4 March 2007
Check Google Out
La filosofia che ha ispirato il servizio di Google Checkout, oltre al fatto di essere un modo per conoscere dati sensibili (i.e. numero di carta di credito) dei propri utenti, è stata quella di ispirare fiducia nei consumatori online. Quelli di Google li conosciamo tutti, sono bravi, giocano pulito, non pagano in ritardo, sono onesti. Hanno anche un motto piuttosto rassicurante: Don’t be evil.
Chi non si fiderebbe di loro. Benissimo. Proprio per i motivi su elencati, quello che non ti aspetti è che ‘giochino sporco’. Che barino in casa propria. Perché se parliamo di fiducia, non è certo con questi trucchetti di bassa lega che te la conquisti. Dopo gli annunci ingannevoli sulla SEO che girano liberi nelle serp, ecco apparire un altro mezzuccio poco corretto per battere i propri advertiser (che ricordiamoci, pagano!) nella guerra dei click. E’ il caso dell’iconcina col carrello. Ve la ricordate? Proprio quella che contraddistingueva i merchant che utilizzavano il servizio di Google Checkout. Ora però l’aspetto curioso è che l’annuncio che gira nel network Adsense, non fa riferimento alla vendita di nulla.
Osservate l’annuncio il cui screenshot è merito della rapidità di Nathan Weinberg:

Appare chiaro che il video sharing che è possibile fare su Google Video nulla ha a che vedere con un’icona relativa all’e-commerce. Né il copy dell’annuncio lascia sottintendere la vendita di alcunchè, per quanto è vero, su Google Video alcuni file possono essere acquistati. Ma rispetto al contesto dell’annuncio mostrato, quell’icona è solo un modo per farsi notare rispetto ad altri advertiser.
Vogliamo credere ad un errore? Alla buona fede? In realtà intendevano promuovere il loro video store? Ok, crediamoci. Ma allora, quest’altro annuncio su Google Analytics (che in effetti è totalmente gratis) come ve lo spiegate?

Anche questo è un errore involontario, o più semplicemente è un palese stratagemma per essere più visibili?

























