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5 November 2006

La blogosfera – in my personal fuc***g opinion

Sulla blogosfera, sulla sua "forma", dimensione, composizione, sulle sue dinamiche di vita e di "riproduzione", si è letto e si continua a leggere una notevole quantità di dati e di opinioni. Si legge soprattutto di dati e statistiche ma anche le più classiche opinioni personali. Insomma della blogosfera si legge; un pò come gli stessi blog che hanno rinverdito le caratteristiche tipiche di internet (lettura – ascolto) con l’aggiunta della possibilità di produrre autonomamente contenuti. Non mancano le metafore che però a mio modo di vedere descrivono bene la blogosfera ma agli occhi di chi già la conosce. Non c’è nessuna metafora che fotografi adeguatamente ma in modo semplice e lineare "l’immagine" della blogosfera.

Mio padre da giovane è stato un pittore (poi convertito a studi "ingegneristici") e mi ha trasmesso sin dall’infanzia la "tara" di poter bloccare in un’immagine una particolare situazione. Mi sono quindi chiesto: come dipingerei la blogosfera se fossi un pittore? Oggi c’ho provato (mentalmente, per il risultato "pratico" rimando a prossimo post ;) ) Come cita la prefazione del libro "Il mondo di Sofia" di Jostein Gaarder "…spiegare la filosofia attraverso gli occhi di una bambina", ho immaginato di poter spiegare la blogosfera ad un bambino o ad un adulto non ancora alfabetizzato con Internet.

Avete presente quei parco giochi che ogni comune, città o metropoli hanno? Bene, nel mio quadro inizio trattegiando un parco. Un’ampio parco circoscritto da una recinzione che lo separa dal mondo "tipico"; nel parco infatti si respira aria diversa, più leggera ma non frivola, soltanto una scansione del tempo diversa. Fermi sul ciglio d’entrata possiamo spaziare lo sguardo da sinistra a destra osservando diverse situazioni e momenti che basta avvicinarli per essere vissuti. Entriamo.

Ci sono rumori di fondo, ma non molesti perchè si disperdono nell’aria. Ci sono diverse panchine con diverse persone; ognuna con la propria esperienza. C’è la mamma con il bambino che parla di pappette e vestitini da "infante", ci sono gli adolescenti con i brufoli che parlano delle proprie prime esperienze e prendono in giro i coeatanei "dell’altro quartiere", c’è il pensionato che guarda tutto con quell’aria saggia di chi la vita l’ha vissuta e basta avvicinarsi fargli un sorriso per iniziare una conversazione lunga ore che arrichisce noi di esperienza e rende felice un uomo che la società, dopo i 60 anni,  ha relegato a ruolo di comparsa. C’è il lavoratore che sonnecchia dopo una settimana di lavoro, il ragazzo che si abbraccia con la ragazza (ai quali è meglio non avvicinarsi ;) ), il professionista che legge il giornale economico e che, basta avvicinarsi, per sentirlo sbuffare ed imprecare contro qualche manovra fiscale che lo penalizza, c’è il giovane che trova nel parco il luogo di semi-libertà dove potersi fumare una canna in quasi-tranquillità. C’è l’imprenditore che ti parla dei "suoi prodotti migliori degli altri", la ragazza timida che scrive il proprio diario cercando nell’atmosfera del parco l’ispirazione e la tranquillità per farlo.

Mentre si gira per il parco ci si può fermare dove si vuole e provare a parlare o comunque entrare in relazione con chi si vuole. La mamma che entra con il passegino andrà a sedersi quasi sicuramente dove ci sono le altre mamme, il ragazzo assonnato andrà forse vicino al ragazzo impiegato a rullarsi una canna perchè certo di trovare un accendino per fumare la propria sigaretta o per "scroccare" un tiro, il professionista che arriva parcheggiando il SUV nel parcheggio si andrà a sedere dalle parti dell’uomo con il quotidiano economico in mano. Ma non è detto. Il parco è bello proprio perchè eterogeneo.

La vedo così la blogosfera; un ampio parco con molte panchine (i blog) che ospitano diverse persone caratterizzate da singole vite. Ci possiamo avvicinare (leggendo i blog) e provare ad interagire ma non è certo che saremo ben accetti o che il nostro interlocutore avrà voglia di parlare con noi. Potremmo altresì creare nuove conoscenze ed amicizie che si palesano solo in quel particolare ambiente (ci si vede il prossimo sabato?) e tutto ciò parallelamente alla nostra vita "regolare".

E’ ovvio che nel parco come nella vita e nella blogosfera ci sono quei cagnolini rompi cogl***i alti come due lattine di birra da 33 che ti si attaccano all’orlo dei pantaloni, però basta fargli una battuta di piedi o scacciarli via "vigorosamente"; non torneranno più a "visitarci". Li vedremo correre e far casino in lontananza, ma sicuramente lontano da noi. A ben guardare però, è anche divertente averli tra le palle… ;)  

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Davvero “pittoresca” la tua rappresentazione :)

Comment by Giuseppe Liguori — 5 November 2006 @ 21:17

…a dir poco visionario! ;-)

Comment by Francesco Goi — 5 November 2006 @ 23:33

…e pensare che neanche mi drogo!!! :D

Comment by Andrea Signori — 6 November 2006 @ 11:49

Potresti aggiungere, visto che siamo in un parco, qualche tipo su un palchetto improvvisato a mo’ di speaker’s corner londinese. Sono quelli che aprono un blog pensando che il mondo non stava aspettando che loro :) )

Comunque, bel post

Comment by Mauro Lupi — 6 November 2006 @ 18:20

Come dire, cercare contatti sociali per poi poterli rifiutare a conferma che non se ne ha bisogno. A volte ho questa sensazione girovagando tra queste panchine

Comment by Daniele — 6 November 2006 @ 19:12

@Mauro: è vero, non ci avevo pensato ed obiettivamente ce ne sono…cmq grazie per “bel post” :D

@Daniele: allora siamo in due ad avere questa sensazione

Comment by Andrea Signori — 6 November 2006 @ 21:17

Io mi soffermerrei sul problema dei cagnolini, o dei gattini, chiamiamoli come ci pare. Trovo stiano aumentando in maniera preoccupante. A volte serve ben più di una semplice battuta di piedi. Tendono ad attaccarsi con le unghie agganciandosi anche alle persone appena conosciute. Che dire? scalcia più forte Andrè…

Comment by Fiabeschi — 7 November 2006 @ 10:58

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