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10 May 2007

Discografici, per vendere musica non basta il bonus track

Ho una sindrome compulsiva per due "cose": l’andare in barca a vela, passione adolescenziale che mi aiuta a smaltire le scorie della vita e che mi ha fatto risparmiare i soldi per l’analista, e l’acquisto di CD musicali. Stavolta mi concentro sulla seconda. Ho sempre l’intenzione e la consapevolezza che il mio lavoro dovrà riguardare l’ambito musicale. Fluttuo tra la volontà di lavorare nell’uffico marketing di EMI o di aprirmi una mia etichetta indipendente (e qualche soldo da parte per questo lo sto mettendo).

Sono uno dei pochi che non scarica musica da internet, ma non per fare come quei radical chic che schifano l’azione di scaricare online, ma propio perchè "malato". Secondo gli ultimi calcoli, la mia discografia conta di 456 cd (trend in crescita costante) e due scatoloni di vinile, gradito dono di mio padre (anche se ancora non lo sa ;) ).

Da un punto di vista economico, la mia fortuna è che non compro artisti moderni, o comunque in piccolissima parte; la mia passione è il rock un po’ psicadelico dell’epico periodo 1960-1978, o comunque tutti i maggiori artisti di quel periodo. La cosa mi ha salvato dal crack economico per il fatto che questi artisti si trovano al prezzo "politico" compreso tra 9.90 e 15.00€. Quindi con il costo di un CD "moderno" ne compro almeno due dei "miei".

Se entro in un negozio di musica, ne esco mediamente dopo 3 ore con almeno 3 CD in mano. Ma proprio il girare per questi negozi mi ha fatto notare che in tema di retail marketing il mondo musicale vive proprio negli anni 70. L’unica politica di "marketing" applicata alla vendita dei CD è la presenza di un "bonus track". Gli sconti vengono scelti, quando ci sono, dagli artisti volenterosi che si "muovono" in favore degli utenti. E qui non parlo solo dell’Italia, ma di una questione mondiale. Noi abbiamo sicuramente i prezzi al dettaglio più alti ma negli altri paesi non stanno meglio.

Io non scarico musica perchè considero, in maniera "malata" appunto, il CD come un libro e quindi con la stessa "dignità di esistere" del libro. Così come non fotocopio i libri che leggo per piacere, così non amo scaricare musica. Tenere in mano il CD nuovo, toglierli la plastica mentre immagino le immagioni e il lavoro dell’artista…so che non è molto lucida come cosa però ho proprio fascinazione ogni volta che "maneggio" un CD.

Però sono anche cosciente che nessun ragazzo (età 16-25 anni) ha la liquidità economica di poter acquistare un CD a 20€. Se anche ne volesse comprare due al mese, vorrebbe dire spendere 40€ e per un ragazzo non è proprio la priorità. Ecco quindi che, non essendo messi nelle condizioni di comprare per colpa di prezzi fuori mercati, scaricano musica da internet. In fondo non costa nulla e si possono trovare tutte le canzoni possibili compresi gli inediti. I discografici invece cosa offrono? Un bonus track…Non biasimo chi lo fa, lo farei anche io (se non fossi "malato").

Non si può pensare di vendere ancora musica facendo i passaggi in radio, con le interviste o con le ospitate. Queste cose aiutano ma se il prezzo di 11 tracce (il più delle volte di scarsa qualità) è di 20€ è ovvio non vendere.

Se si vuole vendere musica serve cultura dell’ascolto, che si può insegnare con iniziative mirate. Bisogna tornare ad ascoltare e non solo a sentire. Serve qualcosa che spinga me utente a dare 20€ a un artista di cui magari conosco una sola canzone. Come? Magari inserendo un biglietto omaggio per il concerto nel CD (so che i musicisti storceranno la bocca perchè ai concerti si guadagna…). Questa mi è venuta così anche perchè so che gran parte del costo dei CD è causato da imposte inattacabili. Però qualcosa, se si ragiona, lo si trova.

Se si pensa che vendere CD si basi sul fare il lancio del CD nei maggiroi negozi con l’artista che firma autografi agli adolescenti, con le gigantografie nei punti vendita o con il video passato a rotazione su Mtv allora siamo messi male e i risultati delle vendite dei CD, in continua diminuzione, lo dimostrano. La cosa bizzarra, per me, è non capire come mai alla SIAE non si prendano contromisure, ma si analizzi sempre e solo la situazione in perenne declino.

Altro fattore necrotico del mercato musicale è il considerarlo appunto un mercato e non più come arte. I discografici vogliono vendere di più e non vendere soltanto ma contenuti di qualità. Ecco quindi che si investono milioni di euro in gruppi studiati a tavolino per vendere e non si mandano più i talent scout a girare per i locali a trovare i veri talenti che suonano nei garage. E’ ovvio che se avessi un figlio e mi chiedesse i soldi per comprare Britney Spears, prima lo disconoscerei ( ;) ) e poi gli direi che "internet offre risorse immense che potrebbero soddisfare la sua curiosità…etc etc"

Sarò forse troppo sentimentale in questo caso, ma quando ieri ho comprato il CD di Meg, l’ex cantante dei 99 Posse, per la quale nutro una forte fascinazione fisico/artistica (sarà, ma per me è un delle donne più intriganti che abbia mai visto) aspettavo il momento di maneggiare quel CD assaporando l’essenza del lavoro che ha richiesto.

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Quando hai citato MTV mi sono ricordato il motivo per il quale ho smesso di guardarla: la rotazione sempre degli stessi clip, tutto il giorno. Che lampo che hai fatto balenare!

Comment by Carlo — 10 May 2007 @ 23:52

In Italia la cultura in genere costa, tanto. Basti pensare che per lo Stato italiano uno strumento musicale non è considerato un bene culturale ma un mero “elettrodomestico” e come tale caricato del 20% di IVA.
Anni fa venne annunciata l’equiparazione fiscale tra libri e strumenti musicali, in soldoni IVA al 4%…. ovviemente non è cambiato niente.

Comment by umberto — 11 May 2007 @ 08:49

Ciao Andrea, mi fa piacere che non sono il sono a lavorare in ambito web marketing sognando l’etichetta indipendente. Qual’è la tua preferita???

Io al momento sono preso da Silent Place (ita), morr music e warp records (ma non dimentico mai rough trade, thrill jockey e sub pop…..ma potrei continuare all’infinito.)

Passa sul mio blog….

ciao

P/s
hai letto “il futuro della musica”??? ottimo !!!!

Comment by Francesco — 11 May 2007 @ 09:09

Quando ero negli Stati Uniti ero abbonato al Columbia Music Club (o qualcosa di simile) dove potevo comprare 8 CD a $8, spese di spedizione incluse. Avete letto bene, $1 a CD. I CD non erano le ultimissime uscite, d’accordo, ma si poteva scegliere da un catalogo immenso. Ovvio che con un prezzo del genere scaricare da internet non mi passava neanche per la testa (anche perchè internet ancora non esisteva:)) Se le case discografiche adottassero anche da noi una politica del genere sono sicuro che non si lamenterebbero più della diminuzione delle vendite.

Comment by Giulietto — 11 May 2007 @ 12:24

SEgnalo a tutti “il futuro della musica” spiega davvero bene la crisi delle case discografiche, e lo quoto in pieno quando dice che NON E’ ASSOLUTAMENTE COLPA DI INTERNET.

Bellissimo il paragone fra la crisi di Playboy e Penthouse quando il p*rno approdò su internet. Ci fu un calo impressionante di abbonamenti per le 2 riviste, ma chi fa porno su internet non si è forse arricchito ???

Si può fare soldi con la musica, ma le case discografiche utilizzano modelli obsoleti basati su scippi (letteralmente) sui diritti degli “artisti”.

fran

Comment by Francesco — 11 May 2007 @ 12:29

Aprire il cd appena comprato, sentirne il profumo… non ha prezzo ti capisco. Poi, siamo in Italia, si cresce e capisci che su questa passione tanti si arrichiscono e in cambio non danno nulla. I concerti poi è un discorso a parte; avete visto che prezzi??? I Rolling Stones a Roma sono solo per benestanti (per fortuna li ho visti a Milano 6 anni fa). In più aggiungo (ma forse confermo quello che volevi dire) che, secondo me, la qualità musicale degli ultimi anni, sfiora il sottosuolo. Ho 35 anni. Mio padre ascoltava (e io di conseguenza) Pink Floyd, Rolling Stones, Queen (e gli “altri” degli anni 70); negli anni ottanta, insieme a tanta spazzatura, c’erano poi gruppi unici (inutile elencarne anche solo alcuni); erano anni eclettici. Ora è tutto pianificato, piatto e di qualità livellata. L’altro giorno un cliente mi consegna una foto da ritoccare per una pubblicità su una rivista. Era una sala d’ascolto. Appoggiato accanto ad un amplificatore a valvole c’era il 33 dei Marillion “Clutching at Straws”; che ricordi… Chi scarica il proprio gruppo preferito si perde tanto. Ma a questo punto credo che le case discografiche, più che di marketing, si debbano occupare di qualità del prodotto; poi fare pace con gli appassionati abbassando i prezzi. Magari ne crescono di nuovi

Comment by Raffaello — 11 May 2007 @ 15:34

Non credo nei discorsi “la musica di un tempo era meglio” troppo semplicistico. La musica non è mai stata così in salute, ci sono tantissimi gruppi e molti hanno qualità da vendere. E’ l’industria discografica che è in crisi e da la colpa della propria incapacità di adattarsi ad internet al download illegale.

Poi molti marciano anche sul fatto che ascoltare musica è cool. Molti con iPod e con la possibilità di scaricare di tutto (anche gruppi che non ascolteranno mai) si riscoprono improvvisamente amanti della musica, ma per piacere…..

Io nono solo rimpiango lo scartare il ciddì, ma anche il vinile. Io quando compro un disco nuovo, mi leggo a fondo il libretto e spesso me lo porto pure al cesso:

guardare foto e artwork, leggere luoghi di registrazione, musicisti, ringraziamenti….etc etc

sono sensazioni che chi scarica e basta nn proverà mai.

Comment by Francesco — 11 May 2007 @ 15:40

Appunto! Sensazioni che non hanno prezzo. Ma tu li spenderesti 20 euro per Britney Spears??? Poi che in giro ci sono gruppi interessanti sono d’accordo con te; ma vale lo stesso discorso: 20 euro per un loro cd? Parlo di un acquisto di massa non del “malato” di Andrea (pardon, ma lo hai detto tu…) che sicuro ce li spenderebbe? In giro non ci sono Pink Floyd o Queen o Led Zeppelin. I gruppi che fanno parlare sono la versione pop degli U2 (sempre molto apprezzati, per carità) e dei Red Hot. Ma di nuovo che valga 20 euro, dimmi tu cosa posso trovare (però nuovo)? L’altro giorno volevo comprare due cd, sono entrato in un negozio e ne sono uscito con Supernatural di Santana, Stripped dei Rolling Stones e Canzoni dello Zecchino (per mio figlio di 3 mesi, ma questa è un’altra storia…). Cd per altro ricomprati perché li ha sempre in macchina mia moglie. Sul panorama mondiale al momento vedo poco o nulla. Tu cosa ne pensi?

Comment by Raffaello — 11 May 2007 @ 15:58

Purtroppo la musica è cambiata, oggi la qualità si trova a livelli di indipendenti (indie), anche andrea parla di etichetta indipendente.

Se guardiamo al mainstream gruppi come quelli che citi più non esitono e, come caso mediatico, non esistono nemmeno a livello di indipendenza. Una volta era possibile coniugare qualità e vendite. Oggi c’è genete brava magari come i gruppi da te citati, ma che non venderà mai tanto e per questo non raggiungeranno mai quegli status.

Ti assicuro che c’è tantissima qualità.

Comment by Francesco — 11 May 2007 @ 16:02

Certo io ho citato dei mostri sacri, ma più che altro per sottolineare epoche musicali; tra vent’anni per ricordare questi anni chi citeranno, mi chiedo. Di sicuro c’è che le case discografiche dovrebbero fare qualcosa. Per il momento mi sono incuriosito con “il futuro della musica”, esco a comprarlo.

Comment by Raffaello — 11 May 2007 @ 16:11

ahahahaha, grande, davvero, te lo consiglio anche dal punto di vista del marketing è interessante, passa a farmi sapere che ne pensi dopo…. sono curiosissimo.

tra 20 anni probabilmente ricorderemo (aimè) muse, coldplay, travis, palcebo, oasis tutta gente che fra 20 anni, un certo revisionismo storico-musicale, avrà reso grandi.

Dai retta a me, oggi questi gruppetti che ho citato ci paiono poca cosa (e per fortuna), ma 30 anni fa se chiedevi a qualche pensatore indipendente un parere su Floyd, Queen e Zeppelin, non ti avrebbe certo parlato bene. Erano mainstream quella volta e il tempo e le vendite li hanno portati in alto.

“Il tempo crea eroi” e “nessuo è profeta in patria”.

Comment by Francesco — 11 May 2007 @ 16:24

Ciao a tutti! Anche io lavoro in una major nell’area marketing ma vorrei tanto avere un’etichetta indipendente…magari tutti insieme ce la possiamo fare no?! :)
Nonostante la mia giovane età sto cercando di approfondire il più possibile le mie conoscenze sulla discografia, su quale possa essere il suo futuro e come indurre la gente all’ascolto prima che all’acquisto.
A presto.

Comment by Ele — 5 June 2007 @ 15:11

passi tanto tempo nei negozi per scegliere un cd e poi ti prendi dei dischi vergognosi come quello di Meg?
come è vero il detto che la classe non è acqua e che la cultura va ben al di là dall’aver sfogliato qualche libro (nel tuo caso le riviste musicali gestite da critici musicali pagati)

Comment by Sander — 11 July 2007 @ 00:14

Il Cd di Meg è solo packaging (truffaldino) e se non ci fose Mtv col cavolo che venderebbe le 7.000 copie che vende. Ha una voce orrida,un fisico orripilante (e la faccia pure) e ricordiamoci che è tutto (voce e aspetto) ampiamente modificato al Computer. Quello che possiede è una forte capacità di ubriacare la gente con le parole (pur essendo ignorante come una capra). Ma la sua forza è Mtv che la sponsorizza ad ufo.

Comment by Gabriele — 22 July 2008 @ 18:33

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