14 February 2007
Web 2.0 e domini parcheggiati
Un certo malumore da parte della comunità di internauti intorno al Web 2.0 è nato da quando O’Reilly ha agito per impedirne un certo uso: della serie, ‘hey Web 2.0 è un nostro marchio registrato’.
Dal canto mio, non ho nulla di personale contro chi usa questa definizione. Semplicemente trovo strano che tiri così tanto un termine a cui non segue mai una definizione. Nel migliore dei casi un’interpretazione, ma mai una definizione ‘chiusa’. Quello che è certo è che sarò il primo ad apprezzare progetti on line che vedano l’utente finale, il navigatore internet come il focus principale, come il vero valore aggiunto. E se lo si vorrà etichettare come web 2.0, web 3.0, o come più vi piace, mi andrà bene, e non avrò nulla da recriminare.
Ma un certo trend mi fa temere il peggio. Dimentichiamoci dell’utilità per un attimo, e andiamo a dare un’occhiata più da vicino ad un progetto che in Italia sembra sia sfuggito grosso modo a tutti e che a mio avviso mette a repentaglio le ormai vaghe chance di riscatto del termine Web 2.0. Un progetto che vuole legare questo al business dei domini parcheggiati.
Per chi ancora non lo sapesse, i domini parcheggiati sono quei domini inutilizzati in senso stretto dal rispettivo titolare (quindi privi di contenuti), ma sui quali sono caricati, via script, delle pagine di annunci pay per click, che, se cliccati, generano revenue diretta per il registrant. I domini parcheggiati sfruttano quella che in gergo viene chiamata ‘direct navigation’, e cioè quel tipo di navigazione online che porta l’utente a digitare l’indirizzo di un qualsivoglia sito direttamente nella barra degli indirizzi del browser. Quindi non c’è mediazione dei motori di ricerca, i quali peraltro non dovrebbero contenere nel loro indice alcun parked domain. Google fa eccezione, ovviamente.
Chi sfrutta il business dei domini parcheggiati, generalmente ha un parco di domini di parecchie centinaia, se non migliaia, ed in linea di massima si tratta di nomi a dominio che senza alcun tipo di pubblicità riescono ad entrare nella fantasia del navigatore che decide di visitarli.
Ora torniamo al legame (in)diretto tra web 2.0 e domini parcheggiati. C’è qualcuno che ha avuto questa brillante pensata: perché non sfruttare la scia (mai nessuno che pensi a un sorpasso) del web 2.0 installando uno script su qualche milione di domini, graficamente più accattivante del classico dominio parcheggiato, che faccia iscrivere gli utenti a qualche community e che consenta in maniera agevole di replicare contenuti inutili?
"What if we could equip one single domain with a powerful Web 2.0 community software that turns one-time visitors into regulars?
What if we could then duplicate that domain’s software over thousands and hundreds of thousands of domains at the click of a button?
What if these domains could automatically brand and customize themselves according to their visitor’s perceived preferences and expectations?
What if these domains could interact with each other on the back-end to transfer content, users and ads among each other?"
What a genius. Ma agli utenti, once again, ci pensano in pochi.
Il rischio quindi è che su larga scala (pensiamo ai milioni di domini parcheggiati che esistono) si lanci alla comunità tutta di net citizen questo messaggio: il web (2.0) è soprattutto questo: il MIO business, e tu caro utente, sei solo di passaggio.
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è vero Jac… io ho la malattia d’acquistare domini, e sono cliente di godaddy ancora dal 1999!! sono proprietario del dominio http://www.ilcodicedavinci.com … andate a controllare cosa fanno godaddy/google. C’è anche un’altro caso: l’hosting gratuito che offre godaddy, ad esempio su un altro mio dominio http://www.hicet.com
Comment by johnnie maneiro — 14 February 2007 @ 21:15