30 March 2007
Metti un po’ di spam nel marketing mix
Alcuni ricercatori di Microsoft, Yi-Min Wang e Ming Ma della divisione ricerche in collaborazione con Hao Chen e Yuan Niu, studiosi di informatica presso l’Università di California, hanno recentemente condotto e pubblicato uno studio sullo spam nel web (PDF). Si è analizzato, in particolare, il fenomeno delle cosiddette “junk Web pages”, quelle pagine prive di qualsiasi contenuto informativo e create al solo scopo di indurre gli utenti a cliccare sugli ads in esse contenuti.
È un fenomeno mondiale, purtroppo molto noto anche dalle nostre parti. Per quanto concerne gli Stati Uniti, lo studio afferma che la creazione e la pubblicazione di questa tipologia di pagine viene realizzata da un ristretto gruppo di operatori anche grazie al tacito consenso della maggioranza degli advertiser.
Il meccanismo alla base degli spam engine è sempre lo stesso: vengono create decine di migliaia di doorpage (a volte con le tecniche più sordide possibili) contenenti un elevatissimo numero di ads, queste vengono intercettate dai motori di ricerca e quindi proposte agli utenti.
Ovviamente esiste sempre il rischio che uno o più motori di ricerca attivino delle politiche restrittive quali penalizzazioni e ban, ma, considerato il numero elevatissimo di pagine e di domini interessati, è assai difficile che si possa arrestare il flusso di spam che sta, purtroppo, alla base di molte serp.
I ricercatori hanno, inoltre, dimostrato che per le chiavi “droghe” e “suonerie” più del 30% dei risultati nei motori di ricerca erano costituiti da pagine spam.
Inoltre, nella loro indagine (circa mille chiavi di ricerca) è emerso che la percentuale di pagine contenenti solamente ads è pari all’11%.
Dall’analisi dei dati, come anticipato, è emerso che il fenomeno dello spam è attribuibile anche allo scarso controllo e, soprattutto, alla compiacenza degli stessi advertiser.
Intervistato su questo argomento, David L. Sifry, direttore di Technorati, conferma mestamente che, tra le altre cose, sono sufficienti pochi individui per creare sconvolgimenti al web di portata mondiale. I ricercatori dello studio avvalorano questa tesi: sono, infatti, riusciti a dimostrare che, negli States, la maggioranza delle pagine spam vengono generate da siti web ospitati presso due sole aziende di hosting. Inoltre circa il 68% degli ads è pubblicato da tre advertiser syndicator.
Lo studio afferma, inoltre, che il fenomeno interessa sempre di più il mondo della blogsfera e che Google, con il suo Blogger, ha il triste primato di rappresentare la piattaforma più utilizzata dagli spammers. L’azienda di Mountain View non ha voluto commentare a tal proposito.
Philip Rosenthal, presidente di una della due sopraccitate compagnie di hosting, ISPrime, ha affermato di aver individuato che tutta l’attività di spamming relativa alla sua compagnia veniva effettuata da un unico cliente. Ogni rapporto con questo personaggio, mai identificato, è stato quindi reciso alla pubblicazione dello studio.
Nonostante i proclami entusiastici di molti tra i responsabili dei motori di ricerca, tutto il mondo del web è molto pessimista riguardo la possibilità di eliminare il fenomeno dello spam.


























Un solo appunto: credo che “drugs” debba essere tradotto con “farmaci” e non con “droghe”
Comment by Petro — 2 April 2007 @ 09:25