19 April 2007
Controllo qualità - Principi base
Come talvolta accade quando si cerca un certo tipo di informazioni, sono finito su una delle tante landing page di Google. Questa in particolare spiega (o meglio ordina), nella sua seconda parte, quali sono gli standard di qualità che Google ha pensato per il web e che i webmaster sono tenuti a seguire, pena il ban temporaneo o permanente dal suo indice.
Non voglio in questa sede analizzare come si sia giunti ad una situazione di prepotente strapotere, o di quanto concetti come democrazia del web siano puramente filosofici e stanno sempre in bocca a chi il potere ce l’ha e di come questi, raramente, siano sovvertibili da chi, invece, il web lo fa.
Ma un po’ di luce su alcune false verità (almeno dal mio punto di vista di insider) la vorrei portare, sperando di riuscirci in poche e sintetiche righe.
Veniamo agli elementari standard qualitativi che ogni buon sito che si rispetti dovrebbe seguire:
1) Costruisci le pagine per gli utenti, non per i motori di ricerca. Sarei la persona più felice del mondo se questo corrispondesse a verità, ma ciò non è vero. Le pagine, la loro architettura e tanti altri elementi, tra cui ovviamente i contenuti, purtroppo vanno realizzati pensando in primis ai motori di ricerca e, in secundis agli utenti. Il motivo è piuttosto semplice: un motore di ricerca determina il ranking di un sito in base ad alcuni parametri algoritmici. In breve, un motore di ricerca determina il posizionamento di un sito in base ad un elevato numero di parametri, stabiliti a monte della sua progettazione ed ovviamente passibili di modifiche e tuning vari nel tempo.
A questo aggiungiamo un altro fattore non da poco. Se davvero i siti internet venissero costruiti pensando solo agli utenti, ed ignorando gli algoritmi in forze presso i principali motori, vorrebbe dire che utilizzeremmo un linguaggio c.d naturale, semantico, pregno di significati, di espressioni che, al di là del loro essere lessico, hanno un senso. Il problema nasce qui. Un motore semantico (che ad oggi non esiste) sarebbe in grado di dare valore ad un’idea, ad un concetto, né più né meno di quello che fanno gli esseri umani, in grado oltre che di leggere, anche di capire.
La situazione reale, che viviamo quotidianamente, e per la quale diversi utenti peraltro si frustrano a dover incrociare, sta nel fatto che i motori di ricerca non capiscono. Il ranking è determinato da tanti fattori, tra i quali non rientra però la qualità. Chi per lavoro si occupa di posizionamento sa esattamente di cosa parlo, e per assurdo, se esistesse la qualità e questa fosse davvero premiata, non esisterebbero i SEO ( lasciamo stare ora le assurde ipotesi di chi ritiene che la SEO sia attività destinata a morire).
2) Evita di utilizzare tecniche in grado di migliorare il posizionamento. Come sopra, se davvero un motore fosse in grado di valutare la qualità, non ce ne sarebbe bisogno. Senza finire in un paradosso, direi che il web è mostrato da Google secondo l’ordine deciso dai SEO. Buoni risultati, cattivi risultati? Entrambe le ipotesi sono vere, semplicemente dipende dalla serp in cui finite. Tra l’altro il suggerimento di Google di non utilizzare ‘trucchi’ per influenzare il posizionamento, cozza un po’ con un altro che proviene sempre dalla stessa fonte: Have other relevant sites link to yours.
Delle due l’una, non trovate? E ovviamente scelgo di farmi linkare piuttosto che no, mi pare ovvio. Viaggiando nel teorico poi, il fare in modo che scrivendo buoni contenuti altri ‘spontaneamente’ mi linkino (cosa che può accadere solo da un certo momento in poi nella vita di un sito) e che da ciò derivi un buon posizionamento rispetto a certe query, presuppone che vi sia conoscenza e padronanza di alcuni concetti come espansione della query, quali sono link utili e quali no, quali siti siano di qualità (secondo i motori o secondo gli utenti?) e molti altri che non sto qui a elencare; concetti dei quali, comunque, il medio webmaster di turno non è a conoscenza.
3) Non prendere parte a schemi che attraverso il ricorso ai link abbiano come unico scopo quello di influenzare il pagerank o il posizionamento. Evita di linkare spammer o di linkare un ‘cattivo vicinato’. Mmm. Sono teoricamente d’accordo, solo che così facendo segheremmo le gambe a circa ¾ del Web. Inoltre tale regola presuppone che si abbia un totale controllo sul proprio sito ed anche su quello altrui, cosa che ovviamente non è possibile.
La seconda parte del precetto è giusta nella teoria, ma di difficile attuazione nella pratica, in quanto il webmaster o amministratore di sito, prima di mettere un link verso qualcuno si dovrebbe andare a studiare l’activity lunga anni di un qualunque sito, cosa affatto semplice da fare, anche per profili più evoluti e preparati da un punto di vista tecnico.
4) Non utilizzare programmi per eseguire in automatico il submit di una pagina, per controllare il vostro ranking nei motori di ricerca o simili. Su questo concordo, evitate. Le query automatiche non piacciono molto a Google.
Concludo poi dicendo che se fossi un utente dalle medie conoscenze, e mi trovassi di fronte a quella pagina di linee guida, un certo livello di confusione mi assalirebbe, proprio perchè alcuni dei punti presenti, oltre a quelli illustrati in questo post, sono in palese contraddizione tra di loro. Se avete qualche dubbio o perplessità, chiedete pure.


























Caro Jacopo,
Il ciclo di Deming o PDCA [Plan, Do, Check, Act] al quale l’immagine ed i contenuti del tuo articolo si rifanno sono uno strumento che concettualmente può essere applicato a qualsiasi processo organizzativo.
Datato ma utile ancor oggi.
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro
Comment by Pier Luca Santoro — 20 April 2007 @ 07:10