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25 January 2007

I blog multilingue

Blog multilingueDa un po’ avrei voluto sollevare la questione anche dalle nostre parti. C’è chi lo ha appena fatto dall’altro lato del mondo. Anche alla luce di diversi studi effettuati sulla blogosfera, appare chiaro che nessuno ‘è solo’ a bloggare. Peraltro quello delle lingue è probabilmente il più rilevante divide che disunisce invece di aggregare, per usare una terminologia blog related.

Ora mi interessa sondare cosa ne pensate di un blog multilingue. Ovviamente non mi riferisco in questa sede a quei blogger (ammesso che ci siano), armati di buona volontà oltre che di tempo, che traducono ‘manualmente’ ogni singolo post inserito in più lingue. Certo questa sarebbe la dimensione ideale. Ma mi interessa di più conoscere che tipo di impatto si abbia, secondo voi, nel lettore che si ritrova davanti la possibilità di leggere, con un semplice click, post tradotti grazie a traduttori automatici, che ovviamente non garantiscono in alcun modo la qualità della traduzione. Direi anzi che generalmente sono ben lontani dal fornire un senso del tutto logico a quanto scritto.

Grazie al link che vi ho segnalato sopra, scopro peraltro che esistono anche dei plugin appositi per Wordpress (ma forse anche per altre piattaforme di blogging) che fanno tutto il lavoro, procedendo ad una traduzione addirittura in 13 lingue.
La ritenete una soluzione meritevole di essere considerata. O meglio accantonarla? Non mi riferisco in questa sede ad un desiderio impellente di tradurre Marketing Routes, anzi limiterei le possibili considerazioni ad una dimensione generica.

Attendo di conoscere il vostro pensiero in merito.

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Sarebbe anche interessante se, come dici tu, i servizi di traduzione fossero attendibili… hai provato a vedere la versione tradotta di seoblackhat ( http://seoblackhat.com/it/ ) ?

Traduce se stesso come “Cappello nero di SEO”… per non parlare di altre frasi topiche come “abusare parassita che ospita” o “il mio ceppo di blog [My Blog Log - ndr]“…

Direi che ne deve passare di acqua sotto i ponti…

Comment by federico — 25 January 2007 @ 13:17

Io penso che un blog Bilingue dovrebbe essere la “normalità” laddove tratti argomenti di interesse over nazionale.
Per quanto mi riguarda io ho fatto un impegno con me stesso per dare una mano nel fare della nostra lingua italiana una LINGUA NON MORTA quanto a capacità di rappresentarci il mondo del lavoro in senso lato, e così ridurre l’handicap (davvero pesante) che in questo senso abbiamo con i nostri colleghi di lavoro anglofoni.

Comment by Piero Viscardi — 25 January 2007 @ 13:26

L’internazionalizzazione sarebbe importantissima se si volesse veramente cogliere il vantaggio di essere collegati e collegabili al mondo, ma la traduzione automatica è ancora inefficace e il tempo per scrivere in diverse lungue è impossibile da trovare!

Basterebbe l’inglese..basterebbe..infatti..

Comment by Antonio LdF — 25 January 2007 @ 14:53

mah.
personalmente credo che siano pressoche’ inutili.
i traduttori odierni fanno un lavoro talmente scadente che quasi nessuno li potrebbe utilizzare con soddisfazione.

cosa darebbe in piu’ al blog un servizio simile?

Comment by ale.com — 25 January 2007 @ 14:58

Gestire un blog multilingue significa raggiungere lettori oltre confine, disporre di risorse temporali e culturali di cui un tale lavoro necessita.
La domanda è: se non ho queste ambizioni o queste risorse a cosa mi serve un blog multilingue?
Altra domanda: se ho queste ambizioni ma non possiedo quelle risorse, come faccio?
Risposta alla prima domanda: a niente!
Risposta alla seconda domanda: occorrerebbe un tradutorre fatto come si deve. Perchè non muoverci, noi italiani, verso una situazione del genere considerando che la nostra lingua non è tra quelle più parlate?

Va da sè che apprezzo e stimo chi riesce a gestire un blog bilingue (mi viene in mente quello di Lele Dainesi)..

Comment by Luachan — 25 January 2007 @ 16:12

Io voto contro. Nel mio lavoro mi capita milto spesso di scrivere in lingua, specialmente in inglese (le lingue sono il mio plus principale), ma visto che il mio mercato primario è quello italiano, per semplificare la comuncazione non ho ritenuto utile tradurre in lingua il tutto.

Poi, una traduzione automatica fa quasi sempre schifo. Ritengo preferibile non farla, pittosto che farla male…

Alex

Comment by AAA Copywriter — 25 January 2007 @ 19:02

La traduzione automatica di un blog è un non-sense :-)
Se si va su un blog redatto in una lingua che non si conosce, si può sempre usare BabelFish o Google (per ora, non c’è nessuna differenza tra i due, visto che la technologia usata è la stessa, Systran: http://adscriptum.blogspot.com/2006/04/google-et-la-traduction-automatique.html
ma soltanto per avere un’idea di quello che si dice.
Però se è vero che un blog è interazione, cioè dialogare e scambiarsi idee ed opinioni, allora non ha senso intuire quello di cui si parla ma non poter partecipare alla conversazione.
Le mie 2 lire,
Jean-Marie

Comment by Jean-Marie Le Ray — 25 January 2007 @ 19:47

Sono perfettamente d’accordo con AAA Copywriter. Sul mio blog traduco solo ciò che mi sembra veramente interessante per un pubblico internazionale. Considero completamente inutili le traduzioni automatiche: di qualità troppo scarsa.

Comment by Carlo Odello — 27 January 2007 @ 15:50

[...] Di seguito pubblico volentieri alcune considerazioni scritte ed inviatemi da Enrico Ladogana (aka Catone) su un argomento, quello dei blog multilingue, che abbiamo toccato di recente e che stimola la riflessione in diverse persone. Di seguito il suo articolo: [...]

Pingback by Considerazioni sulla traduzione di un blog — 27 January 2007 @ 17:32

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