« GOOGLE MASHUP PER I PORTI DELL’ALTO ADRIATICO
B[log] of the Week: Invisible Red »

28 October 2006

INBOUND LINKS. Che la forza sia con voi

Dice bene Jacopo quando afferma che il link "rappresenta la base che sostiene il world wide web"; Internet è un immenso archivio che contiene milioni di ipertesti collegati tra loro da un continuo scambio di informazioni, liberamente reperibili e consultabili senza limitazione di orario o di confini geografici. L’algoritmo Pagerankâ„¢, annunciato agli albori del terzo millennio con l’altisonante "Bring Order to the web", aveva l’obiettivo di classificare su base democratica (e tutto sommato meritocratica) i documenti e le risorse presenti su Internet introducendo il concetto di citation ranking, assimilando il link ipertestuale ad un voto espresso dal titolare di un sito a favore di un altro sito. Il numero di citazioni, quindi, come metro di valutazione dell’importanza di una pagina web.
Inutile dire che le aspettative generate da questo tipo di ranking, sulla carta formidabile, sono state largamente disattese. Essendo, nella sua incarnazione iniziale, un parametro meramente quantitativo prima che qualitativo, l’ordine che l’algoritmo avrebbe dovuto portare si è presto trasformato in caos assoluto.

Nel 2006-quasi-2007, anche in considerazione delle modifiche che ha subito nel tempo la formula originale del Pagerankâ„¢, non si può più prescindere da analisi strettamente qualitative della propria link popularity. Che s’intendano i link come favorevoli citazioni, veicolo di informazioni, fonte di traffico o semplicemente come Bancomat di Pagerankâ„¢, è bene iniziare a comprendere che non tutti i "voti" sono uguali e che in determinate circostanze alcuni possono anche essere nocivi.

Per illustrare in modo semplice il diverso impatto che possono avere i link su un sito internet userò il termine "forza". Una forza multidimensionale, vista la mole di informazioni che porta con sè, che tuttavia renderò bidimensionale in virtù del taglio chiaro e concreto che voglio dare al post.

On Topic.
E’ ormai comunemente accettato il principio secondo il quale gli inbound migliori, ai fini del posizionamento sui motori di ricerca, sono quelli provenienti da risorse "attinenti" con la propria. Un concetto, questo, assai semplice ed intuitivo. Eppure l’ambiente della search engine optimization professionistica (o presunta tale) pullula di Pagerankâ„¢-addicted per i quali piazzare, sovente pagando, i propri link in ogni angolo del web rappresenta lo stato dell’arte della link building. Quantità e non qualità, basandosi sull’errato presupposto che un link è pur sempre un link!!!, e che pertanto abbia sempre un’utilità.

Ho suddiviso in quattro segmenti il concetto di forza tematica di un link:

  1. Overall: è il tema principale o dominante del sito, desumibile dal title tag della pagina principale, dai contenuti, inbound e outbound link;
  2. Title Tag: è il titolo della pagina web che contiene il collegamento ipertestuale;
  3. Page text: i contenuti testuali del documento linkante;
  4. Anchor (text): l’ancora, il termine (o, in caso di immagine, l’attributo ALT), su cui viene applicato il collegamento.

Come si vede nell’immagine  la situazione ottimale (=spinta maggiore) si ha quando il link viene "caricato" da tutti gli elementi che ne compongono la forza tematica.

NB: nel grafico i segmenti hanno uguale dimensione. Ciò non significa necessariamente che le quattro tipologie di forza tematica si equivalgano. Semplicemente il peso che i motori danno ad un elemento piuttosto che ad un altro varia con relativa frequenza; attualmente pare che grande importanza venga data al testo della pagina web. Un tempo era l’anchor text (vedi: Googlebombing).

Autorità e autorevolezza.
Il sogno proibito di ogni sviluppatore di motori di ricerca è offrire ai suoi utenti un elenco di documenti autorevoli e rilevanti per ogni chiave di ricerca. Quest’obiettivo è particolarmente evidente in motori evoluti come Google, che premiano i siti considerati "risorsa autorevole" con ottimi posizionamenti e maggior peso ai link in uscita.

Che cos’è per Google un sito autorevole? Tralasciando qualsiasi speculazione su Trustrank e affini, una risorsa è giudicata buona in base a:

  • Età del dominio;
  • stabilità del topic nel tempo;
  • qualità dei link in entrata.

All’inizio della sua esistenza, un dominio (o un sito, se preferite) si trova in una sorta di limbo. Un punto intermedio tra  la piena autorevolezza e il totale spam. Sarà la qualità dei contenuti (o la bravura del Seo) ad attirare citazioni da siti rilevanti e autorevoli, allontanandosi così dalla zona rossa (inconsistenza e spam) e stabilendosi nella zona verde (rilevanza e autorevolezza).

Questo è un aspetto della strategia di incremento popolarità che molti webmaster tendono a sottovalutare, nella convinzione che i link non possono mai essere dannosi. Ho assistito personalmente al ban di un sito la cui link popularity era basata unicamente su comment spamming e fake-blog creati e abbandonati dopo dieci minuti. E’ un dato di fatto: troppi "bad links" possono nuocere, e non poco, all’immagine che un motore ha del sito e, nei casi più gravi, possono causare rimozione dall’indice.

Ritengo comunque che l’immagine sopra riportata valga più di mille parole.

Pagerankâ„¢
L’ultima tipologia di forza che prenderò in esame è il già più volte nominato PR. Bistrattato e snobbato nei salotti buoni, croce e delizia dei webmaster di basso profilo (la barretta verde che si accorcia e si allunga è, se vogliamo, un gran bel simbolo fallico), merce di scambio per i faccendieri del web. E’ uno dei "cento parametri" che influiscono sul ranking di un documento, certamente non il più importante, sicuramente il più affascinante.

Acquisire un valore pagerankâ„¢ medio/alto (alias l’URL del Vostro documento riceve molti link in entrata) è importante perchè da esso dipende la quantità di risorse che Google vi riserverà: passaggi più frequenti degli spider, indicizzazione di un alto numero di pagine, maggior peso sugli outbound che inserirete.

Ecco quindi che nella costruzione del priceless link, l’inbound ideale, dopo che si è verificato il topic e l’autorevolezza della sua provenienza, sarà utile speculare sulla quantita di Pagerankâ„¢ veicolata verso la pagina target. Questo valore dipenderà essenzialmente da:

  • Pr REALE dell’URL (Il PR mostrato dalla Toolbar non lo è);
  • link (sia esterni che interni) presenti sulla pagina: less is better;
  • propensione del webmaster a vendere link che potrebbe essere causa di azzeramento del valore passato tramite link esterni.

Concludendo. I link sono un’arma di cui la search engine optimization non può fare a meno. Ma a differenza di un tempo, è di primaria importanza soffermarsi sulla qualità della propria popolarità: l’antico e ambiguo termine "link popularity" è stato ormai sostituito dal più consono "web’s opinion". Non lasciate che i motori abbiano una brutta opinione del vostro sito.

Social Bookmarking
blinkbits  BlinkList  blogmarks  co.mments  connotea  del.icio.us  De.lirio.us  digg  Fark  feedmelinks  Furl  LinkaGoGo  Ma.gnolia  NewsVine  Netvouz  RawSugar  Reddit  scuttle  Shadows  Simpy  Smarking  Spurl  TailRank  Wists  YahooMyWeb 

Bell’articolo…
Non si vede l’immagine autority.gif

Comment by Giuseppe Liguori — 28 October 2006 @ 04:13

Grazie :-)
Ora l’immagine dovrebbe essere visibile.

Comment by Stuart — 28 October 2006 @ 12:28

Molto interessante!
Anche nell’ottica di un futuro ‘web semantico’ potrebbe essere utile tenere conto - da webmaster/newswriter - di queste considerazioni per pianificare una strategia che faccia emergere i propri contenuti online.

Comment by Francesco — 28 October 2006 @ 14:11

Illuminante: finalmente una trattazione organica e completa della questione backlink: tematizzazione, trust e(ma per ultimo) PR. Da stampare ed appendere al muro quando sè è tentati dalla sindrome dello spam :D

Comment by Doopcircus — 28 October 2006 @ 14:36

fantastico…d’altronde dalla firma si poteva già intuire!
posso riciclare lo slogan finale?
“Non lasciate che i motori abbiano una brutta opinione del vostro sito”

Comment by marco ziero — 28 October 2006 @ 17:21

Ottimo (come sempre Stu! ;))
anche se più che il “Page text”, considererei il testo “vicino” al backlink (snippet? Context? Concept?)

Comment by paocavo — 28 October 2006 @ 17:52

Non mi sembra sia stato detto niente di nuovo, ma comunque questo articolo è buono per il fatto che mette ordine su diverse questioni come PR, Trust, il come linkare… e può essere un bel piccolo promemoria per il SEO.
Tuttavia non c’è scritto niente sul fatto che questa sia un’idea di chi scrive, oppure sia suffragata da prove o è frutto di indagini e pareri tra SEO…
Per questo resto un pò scettico.

Comment by Furious — 28 October 2006 @ 17:56

@ marco ziero: tutto ciò che scrivo su “Marketing Routes” diventa di “Marketing Routes”, quindi lo chiedi all’autore sbagliato ;-)

@ paocavo: grazie :-) In effetti intendevo proprio il testo della pagina. Devo comunque renderti atto che il testo in prossimità dell’anchor text può rappresentare un ‘plus’ nella forza tematica di un link.

@ furious: quando non diversamente specificato ogni post, di ogni blog del mondo, rappresenta idee, opinioni ed esperienze del suo autore.

Comment by Stuart — 28 October 2006 @ 21:38

Complimenti per l’articolo anche se sono un profano !!!
Leggendo la frase in cui affermi che il pr mostrato dalla barretta fallica :) non è reale mi ha colpito molto e mi chiedo come fare a conoscere il pr reale della pagina.

Comment by Giacomo — 29 October 2006 @ 00:29

una domanda mi è venuta guardando il grafico…
ok esistono buoni links da fonti autorevoli
ed esistono bad links che sono dannosi.
ipotizzo esistano link “neutri”.

avere tanti di questi link neutri sarà positivo? indifferente? penalizzante?

detto questo concordo che i migliori link siano quelli spontanei, attinenti e da risorse autorevoli. ma..esistono seo che contestano questo???

Comment by nelli — 29 October 2006 @ 01:22

Assolutamente un ottimo articolo, degno della fama di chi lo ha scritto. I miei complimenti Stu :D

Comment by sitionweb — 29 October 2006 @ 12:40

Amen Stuart, per quanto riguarda l’importanza dei BL di qualità su Google (bell’articolo!).

Purtroppo il discorso è un tantino diverso per Yahoo! e MSN, se su questi motori bastano un paio di link qualunque per posizionare caterve di spam.

Comment by Everfluxx — 29 October 2006 @ 13:31

@ Giacomo: è pressochè impossibile conoscere il PR Reale di un documento; si possono fare interessanti considerazioni analizzando i backlink del sito. Rimarranno sempre ipotesi, ma certamente più precise del dato fornito dalla raramente-aggiornata-toolbar.

@ nelli: certo, esistono anche i link “neutri”, ad esempio quelli provenienti dalla maggior parte delle web directory o da (alcuni) scambi link. In linea di principio dannosi non sono, ma non aiutano un sito ad uscire dalla “zona grigia”.

@ Everfluxx: (ciao!) “Purtroppo”, per quanto riguarda Yahoo! e Msn, non posso che essere d’accordo con te :(

Comment by Stuart — 29 October 2006 @ 15:07

[...] freedoom ottimizzare cosa differenzia i contenuti Intorno al tema della tua attività costruisci pagine di utilità concreta che possano di fatto attirare l’attenzione di utenti del settore. Per fare ciò ci vuole un impegno non indifferente, ma non vedo altre strade, oltre all’aumento di inbound link a tema. __________________ il blog Liguori Giuseppe [...]

Pingback by |► Analisi del passaggio di Google Bot — 29 October 2006 @ 15:22

Congratulazione anche da parte mia.

Comment by Dell'Orto Fabio — 30 October 2006 @ 09:40

ciao ottimo articolo. Ho una domanda da farti: a un certo punto dici “Ho assistito personalmente al ban di un sito la cui link popularity era basata unicamente su comment spamming e fake-blog creati e abbandonati dopo dieci minuti”. Il bold su “unicamente” ce l’ho messo io. Questo vuol dire che se ho anche un solo link buono non vengo bannato? Oppure che posso creare un universo di minisiti/blog evil, comprare link in posti dove fanno la spesa i drughina e i pornaioli e danneggiare cisi’ la concorrenza?

Comment by marcuzzer — 30 October 2006 @ 10:18

Articolo splendido. Lasciatemi fare una considerazione: Quanto saràimportante il PR nel breve termine?

Io ho la mia personalissima idea, che il PR ormai sia solo un giochetto simpatico, Google ci sta facendo credere che il PR abbia un valore quando in realtà i metri di giudizio ormai sono ben differenti.

Io lo guardo ancora, ma con la consapevolezza che non è oro colato solo perche è PR 5 :-D

Comment by Simleon — 30 October 2006 @ 11:48

Ottimo articolo divulgativo, molto bello veramente. Ma non concordo su un solo aspetto: “link nocivi”. Per me non esistono.
Mi spiego: è rischioso scrivere cio’ perchè si rischia di far credere che sia possibile danneggiare qualcuno dall’esterno. Cio’ non è possibile.
Cito il tuo es.: “Ho assistito personalmente al ban di un sito la cui link popularity era basata unicamente su comment spamming e fake-blog creati e abbandonati dopo dieci minuti.”. E’ evidente che una popolarità basata sullo spam non sia etica e quindi non funzionale ad un posizionamento organico. Si tratta, quindi di un danno derivato da fattori interni all’ottimizzazione.
COncludo: non è il link ad essere nocivo, ma è la tecnica usata a non essere etica.

Cmq, complimenti.

Comment by _someone_ — 30 October 2006 @ 13:19

@ marcuzzier: giusto il grassetto su ‘unicamente’. Va da sè che più rilevante è un sito, più difficile sarà farlo penalizzare dall’esterno. Sicuramente un link buono vale più di 10 cattivi, ma se la proporzione diventa 1/1000 non lo so… (immagina una gara di tiro alla fune :-) )

@ Simleon: il Toolbar PR sta al valore di un sito come un mega alettone montato su una Fiat Punto. Non ne migliora le prestazioni…ma è tanto carino :-D

@ _someone_: capisco la tua -legittima- obiezione. Posso assicurarti che il sito che ho portato ad esempio era assolutamente 100% white-hat. E’ fuori dalla portata di chiunque penalizzare un sito come Adobe.com, ma non è impossibile come pensi segnare l’esistenza di un sito appena nato o poco popolare.
Cito da google.com: “…There’s ALMOST nothing a competitor can do to harm your ranking or have your site removed from our index…”.

Comment by Stuart — 30 October 2006 @ 13:54

ottimo articolo stuart, si spera che finalmente la gente muti il proprio pensiero riguardo a queste tematiche e che finalmente non venga dato rilievo solo al PagerRank…

Comment by Gio — 30 October 2006 @ 18:12

Ohmmioddio…
Grande Stu :)

Comment by Alessio — 30 October 2006 @ 19:51

Bravo Stuart Complimenti!

Comment by Lord Baron — 31 October 2006 @ 13:34

Complimenti Stuart.

Te la faccio in breve dal mio punto di vista dove concordo con te sui BL:
POCHI MA BUONI !!
E’ cosi che si arriva in alto e si scalano le serp!!!!

Magari tutti la prendessero per buona.
Comunque mi ripeterò:
PROVARE PER CREDERE (parlo per i miei siti)!!!

Pochi linketti e tanti posizionamenti…
A presto Stuart.

Comment by Angelweb — 2 November 2006 @ 14:56

Stuart,
nel tuo articolo non fai accenno alla “possibile” importanza della variazione nel tempo del numero di BL ottenuti da un documento…

(tipo di incremento, costanza nel tempo, perdita BL, picchi di BL ecc ecc)

Credi sia un dato ancora trascurato/non importante per i MDR oppure semplicemente non trattato nell’articolo?

Ciao, Nicola

Comment by Nbriani — 3 November 2006 @ 11:40

Bello il tuo commento Nicola; ti offro il mio punto di vista sulla faccenda dei picchi di bl, in attesa di Stuart.

Riferendomi a situazione che si sono stabilizzate nel tempo, direi che tutto ciò che accade, all of a sudden, in grandi proporzione e rispetto a determinati paramatri di storico che google ha di ciascun sito, ai motori non piace molto.

Immagino quindi che per un neo-nato sito sia ancora più rischioso dilagare dal nulla, seppure alcuni casi ci dimostrano che non sempre, seppur giovane, un sito viene penalizzato in automatico per un crescita consistente di link avvenuta d’improvviso (Youtube per esempio, ma anche Digg per citarne un paio di celebri).

Sulla faccenda dell’arco temporale, e in particolare della variazione di pagerank che muta col tempo, tendenzialmente in aumento, sui vari bl che abbiamo sparsi per la rete, ho un punto di vista non so se condiviso, che è questo: in sostanza credo che una volta acquisito un link, con l’ “x” valore di pr che aveva in quel dato momento, quel link spingerà vita natural durante in proporzione a quel valore, e non in base ad un valore “y” che, anche maggiore di “x”, magari ha acquisito nel tempo a seguito dei vari update.

Voi come la vedete?

Comment by Jacopo Gonzales — 3 November 2006 @ 12:17

[...] INBOUND LINKS. Che la forza sia con voi [...]

Pingback by MondoBlog » Blog » Italia chiama Web - Num 7 — 3 November 2006 @ 18:21

[...] Inbound links [...]

Pingback by Search marketing: 12 consigli per la migliorare la visibilità online — 7 November 2006 @ 11:42

[...] 30) Acquisto di text link: Un tempo la pubblicità su altri siti aveva lo scopo di renderci visibili all’utente, ora con la febbre del pagerank è nato il fenomeno dell’acquisto di link testuali puri. Utile nel caso che non riusciate ad ottenere link spontanei ma bisogna avere alcune accortenze: Se le pagine da cui venite linkati sono molto forti e il tema o la lingua è diversa dalla vostra vi è la possibilità che il tema del vostro sito agli occhi del vostro sito verta verso altre rotte, andandovi a penalizzare indirettamente per le keyword che invece desiderate posizionare. Quindi è sconsigliato comprare link esteri per un sito in lingua italiana. Esistono molti siti in giro per l’acquisto di link (anche su ebay), ma è solo con una certa esperienza che si riesce a trovare il link adatto al prezzo giusto. Molti webmaster appena arrivati sulla soglia del pagerank 5 vogliono subito monetizzare e vi propongono link a basso costo (circa 4-5 euro al mese) su siti zeppi di link. Cito due articoli molto interessanti che trattano più in dettaglio il tema degli inbound links: http://www.kerouac3001.com/links-come-passaggio-dinformazione-6.htm http://www.marketingroutes.com/2006/10/28/inbound-links-che-la-forza-sia-con-voi/   [...]

Pingback by Giuseppe Liguori » Vademecum SEO — 10 November 2006 @ 21:06

[...] Piccolo Vademecum SEO Premessa: Ho scritto questo vademecum senza alcuna pretesa di affermarsi come guida al posizionamento, è un articolo ispirato ad una pagina in lingua inglese già nota ai più esperti . (www.vaughns-1-pagers.com/internet/google-ranking-factors.htm) Lo posto qui per convidere e per sapere se ci sono errori in alcune cose che affermo Ho pensato di prendere spunto dai singoli temi, tradurre alcune parti e aggiungere delle considerazioni personali su degli aspetti che per molti possono sembrare banali e scontate, ma possono essere importanti per chi è nuovo dell’argomento e si pone molte domande. In questo articolo si parlerà maggiormente dei fattori on-page ossia l’insieme di quei parametri che sono controllabili dal webmaster a scopo di migliorare il posizionamento. Proprio per questo motivi sono considerati in maniera sempre minore da Google, per limitare abusi che causano l’inquinamento delle Serp e perdita quindi di qualità. 1) Keyword nell’url e nel dominio: La parole più a sinistra hanno rilevanza maggiore. L’influenza del nome a dominio è ridotta a causa degli abusi dei cybersquatter. La verà utilità di usare delle keyword nel nome a dominio sta nel fatto che i link spontanei al nostro sito conterranno con molta probabilità le keyword di nostro interesse nell’anchor. 2) Keyword nel tag title: E’ abbastanza rilevante questo tag, ma non bisogna eccedere nella lunghezza. Poche parole ma buone e correlate all’argomento reale trattato. Le parole più a sinistra hanno rilevanza maggiore. Google usa questo tag come titolo nelle serp, quindi deve essere concepito in maniera appetibile principalmente per un eventuale utente e non al motore di ricerca. I cambi frequenti e totali del tag title sono dannosi, è bene avere un tag title stabile nel tempo poichè conferma l’identità e il contenuto della pagina. E’ buona norma inoltre differenziare il title per ogni pagina, indicando in due/tre parole ciò che la pagina mostra all’utente. E’ sconveniente indicare il nome del dominio nel title. Piccole modifiche al title una tantum non comportano cali di posizione. Molti affermano che il 50% dei fattori di posizionamento di un sito siano determinati da un buon tag title. 3) Keyword nel meta tag Description: Anche qui non bisogna eccedere nella lunghezza, Google utilizza questo tag come breve descrizione nelle serp. 4) Keyword nel meta tag “keyword”: Google ignora questo meta tag, anzi se si usano parole non corrispondenti al corpo della pagina è probabile che possa essere considerato spam. Altri motori minori leggono il meta tag “keyword”. Sconsigliato da utilizzare se non si è certi di un corretto utilizzo. 5) Densità di parole chiavi nel corpo della pagina: Dopo recenti aggiornamenti agli algoritmi di Google la densità non ha più il peso di una volta, ma è comunque un fattore incisivo per tematizzare la pagina. E’ bene però comprendere che una eccessiva ripetizione della parola può insospettire i motori. Non c’è una soglia ben definita per rischiare penalizzazioni. Si consiglia di rileggere il testo e verificare se in italiano il discorso è fluido, lineare e non troppo ripetitivo nel concetto. 6) Uso del tag html H1,H2,H3: E’ utile per posizionare bene una keyword o una keyfrase, ma una pagina con molti tag Hx pare che venga classificata come spam se non sufficientemente linkata. Leggere informazioni aggiuntive in post : http://www.giorgiotave.it/forum/laboratorio-seo/15828-far-indicizzare-una-pagina-finora-largamente-snobbata-da-google.html 7) Grassetto: Il tag [b] e [strong] sono trattati allo stesso modo dal motore di ricerca, la differenza sta nel fatto che [b] è il vecchio tag e [strong] è definito negli standard w3c. L’influenza sulla indicizzazione di questo tag è talmente minima che è meglio grassettare ignorando l’ottimizzazione seo. 8) Adiacenza di keyword: due parole chiavi adiacenti sono ben assimilate nelle serp, ad esempio se fittiamo appartamenti a milano, è utile concentrarsi sulla scrittura del testo pensando ad un accostamento di questi termini, questo vale in qualunque area: nel body, nel title, etc. 9) Ordine delle keyword: la keyword “bed and breakfast” non avrà serp identiche a “breakfast and bed”, quindi è utile studiare quale sia l’ordine più consono. 10) Posizione delle keyword nella pagina: Più la keyword è in alto nella vostra pagina e più è visibile quindi maggiore sarà la sua rilevanza. Per questo è preferibile realizzare pagine usando i css al posto delle tabelle, in modo da gestire la posizione del testo nel codice html indipendentemente dalla visualizzazione all’utente; Ciò nasce dal fatto che gli spider hanno fretta e non sempre leggono tutto il corpo della pagina, ma solo spezzoni, per cui ciò che c’è in alto viene letto prima e si presume che sia più rilevante. 11) Keyword nell’attributo ALT: utile per il posizionamento in google image. 12) Keyword nell’attributo title: Google nelle sue guidelines raccomanda l’utilizzo del tag title (Cito: Assicurati che i tag TITLE e ALT siano descrittivi e precisi), In ogni caso c’è un errore formale nelle guidelines: Propriamente Il tag title è quello in alto a tutto (< title >) mentre per attributo si intende ad esempio [a href=”…” mce_href=”…” title=”blabla”] In ogni caso è stato effettuato un test in agosto del 2006 e pare che risulti essere ignorato. Riferimento al test: http://www.giorgiotave.it/forum/laboratorio-seo/14512-test-indicizzazione-dellattributo-title-dei-link.html 13) Link interni: Una buona struttura interna ad albero in un sito aiuta moltissimo, le pagine interne devono essere raggiungibili con massimo due click di profondità, altrimenti tali pagine vengono considerate poco. E’ molto utile creare una navigation bar in alto per permettere all’utente di tornare al livello livello precedente senza dover usare il tasto back. E’ di alta utilità creare una mappa del sito navigabile, con struttura ad albero, utile sia per l’utente che per rendere meno profonde agli occhi del motore alcune sezioni del sito. 14) Sitemap: La Google sitemap, è un file XML letto da google da non confondere con la mappa del sito in html. Creare una sitemap xml ha una indubbia utilità per aiutare l’attività di crawling dello spider nella navigazione del nostro sito. La sitemap è consigliata ad esempio per i siti nati da poco, momento delicato in cui lo spider ha ancora una idea incerta della nostra struttura. La Google sitemap non permette di pilotare lo spider a nostro piacimento, ma è una sorta di consiglio che noi forniamo allo spider. Tale consiglio deve essere sempre attendibile e veritiero per avere buone chanche. Bisogna evitare ad esempio di inserire nella sitemap pagine non presenti, o di indicare informazioni fuorvianti. Se noi informiamo lo spider attraverso la sitemap che ad esempio la frequenza di aggiornamento di una pagina è giornaliera mentre la pagina non varia quasi mai l’interprete della sitemap quando si renderà conto della “bugia” scarterà il nostro consiglio alterando quindi l’attendibilità globale della sitemap. La sitemap consente di impostare delle priorità a determinate pagine, è consigliabile ad esempio ridurre questo parametro per pagine prive di contenuti utili. Per gestire la sitemap ed altri parametri utili ai webmaster, Google ha creato una apposita area chiamata: Strumenti per i webmaster. 15) Link esterni: Linkare risorse autorevoli ed “a tema” con il sito è indice di qualità, fa anche intendere che il sito non è un network chiuso (senza esagerare con la quantità). Non bisogna eccedere nell’aggiunta di link per non disperdere l’informazione che intendiamo fornire. C’è il rischio di essere considerati una link farm o venditori di link. Linkare siti considerati “cattivi” è molto penalizzante. Bisogna verificare periodicamente che i link in uscita siano funzionanti, non bannati e che non siano zeppi di link (link farm) Se date visibilità a siti di contenuto contrario alle policy di google la responsabilità ricade su di voi. Il cattivo vicinato (bad neighborhood) vi pone in una situazione penalizzante per il posizionamento. Evitare di utilizzare anchor text troppo lunghi. Evitare di cambiare spesso l’anchor o l’href, si rischia di essere scambiati per venditori di link e Google non ama coloro che influenzano in maniera indiscriminata il pagerank. Evitare di usare più di 100 link esterni per pagina. 16) Dimensione della pagina: Evitare pagine di dimensioni superiori ai 100k, sia per comodità dell’utente che per gli spider. 17) Uso del trattino nell’url: Il trattino (hypens) Viene utilizzato come separatore di testo; Nel nome di dominio o nel resto dell’url consentono una separazione ottimale, ma bisogna essere cauti; Troppi trattini sono indice di spam (Esempio: a occhio quale delle due url è più probabile che sia visto come spam? 1-http://www.prodottimedici.com/viagra.htm 2- http://www.vendita-viagra-e-cialis.c…cialis-sex.htm ) Nel percorso dell’url si possono usare come separatori di parola tutti i simboli (anche la virgola) ad esclusione di questi: & _ * + che a quanto pare non sono influenti nella query di ricerca. Provate ad esempio a cercare su google hotel-roma o hotel roma … la serp è identica, Usando invece l’underscore la query hotel_roma restituisce pochissimi risultati. per cui anche se può sembrare più gradevole sconsiglio l’utilizzo dell’undescore come separatore. 18) Lunghezza dell’url: Come già detto sopra, un url breve viene preferita dai motori e si evita di incappare in filtri antispam. Google non le ignora, ma non ama di certo le url con troppi parametri: Un parametro specie se non numerico viene letto senza alcun problema. 19) URL Rewrite: E’ molto utile usare il rewrite dell’url per nascondere i parametri e rendere la pagina dinamica simile in tutto ad una pagina statica. Ad esempio i forum con migliaia di post spesso non vengono indicizzati completamente per i troppi parametri. l’url rewrite consente di indicizzare più pagine ed è risaputo che maggiori contenuti = miglior posizionamento. 20) Aggiornamenti frequenti: Google predilige i siti con contenuti sempre aggiornati e crescenti. La frequenza di crawling è proporzionale alla frequenza di aggiornamento della pagina da parte del webmaster, per non rischiare di perdere qualcosa. Svantaggi: Se la pagina cambia completamente ad ogni passaggio a mio avviso non è tanto positivo, il motore può intuire che non è una risorsa attendibile, ed anche lato utente se non è possibile verificare a breve distanza il contenuto precedente si rischia di demotivare la navigazione nella pagina in oggetto. 21) Età del sito: Conta molto. Attenzione: non bisogna confondere l’età del dominio con l’età del sito. Il primo è utile a conferire una certa autorevolezza, ma solo se vi è costanza nel mantenere il sito in ottima forma. Se un sito resta under construction per anni, quando lo apriamo non possiamo sperare di avere la stessa autorevolezza di un sito che è in linea realmente da anni. A mio avviso quindi è possibile che se esista un effetto sandbox questo possa sussistere anche in siti anziani di data, ma che hanno subito lunghi periodi di down. 22) Testo nascosto: Non è direttamente penalizzante, ma si rischia un ban in caso di segnalazioni. 23) Redirect in html e in javascript: vengono considerati come sistemi per nascondere delle doorway page: In alcuni casi il gioco vale la candela, ma si rischia con molta probabilità il ban del sito da cui parte il redirezionamento. Il sito di destinazione in linea teorica non dovrebbe subire penalizzazioni se non è correlata in alcun modo alla pagina di origine, poichè ci potrebbe essere la remota possibilità che un competitor stia cercando di danneggiare la nostra immagine e cercare di incastrarci nei confronti del motore. Il redirect in html si può utilizzare come alternativa client-side al redirect “301 Moved Permanently”, ma per farlo in maniera pulita la pagina origine di redirezione deve essere vuota, perchè evitare di dare l’impressione che nascondiate qualcosa all’utente (doorway page). 24) Doorway page: Anni fa le doorway page erano delle accozzaglie di pagine con migliaia di keyword ripetute non attinenti e lo scopo era quello avere più visitatori e basta. Con il tempo ci si è evoluti, le doorway page classiche vengono facilmente riconosciute e bannate e necessitano di adattamenti per fornire risultati. Se avete intenzione di usare questo strumento, è bene sapere che è da evitare assolutamente sul dominio che volete spingere. Mettendolo su altri domini o spazi gratuiti il rischio è quello di perdere la doorway e non il dominio principale. La tecnica è decisamente poco corretta dal punto di vista del motore, perchè inquina le serp, ma se usata senza esagerare e con keyword a tema del sito è un buon sistema per posizionarsi. 25) Keyword stuffing: la ripetizione di una singola keyword è da evitare poichè facilmente riconoscibile. 26) Uso dei Frame: non consente una appropriata interpretazione della struttura del sito, sconsigliato ai fini del posizionamento. 27) Uso indiscriminato del tag rel=”nofollow”: A mio avviso il nofollow deve essere usato solo nelle aree in cui si rischia il comment spam. Un sito ha l’onere morale di dare un giudizio a chi sta linkando, altrimenti se tutti usassero il nofollow, l’algoritmo del pagerank crollerebbe, quindi se un sito ha tutte le pagine nofollow secondo me non è del tutto positivo. 28) Contenuti duplicati: nelle linee guida di google è esplicitamente chiesto di evitare contenuti duplicati. E’ risaputo che google ha un brevetto per verificare se un testo o porzioni di quest’ultimo è duplicato. Purtroppo non ha modo di comprendere per bene la fonte reale, quindi può capitare che un testo da voi scritto viene scavalcato da un sito più autorevole che ricopia la vostra informazione. 29) Scambi di link reciproci: da evitare soprattutto se provenienti di siti non a tema: Non si rischia il ban, ma i link in uscita perderanno valore. Se il sito è appena nato il link reciproco anche se sembra più facile da ottenere non è ben visto, perchè si può dedurre che lo scambio è stato creato ai fini del posizionamento. Nella fase iniziale di un sito è consigliabile registrarsi a molte directory free che passano pagerank e che non richiedono di ricambiare il link. 30) Acquisto di text link: Un tempo la pubblicità su altri siti aveva lo scopo di renderci visibili all’utente, ora con la febbre del pagerank è nato il fenomeno dell’acquisto di link testuali puri. Utile nel caso che non riusciate ad ottenere link spontanei ma bisogna avere alcune accortenze: Se le pagine da cui venite linkati sono molto forti e il tema o la lingua è diversa dalla vostra vi è la possibilità che il tema del vostro sito agli occhi del vostro sito verta verso altre rotte, andandovi a penalizzare indirettamente per le keyword che invece desiderate posizionare. Quindi è sconsigliato comprare link esteri per un sito in lingua italiana. Esistono molti siti in giro per l’acquisto di link (anche su ebay), ma è solo con una certa esperienza che si riesce a trovare il link adatto al prezzo giusto. Molti webmaster appena arrivati sulla soglia del pagerank 5 vogliono subito monetizzare e vi propongono link a basso costo (circa 4-5 euro al mese) su siti zeppi di link. Vi sono due articoli molto interessanti che trattano più in dettaglio il tema degli inbound links: http://www.kerouac3001.com/links-come-passaggio-dinformazione-6.htm http://www.marketingroutes.com/2006/10/28/inbound-links-che-la-forza-sia-con-voi/ ——————————————- Non mi ritengo di certo un guru della materia per cui se ho commesso degli errori sono gradite correzioni e commenti al riguardo. Grazie, Giuseppe Liguori __________________ il blog Giuseppe Liguori [...]

Pingback by |► Piccolo Vademecum SEO — 14 November 2006 @ 14:08

[...] Tra le nostre pagine abbiamo ampiamente parlato di scambio link, inbound links, del peso di un link etc… offrendo il nostro punto di vista a quanti volessero o vogliano approfondire il tema. Tranne alcuni casi, in cui lo scambio link può caratterizzarsi come utile scelta strategica, vi dirò come mi muoverei io per ottenerlo, sensatamente, e senza indisporre il webmaster/blogger. Ma soprattutto cercherò di collocare una certa metodica di interlinking all’interno di un quadro più generale, che parte dall’apertura di un blog fino ad arrivare alla gestione quotidiana di questa nostra nicchia online. Il post sarà purtroppo piuttosto lungo, ma non credo come altri, che sia utile spezzare i post in più parti, tranne alcune eccezioni (poi vi spiego anche il perchè). [...]

Pingback by Apertura e gestione di un blog: la nostra esperienza — 15 November 2006 @ 19:11

@ Nicola: nell’articolo sono molti gli aspetti che ho -volutamente- tralasciato, esaminando unicamente i vari componenti della ‘Forza’ di un link.

Sui tempi di acquisizione dei BL la mia opinione non è diversa da quella già espressa da Jacopo.
Picchi di acquisizione di inbound non sono necessariamente penalizzanti (anzi). A mio parere, in condizioni normali, conta molto di più la zona del grafo da cui provengono i backlink.

Comment by Stuart — 30 November 2006 @ 15:35

Mi sembra che sia corretta la posizione che non possono esistere link dannosi. Allora dovrebbe esistere la possibilità di danneggiare qualcuno creando un sito che si renda a basso “gradimento” di google e non mi sembra che questo sia al momento possibile.

Comment by Roberto — 5 December 2006 @ 19:01

[...] Inbound links. Che la forza sia con voi (32 commenti) [...]

Pingback by Numeri — 31 December 2006 @ 13:31

[...] i link in entrata? E quali? Quelli di Yahoo? Google? Quella ciofeca di cadavere di Live nemmeno lo prendo in [...]

Pingback by Il valore economico di un blog — 5 March 2007 @ 02:45

Ho letto con molto interesse tutte le vostre considerazioni che ho trovato assai utili per il mio lavoro, ho salvato nei preferiti il vostro sito e penso che ci ritornerò spesso.

Buona giornata e buon lavoro a tutti
walter di web engine

Comment by walter — 16 March 2007 @ 12:45

ma alla fine google fa come vuole

Comment by Lotto Superenalotto — 4 April 2007 @ 18:58

Leave a comment

About Marketing Routes:

Blog multi-autore che ha come focus il mondo del marketing, dell'advertising e della comunicazione online ed offline. Non solo un bookmark da controllare giornalmente ma un dispensatore di notizie, consigli, strategie per tutti coloro che operano in questi settori. Nato con la convinzione che di blog riguardanti il marketing, la comunicazione e la pubblicità ce ne siano molti, ma quelli veramente di qualità sono pochi, Marketing Routes vuole apportare agli utenti della rete i modi di vedere, le esperienze e le considerazioni di diversi giovani professionisti del settore così da aprire un dibattito con gli utenti senza mai prendersi troppo sul serio.

Creative Commons License

Design © 2006 by Consulenzaweb.com | Powered by WordPress