16 April 2007
I blogger? Vacche da mungere
In questo periodo è tornato alla ribalta il tema relativo al codice etico dei blogger. Alcune voci dalla rete le ha raccolte Luca De Biase. Probabilmente quando si crea una casta, una nuova categoria, classe, si sente anche l’esigenza di incasellare poteri e responsabilità. Onori ed oneri. Lo scorso Dicembre la BBC toccò la questione del codice di condotta per blogger. Nulla di nuovo, ora O’Reilly rilancia.
Dal canto mio non mi pongo il problema, se non quello di essere online come sono nella vita reale. E altrettanto, non mi sento parte di nessuna categoria. Semplicemente scrivo di cose che mi interessano, appassionano, infervorano. Per piacere, nulla più. Non sento il peso di una responsabilità che deve pendere sulla mia testa.
Comunque la questione quando rinasce, viene sempre impostata in un’ottica quasi piramidale, dove al top c’è il blogger di turno. La base di questa piramide sono i lettori. E quindi tutte le solite questioni al seguito: la necessità che il blogger sia corretto verso la propria cerchia di ‘fedeli’. Il che va anche bene per quanto banale tale considerazione sia. Però raramente si prova a invertire il punto di vista.
Difficilmente si prova a valutare la condizione esposta del blogger, come fosse accessoria o secondaria rispetto alla massa. Perchè se la piramide la rovesciamo, l’effetto che ne abbiamo è numericamente a sfavore del blogger. Una potenziale moltitudine vs il singolo. Titti Zingone ha un sondaggio aperto (non so quanti abbiano votato fino ad oggi) sul suo blog. La domanda posta è semplicissima: I blogger sono vacche da mungere?
Dopo che avrete votato, noterete che, alla faccia della sincerità, il trend appare tutt’altro che positivo. E la cosa un po’ mi preoccupa, perchè di tentativi di approfittarsene della figura del blogger ne ho vissuti (e scansati) tanti. Solo che di questo rovescio della medaglia se ne parla poco, credo.


























Ci sono però anche alcuni blogger che ben si prestano a farsi usare, anzi, probabilmente cercano di farsi usare. Ne conosco un certo numero tra i giornalisti, o pseudotali, del settore del vino: il blog come strumento di delazione/condanna/j’accuse per guadagnare l’attenzione di aziende che altrimenti non se gli presterebbero attenzione. Insomma, non sempre i blogger sono farina da fare ostie, diciamo che alcuni di loro si sono accorti che il fenomeno blog eccita le fantasie di alcuni comunicatori e turba le notti di altri. E allora perché non cercare di inserirsi tra gli uni e gli altri?
Comment by Carlo Odello — 16 April 2007 @ 22:11