29 December 2006
Drink art, ovvero: “Oste portace da beve”
Nuove forme di comunicazione. Lo diciamo, lo sentiamo dire, lo leggiamo. Ovunque si leva l’incitamento verso nuove forme di espressione e di comunicazione. In questo caso parlo più strettamente di
forme artistiche d’espressione ma con forti connotazione di branding.
Mi è arrivata voce, tramite un’amica milanese, che nel capoluogo lombardo si inizia a diffondere la tendenza della Drink Art. Già esplosa nelle maggiori capitali del mondo, arriva in Italia partendo dalla città italiana simbolo dell’aperitivo, Milano. Forse grazie a questa "operazione" si tornerà a parlare della "gloriosa" Milano da Bere? Non so, ci sapranno dire gli amici al di la del Po, ma al momento sembra interessare.
Nello specifico si tratta di una forma d’arte, dove l’artista usa un drink per dipingere il proprio quadro all’interno dei locali dove viene ospitato. E’ sì forma d’arte, ma anche promozione, sia per l’artista che per il locale. E’ la rediviva tendenza bohemien che sta attraversando i locali delle nostre città dalla scorsa primavera, quando alcuni locali di New York iniziarono a lanciare alcuni aspetti retrò per intendere l’aperitivo. Dagli arredamenti, ai menù sino alle novità artistico/letterarie che sembrano dover accompagnare il momento dell’happy hour.
Prevedo già che i fabbricanti di liquori proveranno ad andare incontro a questa particolare forma d’arte moderna promuovendo nuovi cocktail da usarsi come colori per questi artisti. Rimane invariata una cosa: che il primo che osa mettermi un pennello o un qualsiasi altro attrezzo nel mio mojito, lo trito.

























