10 February 2007
I trend [che vorrei] per il 2007
Vedo che alcuni blogger nostrani e d’oltralpe si sono dati un gran da fare a stilare classifiche di possibili trend che settori come il marketing o l’advertising potrebbero vivere, o per i più certi, vivranno nel 2007.
Ora io di professione non faccio il profeta, non ho sfere di cristallo sulla scrivania, nessuna entità mi è mai apparsa in sogno per rivelarmi l’ennesimo segreto di Fatima, non cado in trance e sul mio corpo non sono mai apparse le stigmate . Per cui non ho grandi ‘dritte’ da girarvi. Ciò nonostante, di seguito vi elenco ciò che auspico possa accadere nell’anno in corso, per cui ecco la lista dei miei personalissimi “Mi auguro”:
- che sparisca il costante e inflazionato uso della parola gratis.
- Che diminuisca la crescita dei blog.
- Che si copi meno e si inventi di più.
- Che non si finisca nell’ennesima bolla.
- Che non si continui a parlare di nuovi possibili competitor di Google. Non ci sono.
- Che si apra bocca o si scriva un post solo quando si ha veramente qualcosa da dire.
- Che non si usino i blog (e i blogger) per consulenze lavorative, con la scusa di chiedere un consiglio.
- Che cali sensibilmente il copia e incolla (CTRL+C CTRL+V).
- Che si emuli di meno e si propaghino nuovi pensieri.
- Che non ci si spacci per guru dell’ecommerce quando sì e no si vendono 10 prodotti al giorno. Mi viene da ridere.
- Che si capisca che il web non è un mondo a buon mercato (e nemmeno la panacea di tutti i mali), da qualunque punto di vista lo si osservi.
- Che non si etichetti come virale ciò che non lo è nemmeno da lontano.
- Che spariscano i commenti fake dai blog.
- Che nessuno legga più frasi del tipo: “Dmoz è rotto”. Agghiacciante.
- Che quando su MSN Messenger vige lo stato di “Occupato”, non si pensi a qualche possibile eccezione del tipo “ma tanto a me risponde”.
- Che spariscano richieste del tipo “Oi ho un sito, me lo linki?”.
- Che non si parli più di boiate come Second Life e simili. Boiate sono e boiate rimangono, anche se ne parliamo in modo incessante.
- Che la parola “Marketing” non venga accostata a praticamente qualunque voce di un dizionario.
- Che Gorilla Marketing non venga considerato l’alter ego del guerrilla marketing.
- Che non si intendano più Css, Csv e Rss come sinonimi.
- Che si rispettino le deadline.
- Che le aziende imparino a scrivere un comunicato stampa.
- Che le linee guida vengano lette.
- Che il PageRank smetta di essere un’ossessione e sparisca dalle toolbar.
- Che il posizionamento a 200 euro è una presa per il culo. Sveglia!
- Che Vnc, Vpn e VLC non hanno nulla in comune.
- Che le ricerche di mercato possono evitare di perdere tempo (a noi) e soldi (a voi).
- Che si eviti di scrivere che le statistiche web rivelano il sesso dei navigatori. Scripta manent.
- Che si spammi meno.
- Che si smetta di parlare di trucchi nella SEO. Al limite tecniche, ma i trucchi, davvero, lasciamoli a Silvan e Copperfield.
- Che Google cominci a riflettere sul fatto che l’intervento editoriale umano sarà sempre più affidabile ed efficace di un algoritmo.
- Che non proseguano incessantemente file di post su “N cose che non sai di me”.
- Che si riduca all’osso l’uso della parola web 2.0 e non la si usi finchè non è nata prima la sua definizione.
- Che i giornalisti smettano di pensare che i blogger vogliono fargli concorrenza.
- Che si riduca quella brutta abitudine, assai diffusa online, di parlare sempre al futuro, di quello che accadrà e mai del presente e di quello che accade oggi, adesso.
- Che non ci si illuda che il Google bombing sia davvero un fenomeno del passato.
- Che si arrivi a capire quando e come usare le diverse forme di comunicazione.
- Che se vuoi essere posizionato per la keyword hotel, tu capisca che ciò ti costerà diverse migliaia di euro e non poche decine, oltre a essere totalmente inutile.
- Che non si sia così illusi da pensare che basti un blog multi-autore per avere ‘successo’ su internet.
- Che ci si stimi sul serio e non per convenienza.
- Che l’online è una dimensione più che matura. A essere immaturi, forse, sono alcuni soggetti che la popolano.
- Che si capisca che il meta keyword non serve a una mazza.
- Che Phibbi.com venga usato per farsi 4 risate, non per scegliere i titoli dei vostri post a effetto.
- Che gli ecommerce smettano di andare in vacanza ad agosto. Gli ecommerce non fanno ferie. MAI.
- Che quando si abusa della qualifica di giornalista, almeno si sappia scrivere in italiano corretto: sta, fa e po’ si scrivono senza accento.
- Che sia cristallina per chiunque la differenza tra un link e un trackback.
- Che non si pensi che un blog serva a tutte le aziende.
- Che si smetta di considerare DMOZ la responsabile dei posizionamenti mancati (e mancanti) su Google.
- Che si smetta di continuare a inserire il proprio sito in centinaia di directory, in quanto il vostro ranking non migliorerà mai.
- Che non si creino più social network con la speranza di guadagnare. Fare un social network non è un business redditizio. Se è andata bene a qualcuno, non vuol dire che accadrà a te.
- Che si eviti di ricercare l’etimo di internet. Che ‘inter’ venga dal latino lo sanno anche i minus habens e le scimmie dello zoo.
- Che Google prima o poi ci mostri cosa c’è dopo il millesimo risultato.
Se volete aggiungere i vostri punti, i commenti sono aperti.


























Magari:
53) Che la si smetta di chiamare “beta” software che, semplicemente, è privo di quasi tutte le sue funzionalità.
Comment by thumbria — 10 February 2007 @ 16:03