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B[log] of the week: Luca de Biase »

11 March 2007

Ma quale informazione?

Dico subito che il titolo originale del post doveva essere "Ma quale ca**o di informazione?".

Dopo una mattinata passata a fare quello che più mi piace (parlo di un hobby senza nessuna implicazione sessuale ;) ) torno a casa in previsione del più classico dei pomeriggi domenicali da "italiano medio": pranzo leggero, partita di calcio in tv e pomeriggio a leggere in veranda assaporando il primo vento primaverile.

A distruggere questo quadretto idilliaco ci ha pensato la TV che come al solito rigurgita per il 99% argomenti privi di senso e intrattenimento becero. Il problema è che ciò che ha scatenato la mia ira è stato un TG, quella mezz’ora di aggiornamenti (potenzialmente) interessanti che dovrebbero servire ad informare il popolo. Le ultime enclavi di formazione via etere, ridotte invece ad intermezzi veloci tra un pianto, un grido, il coito (non interruptus) di qualche starlette e i problemi esistenziali della massaia cantonese.

Mi devo sentire dal TG di una rete commerciale un servizio a firma di una giornalista che cura notoriamente la cronaca estera, quindi di buona caratura, parlarmi dell’ultima puntata di Ne(A)mici??? Ma chi ca**o le fa le riunioni di redazione? Chi decide di mandare, all’interno della mezz’ora di informazione, un servizio di 3 minuti sulla sfida di 5 adolescenti idolatrati da un manipolo di ragazzini? (nella versione "originale" del post avevo usato un’altra frase, ma per evitare polemiche con qualche lobotizzato che si sarebbe sentito tirato in causa l’ho eliminata, sappiate comunque che il programma in questione e il suo pubblico non raccolgono le mie simpatie). Il dramma però non era ancora finito; infatti alla fine del servizio mi devo sentir dire che, vista l’estrema importanza della sfida, la puntata odierna di "Terra" non andrà in onda per lasciare appunto spazio alla "sfidona".

Ma che ca**o succede in Italia? Uno dei pochi programmi che provano ancora a fare giornalismo d’inchiesta (ed infatti li mandano sempre in onda di notte), che provano a dire qualcosa di più sensato rispetto alla modalità più indicata di depilazione dei peli pubici che qualche concorrente del Grande Fratello ha mostrato la sera prima, viene rimandato per sapere chi vince la "sfida" tra 5 wanna be a star but I’m not??? I giornalisti TV hanno perso di vista il concetto di informazione a dispetto del concetto di sensazione. Buttate via quei me**osi dati auditel e tornate a dare notizie senza basarvi su cosa l’utente medio televisivo guarda.

A differenza dell’online, dove lo studio dei dati e delle statistiche è preminente a qualsiasi attività, per l’off-line si dovrebbe seguire il procedimento opposto. Basta fare informazione/sensazione (5%/95%) perchè si rischia di far diventare le notizie un gossip continuo. Questo modo di fare "informazione" ha ridotto il nostro paese ad un’ameba dove le persone vogliono e guardano programma strillati, ricchi di pianto, di vite private e senza contenuti. E’ colpa vostra, personale televisivo, se l’Italia è questo. Avete la possibiltà di gestire il mezzo di comunicazione più potente della storia e lo avete fatto, ma nel modo peggiore. Sentire TG, diretti da uomini con la voce bianca, che hanno una scaletta standard formata più o meno in questo modo: prima notizia=cronaca nera ma che sia sensazionalista, seconda notizia=politica ad effetto (leggi che faccia polemica), terza notizia=storie di cani, gatti e di qualche altro animale domestico, quarta notizia=qualche velina o consimile. Ma questa è informazione? No, this is crap!

A fare i direttori di testata servirebbero persone che hanno almeno 20 anni di esperienza da inviato o sul campo, in grado di capire cosa è veramente importante. Basta con i clientelismi e le poltrone affidate a ragazzini dalle belle speranze. L’informazione è un ambito dove l’esperienza è fondamentale per acquisire quel fiuto e quella tendenza a scovare, sentire e percepire la notizia. Non è il marketing dove uno sbarbatello dalle grandi idee fa carriera in pochi anni; nel marketing è giusto (e ben voluto) che sia così. "se hai 20 anni ma grazie alle tue pensate mi fai vendere, ti faccio diventare direttore"; il marketing deve essere così, l’informazione no. Ma proprio no.

 Gestire l’informazione in Tv non è un gioco da ragazzini dotati (che vadano a farsi le ossa nel marketing "magmatico" seguendo le orme di qualche neo ottico ex cocainomane). La Tv è, ad oggi, il più potente mezzo di informazione e di controllo dell’opinione pubblica e non ha bisogno di un organismo di controllo, ma solo di persone capaci. Di persone che sappiano far distinguere l’intrattenimento dall’informazione. Ora va di moda invece il famoso infotainment, neologismo inventato da qualche marketer che forse era meglio restasse nel marketing invece che reinventarsi in comunicazione. Questo è il vero problema: che vengono applicati i concetti di marketing all’informazione, dimenticando che il marketing serve a far vendere , ma l’informazione non si deve vendere con un bel packaging ma deve essere diffusa così com’è, punto.

 Abbiamo bisogno di persone brave e non solo di brave persone, ca*zo.

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Sono d’accordo con il contenuto del messaggio, ma mi permetto di osservare che leggendo questo post sembri l’Amici di Internet:
il tuo pezzo contiene vari riferimenti sessuali, usi parolacce senza necessità, la struttura del tuo scritto non è completamente corretta.

In altre parole preferisci prenderti qualche “licenza poetica” e puntare a comunicare una sensazione più che un’informazione.
Inutile dire che ciò è un tantino incoerente se lo fai criticando questa tendenza.

Sono d’accordo con quanto dici e comprendo il fastidio ingenerato da una cattiva informazione, ma se quando sei mal disposto verso qualcuno invece di analizzare razionalmente attacchi in maniera emozionale l’oggetto della tua sensazione, ti comporti come loro, cambia solo l’argomento di quello che parli, ma il problema è il metodo. Il problema è (quasi) sempre il metodo, che deve essere coerente con le idee espresse, altrimenti le proprie convinzioni perdono di incisività.

Comment by thumbria — 11 March 2007 @ 17:54

Il concetto di infotainment cosa relativamente nuova nella comunicazione fa perno sul fatto di riuscire ad informare attraverso un approccio che può essere definito “giocoso”.
La cosa porta un po’ di scompiglio e un po’ di novità, svecchiando di fatto un mondo classico dei come quello dei tg stile anni 60 (si veda il caso di Raiuno); non credo sia un male ovviamente se per alcune tipi di notizie, ripeto parlo di notizie e che quindi hanno un’importanza a livello nazionale, si utilizzi una nuova formula.
Tuttavia le distorsioni sono generalizzate: un esempio è Studio Aperto di Italia Uno il 50% dell’informazione è costituito da puro gossip, altro caso è Rete 4 con le scandalose previsioni del tempo delle meteorine.
Suggerirei a questo punto che i telegiornali hanno perso il loro ruolo vero e il mercato dell’informazione ha creato nuovi spazi dando voci a format più dinamici e piacevoli come Le Iene, e Striscia la Notizia.
Certo è che se il tg5 ritiene utile dare una notizia del genere significa la televisione sta perdendo sempre più la sua funzione di contenitore di comunucazione per passare alla profetica previsione riassunta in questa massima universale di McLuhan: Il medium è il messaggio.

Comment by Luke Mcfly — 11 March 2007 @ 18:10

@thumbria: hai ragione, ho puntato a trasmettere una sensazione più che una informazione. E’ proprio quello che volevo fare; ed è il motivo che mi ha spinto ad usare un linguaggio volutamente colorito.

Non credo di essere stato incoerente con quanto ho criticato perchè io me la posso permettere di emozionare invece di informare, sono un “lavoratore della comunicazione” e non un giornalista. Qui sta il problema, vedi. I giornali e le TV devono tornare a dare notizie senza essere caricate emozionalmente.

Questo è un blog non una testata giornalistica quindi non devo rispettare le policy della testata o dell’editore; devo solo dire quello che penso sperando che il lettore gradisca. Se ho utilizzato un linguaggio più “forte” del solito era voluto per far capire in modo stridente la pessima situazione informativa televisiva e tu l’hai capito, anche se l’hai fatto in modo troppo razionale! ;)

That’s all folks!

Comment by Andrea Signori — 11 March 2007 @ 18:27

Mi ero accorto di stare scrivendo un commento su di un blog e non una missiva ad una redazione giornalista, da cui la consapevolezza di trovarmi di fronte non (solo) ad informazione, ma anche a comunicazione.

La mia critica era più sottile; da cosa nasce la distinzione tra ciò che è lecito per lei comunicatore, ma non per il giornalista ? Non tanto da diversità di profili morali, quanto da motivazioni di efficacia di trasmissione del messaggio (un messaggio informativo, ovvero privo di componenti emozionali è meglio comunicato da uno stile “asettico”, mentre un messaggio che contiene elementi “empatici” è più proficuamente trasmesso da una cornice di natura simile).

Se il Web 1.0, informativo, è stato surclassato sotto qualsiasi profilo, dal Web 2.0, comunicativo, si può criticare la televisione che tenta di replicarne le formule ? In altre parole, si può criticare il Grande Fratello usando/elogiando Twitter ? O criticare l’eccessivo spazio a sensazioni in un telegiornale mentre si applaudono i blog delle testate giornalistiche ?

Sarebbe illogico farlo, internet attualmente ha gli stessi acciacchi da “comunicazionite acuta” della televisione, la seconda ha in più il problema di non potersi scegliere il pubblico ovvero adattarsi rapidamente ad esso.

O si propongono nuovi schemi nel proprio campo, cosicché “dall’altra parte” non abbiano più scuse oppure criticando loro critichiamo noi stessi.

Comment by thumbria — 11 March 2007 @ 19:13

Thumbria mi sembra di capire che approcci la comunicazione in maniera molto “metodologica” e “settoriale”. Ti ripeto che io non volevo informare nessuno perchè confido sul fatto che la situazione (pessima) sia già nota all’opinione pubblica. Ponevo domande e non enunciavo teorie. Lo avrai sicuramente notato dal notevole uso dei punti interrogativi. Ho messo su “carta” un pensiero senza la pretesa di insegnare niente a nessuno. End of story.

Sulle varie “modalità” di web che elenchi, non ti rispondo perchè se ci leggi assiduamente avrai notato che non amiamo questo tipo di distinzioni. Secondo noi il web è “unico”, il resto sono solo…stupidaggini (stavo usando il turpiloquio ma ho capito che non gradisci)

Comment by Andrea Signori — 11 March 2007 @ 20:12

Ho capito, preciso solo che neanche io credo in una netta distinzione, ma per far comprendere il proprio pensiero è, talvolta, necessario adottare schemi convenzionali, a meno che non si sia in grado di ridefinirli.

Comment by thumbria — 11 March 2007 @ 20:30

Tutto corretto, tutto condivisibile.
Ma non sono del tutto convinto che
“A differenza dell’online, dove lo studio dei dati e delle statistiche è preminente a qualsiasi attività, per l’off-line si dovrebbe seguire il procedimento opposto.”

Forse questo vale per i siti-vetrina, per quelli che fungono insomma da “pubblicità”, ma non certo per i siti informativi (e sono tanti). Posso immaginare che tu ti riferissi ai primi.

Comment by greenkey — 12 March 2007 @ 19:55

“..il marketing serve a far vendere , ma l’informazione non si deve vendere con un bel packaging ma deve essere diffusa così com’è, punto.”

Affermazione quantomeno ottimistica se non ingenua.
L’informazione serve a vendere spazi pubblicitari, ne’ piu’ che meno che gli “amici di maria”.

Siamo proprio sicuri che sia (ancora oggi) la televisione uno strumento di _vera_ informazione? C’e’ appena qualche nicchia, e comunque bisogna andare a cercarsela, piu’ o meno come ti devi cercare le informazioni sul web.

Quindi secondo me, ci saranno sempre piu’ persone che avranno voglia di cercare le informazioni, e persone che resteranno attaccate alle mammelle di mamma tv, rimanendo in uno stato di semi-coscienza.
Alla Matrix (il film), insomma.

Si, sono meno ottimista di te.

Comment by markingegno — 13 March 2007 @ 13:34

Il fatto è che quello che dici è vero ed è proprio lo stesso problema che ho sollevato nel post: che l’informazione è divenuta un prodotto e non una “novella”.

Comment by Andrea Signori — 14 March 2007 @ 22:10

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