8 May 2007
Professionalità di un Seo
Leggendo il post di Fradefra, ma anche sulla scia del recente Seo Contest globalwarming awareness2007, non posso non citare quello che ieri scriveva Shari Thurow su clickz.com.
L’autrice comincia il post sorprendendosi del fatto che le aziende che vincono i contest usino tecnologie oltre che scorrette, decisamente obsolete:
"I’m always amazed which SEO/SEM firms win contests or receive the highest ratings. I often get clients from these so-called best SEO firms, and I’m appalled at their best practice methodologies. Doorway pages, hidden links, cloaking…you name it, and I’ve probably seen it."
Alla domanda del perché molti clienti si rivolgano a queste aziende, la risposta è tanto semplice quanto disarmante: molti clienti non ne capiscono nulla di tecniche e strumenti seo (e dopo il post di Fradefra aggiungerei anche molte aziende!). Molti clienti insomma si fidano del premio, del riconoscimento, per stabilire che quell’azienda seo è valida. E vi si affidano senza indugi.
Poi l’articolo prosegue con alcune ottime considerazioni sui veri obiettivi di un seo.
Un seo professionale è colui che posiziona un sito al numero uno per alcune keyword competitive oppure chi riesce a posizionare bene un sito per keyword che portino ottime conversioni?
Raggiungere la prima posizione nelle serp per keyword competitive non significa soddisfare tutta una serie di comportamenti di ricerca dell’utente (consiglio la lettura anche del post sui diversi tipi di search behaviors: berrypicking, querying, refining, expanding, surfing, pogo-sticking, scannino, eye-tracking..), che si traducono in un buon ROI.
A volte concentrarsi su keyword più di nicchia può portare maggiori risultati.
Una pagina può essere al numero uno e non convertire, un’altra può essere in 20esima posizione e portare tante conversioni. L’obiettivo del seo non è (solo) il rank.
Il problema è che spesso l’attenzione è più concentrata su come raggiungere in tempi brevi buone posizioni, rispetto alle conversioni. Senza contare che a volte chi raggiunge la prima posizione può averlo fatto con tecniche spam o con altre manovre che poco hanno a che fare con l’abilità professionale seo (comprando link, pagando persone, facendo appelli..).
Secondo l’autrice finché i seo continueranno a focalizzarsi sulla bravura nell’essere primi per le keyword competitive (supportati da contest e gare), nemmeno i clienti riusciranno a sviluppare altri sistemi di valutazione. Da una parte ci saranno aziende sopravvalutate, dall’altra talenti non presi in considerazione perchè non hanno mai partecipato a un seo contest.
Il post si conclude con una domanda apparentemente banale, ma alla quale non è facile rispondere: se tu (cliente) dovessi affidare a un seo (azienda o singolo) il tuo sito, a chi lo daresti?


























Grazie per la citazione, Elena.
Il problema è veramente sentito e la cosa peggiore è che spesso proprio dai SEO mi sento fare la domanda “ascolta, ma meglio questa chiave o quest’altra?” come se si potesse scegliere una chiave sulla quale lavorare solo sulla base del fatto che ci piaccia o meno!
Non parliamo poi di quando mi sento dire “Hai visto come è posizionato male quel sito?”
Mi viene da chiedermi come si possa giudicare dall’esterno il posizionamento di un sito, in 10 minuti, senza conoscerne gli obiettivi, solo partendo dal presupposto che si dovrebbe trovare per una chiave (secondo noi) per la quale non si trova.
Tutto, insomma, è basato sulle chiavi, vedendo la cosa solo in termini numeri di rank.
Poi ci stupiamo che non ci sia la sensibilità giusta sulla visibilità on-line e sui motori di ricerca in particolare, quando siamo noi stessi (un “noi” diplomatico) ad avere le idee un po’ confuse e deviate.
Dico sempre che ad un sito serve solo un visitatore. Quello che compra.
Comment by fradefra — 8 May 2007 @ 15:42