7 February 2007
Welcome to the jungle
Ci è capitato già diverse volte di toccare temi come quello della sicurezza online e del suo legame con i motori di ricerca. Non a caso qualche tempo fa titolammo ‘Motori di ricerca insicuri’. In quel post venivano tracciati gli esiti di una ricerca condotta da McAfee sul basso livello di sicurezza che sovente caratterizza i risultati di ricerca offerti dai motori.
Ora Google, dopo la collaborazione con Stopbadware.org, sembra essersi messo a fare il duro con quanti tentino di installare adware, malware e spyware direttamente nei pc degli utenti. In che modo? Fino a qualche tempo fa, quando un utente cliccava su un ‘n’ risultato potenzialmente a rischio, il passaggio al sito che si voleva visitare veniva filtrato, avvisando l’utente che il sito al quale tentava di accedere poteva contenere software dannoso per gli utenti. Ora c’è un passaggio in più poiché il navigatore internet vede l’alert direttamente nelle serp di Google, come mostra lo screenshot sotto:

Fin qui tutto regolare penserete voi. Mmmmm, non esattamente. Innanzitutto perché mi sembrano quanto meno risibili, in diversi punti, i principi di utilizzo software stabiliti, non rispettando i quali, il rischio è che un sito possa ritrovarsi in blacklist (mentre mi tornano in mente i danni causati dall’applicazione di Google Web Accelerator a qualche migliaio di pc in giro per il mondo).
In secundis quello che vorrei capire è come mai a finire nelle liste nere siano solo i siti presenti nei risultati organici, ma non si avvisi l’utente per quelli sponsorizzati. L’aspetto curioso della faccenda infatti risiede nel fatto che i link sponsorizzati rimandano a siti che installano quel genere di software con una frequenza da 2 a 4 volte maggiore degli organic results. Quindi l’utente è ancora più a rischio, ma evidentemente per chi paga viene chiuso un occhio (o forse due?).
In tertiis, l’interstitial che Google piazza prima dell’accesso al sito, contiene un condizionale non da poco: “Attenzione – il sito al quale stai per accedere potrebbe contenere software dannoso per il tuo computer!”. Quindi non è nemmeno detto che li contenga, ma il danno all’immagine del sito e ai contenuti che ospita rimane, con evidenti carichi di lavoro in più per un utente non così esperto (ricordate il post sull’interazione tra utenti e motori di ricerca?)
Ciò nonostante l’alert parte lo stesso. Per Virgilio ci sono volute 24 ore per essere cancellato dalla blacklist. Vediamo quanto ci mettono a rimuovere il sito di Simone.


























Vedremo, ma temo che ci vorrà qualcosa in più per il sito di Simone.
Comment by fradefra — 7 February 2007 @ 10:34