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7 January 2007

La cultura americana? Una questione di algoritmi

culturaIl titolo non vuole essere provocatorio. E’ proprio quello che sta accadendo in USA, il paese all’avanguardia in tutto, fuorchè nella tradizione culturale,  rispetto alla quale si dimostra ancora una volta disinteressata e distaccata. Venendo al dunque, Federico mi segnala una notizia riportata dal Corriere che ha dello sconcertante e che raggiunge la sfera dell’assurdo. In sostanza quello che accadrà (e credo stia già accadendo) è che un algoritmo nelle biblioteche pubbliche deciderà quali libri rimpiazzare:

DECIDE «L’INDICE DI LETTURA» - L’assassino, in questo massacro di mostri sacri della letteratura americana e mondiale, è il computer: o per la precisione un programma di software disegnato per catalogare quante volte un libro è stato consultato nell’arco di due anni. Le biblioteche pubbliche negli Usa hanno da sempre sfoltito gli scaffali da titoli impopolari per far spazio a nuovi libri e ai best-seller.

In sostanza Grisham supera Dante (ma forse non sanno nemmeno chi fosse) in una classifica di gradimento da peracottari dell’ultim’ora. Strano che non abbiano detto del tipo: tanto i mancanti li trovate su Google. Vi consiglio di leggere quell’articolo.

Che figura di m*rda comunque. Non ho parole.

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Grazie della segnalazione.

Il mercato vincerà? Nel caso, usciranno biblioteche sempre più di nicchia :D

bha….

Comment by Giorgio Taverniti — 7 January 2007 @ 18:28

Sempre i soliti sensazionalismi.
Come se in Italia, ogni piccolo comune avesse una biblioteca fornitissima di tutti i capolavori della letteratura italiana.
Tanto per cominciare, il fatto di cui parla l’articolo e’ avvenuto solo in una biblioteca di una cittadina (Fairfax, VA, 20000 abitanti).
Poi, come al solito, i giornali hanno subito esagerato parlando quasi di “rogo” di classici.
Forse perché abituati alle biblioteche nostrane con quattro libri polverosi e pure vecchi.
La biblioteca pubblica di Fairfax, VA (come in tutte le cittadine americane, del resto) acquista nuovi libri settimanalmente, e si e’ trovata ad affrontare un problema di spazio.
Cosi’ ha deciso di vendere alcune copie in eccesso dei titoli meno richiesti (eh, gia’ perche’ di ogni titolo hanno a disposizione decine di copie).
Per esempio hanno 107 copie delle opere di Aristotele (e non credo ci sia la fila per richiederle) e solo 99 dell’Urlo e il Furore di Faulkener (di cui era preoccupato l’articolista del Corriere); To Kill a Mockingbird e’ disponibile addirittura in 359 copie.

Insomma un’altro caso di disinformazione da parte dei nostri cari quotidiani (che come al solito si guardano bene dal citare le fonti quando riportano le notizie, in genere di terza o quarta mano).
Basta pero’ cercare “fairfax library” per trovare questo: http://www.fairfaxcounty.gov/library/classics.htm

Comment by Fabio — 7 January 2007 @ 18:29

Agni commento è superfuo, hai gia detto tutto quello che c’era da dire. Solu una domanda, ma le biblioteche non dovrebero diffondere “cultura?

Alex

Comment by AAA Copywriter — 7 January 2007 @ 21:16

Scusate ma non capisco di cosa scandalizzarsi…
Se Google adotta un sistema automatico di recruitment (http://www.scripting.it/portal/notizia.php?idnews=1133) è una figata.
Invece la scelta da parte della biblioteca di un algoritmo per sveltire il lavoro come quello descritto viene considerato uno scempio…

Comment by Francesco Tinti — 8 January 2007 @ 11:25

Bè, per non perdere autori ed opere importanti anche se poco consultate, si potrebbe affinare l’algoritmo prendendo ispirazione da quelli utilizzati per il ranking nei motori di ricerca, introducendo due parametri: “Age” e “Trustrank” (il primo riferito all’autore, il secondo all’opera).

In questo modo, nè il vecchio Dante nè “il Principe” del Machiavelli verrebbero mai tolti dagli scaffali, mentre dei best-seller “usa e getta” resterebbe, dopo qualche tempo, solo una o due copie ;)

Comment by Petro — 8 January 2007 @ 12:35

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