« Conferenza sul marketing per comunicare alle donne
B[log] of the Week: Jensense »

27 January 2007

Considerazioni sulla traduzione di un blog

Traduzione di un blogDi seguito pubblico volentieri alcune considerazioni scritte ed inviatemi da Enrico Ladogana (aka Catone) su un argomento, quello dei blog multilingue, che abbiamo toccato di recente e che ha stimolato una riflessione in diverse persone. Di seguito il suo articolo:

Considerazioni sulla traduzione di un blog

La traduzione di un sito web, nella fattispecie di un blog, non è una semplice “conversione” di parole da un idioma ad un altro. Tutt’altro.

I fattori in gioco sono diversi.
Il primo aspetto da affrontare é senza dubbio quello che riguarda i contenuti. E’ fondamentale che questi si adattino alla cultura e al sistema linguistico propri della lingua di destinazione. Una frase che in italiano può risultare spiritosa, in un’altra lingua può essere non compresa, o risultare addirittura offensiva.
L’argomento di cui si discute deve poi essere riportato in altra lingua seguendo dei precisi requisiti stilistici e tecnici, utilizzando, se necessario anche lo slang specifico di un dato mercato.
Questi principi sono ancor più importanti per chi blogga: lo stile di questo tipo di sito web è particolare. Si utilizzano frasi brevi, gergo spesso colloquiale, continui rimandi ad altre risorse, ogni post è, sovente, intimamente legato ai precedenti e contiene numerosi commenti che spesso garantiscono un reale valore aggiunto, ma che, per motivi tecnici e, soprattutto di tempo, possono essere realizzati senza la stessa cura dell’articolo cui si riferiscono.

Anche il layout può subire delle modifiche sostanziali. Pensiamo, ad esempio, a chi legge da destra a sinistra.
Le stesse componenti grafiche possono dover subire delle pesanti modifiche all’atto della localizzazione. Le immagini di un blog, costituiscono, talvolta, uno strumento molto più efficace del testo stesso ai fini della comunicazione. Oserei dire che, in certi casi, l’effetto che deriva dall’utilizzo consapevole di una certa immagine può essere dirompente. Ma, in altre culture, si perde questa consapevolezza e si può rischiare di raggiungere la stessa dirompenza, ma nella direzione opposta.

Per quanto il bloggista si affidi molto spesso ad applicazioni web universalmente note, pensiamo ad esempio a Blogger, piuttosto che a Wordpress, potrebbe anche essere necessario “armonizzare” alcune porzioni di codice e di script.

Infine, è necessario localizzare tutte quelle componenti che consentono una corretta indicizzazione e ottimizzazione nei motori di ricerca (title, meta, ecc.), anche in funzione di località e dialetti.
Ad esempio, traducendo in inglese, è meglio utilizzare un inglese standard o un American English? La scelta rappresenta un punto cruciale: si può certamente sopravvivere con dei meta approssimativi, ma non con dei title che presentano tale caratteristica. Ad esempio, ponendo che il tema trattato sia l’arredamento di appartamenti si è di fronte ad un bivio: utilizzare il termine “flats” o “apartments”?

Per tutte queste ragioni ritengo che un blog che voglia essere professionale debba necessariamente avvalersi di un professionista delle traduzioni.

L’ideale sarebbe servirsi di un professionista madrelingua, esperto nella materia oggetto della traduzione. In alcuni casi, per argomenti molto tecnici, si può soprassedere a questo principio giacché è certamente più efficace la traduzione di un tecnico non madrelingua rispetto a quella di un esperto traduttore madrelingua ma ignorante in materia.

Veniamo ai costi. L’ho imparato a mie spese, ottenere delle buone traduzioni è molto oneroso. Senza voler entrare troppo nello specifico, una cartella (unità di misura delle traduzioni, circa 1500 battute, molto approssimativamente una pagina Word a corpo dodici con margini molto spaziati), in genere, varia dai 15 ai 40 euro. Ovviamente, quando è necessaria della creatività aggiuntiva, pensiamo alla traduzione di uno slogan o di una strapline, il costo può risultare di gran lunga superiore.

Ma allora ne vale la pena? A questa domanda non so rispondere. Dipende dal mercato, dalla capacità di spesa di chi gestisce il blog, dall’interesse all’estero per l’argomento trattato.

C’è da dire però che, spesso, non è assolutamente necessaria (e nemmeno efficace) la traduzione tout court di un blog! Tutt’altro.
Si può procedere alla traduzione di un corpus di articoli, magari quelli che possono risultare più interessanti ad un pubblico linguisticamente eterogeneo, o di estratti dei singoli articoli. Quest’ultima pratica può essere semplice da realizzare nel caso in cui gli autori del blog rispettano i principi di web copywriting. In particolare, quello della piramide rovesciata, iniziando cioè a scrivere un articolo partendo dagli spunti più interessanti e passando successivamente a trattare gli argomenti secondari.

Veniamo, infine, ai traduttori automatici. I puristi della traduzione li vedono come il demonio. Molti traduttori professionisti, ne conosco diversi, traducono volontariamente porzioni di testo solo per ridere del risultato ottenuto!
Io la penso in modo diverso: credo che i vari Babelfish, Strumenti di Google ecc. siano, spesso, utili. Si badi bene, ho detto utili, non molto utili.
Capita sovente di non ricordarsi un termine in lingua o di dover tradurre un estratto di una e-mail, ecco che i traduttori automatici, in questi casi, sono sufficientemente efficaci.

Ma per i blog? Sembrerà una contraddizione, ma ritengo che possano – ma non che debbano – essere utilizzati.
Dare la possibilità ad un utente straniero di intuire il tema trattato in un articolo (l’uso del verbo intuire è assolutamente voluto), è comunque garanzia di valore aggiunto. Tuttavia, è necessario che lo stesso utente in questione sia preventivamente avvertito del rischio in cui può incorrere, cioè comprendere molto meno di quanto si aspetti.
Pertanto, che si utilizzi un plugin o un link diretto a qualche tool online di traduzioni automatiche, mi sembra doveroso che il servizio di traduzione automatica sia preceduto da una sorta di disclaimer, in cui si affermi che la corretta traduzione del testo non è garantita, e, soprattutto, che nessuna responsabilità possa essere attribuita agli autori del blog per quel che attiene a detta traduzione.

Aggiungo, inoltre, che, potendo tracciare gli utenti che richiedono la traduzione automatica, si potrebbero individuare delle metriche che restituiscano il valore in lingua straniera di un dato articolo. Una semplice valutazione costi/benefici potrà determinare, poi, se vale la pena affidarsi ad un professionista della traduzione o continuare a farne a meno.

Ovviamente, nei casi in cui vengano venduti prodotti o servizi per l’estero, l’uso di traduzioni automatizzate è vivamente sconsigliato.

Articolo scritto da Enrico Ladogana (aka Catone)

Social Bookmarking
blinkbits  BlinkList  blogmarks  co.mments  connotea  del.icio.us  De.lirio.us  digg  Fark  feedmelinks  Furl  LinkaGoGo  Ma.gnolia  NewsVine  Netvouz  RawSugar  Reddit  scuttle  Shadows  Simpy  Smarking  Spurl  TailRank  Wists  YahooMyWeb 

Generalmente, in non traduco, riscrivo i miei testi in ligua. Una semplice traduzione, per quanto ben fatta, non potrebbe mai rendere qunto espresso nel testo originale, specialmente se, da riportare sono espressioni emozionali. E, sia per il francese che per l’inglese, non uso vocabolari. A volte, però, la mia memoria fa cilecca e dover sfogliare diverse centinaia di pagine alla ricerca di un termine intrromperebbe il ritmo del mio lavoro. Uso WordRefenece.com, uno dei tool di Google. È praticissimo, molto accurato e multilingue. Per la grafia o la scelta di vocaboli il dizionario/thesaurus Oxford in dotazione a Mac OS X è un ottimo ausilio. Babelfish no. Non funzionava bene ne dieci anni fa quando AltaVista lo ha introdotto, ed è una ciofeca ancora adesso. Attenzione, però, i tool vanno bene per la riceraca di singole parole o di espressioni ideomatiche. Affidargli la traduzione anche di un solo paragrafo è un puro suicidio stilistico.

Alex

Comment by AAA Copywriter — 28 January 2007 @ 10:26

interessante immagino soprattutto in caso di penetrazione in mercati orientali con culture differenti. proprio in quei casi forse il traduttore può risultare un arma vincente.

Comment by dottorecommercialista.eu — 29 January 2007 @ 09:52

In ogni mercato IMHO, il testo (notaa, NON la traduzione) è fondamentale se devi veicolare contenuti, non solo immagine…

Alex

Comment by AAA Copywriter — 29 January 2007 @ 09:55

Ritengo che siano molto rari i casi in cui un traduttore non madrelingua sia migliore di un traduttore madrelingua, anche in campi estremamente tecnici. Se facciamo l’esempio dell’inglese, farei tradurre un testo in inglese a un non madrelingua solo se: 1) il testo non va a parlanti inglesi (americani, australiani, canadesi ecc.); 2) il testo serve solo per capire a grandi linee e non è un documento di marketing, di vendita ecc.; 3) chi fa la traduzione ha un’ottima conoscenza della lingua di arrivo. Occorre sempre capire qual è lo scopo del documento tradotto: se si vuole vendere o comunicare in modo incisivo, un traduttore madrelingua professionista è l’unica soluzione.
Quanto ai traduttori automatici, possono essere utili per dare un’idea approssimativa del contenuto, ma niente di più. Chi vuole tradurre un proprio post con questi strumenti deve fare attenzione a eliminare ogni ambiguità dal testo sia essa semantica, grammaticale o testuale. Ma così limita le proprie capacità espressive.

Comment by Poeta Selvaggio — 19 February 2007 @ 13:22

Secondo me commetti un errore di principio. Io non sono madreligua inglese e francese, ma li connosco quanto conosco l’italiano. Sarei invece madrelingua tedesco ma per mancanza di pratica lo uso molkto meno bene.

Creedo che l’importante siano, come sempre, i contenuti. Meglio valutare le capacità del trduttore prima di assumerlo.

A me è capitato di fare tradurre un testo tedesco da un madrlingua e poi doverlo riscriver, perché gli errori erano troppi per correggerli.

Alex

Comment by AAA Copywriter — 19 February 2007 @ 13:47

Non sono d’accordo con te. Sono project manager di un’agenzia di traduzioni, e abbiamo un sistema di valutazione dei traduttori e delle traduzioni, e per noi le traduzioni sono il risultato di un lavoro professionale. Puoi incappare nel traduttore incapace, ma prima è valutato e sottoposto a prove, e se è un traduttore professionista risponde del suo lavoro in quanto professionista. D’accordo quando dici: meglio valutare i contenuti, ma non per scegliere tra madrelingua o non madrelingua, ma per scegliere il traduttore madrelingua specializzato in quel settore.

Comment by Poeta Selvaggio — 19 February 2007 @ 13:56

Per fortunanon sei d’accordo, se no che discussione sarebbe? ;)

Se ne avessi il tempo, ti direi di mettermi alla prova. Ma il mio lavoro è più quello di interpretare i testi e di renderli in modo “efficace” che non quello di riproporli tali e quali in un altra lingua.

Alex

Comment by AAA Copywriter — 19 February 2007 @ 14:03

Leave a comment

About Marketing Routes:

Blog multi-autore che ha come focus il mondo del marketing, dell'advertising e della comunicazione online ed offline. Non solo un bookmark da controllare giornalmente ma un dispensatore di notizie, consigli, strategie per tutti coloro che operano in questi settori. Nato con la convinzione che di blog riguardanti il marketing, la comunicazione e la pubblicità ce ne siano molti, ma quelli veramente di qualità sono pochi, Marketing Routes vuole apportare agli utenti della rete i modi di vedere, le esperienze e le considerazioni di diversi giovani professionisti del settore così da aprire un dibattito con gli utenti senza mai prendersi troppo sul serio.

Creative Commons License

Design © 2006 by Consulenzaweb.com | Powered by WordPress