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10 May 2007

L’ecommerce italiano s’interroga

Le stime di quanti italiani acquistino on-line si aggirano tra il 2 ed il 5%, a seconda della fonte. Certo è, che il valore è bassissimo. Quali siano i motivi che tengono bloccato l’e-shopping, non ho certo la presunzione di dirli io, ma su alcune cose rifletto da tempo.

Mi ricordo i primi siti di commercio elettronico molti anni fa, guardo quelli di oggi e vedo che sono fatti allo stesso modo. Non è cambiato nulla. Certo, non tutto deve necessariamente cambiare, ma in un settore quale quello informatico, soprattutto se legato ad Internet, che non ci siano cambiamenti visibili è veramente strano.  Girando per questi negozi, in particolare, mi ha sempre colpito il fatto che siano fatti per tecnici o persone che quanto meno conoscano bene i criteri della navigazione.

Il punto, però, è che allargandosi la base dei navigatori, non solo il profilo non si alza, ma semmai si abbassa. Infatti, ad una prima schiera di navigatori, quelli sicuramente erano informatici et similia, si sono aggiunti e si aggiungono a decine di migliaia ogni mese persone che sempre meno sono tecnici e sempre più sono soggetti che usano Internet per necessità, non per passione. I siti di commercio elettronico, però, sono rimasti quelli di allora, quando chi comprava era un ragazzo interessato al PC ed all’hardisk e non aveva difficoltà a destreggiarsi tra elenchi, ricerche avanzate, and, or e pulsantini.

Chi compra una bottiglia di vino on-line o un foies grasse o un prodotto tipico del sud Italia è la signora di Voghera (non se la prendano gli abitanti di questa simpatica cittadina), che a malapena sa come connettersi e aprire il browser.Se così non fosse, peggio. Infatti significa che finché non arriviamo a lei, ben poche possibilità abbiamo di alzare quel 5% di cui scrivevo sopra. Già. Non possiamo pensare che gli utenti si debbano informatizzare, per acquistare sui nostri siti. Siamo noi a dover scendere al loro livello e rendergli possibile l’acquisto.

Qualcuno mi spiegò, tempo fa, di aver fatto numerosi test di usabilità del suo sito e che tutto sembrava ok. Però nessuno comprava.Alla mia domanda su chi avesse usato, rispose che aveva messo assieme una ventina di suoi colleghi ed amici. Sviluppatori! I siti di commercio elettronico sono stati progettati da tecnici per tecnici. Questo è il vero problema. Non è un caso, che proprio gli ecommerce dei settori tecnici siano quelli che vendono.

Se poi entrassi nel grande capitolo delle emozioni, della comunicazione, della psicologia, avrei da scrivere per ore. Faremo un’altra puntata.  Nel frattempo, il 12 giugno 2007 a Milano saranno presentati i risultati di una ricerca che ha osservato 50 soggetti facendogli compiere quasi 150 cicli reali di scelta ed acquisto. L’intento non era di sondare i fenomeni tecnici, ma quelli psicologici e cognitivi.

Responsabile del progetto è Mariangela Balsamo, anche lei autrice Marketing Routes e che proprio qui, subito dopo l’evento, pubblicherà in anteprima web risultati.
Se volete partecipare, leggete l’annuncio ufficiale su maisazi e scrivete per un invito (gratuito).

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Magari l’ecommerce italiano non decolla anche perché i prezzi non sono competitivi e si preferisce comprare gli stessi prodotti a prezzi più bassi sui siti di ecommerce esteri.

Comment by La casalinga di Voghera — 10 May 2007 @ 19:46

Si fa fatica a capire che il sito non deve nascere attorno al prodotto, ma al cliente, che poi (forse), acquisterà il prodotto.
Mi pare che questo richieda uno sforzo ed un’umiltà che tante persone, abbagliate dalla voglia di business facile, non possiedono. Peccato.

Comment by Marco — 10 May 2007 @ 20:31

Nella maggioranza degli E-Commerce non si sviluppa adeguatamente la ricerca dei prodotti.
Tempo fa analizzando il sito di MediaWorld ho notato che manco esisteva la possibilità di ricerca libera.
Provate a cercare una cartuccia di ricambio per la vostra stampante è qualcosa di allucinante, la maggioranza dei siti organizzano i dati per codice cartuccia (classificazione sconosciuta al 99% degli utenti) anziché per modello di prodotto.
In altri settori quali, ad esempio, l’informatica si creano schede prodotto striminzite, quattro righe in croce e si pretende di convincere all’acquisto? La gente ha sete di conoscenza, vuole anche il confronto tra prodotti, vuole che si risponda alla classica domanda: “Lei – Negoziante – cosa comprerebbe al posto mio?”.
Accanto a problemi di usabilità, insomma, vi è anche scarsa conoscenza – in molti siti, non in tutti – delle elementari regole che animano il mondo del commercio.

Paradossalmente mi sono reso conto che risultano molto più gradevoli e convincenti i siti che vendono prodotti enogastronomici, è strano visto che i beni offerti sono più difficili da collacare non essendo possibile “toccarli con mano”. Eppure è così…

Non è un problema solo italiano, vedo che all’estero, vi sono molti esempi simili, ma in misura ridotta.

In ogni caso, in tutti questi anni, non si è ancora risuciti a creare un circuito di pagamento che non sia la classica carta prepagata o paypal, di questo non mi capacito…

Comment by Enrico Ladogana — 12 May 2007 @ 15:38

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