4 September 2006
Informazioni a pagamento
Il web è (stato) considerato il luogo dove ogni piccola iniziativa può (poteva) tramutarsi in oro. A cavallo del nuovo millennio c’è stata una migrazione verso la nuova gallina dalle uova d’oro; se qualche secolo fa i padri pellegrini puntavano al West per la "luccicante" corsa all’oro e se nel dopoguerra i nostri conterranei puntavano al Nord verso la corsa "industriale" pochi anni fa abbiamo assistito alla corsa al Web. Tutti pensavano di poter dare qualcosa ma soprattutto di poter prendere molto, in senso economico principalmente.
La realtà è stata ben diversa. A fronte di quei pochi che hanno "svoltato" con Internet si è assistito a numerosi pesanti insuccessi con conseguenti perdite di ingenti capitali – oltre che di vite (qualcuno ha deciso di farla finita di fronte a fallimenti colossali!). Quindi sul web e dal web sono nate e si sono sviluppate diverse professioni che prima non esistevano. Non parlo delle professionalità utili e "funzionali" alla rete ed ai suoi utenti (SEO, SEM, Blogger) ma di quelle decisamente…inutili.
Una di queste a mio modo di vedere è quella del "question answer" che ho letto questa mattina; innanzi tutto perchè, grazie agli esempi offerti da Wikipedia o da Yahoo! Answer, è possibile ottenere risposte a quesiti, domande o fugare dubbi grazie al concetto base di internet intesa come rete di informazioni, principalmente gratuite. Che se vogliamo ricorda anche il concetto di comunicazione alla base di un blog (ho un argomento d’interesse —> pubblico una mia idea o una semplice considerazione —> chi ne ha voglia commenta). Sono favorevole al concetto di gratuità dell’informazione per quelle richieste che io chiamo da "primo livello"; quelle informazioni di carattere generale dettate dalla curiosità o dall’approfondimento "spicciolo". Ovviamente per notizie e dati più specifici concepisco il "pay"; ma che siano proprio informazioni…"segrete".
Quindi non mi piace, ma mi riprometto di seguire l’iniziativa; chi lo dice che magari non è il vero futuro dell’informazione su internet? Avere un’idea è giusto, ma mai snobbare le tesi contrarie
Infine chi invece cerca un vero e serio lavoro su e con internet legga qui che è meglio


























Il principio della conoscenza gratuita purtroppo non funziona, se una conoscenza è costata tempo o denaro è giusto che venga pagata, la divulgazione è alla base dalla conoscenza ma per la ricerca ci vogliono risorse. Ci lamentiamo sempre che non si spende abbastanza per la ricerca, e poi pretendiamo la gratuità dell’informazione. Finanziare la ricerca significa pagare (o meglio investire) per costruire conoscenza. Il modello di crescita tecnologica basata sul profitto può non essere condivisibile ma attualmente è l’unico che funziona.
Se una informazione mi fa risparmiare tempo e denaro allora è giusto che io questa informazione la paghi, il quanto e il come sarà un argomento caldo dei prossimi mesi.
Comment by Luca Mecca — 5 September 2006 @ 10:48