3 October 2006
Marketing o paraculaggine
Ogni strategia, oggetto, campagna particolare viene etichettata come "grande azione di marketing"; il che può anche essere vero, ma se la strategia in questione ha come fine il "circuire" il consumatore per fargli comprare, con tutti i mezzi possibili, un prodotto non so proprio come definirla. Mi spiego.
Se il consumatore compra abitualmente un nostro prodotto e noi, per "aiutarlo" nel perseverare a comprare da "noi", agghindiamo il prodotto in maniera intrigante va bene ma se invece dobbiamo spingere qualcuno a comprare con modi, diciamo, subdoli facendo leva su tutti i sensi possibili, bhè diciamo che è una gran "furbata".
Ho letto infatti che è stato coniato addirittura il termine "marketing olfattivo" (ma basta con tutte ’ste definizioni del marketing) per identificare l’azione di spruzzare essenze ritenute gradite all’utente per farlo sostare di più in un negozio o di fronte un determinato reparto. Si parla di essenze che agendo a livello neuronico (!?!) fungono come flauto magico per le nostre menti indirizzando le nostre scelte d’acquisto. «È un modo per imprimere il marchio di un’azienda, il suo brand nella memoria del consumatore: non più solo con un logo ma anche con un’esperienza olfattiva. Se poi l’operazione è fatta con abilità, si riesce ad avere anche un effetto subliminale sul cliente», dice Terry Molnar, direttore del «Sense of Smell Institute». Meno male che è arrivato il Sig. Molnar ha spiegarci una cosa del genere!!!
Personalmente posso dire che la cosa non mi sembra così rivoluzionaria; ho vissuto a Londra per un anno e posso confermare che esistono dei "grandi magazzini" che diffondono essenze particolari differenziate, addirittura, secondo i piani; ma la vera mossa di marketing e di loyalty verso il cliente è che quella stessa essenza viene venduta ai consumatori che così possono portare a casa una "parte" del brand e rendere le mura di casa una sorta di prolungamento del "magazzino". "Due scienziati premi Nobel, Richard Axel e Linda Buck, sono ormai convinti che l’essere umano è capace di individuare e «catalogare » ben 10 mila odori differenti. Ma soprattutto la gente sembra ricordare più gli odori che le immagini: gli esperimenti condotti indicano che, a distanza di un anno, un odore viene riconosciuto in modo nitido nel 65 per cento dei casi, mentre davanti a una foto non si va oltre il 50 per cento." – questo mi sembra il vero aspetto interessante di tutta la questione; il dover porre l’attenzione su nuovi canali comunicativi. Forse il bombardamento di immagini alle quali siamo oramai abituati ha reso la "vista" un organo oramai atrofizzato.
Comunque sia, un invito ai negozianti: da domani evitate di infarcire i vostri negozi/locali di essenze simil-tropicali perchè rischierete solo di creare dei gran mal di testa ai vostri clienti.

























