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13 February 2007

La Cina e’ vicina. Il web al potere e il popolo out (of-f the) line

La democrazia del web

Cito dalla Columbia:

[Gr.,= rule of the people], term originating in ancient Greece to designate a government where the people share in directing the activities of the state, as distinct from governments controlled by a single class, select group, or autocrat. The definition of democracy has been expanded, however, to describe a philosophy that insists on the right and the capacity of a people, acting either directly or through representatives, to control their institutions for their own purposes. Such a philosophy places a high value on the equality of individuals and would free people as far as possible from restraints not self-imposed. It insists that necessary restraints be imposed only by the consent of the majority and that they conform to the principle of equality.

Questa è la definizione di democrazia; faccio come Umberto Eco e non traduco (lui traduceva l’ebraico e non traduceva il francese…as a matter of fact).

Un commento dell’amica Susanna (lo dico senza ironia) mi ha spinto – insieme con gli auspici di Jac, il miglior marketing blogger sulla piazza italiana ad oggi, a scrivere un post sul rapporto web-democrazia, posto che esso esista.

La mia tesi è che questo rapporto NON esiste, così come – e anzi ancor più – non esiste la democrazia nei paesi democratici, ovverosia: non esiste la democrazia come “potere” del popolo “di fare”, ma solo di “subire”, o meglio: di “lamentare” e – nel nostro caso: “di postare”.

Ci sono due ‘miti’ nel web, fomentati da un lato da ex garagisti (filo & young, brin & page, hurley & (caetera) e dall’altro da “blogger del mondo unitevi nella vostra divisione supportata dalle sigarette che Ad(no)Sense vi può comprare…

  1. I garagisti. In questo caso, il web ci mostra come dei giovani brillanti e volenterosi (e americani…) siano stati in grado di passare dai garage ai loft nel giro di pochi mesi. Devo dire che questi fenomeni mi piacciono molto, ma hanno a che fare con la democrazia come Napoleone aveva a che fare con la rivincita dei poveri Corsi sulla nobiltà francese o del grandissimo Fichte (ex pastore di oche) sul Gotha della filosofia tedesca. In sostanza, questi casi mostrano solo come dei “selfmade men” possano diventare “honored” nel mondo nel web, semplicemente con un ritmo più veloce di quello che ha caratterizzato la carriera di B(u)onaparte (si licet) e di Henry Ford (Fichte dimentichiamocelo…) e con la forza dei parvenue o della nobiltà di spada, tutti coloro che sono passati dalle stalle alle stelle sono i peggiori “collaborazionisti”, così come i francesi di Vichy erano i più feroci antisemiti (fuor di meta(storica)fora, gli “homines novi” sono coloro che più rispettano le leggi del più forte; vedasi la finta democrazia (tautologia) di Hurvey quando vuole distribuire socialmente e socialisticamente i proventi (che non supportano le spese) di YouTube ai suoi utenti.
  2. Il secondo caso di “democrazia” del web è tipicamente quello dei blogger. Chi non ha mai avuto la possibilità di comprarsi un giornale o di fondarlo (onore a Enrico Mattei e Eugenio Scalfari…), chi non ha mai potuto nemmeno vedere pubblicata una propria lettera sulla rubrica del buon (e greedy) Corrado Augias, ora – con un semplice click (a click {far} away) può dira la sua (e confermare la “loro”) su un blog, pagando 50 dollari all’anno di hostng semigratuito con la Trinkgeld della nonna e potendo quindi affermare che: “nel web io posso dire la mia e quindi nel web la democrazia esiste”. Il fatto si è che la democrazia non consiste nel ‘dire la propria’, ma nel fare in modo che – andando al potere – e partendo dal basso (da dove sennò) non ci si snaturi (come bill hate$, fiero dei suoi mugshots del PD di non so dove…) e si porti con sè tutti “gli altri”. Beh, questo, nel mondo più libertario e democratico dei blog, non è mai accaduto e ci siamo trovati di fronte o a dei trogloditi del web (il blog “chiuso” degli ex garagisti di DelaVIew, dove ormai democrazia signifca passare i log ai regimi comunisti dei nipoti di Mao) oppure ai sacripanti dell’italietta come Beppe Grillo, che aprono le porte (di servizio) a tanti “democratici” desiderosi di mostrare che anche loro hanno qualcosa da dire, nel leggersi a vicenda di un blog che tutti ha sfruttato pur di uscire su un quotidiano nazionale per pubblicizzarsi di nuovo, again and again, a scapito di chi pensava che quel blog fosse loro e non di chi lo aveva intestato al whois (who is beppe grillo?).

Pensare che il web sia democratico è come credere che Hyde Park, su una cassetta di pixel, sia la prova della democrzia di un paese, dove la democrazia significa curarsi la pelle per piacere a un popolo che compra le banane al taglio (small, medium, big), a due passi da chi grida la sua libertà al popolo di coloro che non potranno mai cambiare nemmeno una virgola del mondo, anche di quello da loro sperato.

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bravo condivido… e forse sbaglio, ma qua di fianco non è pieno di ad(no)sense?

Comment by elena — 13 February 2007 @ 18:13

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