8 September 2006
Editori online e modello economico sostenibile
Alcuni giorni fa Bonilli su Papero Giallo, a proposito di stampa cartacea e contenuti online, sosteneva : "Insomma, sembra che il futuro sia della Rete. Però fin’ora la Rete è quasi sempre gratis? Che modello economico è?". A quanto pare, il modello della rete.
Ho ripensato agli ultimi 7 anni trascorsi su Tigullio Vino ed ho fatto mente locale sul modello economico seguito. Certo, l’attività non si limita a quella editoriale, ci occupiamo di moltissime altre cose, offriamo servizi, curiamo archivi open source, senza copyright attraverso i contributi diretti dei lettori ma, sostanzialmente, il modello si basa su contenuto gratuito, traffico e vendita di pubblicità all’inserzionista.
E’ dura perché nel nostro settore, quello del Wine & Food, da un lato ci si scontra quotidianamente con una certa arretratezza delle aziende relativamente ai budget da destinare alla comunicazione e all’advertising (che vanno ancora per la gran parte ai media tradizionali) e questo accade principalmente per via di una mancanza di formazione specifica delle aziende stesse. Dall’altro lato, anche gli inserzionisti più all’avanguardia, incontrano un’estrema frammentarietà dell’offerta editoriale, restando privi di punti di riferimento validi sui quali puntare.
I modelli possibili per un’editoria online professionale sono almeno tre:
1) Modello del Contenuto a pagamento.
Esperienze più e meno recenti, hanno mostrato come un modello di questo tipo sulla rete non "tiri". Un esempio eclatante è il Secolo XIX che da quando ha messo l’accesso online a pagamento ha perso l’ottimo traffico che era stato in grado di creare. Chiunque altro vi abbia provato, anche nello specifico settore Wine & Food, è rimasto bruciato. Il problema di base, per questo modello, è che l’informazione generica o comunque non estremamente specializzata e di nicchia è facilmente reperibile. Se non trovo più una cosa gratis qui, vado a cercarla là.
2) Modello del contenuto base free e del contenuto ultraspecializzato a pagamento.
E’ un modello relativamente nuovo ma sembra riscuotere maggior successo, specialmente in particolari settori già maturi. Con contenuto specializzato non intendo tuttavia il semplice contenuto "di settore", bensì approfondimenti tecnici, notizie e dati molto difficili da reperire in rete. Uno dei settori in cui questo modello sembra esprimersi al meglio, è quello delle informazioni finanziarie specializzate. Sia all’estero che in Italia, molti professionisti pagano per avere informazioni di questo genere. E’ un modello ancora in embrione sulla rete ma che potrà svilupparsi concretamente in futuro.
3) Modello del contenuto free basato sulla pubblicità.
E’ la terza via, quella che personalmente ho scelto per TigullioVino.it e per tutto il suo network di siti e di blog : contenuto gratuito a fronte di introiti generati dal traffico/pubblicità. La condizione base per poter generare traffico è avere molto contenuto gratuito. Con molto traffico si può quindi sperare di divenire "appetibili" per questo o quello sponsor ma non basta. Se la "partita" inizialmente si giocava sulla semplice quantità e gratuità del contenuto, oggi ruolo fondamentale riveste anche la qualità del contenuto. Solo in questo modo i grandi player come i quotidiani online (si pensi a Repubblica.it tra quelli di maggior successo) ed i piccoli e medi editori settoriali, potranno sperare di restare a galla nel grande calderone dell’editoria online, questi ultimi unendosi in gruppi settorialmente ben identificabili.
Proprio in questo senso, TigullioVino.it, di comune accordo con numerosi siti e blog del settore Wine & Food, sta lavorando ad una nuova interessante iniziativa che ha l’intento di presentarsi compatta al mondo degli inserizionisti del settore. Ve ne parlerò più avanti, non appena saremo pronti a partire (non molto per la verità). [via Tigullio Vino]
di Filippo Ronco


























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