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7 March 2007

L’appuntamento con l’estero per la piccola e media impresa italiana

Internazionalizzazione della piccola e media impresaL’Italia è uno tra i paesi con il più alto numero di piccoli e medi imprenditori. Sino a pochi anni fa, il mercato nazionale garantiva a tutte queste aziende buoni profitti e grandi soddisfazioni.

Attualmente, dispiace dirlo, lo scenario è profondamente mutato. L’economia asfittica e, soprattutto, l’ingresso dirompente in Europa delle aziende del Sol Levante hanno, come dire, scardinato anni di certezze e di status quo.

Prodotti qualitativamente inferiori a quelli nazionali, venduti però a prezzi molto aggressivi hanno messo in crisi la piccola e media industria che si è trovata impreparata ad una concorrenza così spietata. Eppure, a mio avviso, qualità e design rappresentano il tratto distintivo e vincente della produzione italiana. L’imprenditore italiano dovrebbe, a questo punto, abbandonare una conduzione aziendale paternalistica e cominciare a guardare anche al mercato estero. Si parla, da anni, di internazionalizzazione della produzione e dell’impresa. Non amo particolarmente questo termine, ma rende l’idea.

Occasioni di esportare prodotti all’estero non mancano. Eppure molti piccoli imprenditori non sanno coglierle. È paradossale, siamo adorati dalle popolazioni asiatiche e, non sono io a dirlo, esistono eccellenti possibilità di investimento in quelle regioni del globo.

A questo punto è necessario un cambio di mentalità!

Sino ad ora un assetto aziendale ridotto garantiva la prevalenza di costi variabili che si uniformavano alla domanda di mercato. Le aziende così costitute risultavano flessibili e competitive.
Ma questo stesso assetto, purtroppo, non è sufficiente a competere nel mercato estero.

L’imprenditore italiano deve comprendere che è arrivato il momento di investire, di uscire dal suo guscio e che è necessario impegnarsi a guardare al mercato con un’ottica manageriale più moderna.

Il mercato estero è molto più vasto di quello italiano: lingue e culture sono profondamente diverse dalle nostre, l’acquisizione delle informazioni è molto più complessa, le reti commerciali, infine, hanno logiche radicalmente difformi. L’unica alternativa valida al fallimento è, a mio avviso, la costituzione di reti di connessioni tra piccole aziende a produzione e/o business correlati. V’è la necessità, inoltre, di esportare e condividere il proprio know-how, valorizzarne la storia e posizionare opportunamente l’offerta aziendale.

Il tipico imprenditore pater familias deve uscire da una logica individualista e deve smettere di vedere potenziali “soci in affari” come dei concorrenti.
Se sono soddisfatte queste condizioni possono nascere consorzi di aziende che condividono le proprie conoscenze e le proprie risorse allo scopo di creare un’offerta di prodotto congiunta, dividendosi costi e oneri. Al termine di questa prima fase potrebbero poi essere previsti accordi per la creazione di joint venture e fusioni, attività che possono garantire il conseguimento di economie di scala e di scopo.

Ovviamente per effettuare una tale rivoluzione, lo ribadisco, è necessario fidarsi dell’imprenditore “della porta accanto”.

Come dicevo in precedenza l’Italia si distingue per qualità e design; per far comprendere al consumatore estero che un prodotto che presenta tali caratteristiche è decisamente superiore a quello della concorrenza, è necessario investire in Marketing e Comunicazione. Marketing, non significa, sono costretto a dirlo, acquistare un piccolo spazio nelle Pagine Gialle! Via, significa ben altro. Significa affidarsi a professionisti del settore, significa, anche in questo caso, spendere.

Infine sottolineo l’importanza del web e degli strumenti informatici che possono essere ottimi strumenti per ridurre i costi e diffondere, quasi istantaneamente, la propria offerta.

Ovviamente quando parlo di web non intendo la creazione di un sito vetrina, tradotto approssimativamente con qualche foto sparsa tra le pagine.

Si tratta, invece, di creare un complesso sistema di comunicazione, di effettuare un copywriting adeguato alla lingua di destinazione, di avvalersi di professionisti che conoscono profondamente la cultura del paese oggetto dell’investimento e che sono in grado di garantire in un buon posizionamento nei motori di ricerca e dell’ottimo PPC.

Per quanto riguarda la tecnologia, ad esempio, si possono ridurre notevolmente i costi e velocizzare le operazioni di scambio delle informazioni attraverso la trasformazione dei documenti su carta in documenti digitali, attraverso l’uso di firme digitali, di fatture elettroniche e via dicendo.

In conclusione dipende da voi, amici imprenditori: potete continuare a guardare con miopia all’evoluzione del mercato, potete continuare a tapparvi le orecchie di fronte alle grida della massa sterminata di consumatori esteri che non aspettano altro che acquistare i vostri prodotti e servizi o potete agire. Come intendete operare?

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Io ho la sensazione che quello che dobbiamo riuscire a far fare ai nostri clienti e amici imprenditori è AIUTARLI nel dare un taglio a tutta una serie di CONVINZIONI CHE NE LIMITANO la capacità di cogliere le opportunità del business odierno.

Quelle convinzioni sono fortemente RADICATE anche nel loro INCONSCIO.

Ed è per questo che sono “convinto” che prima di passare loro nuove informazioni, tecniche di marketing e quant’altro del genere, dobbiamo trovare il modo di AGIRE SULLE LORO CONVINZIONI LIMITANTI in modo rapido ed efficace.

Questo è ciò che sto cercando di fare da qualche anno a questa parte.

Piero Viscardi

Comment by Piero Viscardi — 7 March 2007 @ 19:43

1) ho capito subito chi era l’autore dalla lunghezza del pezzo… ;-)

2) assolutamente vero. in realtà credo che sia necessario lavorare molto sulla cultura d’impresa…aiutare l’imprenditore (partendo da noi stessi) a guardare ed analizzare anche i settori limitofri a quello in cui opera. non solo paesi stranieri, ma anche settori stranieri…..

è di sicuro una sfida affascinante da cui si impara moltissimo…..

Comment by spiderpanoz — 8 March 2007 @ 17:27

io o un impresa edile di costruzione e vorrei andare a lavorare in germania vorri sapere che documeti preperare per lavorare in germania e se gli operai devo portarli obbligatoriament dall’italia o posso assumerli sul posto stesso. A questo punto le tasse, come mi devo comportare.Dimenticavo essendo che voglio lavorare esclusivamente la devo per forza chiamarmi la residenza sul posto.vorrei sapere tutto quello che e indispensabile per lavorare in germania grazie e arisentirci a presto spero.

Comment by Santo — 19 April 2008 @ 15:05

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