16 January 2007
Il meme pubblicitario
Cerco con questo breve post di offrire la mia risposta al meme ‘pubblicitario’ che Maurizio tratta sul suo blog. Per inciso, le 3 domande (per nulla semplici) sono:
- Che cos’è la pubblicità oggi?
- Quale ruolo dovrebbe avere?
- Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l’utente?
Per chi non sapesse cosa è un meme, beh per questo c’è la definizione di Wikipedia. Queste le mie convinzioni, rispetto alle quali cercherò di non dilungarmi troppo, pur sapendo che molti spunti verrano necessariamente tralasciati, onde evitare di scrivere un tomo intorno alla questione. Rispondendo in termini generali, la pubblicità oggi mi sembra né più né meno di una comunicazione unilaterale, da monologo, un bombing continuo verso il consumatore. Bombing peraltro inutile ma costoso, nel senso che praticamente mai il messaggio è strutturato ad personam, e questo necessariamente fa lievitare i costi e svilisce l’efficacia del messaggio stesso. Non sempre il messaggio è gestito e strutturato da veri professionisti, il che interviene a determinarne ulteriormente una percezione invasiva da parte del consumer.
Per quanto riguarda le altre 2 domande che pone Maurizio, beh quello che auspico per la pubblicità è che sia stimolante senza essere invasiva, che impari a creare ‘valore’, ma solo per quelle persone a cui tale valore serve o interessa. Mi piacerebbe (so che è pura illusione) un allontanamento di quella dai mass media come radio e televisione. Il web ci ha cominciato ad abituare da qualche anno alle possibilità del contextual advertising. Comunicare un messaggio al consumatore solo quando questo ‘mostra segnali’ d’interesse.
L’ultima domanda è forse la più complicata di tutte. Giorni fa Fradefra faceva una considerazione giustissima in merito alle aziende ( se solo ritrovassi il link): quante controllano la reputazione online? Quante studiano l’eventuale buzz? La scarsa abitudine all’analisi di risultati post action lascia che si insinui nel consumatore l’idea che alla fine quello che davvero interessa alle aziende è di sparare nel mucchio, mentre mi torna in mente il famoso adagio: colpirne uno per educarne cento, solo che qui la situazione è ribaltata, e non è così che la pubblicittà potrà sostenersi ancora molto a lungo.
Mi piacerebbe che la metodologia di analisi dei risultati fosse stravolta, non più quanta gente ha cliccato sul banner come misura del successo di una campagna online, non più quanto è stato lo share di un programma televiso (il cui panel Auditel peraltro poggia su un numero risibile di famiglie ‘selezionate’), non più quanti in quella fascia oraria si sono collegati a questo o quel canale radio, o la tiratura di stampa di un quotidiano. Vorrei che si chiedesse al consumatore cosa pensa di quello che gli viene comunicato, della bontà di un prodotto etc…coinvolgendolo realmente in un dialogo. Concludendo, mi pare che la pubblicità oggi sappia poco di noi, ma noi fin ‘troppo’ di lei.
Update: Anche Alex ha colto la palla al balzo in merito al meme pubblicitario. Altri blogger dovrebbero seguire in questi giorni. Maurizio Goetz ha poi realizzato il documento del meme scaricabile in Pdf dagli amici di Ninjamarketing.it.


























Jacopo, la “pubblicità” efficace è quella “può dimostrare” di avere dato un contributo significatvo al volume d’affari di un dato prodotto o servizio.
Io personalmente sono sempre più convinto che oggi più che mai una pubblicità per essere efficace deve parlare al “cuore” delle persone e così convincerle che quel tale prodotto e servizio può dare un plus di significato alla sua vita.
Approfitto dell’occasione per farvi i complimenti per come state impostando questo blog e vi auguro di cuore di riuscire a veicolarci contenuti capaci di “dare significato” al mondo del lavoro in modo che diventi una fonte di arricchimento per tutti.
Comment by Piero Viscardi — 16 January 2007 @ 14:17