14 November 2006
BBQ Guerrilla
Altro giro, altra guerrilla. Quella che presento in questo caso non è nulla di nuovo, ma la pubblico come esempio di "not to do with a guerrilla campaign". Praticamente si è
realizzata questa campagna (la città purtroppo la ignoro) al fine di "vendere" dei barbecue. Molto probabilmente la società che l’ha commissionata quindi produce barbecue e l’agenzia che l’ha realizzata ha pensato bene di utilizzare "situazioni" cittadine (come è giusto per molte campagne di guerrilla), aggiungendovi un plus creativo al fine di completare "il quadro".
C’è un problema però (a mio avviso). Come si può fare una campagna che "riguarda" un apparecchio utilizzato per cucinare (come è il barbecue) "servendosi" delle fogne, o dei tombini della città? Mi spiego. Se il barbecue cuoce la pietanza che portiamo alla bocca, e se (ovviamente) vogliamo mangiare qualcosa di "igienico" e "salubre", come posso, io utente, uomo della strada che vedo questa campagna, associare positivamente questo messaggio con l’idea del mangiare?
Immagino che non sarà un sentimento comune, ma se la pubblicità (ed anche la guerrilla) è anche e forse soprattutto sensazione, a me questa campagna da la sensazione di mangiare (attraverso quel barbecue) qualcosa di poco pulito.
Meglio allora il "paninazzo ignorante"


























secondo me il punto è proprio quello, far pensare al proprio vecchio BBQ come a “una fogna” e quindi far scattare il desiderio di uno nuovo.
Comment by andrea — 14 November 2006 @ 23:49