1 May 2007
Voglio un Primo Maggio senza marketing
Verso il concerto del Primo Maggio a Roma nutro una forte empatia. Ci siamo "incontrati" quando frequentavo la seconda liceo e da quel momento, per diversi anni, non ci siamo mollati vantando una presenza fissa fino almeno ai 24 anni per poi farsi più rada negli ultimi tempi.
Il Primo Maggio è uno di quei luoghi dove si socializza, ci si diverte con poco e si ascoltano gruppi emergenti che magari non hanno nomi altisonanti ma che a volte regalano interessanti slanci musicali. Quindi per me, il concertone di Piazza San Giovanni è meritevole di essere vissuto da parte di qualsiasi adolescente.
Storicamente organizzato dai sindacati, il concerto è la punta dell’iceberg di una giornata focalizzata sulle problematiche del lavoro, in onore di chi, lavorando, ha perso la vita e dove l’opinione pubblica dovrebbe, di concerto con la classe dirigente, capire le necessarie evoluzioni del mondo lavorativo. Ora non voglio parlare di problemi che neanche conosco appieno e in un luogo, come questo blog, neanche predisposto per questo. Voglio parlare di diversi aspetti legati proprio al concerto del Primo Maggio che ultimamente cominciano a stridere con la manifestazione o almeno con la sua natura.
Accendere la TV e vedere i segretari dei tre maggiori sindacati parlare di "necessità di lavoro per i giovani", "obbligo delle aziende ad eliminare il lavoro nero", "i giovani sono il futuro", "puntare sui giovani" suona di prosopopea e mi fa capire quanto i sindacati siano andati verso la politica (della quale usano oramai il linguaggio) e si siano allontanati dalla base dei lavoratori. La cosa più stridente è stato constatare che queste interviste siano state rilasciate di fronte al tabellone con gli sponsor, come avviene per i calciatori a fine partita.
Vedere, oramai da diversi anni, le panoramiche in TV su Piazza San Giovanni che mostrano ai due lati del palco i loghi degli sponsor mi fa capire che forse in quella piazza non si festeggia più un giorno dedicato al lavoratore, ma si festeggiano i brand, tenuti si in piedi da lavoratori, ma dei quali forse non hanno l’anima.
E’ ovvio che "senza sponsor la manifestazione non si farebbe" etc etc, ma proprio al Primo Maggio, no, non lo sopporto.
Scriviamo spesso che siamo nell’epoca in cui veniamo continuamente bombardati dai brand, ora anche in un giorno in cui le multinazionali dovrebbero "farsi da parte" e lasciare il palco al suo lavoratore, non ci stanno e vogliono la prima scena? Perchè se in una piazza si da visibilità ad un brand, questo lo fa per "vendere" immagino (e non mi dite che è solo una strategia di branding, perchè se il branding fa parte del marketing allora fa rima con vendere).
Se i grandi nomi della musica italiana (al Primo Maggio posso assicurare che ci si va per sentire i "piccoli" o i "medi" nomi, dei "grandi" non importa molto) per cantare in piazza vogliono cashet faraonici, non vengano così possiamo fare a meno degli sponsor. Purtroppo però una piazza piena di giovani tra i 18 e 25 anni fa troppo gola alle multinazionali.
Invece di ascoltarli i giovani (sto entrando nella fase populista) è meglio vendergli qualcosa; ecco quindi che i politici si sbrigano a fare provvedimenti per incentivare (sotto pressione delle lobby dell’automobile) la vendita delle auto per i più giovani invece che pensare a qualche politica di sgravio per permettergli di acquistare casa grazie a degli incentivi. Così abbiamo creato dei ventenni che hanno come aspirazione l’auto da 30.000 euro invece che la casa indipendente dai propri genitori.
Ma sto andanto off topic.
Per fortuna che domani è già il 2 e si torna al lavoro…


























No comment. la festa del precariato anzi peggio del futuro precariato! vogliamo mettere anche la festa dell’unità nel calderone? oramai è diventata un franchising!
Comment by Ciccioformaggio — 2 May 2007 @ 02:49