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7 September 2006

Social Network per malati di cancro

Avete letto bene. Qualcuno ha avuto l’idea di fare un social network per malati di cancro. Si chiama My cancer place. Mentre scrivo queste righe mi sto domandando se io sia la persona più adatta a parlare di questo. Perché queste cose mi fanno davvero inc***are. Forse un sociologo, sarebbe più tagliato, o un antropologo. Magari riuscirebbero ad avere un approccio meno disgustato del mio rispetto ad iniziative di questo tipo.

Non ho mai avuto nulla di personale contro i social network o contro chi sceglie di farne parte. Vanno bene per far cazzeggiare un po’ le persone quando sono online. Ci sono quelli per rimorchiare, per chi una donna non la sa affrontare in una dimensione ‘reale’. Ci sono i social network che collegano l’amico dell’amico dell’amico, vedi i.e. Friendster. Ci sono social network come Linkedin che sviluppano la cerchia di contatti lavorativi. Ci sono quelli che collegano i blogger, ci sono quelli di photo sharing, quelli che collegano studenti universitari, ci sono social network riservati al jet set e all’elite. Di social network insomma ce ne sono davvero per tutti i gusti.

Ma bisogna sempre essere in grado di gestire ed approcciare correttamente certe dimensioni, non investendole mai di ruoli e rilevanza che non hanno né potranno/dovranno mai avere in quanto online. A certi livelli bisogna essere in grado di mettere dei paletti a fermare la nostra ‘fantasia’ o la nostra voglia di superficiali ed inutili aggregazioni. Bisogna che non si sfrutti morbosamente la necessità di un essere umano di aggrapparsi a qualunque cosa.

Davvero sono disgustato, a cominciare dal nome che si è scelto che sembra studiato a tavolino, a voler seguire la ‘moda’ del marketing e della comunicazione di mettere il consumatore al centro del mondo. Ma finchè è il consumatore mi va anche bene. Non lo accetto però in questo caso. E non mi stupisce che sia un’iniziativa di qualche yankee del c**zo.

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Social Bookmarking
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Anche se capisco il tuo stato d’animo e la tua reazione istintiva, credo che non si possa non considerare anche la particolare struttura sociale americana, basata sì sulla multiculturalità ma non sulla interculturalità.
Ogni piccolo gruppo sociale, sia esso formato in base a censo, razza, sessualità, tende a formare micro-isole focalizzate. Una sorta di specializzazione radicale del gruppo sociale.
Es. Nell’episodio di House M.D. (season 2 ep. 2), una bambina malata di cancro dice di essere stata in campeggio. Nella versione italiana è stata modificata la frase che nella versione originale era completata da “campeggio per bambini malati di cancro”.
Una determinata visione della società è normale, se osservata dall’interno di essa.
Questo può essere possibile perchè non esiste (se non in minma parte) il problema dell’identificazione dell’individuo con la sua nazione. Se sei americano hai infusi i valori americani di base. Punto.
Quindi puoi tranquillamente distinguerti e specializzarti.
Ovviamente poi gioca una parte rilevante, non lo nego, l’esasperazione dela società del consumo.
Ma non è nè l’unico nè il più importante fattore in gioco.

Comment by Matteo — 7 September 2006 @ 11:07

Sinceramente non capisco proprio questo accanimento.

Che c’è di male a creare un social network dove le persone malate di una malattia debilitante e grave come il cancro, possono condividere informazioni e paure e magari trovare qualcuno con cui fare amicizia che capisca i problemi e le necessità che tale malattia comporta?

Non tutti hanno la possibilità di uscire di casa per andare nei centri sociali o per consultare fior fior di medici per trovare una nuova terapia.

Trovo molto più inutile e stupido un social network per amanti del calcio che possono andare allo stadio e che identificano loro stessi con una squadra.

Queste persone sono concretamente malate di cancro e il loro problemi sono certamente più concreti.

Magari chi ha creato il network lo ha fatto senza secondi fini.

Comment by Giada — 8 September 2006 @ 13:36

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