ 00:45

@Enrico
Verso la fine del tuo interessante post (a mio avviso un po’lungo: perché non lo spacchetti in 3/4 post più brevi)dici “…Quanto alle piccole aziende sono molto pessimista, è difficile riuscire a stabilire un contatto e quasi impossibile rendere consapevole gli imprenditori…”

e poi proprio verso la fine del post affermi “…Questi stessi imprenditori mi irritano profondamente quando partecipo a qualche riunione degli industriali…”

E’una mia convinzione (maturata a contatto con migliaia di piccoli imprenditori) che se vogliamo far diventare i piccoli imprenditori nostri nostri clienti(e tutti sappiamo quanto ce ne ne sarebbe bisogno)

E’DAVVERO DIFFICILE farlo se - quando pensiamo a loro e li accostiamo - siamo in uno STATO D’ANIMO come quello che tu ben ci trasmetti nelle tue due espressioni sopra citate.

Comment by Piero Viscardi — 14 May 2007 @ 12:46

Piero, forse il tono utilizzato non è stato dei più felici, non sono risucito a parlare in modo impersonale. La realtà è che ho dato voce non solo al mio pensiero, ma soprattutto a quello di molti altri colleghi che, nel corso degli anni, hanno maturato queste convinzioni.
Poi quanto allo stato d’animo hai perfettamente ragione, ma non è detto che, in loro presenza, mi lasci andare a queste esternazioni, tutt’altro. :)

Comment by Enrico Ladogana — 14 May 2007 @ 13:01

@ Enrico

Sono sicuro che in presenza di un imprenditore piccolo e non che sia, tu non ti lasci andare a queste esternazioni…

MA lo stato d’animo (e questo è vero per ognuno di noi) spesso agisce (ovvero si manifesta all’esterno) senza che ce ne rendiamo conto.

E così io penso che una cosa che dovremmo imparare a fare è quella di capire davvero COSA PASSA PER LA MENTE di un piccolo imprenditore…

e ti assicuro che il farlo ha POCO a che vedere con il tipo di attività svolta dalla sua azienda e MOLTO a che fare con l’imprenditore UOMO/PERSONA.

Comment by Piero Viscardi — 14 May 2007 @ 13:14

Ci vorrebbe una versione stampabile di questo post, così il capo la fa stampare alla segretaria e forse la legge

Comment by Alessandro Venturi — 14 May 2007 @ 13:34

Sono molto d’accordo con alcuni di voi, quando parlate di istruire le pmi. A vostro avviso questa potrebbe essere una soluzione http://www.lostim.com/seminario2007. Ho riflettuto molto tra l’hanno scorso e gli inizi di quest’anno e sono giunto ad un’unica conclusione: è ora di creare un albo di categoria, utile a fissare i prezzi base di prestazione, poichè non è possibile andare alla rinfusa nel nostro settore; ognuno pratica il suo prezzo senza criteri. Non ritengo giusto che è noto il prezzo di prestazione di un avvocato o un commercialista, e non di una prestazione di web marketing.

Comment by Gianni Mennea — 14 May 2007 @ 15:38

Gianni, l’obiettivo non è creare un nuovo albo professionale bensì distruggere quelli esistenti ;-)

Io credo che a monte di tutto ci sia il fatto che in Italia manchi antropologicamente la cultura di marketing, perchè il marketing vuol dire misurazione dell’efficacia e l’efficacia è nemica delle corporazioni

Comment by Alessandro Venturi — 14 May 2007 @ 16:11

Perchè c’è un albo del settore marketing e web??? Con un albo di nostra categoria, si saprebbe realmente a chi ci si affida e se un’azienda vuol spender poco può farlo rivolgendosi ai ragazzini. Solo in tale occasione riesci a creare il divario di professionalità tanto citato.

Comment by Gianni Mennea — 14 May 2007 @ 16:49

1) l’idea dell’albo è tragicomica. già che pretendiamo maturità dal cliente cerchiamo di pretenderla da noi prima di tutto.

2) caro enrico, forse hai ragione. ma forse le pmi sono anche stufe di sentirsi proporre di fare siti, di finire sui motori di ricerca, di fare blog. spesso sono termini che capiscono poco e che trovano lontani… o che hanno sentito spesso da gente che voleva solo spillare dei soldi con bassa professionalità.
forse è ora che si parli di strategia di mktg (il sito è uno strumento, non un fine… ) di consulenza ( il sito è un business plan, non una cosa che fa un tecnico la notte in cameretta).
forse le PMI vorrebbero qualcuno che parlasse a loro di strategia. e che realizzasse il sito solo dopo averne definito una insieme all’imprenditore. magari utilizzandolo a supporto dell’off line. forse sono piccoli passi, ma è importante che da entrambe le parti si inizi a parlare il linguaggio dell’altro.

Comment by dottorecommercialista — 14 May 2007 @ 20:30

Io - oltre a lavorare nel settore dell’E-commerce come pure player - sto spostando i miei acquisti nel settore on line.

Mi è capitato uno scontro tra titani tra due PMI nella quale ha stravinto (non per mia faziosità) quella delle due che vendeva on line.

Dovevo cambiare una tapparella e ho speso la metà ordinandola on line rispetto a imprese locali. In questo caso ha vinto l’impresa che si è aggiornata rispetto al modello di arroccata diffidenza su cui si trincerano molti imprenditori di PMI.

Ho scritto questo post

Comment by Enrico Giubertoni — 16 May 2007 @ 22:34

Pardon. Il post di questa esperienza dove vince chi usa il web l’ho scritto qui:

http://ecoweb.blogspot.com/2007/04/lo-confesso-acquisto-on-line-e.html

Comment by Enrico Giubertoni — 16 May 2007 @ 22:35

Io forse sono un po’ controcorrente.
Non ho progetti milionari, ma li ho, anche più di uno.
In questi dieci anni di aziende disposte ad investire ne ho trovate. Forse non moltissime, ma le ho trovate.

Invece, quello che spesso non trovo, manco a farla apposta, sono i consulenti web marketing. Sono questi che mancano, non i clienti. Voi che leggete non prendetevela, non ho nulla contro la categoria (ne faccio parte pure io), ma semplicemente voglio dire che spesso i primi a non credere ai progetti proposti ai clienti, siamo proprio noi.

Non sappiamo venderci? Bella storia. Se noi non sappiamo vendere noi stessi, come possiamo pretendere di far vendere qualcuno, di promuovere, di fare marketing, di dare la luce a chi non l’ha?

Sono spesso a discutere con colleghi per sentirmi dire:
- “ah, ma questo è a Torino ed io voglio lavorare a Milano…”
- “Sai, quello voleva che io andassi nel suo ufficio e poi non usa skype…”
- “Pensa, voleva legare una piccola quota del mio compenso al raggiungimento di un obiettivo. Pazzo…”

Ripeto, non sono qui a dire che l’Italia pululi di aziende che non vedono l’ora di spendere soldi per un progetto Internet, ma a volte siamo noi che cerchiamo certezze senza darne. Vogliamo i progetti, ma senza troppe responsabilità. Vogliamo i clienti, però devono rischiare solo loro e noi solo dare consigli.

Wuè, non tiratemi i pomodori… lo so che i consulenti seri per fortuna ci sono. Lavorano, tra l’altro e spesso stanno pure bene :-)

Comment by fradefra — 17 May 2007 @ 18:37

fra, ci mancherebbe altro che i clienti non ci fossero… altrimenti non esisterebbero gli esperti di web marketing
secondo me però c’è molta polverizzazione, i consulenti autoproclamati sono tantissimi, e il mercato tende al ribasso.
milano e torino sono grandi città ma già veneto ed emilia sono altri pianeti
ti vorrei chiedere qual’è la % dei tuoi guadagni che viene da PMI rispetto al totale

Comment by Alessandro Venturi — 17 May 2007 @ 19:05

fradefra: ti quoto al 101%

Comment by Piero Viscardi — 17 May 2007 @ 19:56

ribadisco che secondo me è anche questione di linguaggio e di temi affrontati.
a volte nella mia esperienza le imprese cercano consulenti con una buona preparazione aziendale.
spesso trovano (magari cercando male…) solo ottimi costruttori di siti.

http://www.slideshare.net/commercialista/la-tua-impresa-linka

cosa ne pensate?

Comment by dottorecommercialista — 18 May 2007 @ 08:26

le pmi prima si fanno fare il sito e poi (talvolta) un progetto di marketing
dovrebbe essere il contrario, no ?

Comment by Alessandro Venturi — 18 May 2007 @ 11:43

pienamente d’accordo.
se non addirittura un business plan aziendale…

Comment by dottorecommercialista — 18 May 2007 @ 11:44

Assolutamente sì, purtroppo quasi sempre accade quello che tu dici; facciamo il sito prima e poi capiamo a cosa ci serve, quali obiettivi possiamo raggiungere con la nostra presenza online, poi è un concetto purtroppo ancora poco radicato.. l’altra frase tipica è ” facciamo il sito perché ce l’hanno tutti..-> quindi ci tocca farlo anche a noi ma basta spendere poco..”.
Ecco la percezione è del sito come costo necessario e non come opportunità di generazione di ricavi, clienti, incremento della notoerità etc..

Comment by Leonardo Bellini — 18 May 2007 @ 11:49

“http://www.slideshare.net/commercialista/la-tua-impresa-linka
cosa ne pensate?”

Ho visto il link e non posso fare a meno di commentare quanto segue:

“Affidare la creazione della presenza on line di una azienda al figlio dell’imprenditore ne facilita l’inserimento in azienda, lo spinge più facilmente ad interessarsi alla gestione ed allo sviluppo contribuendo a farlo sentire utile ed apprezzato. • Il padre porterà la sua esperienza gestionale, il figlio la sua dimestichezza con le nuove tecnologie. Tutto ciò contribuirà ad un dialogo che nella realtà non è sempre facile.”

Cioè, invece di affidare la strategia aziendale online a un professionista, metterci il figlio che non ne vuole sapere. Questa si che è lungimiranza

Comment by Alessandro Venturi — 18 May 2007 @ 11:50

@ venturi
è evidente che non è così!
ovvio che tutte le operazioni web devono essere effettuate con l’assistenza di professionisti del settore. il ruolo del figlio è di collaborazione e di interfaccia. non certo tecnico!
l’obiettivo è aiutare il figlio nell’analisi dell’azienda, non certo nel fare il sito…

non sottovalutare troppo il tuo interlocutore ;-).

Comment by dottorecommercialista — 18 May 2007 @ 12:21

io se avessi un’azienda (non familiare ovviamente) il figlio non lo vorrei in azienda. il nepotismo è il cancro dell’economia italiana

Comment by Alessandro Venturi — 18 May 2007 @ 12:26

@Alessandro
Come prima cosa, andrebbe definito cosa significhi esattamente PMI, che non ho mai trovato un consulente che mi abbia dato la stessa risposta. Piccola? Media? boh.
Comunque, traggo i miei guadagni quasi al 100% dalla piccola impresa (meno di 50 dipendenti), se vogliamo chiamarla piccola.

In passato, c’erano anche medie e grandi imprese, ma sono io a non aver più voglia di lavorare con quel tipo di azienda. Loro ci sarebbero :-)

A Milano ho solo un cliente. Gli altri sono in giro per l’Italia e molti sono dalle parti di Roma. Però devo dire che sono più facili Roma e Palermo, che Reggio Emilia e Parma :-P almeno nella mia esperienza.

Alessandro e dottorecommercialista. Purtroppo devo concordare con voi. Nella mia esperienza, un piano di marketing pre-sito, me lo hanno chiesto ben poche volte. Qualche volta, semmai, su mio suggerimento lo facevano.
Il business plan molte piccole (ed anche medie)aziende non sanno neppure cosa sia (e quasi quasi mi verrebbe voglia di inserirlo tra i miei corsi, magari orientato al Web Marketing). Molti pensano che sia solo un programma di lavoro o un preventivo costi.

Però non vorrei sembrare negativo, anzi sono fortemente ottimista. Ho incontrato e continuo ad incontrare spesso manager e direttori lungimiranti, che se hai modo di bloccare a cena una sera con calma e spiegarli, si convincono che serve un altro modo di operare.
Proprio in questo momento, sono nell’ufficio di uno di loro.

:-)
Bella discussione!
Sarebbe interessante un giorno organizzare una tavola rotonda, magari promossa da Marketing Routes in accoppiata con Mlist della bravissima Elena che una sera ho avuto modo di conoscere ad un happy hour senza sapere che fosse lei :-P

Comment by fradefra — 18 May 2007 @ 12:37

Ops, scusate gli errori di cui il post è pieno. Vado di gran fretta :-(

Comment by fradefra — 18 May 2007 @ 12:38

ma sai io vedo che molti tra miei clienti più piccoli, magari il BP non lo formalizzano ma lo fanno su un fogliettino di carta…. o lo sviluppiamo davanti ad un aperitivo.

per questo a volte li costringo a fare il sito…
per formalizzare il BP.

ovviamente a me interessa che ripensino periodicamente alla strategia della loro impresa. il sito è uno strumento, che ovviamente sarà costruito con professionisti del settore ( se ti affidi ad un commercialista per gestire il mktg rischi grosso…;-).

ma è uno strumento che ti costringe dovendolo aggiornare a ripensarti continuamente.

PS Bella l’idea dell’aperitivo…

Comment by dottorecommercialista — 18 May 2007 @ 12:57

Fra tu parli di aziende sotto i 50 dipendenti. Ok, io ti parlo anche di aziende sotto i 10 dipendenti, dove non solo non esiste un’area marketing, ma neppura si sa che esista il marketing. :)

E’ probabile che sia un problema della mia zona, il Veneto, come pure è vero che io non contatto direttamente i clienti, quanto alla mia attività in azienda, ma vi sono dei commerciali che lo fanno (e mi viene il dubbio che non siano molto efficaci). Devo anche dire che, almeno per il momento, la pagnotta la porto a casa, mi piacerebbe però che le cose andassero un po’ meglio.

Comment by Enrico Ladogana — 18 May 2007 @ 13:47

Guarda, ho lavorato in Veneto per tre anni, a Treviso. Sono convinto che sia più un problema di quella parte del mondo, che un problema di numero di dipendenti.
Ho sempre avuto la sensazione che da quelle parti vigono regole di gestione aziendale molto diverse che in tutto il resto del mondo :-P

Comment by fradefra — 18 May 2007 @ 14:49

Che ne dite di questo sito? Sembra un esperimento interessante.
http://www.monmu.it

Comment by Mic — 18 May 2007 @ 16:21

Fra ed Enrico, che ne dite di cambiare il titolo del post in

Fare business con il web per la piccola azienda del Veneto o dell’Emilia è difficile ?

Comment by Alessandro Venturi — 18 May 2007 @ 19:29

P.S. Finalmente un post con un po’ di dibattito !
E’ un peccato leggere tanti post senza repliche o quasi
Molti sono ben fatti ma senza discussione non c’è gusto…

Comment by Alessandro Venturi — 18 May 2007 @ 19:31

@fradefra e altri:

Quando la organizziamo questa tavola rotonda per capire davvero come ragionano veramente i “piccoli” imprenditori??

Io sono pronto e ben agguerrito sull’argomento e non vedo l’ora di condividere le mie idee con voi.

Comment by Piero Viscardi — 20 May 2007 @ 13:13

Piero, io sto tentando di convincere Jacopo a farla ’sta tavola rotonda. Io arrivo da Milano, ma vengo volentieri per una discussione interessante. Magari con una bella agenda anche con altri punti.

Comment by fradefra — 21 May 2007 @ 15:15

@fradefra, io sono di Roma e mi muovo volentieri per fare insieme il punto sulle opportunità di lavoro nel mondo delle micro, piccole e medie imprese italiane.

Comment by Piero Viscardi — 22 May 2007 @ 08:15

io preferirei un incontro a Milano.
(scusate ma per me è un periodo di lavoro particolarmente intenso).

ma ovviamente sono scandalosamente di parte.
;-)

Comment by dottorecommercialista — 26 May 2007 @ 09:14

Non vorrei parlare della zona di lecce o meglio l’estremo sud, dove le aziende credono che tutto ciò che non si vede (soft) e gratis ma prima di tutto dovuto

Comment by Carlo — 20 August 2007 @ 19:48

non tutte… al sud avete anche delle belle realtà anche se non sempre giustamente valorizzate.

Comment by spiderpanoz — 22 August 2007 @ 10:29

[...] italiane? Di questo ho avuto modo di parlarne in varie occasioni, Enrico Ladogana ne ha fatto un post su Marketingroutes; a mio avviso ancora gran parte delle aziende italiane, a meno che non siano pure-business, vivono [...]

Pingback by Intervista a Leonardo Bellini — 30 August 2007 @ 10:29

Leave a comment

About Marketing Routes:

Blog multi-autore che ha come focus il mondo del marketing, dell'advertising e della comunicazione online ed offline. Non solo un bookmark da controllare giornalmente ma un dispensatore di notizie, consigli, strategie per tutti coloro che operano in questi settori. Nato con la convinzione che di blog riguardanti il marketing, la comunicazione e la pubblicità ce ne siano molti, ma quelli veramente di qualità sono pochi, Marketing Routes vuole apportare agli utenti della rete i modi di vedere, le esperienze e le considerazioni di diversi giovani professionisti del settore così da aprire un dibattito con gli utenti senza mai prendersi troppo sul serio.

Creative Commons License

Design © 2006 by Consulenzaweb.com | Powered by WordPress