18 March 2007
WEB 2.0: dichiarazione d’incompetenza
A spiegare il titolo ci arrivo a breve. Più volte abbiamo parlato di questo famigerato Web 2.0 (che a me ha anche un po’ rotto le p*lle), e di come questa parola riempia troppo spesso la bocca di molti. E allora capiamoci. Ci siamo riproposti di nominarlo in qualche altro modo, ciò nonostante vedo (e soprattutto sento) cose agghiaccianti.
Non ultima ieri, quando in una piacevole chiaccherata telefonica con un collega, questo mi riferisce che una certa azienda italiana, che si occupa di software, in merito all’utilità del mod rewrite ha commentato qualcosa del tipo: “Tanto non serve utilizzare il mod rewrite, perché comunque l’anno prossimo arriva il Web 2.0”. E allora mi domando (o forse mi rispondo) che questa nostra Italietta online è davvero questo. Piccola, a tratti insignificante ed invisibile, ma piena di sé, delle mode che si vogliono lanciare senza aver chiari certi meccanismi. Della solita mancanza di visione d’insieme, del fatto che tutto online è collegato. Ma vaglielo a spiegare a chi non lo sa.
Torno sul web 2.0 comunque. Non è una release di un software, questo mi pare l’abbiamo capito. Ciò nonostante viene visto e trattato come l’avanguardista di turno. Il salvavita per il web. Il nuovo trend succhia soldi. Secondo alcuni, web 2.0 significa mettere l’utente e l’interazione con questo in primo piano. Mmmm, accolgo con timore il concetto che ne trapela, ma è molto molto pericoloso. Perché se fosse davvero così, significa che per 10 anni, in questo paese (parlo di noi perché la situazione estera in questo momento non rileva) ci siamo presi in giro e stiamo mascherando la nostra ammissione di colpa (uso il plurale per vezzo, non certo perchè mi senta parte di quell’incompetenza). Le aziende che lo hanno fatto il web, hanno venduto progetti fallimentari e falliti, zoppi, destinati ad essere claudicanti per tutta la loro esistenza.
Pensiamo a Italia.it ad esempio, giusto per citare l’ultimo dei tanti. Io non ho nulla contro i portali, sia chiaro. Chi pensa che il portale sia concezione vecchia, parzialmente dice una str*nzata. Il perché è piuttosto evidente. Ciò non toglie che al web serva anche molto di più, specie al nostro. Senza ledere la dignità o il diritto d’espressione di nessuno, potremmo forse fare a meno di qualche milionata di blog che nessuno legge o leggerà mai e che nulla aggiungono al comune sapere. Non solo informazione portalizzata, ma servizi agli utenti, velocità, rimozione (rapida e reale) del famoso digital divide, educazione informatica di basso e medio livello (per cominciare andrebbe benissimo) per quelle fasce d’età che ancora si domandano cosa sia un computer e a che serva. Che quando gli dici lavoro su internet pensano che tu ripari i pc. Spiegazione in soldoni di cosa è un motore di ricerca, come si usa, a cosa servono e perché esistono gli operatori di ricerca. E tantissime altre cose.
Ma il web 2.0 secondo me per come viene vissuto e soprattutto venduto dalle nostre parti è una bella presa per il c*lo. Il salvagente di budget milionari buttati, la scusa per giustificare le proprie mancanze professionali, gestionali, di sviluppo inesistente. Un’occasione di business.per alcuni, una inutile contingenza per altri.
Perché se davvero agli utenti non c’ha pensato mai nessuno per 10 anni, ce li siamo scordati come fossero accessoriamente ‘parametri’ delle nostre pagine web, beh il rischio che il nostro paese diventi la newco europea è estremamente alto. E che non ascoltare gli utenti sappia tanto di ‘bolla’, qualcuno lo ha capito. Ma non tutti.
Il post di Enrico sul fare soldi su Internet fotografa letteralmente una situazione tipica del Made in Italy online. Siamo questo. E’ grave senza dubbio che non riusciamo a stare al passo degli altri, e suona ironico il fatto che su internet tutti si sentano esperti di questo o quello. Mettere la testa nella sabbia non ci farà mai sviluppare. Ma certo che ci basterà coniare una nuova parola, tra qualche anno, per saperci reinventare. Per l’ennesima volta. Tanto per stare su internet basta pagare una bolletta.
Altri articoli sul Web 2.0:


























Condivido in pieno l’analisi, severa e graffiante, di un’Italia sciocca ed immatura che trasporta i suoi antichi vizi anche sul Web. Ciò che tu dici essere “Italietta” sul web non è altro che l’Italietta di tutti i giorni che troviamo in tutti i settori…
Niente di nuovo insomma, solo un’altra occasione per ribadire che per cambiare davvero occorre un radicale cambiamento culturale: il problema non è solo settoriale.
Comment by Francesco — 18 March 2007 @ 12:50