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28 December 2006

La rivoluzione del packaging moderno

Il periodo natalizio è canonicamente riconosciuto come il "gift time"; il momento cioè durante l’anno dove si concentra lo scambio di regali. Ogni qualsivoglia oggetto è presentato in un contenitore; e fino a qui…"acqua calda". Fino a qualche anno fa ogni oggetto era "ospitato" in un contenitore storicamente associato proprio a quell’oggetto, mi spiego. Il contenitore del latte (almeno in Italia) è "tipicamente" contenuto nel cartone Tetra Pack, le patatine erano nelle buste (rumorose) e l’acqua nella canonica bottiglia di plastica trasparente.

Il marketing estremo di questo inizio di secolo però ha concepito nuove forme di comunicazione; non solo testuale ma anche visiva e tattile. Un prodotto oramai non si risolve nel suo utilizzo ma, grazie al packaging moderno, si consuma sin dal suo acquisto, dalle sensazioni particolari del "suo contenitore", dal piacere di poter osservare l’involucro senza godere del prodotto direttamente. Timido (ma neanche tanto) esempio (moderno) di shifting del concetto di packaging fu il tubo delle patatine al posto della busta. La patatina fritta acquistava una nuova identità; era più facile consumarla, più attraente e, grazie al tubo diventava fun. Se poi era più o meno buona era un concetto secondario. Qui sta la rivoluzione del packaging moderno; che può spingere a creare brand loyalty anche senza dover apprezzare direttamente il prodotto. Esempio tipico è Red Bull: si è creato attorno a questo brand caricato di valori "adventure, crazy, freedom" e ad un packaging mai visto fino alla sua introduzione (la lattina a sviluppo verticale e dalla grafica accattivante a differenza della "panciuta" lattina tipica) un movimento di "seguaci" che non obligatoriamente sono suoi "bevitori". 

Si concepiscono confezionamenti "all inclusive" per venire incontro all’utente; ecco quindi la bottiglia di vino con il calice in plastica venduti insieme, oppure ricordo una campagna dello scorso anno dove un noto amaro (inteso come liquore) veniva venduto insieme a delle Tic Tac (le caramelle). Senza dimenticare il packaging più classico, ovvero le confezioni che sono diventate lo specchio deformante del prodotto "ospitato". Le più particolari che mi vengono in mente sono le confezioni del Game Cube o dello stesso I-pod.

Per il periodo natalizio mi sono comprato un libro riguardante la storia moderna del packaging, cosciente comunque che questa arte (per me in alcuni casi lo è) non si apprende sui libri; mi serve però per avere una case history sostanziosa per capire da dove si è partiti e quali concetti risiedono alla base di questa forma di marketing così poco "operativa" e molto "creativa"; per il futuro, staremo a vedere.

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interessanti i nuovi tentativi di fare packaging che si discostano molto dall’uso iniziale o prendono in prestito forme/formati da altri prodotti. tu citavi il tubo di patatine, ma hai visto le minipringles nel formato panettone? ci potrebbero essere tanti esempi ..
molti anche banali (penso a tutte le confezioni di natale dei prodotti ferrero..)

secondo te su web esiste qualcosa di paragonabile?
ovvero un contenitore inusuale, un pacchetto originale, un modo diverso per confezionare e presentare un prodotto/servizio?

Comment by nelli — 28 December 2006 @ 18:57

Tendenzialmente sarei d’accordo, ma c’è prodotto e prodotto: il vino che citate, ad esempio, non mi invoglia (dove vivo sta diventando un’ipresa trovare una bottiglia bevibile). Non pretendo che un vino di fascia bassa sia buono, ma certo non accetto un prodotto scadente.

Sono fuori target?

Alex

Comment by AAA Copywriter — 28 December 2006 @ 20:07

Ciao Andrea, e buone feste, una domandina Qual è il libro?

Comment by ARKIN — 28 December 2006 @ 21:07

Va bene la sperimentazione di nuove forme, ma a me il vino nel bicchiere di plastica farebbe una fatica…

Comment by Carlo Odello — 28 December 2006 @ 23:53

@nelli: non ho capito la tua domanda riferita al packaging sul web. Me la puoi "riforumalre", please!

@Alex: sono anche io fuori target allora :D . Ho riportato l’esempio solo perchè interessante, ma io personalmente non comprerei mai un vino con calice "included".

@Arkin, buone feste anche a te (come a tutti i lettori) per quanto riguarda i libri, in verita sono più d’uno. Ti elenco quelli che ho comprato:

1) Il packaging delle acque minerali e delle bevande – di Roberto Rizzo – ed. Chiriotti

2) Packaging design. Storia, linguaggi, progetto – di Valeria Bucchetti – ed. Franco Angeli

3) La messa in scena del prodotto. Packaging: identità e consumo – di Valeria Bucchetti – ed. Franco Angeli (li trovi tutti tranquillamente su IBS)

@Carlo: se hai letto il mio profilo nella sezione Autori di marketing routes avrai capito che la pensiamo uguale :D

Buon Anno a tutti!!! ciao ciao

Comment by Andrea Signori — 29 December 2006 @ 15:43

ciao andrea scusa.. in effetti la mia domanda è un po’ nonsense.
cercavo di ipotizzare: cosi come nei prodotti reali e fisici si puo’ inventare un packaging originale o quantomeno inconsueto, sul web dove è tutto virtuale, esiste un modo per presentare certi prodotti e servizi in maniera originale? inaspettata?
era solo una domanda così.. per riflettere..

scusami, noi sdc siamo un po’ “deformati” in merito a queste cose :)
lascia pure stare il mio quesito, e auguri di buon anno. complimenti a te e agli altri.

Comment by nelli — 29 December 2006 @ 16:18

Certo che si può, ci vuole però molta fantasia, parecchio studio e anche l’esperienza non guasta.

Scusa ma non ho esempi da portare, in questo momento.

Bisogna partire dalla fine, ovvero cosa l’utente si aspetterà di trovare, e dargli l’opposto, o perlomeno, qualcosa di molto diverso, come della comunicazione minimalista e incisiva quando lui si aspetta una tiritera.

“ZEN”!

Alex

Comment by AAA Copywriter — 29 December 2006 @ 16:26

Nelli, per quanto riguarda sdc ti capisco ;)

Per quanto riguarda la tua domanda, temo che il web modifichi il concetto di packaging. Come ho scritto nel post il packaging permette di “vivere” il prodotto anche senza consumarlo, attraverso emozioni visivo/tattili. Online questa cosa è improponibile. Non esiste “scatola” nel senso più materiale del termine, ma solo il contenuto. Si arriva direttamente al cuore del prodotto.

Una sorta di packaging online, così su due piedi, mi viene in mente una presentazione in flash che precedendo “l’arrivo” al prodotto, creare nell’utente attesa e suscita emozioni. Ma temo che se mi trovassi a vivere un’esperienza del genere premerei subito “skip” per arrivare al “cuore”. Su internet non vogliamo aspettare e surfiamo tra le informazioni in maniera veloce (decine di studi analizzano i rapidi tempi di navigazioni); offline invece abbiamo un organo come il tatto che ci aiuta ad immaginare il prodotto contenuto nella scatola che teniamo in mano. Offline ci piace meditare di fronte un oggetto, online non ci va proprio.

Meglio che mi fermo qui, altrimenti più che una risposta farò il primo esempio di meta-post; post nel post :D

Porta i baci alla tua meravigliosa città; farei cose al limite del legale pur di vivere a Firenze!

Comment by Andrea Signori — 29 December 2006 @ 21:24

@andrea
Scusa se dissento. Non bisogna guardare le cose dall’ottica degli addetti ai lavori. E’ i posizionamento che fà trovare il prodotto on line, ma sono i contenuti che lo vendono. E per contenuti, non intendo solo il testo, ma anche il lay out e la grafica. E questo, non è packaging?

Alex

Comment by AAA Copywriter — 29 December 2006 @ 23:15

@Andrea Grazie !!!

Comment by ARKIN — 29 December 2006 @ 23:22

nella rivoluzione del packaging vorrei anche citare il marketing olfattivo, cioè aggiungere all’impatto visivo della confezione anche quello olfattivo nel momento in cui si apre tale confezione.

come esempio di packaging, mi piace citare la Tuborg, che recentemente ha fatto una campagna pubblicitaria concentrata solo ed esclusivamente sulla confezione: la famosa bottiglia con il tappo che si stacca come una clip; pensandoci, il prodotto (la birra) non era cambiato, mentre era cambiata solo la confezione e ci hanno fatto addirittura una campagna pubblicitaria dedicata.

Comment by marco — 31 December 2006 @ 16:06

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