9 March 2007
Curriculum Vitae: consigli anglosassoni
Chi mi conosce lo sa, gli altri lo possono leggere nella sezione Autori; sono uno che sia per studio, sia per sport, sia per lavoro è stato molto "on the move" in diversi paesi esteri. Credo molto nella formazione estera intesa come esperienza con le altre culture che permette di liberare la testa dai "modi di fare" nostrani. Soprattutto nell’ambito lavorativo il nostro Paese ha molto da imparare dall’estero, ad iniziare dal concetto stesso di lavoro; qui uno degli argomenti di discussione tra colleghi di lavoro è "quando andare in ferie", all’estero di solito è "c’è possibilità di far carriera?". Per gli italiani, ma penso per molti paesi del bacino del Mediterraneo il lavoro è visto come "pesante intermezzo tra i vari periodi di vacanza" all’estero è "ciò che mi permette di poter andare in vacanza (grazie ai soldi) e ciò che permette di affermarmi". Nei paesi anglosassoni non esistono orari di lavoro così stabiliti (nel nostro ambito) e le ferie annuali si contano sulle dita di una mano e mezza…
Questo cappello per arrivare al succo del post: i Curriculum Vitae. Qualche giorno fa sono stato uno dei relatori alla presentazione di un master dove ho conosciuto una Responsabile Risorse Umane scozzese che mostrava le differenze più macroscopiche tra i CV Italiani e quelli anglosassoni. Questa sera ho conosciuto durante un aperitivo la Responsabile Risorse Umane (il fatto che siano sempre donne NON è casuale
) di un importante gruppo bancario statunitense con sedi anche in Italia. Questa tipica ragazza americana (con quell’informalissimo accento del Kentucky ricco di slang) mi ha fatto una sorta di elenco di differenze macroscopiche tra i due "stili" (facendomi capire neanche tanto simpaticamente che per la sede italiana assumerà ragazzi stranieri).
Nello specifico sono più o meno questi: (metterò I per specificare il CV italiano e A per quello anglosassone)
- I= iniziano con il corso di studi A= elencano le esperienze di lavoro come primo issue
- I= abusano o ignorano lo stile A= hanno uno stile canonico "sedimentato"
- I= troppo tempo "perso" in specializzazioni pre-lavorative A= i corsi di specializzazione li seguono "mentre" lavorano
- I= poca predisposizione a fare "lavori alternativi" alle proprie mansioni A= ben predisposti a sperimentare esperienze diverse
- I= non scrivono le passioni o gli hobby, oppure mettono quelli considerati cool A= inseriscono ogni singola passione o hobby, anche quelli più stravaganti
- I= non inseriscono i lavori più "umili" compiuti durante gli studi per esempio A: inseriscono anche l’esperienza da "lattaio"
- I= scrivono "predisposti a trasferte" ma appena gli si dice "il lavoro è a …." si tirano indietro A: vogliono lavorare nel maggior numero di luoghi disponibile.
- I= vogliono andare in pensione nella stessa azienda A: dopo 4/5 anni di lavoro nella stessa azienda cercano altro per migliorarsi continuamente.
Proprio riguardo l’ultimo punto la tipa mi ha fatto notare che un CV che presenta esperienze lavorative superiori ai 4/5 anni nella stessa azienda e posizione non è ben visto nelle multinazionali estere in quanto c’è la concezione che la curva di apprendimento di un lavoratore in un’azienda (piccola o grande che sia) è calcolata proprio in 4/5 anni; oltre questo periodo il lavoratore non sta più arricchendosi di skill ma inizia a "vivacchiare".
Dopo questa "sonora lezione", ho ripreso la via di casa passando di fronte uno dei tanti ministeri che (purtroppo) caratterizzano Roma, cattedrali nel deserto che testimoniano proprio l’immobilismo e la concezione italica del lavoro e mi sono chiesto:" arriveremo mai alla situazione che ho appena ascoltato?" Per fortuna è scattato il semaforo (ed è iniziata White Rabbit dei Jefferson Airplane)…..


























Andrea la tipa con cui hai parlato ha proprio ragione … abbiamo , mi metto nel mezzo, l’idea ke il lavoro sia solo frustrazione.
Sai cosa??? … ci sono troppe raccomandazioni… si entra in una azienda non per la passione per il lavoro ma solo perchè si vuole un lavoro sicuro … e questo è molto grave …
Personalmente, non so se ho fatto la cosa giusta nella mia vità, ho lasciato il lavoro (operai in una raffineria) per completare gli studi (iniziati mentre lavoravo) e fare quello ke + mi piace … marketing e comunicazione … lavoro (occasionale) come un mulo, anche, fino alle 4 o 5 del mattino … ma senza preoccuparmene …
p.s. ci tengo a precisare che sono siciliano e qui di lavoro nn se ne parla…
Comment by vincenzo — 10 March 2007 @ 00:16