1 November 2006
Miti nella search engine optimization
Specie per chi è alle prime armi nella search engine optimization, può talvolta essere assai arduo distinguere ciò che è vero e valido da quello che non lo è. Come è ovvio, se le fondamenta su cui costruiamo la nostra conoscenza di SEO sono deboli, ne consegue che sarà dura liberarsi di un certo sapere, oltre che rischioso quando si deve operare sul sito di qualche cliente.
Non è la prima volta che sottolineo il fatto che dopo la mitologia greca e latina, un altro settore intriso di miti è proprio la search engine optimization. La ragione per cui ve ne alberghino così tanti mi è assolutamente ignota, per quanto molti di questi siano davvero duri da estirpare.
Qualche tempo fa, avevamo pubblicato un post, dedicato al confronto tra strong vs bold, in cui riecheggiava l’ennesimo dei tanti miti SEO. Generalmente poniamo particolare attenzione a quello che diciamo parlando di SEO, in primis per evitare di essere fraintesi, in secundis per cercare nel nostro piccolo di contribuire con alcune ‘certezze’, in un settore in cui molto è opinabile ed incerto. È stato ad esempio così nel caso delle keyword presenti nell’url, dove riportavamo la voce autorevole di Matt Cutts, così come nel caso dello scambio link o ancora sul filtro di Google per il contenuto duplicato passando per gli inbound links.
Poco fa su WMW leggevo un intervento interessante di un membro del forum, che sembra mosso anch’egli dalla volontà di sfatare alcuni miti che vedono protagonista la search engine optimization, nello specifico fornisce il suo punto di vista sulla validità dei punti seguenti, ponendo particolare riguardo a Google:
- Google evaluates the content section of a page differently from the rest of the template.
- Google is using human editorial input to affect the SERP.
- Using a dedicated IP address helps in ranking.
- Seeing any urls tagged as Supplemental Result means there is a problem.

























