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Un’esplosione di colore »

17 October 2006

De informationibus

Martedì mattina, Roma pullula al ritmo sincopato che caratterizza ogni singola mattina sin dai tempi dei cesari. Ore 9.00 il solito rumore viene interrotto da un altro rumore, più forte; quello delle ambulanze. C’è stato un grave incidente in metro. Il mio ufficio è praticamente a 50 metri dalla stazione P.zza Vittorio della metro. La via si blocca; circa 30 ambulanze corrono sotto le nostre finestre. Si alzano talmente tanti eliccotteri che sembra di essere a Saigon o in una scena di Apocalypse Now. Arriva la polizia, blocca la strada. Da qui tutta Roma, grande metropoli e grande provincia allo stesso tempo, si affaccia alla finestra, scende nei viali, e cominciano a suonari i telefonini carichi di ansia dei parenti, genitori e amici che vogliono sincerarsi delle condizioni dei propri cari.

In tutto questo marasma, insieme agli altri ragazzi dell’ufficio, decidiamo di navigare internet per reperire informazioni, fino a quel momento molto frastagliate e cosa vediamo sui siti di importanti "informatori" nazionali? Una trovata aberrante. Sotto le varie notizie riportanti l’incidente nella metropolitana, un numero di cellulare che invita a chiamare chi è sul luogo per riportare gli aggiornamenti live e per inviare foto.

Mi fanno schifo. Praticamente si chiede il sensazionalismo e lo si chiede nella maniera più squallida, svendendo un dramma. Era un modo subdolo per chiedere:" chi è da quelle parti e vede corpi sanguinanti, madri piangenti, arti triturati, ce li invii che così vi daremo notorietà". E’ vomitevole. Questo non è giornalismo, ma è squallida mercificazione di un dramma. Non è comuicazione interattiva, è una merda e basta. Chi ha avuto questa iniziativa non merita rispetto, affatto. E non me la vengano a giustificare con il fatto di offrire un servizio per i familiari che non riuscivano a rintracciare i propri cari, perchè se io dovessi rintracciare un conoscente dopo un incidente non chiamo un giornale, ma la polizia.

Chiudo citando una canzone di Giorgio Gaber - Io se fossi Dio:

"…immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!…"

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Ho avuto anch’io la stessa cosa per la testa; il guaio è che molti osano chiamarlo grassroot journalism e invece è solo mettre un’altro reality tra le disgrazie della gente.. :(

Comment by Mauro Lupi — 17 October 2006 @ 22:37

concordo con voi. triste.

Comment by Andrea Andreutti — 20 October 2006 @ 19:08

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