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29 August 2006

Performance Based Marketing vs. Fixed Costs

Performance MarketingI programmi di affiliazione nascono in origine come mezzi per realizzare advertising online virale e a basso costo. Oggi sembra non essere più così, se mai lo è stato.

Per attivare un programma di affiliazione con un qualsiasi provider, da Zanox a TradeDoubler, da ClickPoint a Commission Junction passando per ClixGalore, bisogna pagare dei costi fissi giustificati dall’attivazione del servizio stesso, dalla sua manutenzione fino ad arrivare ai vari servizi costantemente propinati agli affilianti.

Il concetto del Performance Based Marketing prevede dei pagamenti fatti a revenue share, la formula tradizionale sulla quale si basa il PPA – Pay Per Action. Ogni qual volta riesco a generare una vendita tramite un utente arrivato sul mio sito tramite un link on un adv ospitato su un sito affiliato, corrisponderò a quest ultimo una percentuale sull’ammontare della vendita effettuata.

Tutti i programmi di affiliazione funzionano e lavorano a revenue share, fino a un certo punto però !

La questione fondamentale è che nascendo e pubblicizzandosi appunto come canali Performance Based alla fine, anzi all’inizio di ogni contratto, si rivelano nella loro vera natura di canali di advertising comunque costosi.

Di solito all’affiliante vengono richieste:

  • Una fee per l’attivazione del servizio;
  • Una fee mensile per il mantenimento del servizio stesso;
  • Una percentuale, meglio detta revenue share (questo è Performance Based Marketing) su ogni vendita generata sul sito dell’affiliante per mezzo di un affiliato.

Il primo punto può benissimo non essere giustificato né legittimato da alcuna buona motivazione. Non penso che un provider debba basare il proprio guadagno sul fatto che io possa aderire o meno al suo network di affiliazione: da una parte perchè se è all’inizio della sua attività non avrà sicuramente un network esteso, tale da assicurarmi una buona visibilità, così come un buon numero di nuovi utenti e, quindi, dei buoni tassi di conversione; d’altra parte perchè se è ben sviluppato non penso debba generare profitto dall’adesione di un sito affiliante che non fa altro che accrescere il suo network.

Il secondo punto prevede un pagamento mensile fisso che deve essere corrisposto in qualsiasi caso ed evenienza. Se il mio sito non riesce a vendere più di tanto e non riesce, quindi, a garantire al provider l’ammontare di guadagno percentuale mensile generato dalle mie vendite, sono comunque costretto, per contratto, a rendergli l’ammontare di guadagno mensile pattuito. Ad esempio, se nel contratto è pattuita una fee mensile di €200 e non riesco a coprirla con le revenue share generate dalle mie vendite, dovrò comunque coprire questa cifra e, di conseguenza, perdere soldi inutilmente.

Il terzo punto rappresenta, a mio parere, il giusto mezzo per un corretto, leale ed equo funzionamento nel rapporto tra affiliante e provider. Ogni volta che un utente/consumatore capita su un sito affiliato dove è presente un link al mio sito piuttosto che un banner, io, sito affiliante, pagherò all’affiliato una percentuale sull’ammontare del valore della vendita generata. Questa è revenue share pura.

La realtà dei fatti però è ben diversa !

Esistono provider di programmi di affiliazione che, gentilmente, non richiedono alcuna fee mensile. Ma, dato che al mondo nessuno ti regala nulla, l’inganno c’è sempre.

Invece di pagare un fisso al mese, per contratto, bisogna corrispondere al provider una percentuale sulle vendite legata alla percentuale da corrispondere all’affiliato che ha generato la vendita. In questo modo, più un affiliato lavora bene e, quindi, vende e guadagna, più il provider sfrutta il suo operato.

Inoltre, più aumenta il tasso percentuale sulle vendite che io corrispondo ad ogni singolo affiliato, più aumenta, in maniera direttamente proporzionale, il tasso percentuale da corrispondere al provider.

Considerando quindi i tre attori in scena – i provider degli affiliate program, gli affilianti (il sito che si fa pubblicità) e gli affiliati (i siti che ospitano pubblicità) – io mi domando: chi è che realmente ci guadagna?

Se qualcosina l’ho capita direi proprio che gli unici a guadagnarci sicuramente e in ogni caso sono i vari Zanox, TradeDoubler, CommissionJunction, ClickPoint, ClixGalore e compagnia.

D’altro canto, gli affiliati guadagnano solo se generano un grande ammontare di vendite e danno tanta ed assoluta visibilità agli affilianti più generosi (?) sul loro sito; gli affilianti spendono soldi su soldi in costi di attivazione, canoni mensili e servizi (?) e, allo stesso tempo, non fanno altro che garantire al provider un buon nome da spendere nel suo network d’affiliazione.

..e tu che dici, qual è il tuo provider preferito ?

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@Jacopo
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Se qualcosina l’ho capita direi proprio che gli unici a guadagnarci sicuramente e in ogni caso sono i vari Zanox, TradeDoubler, CommissionJunction, ClickPoint, ClixGalore e compagnia.
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HAI CAPITO PERFETTAMENTE come “funziona” ( MA SOLO per i networks che lo propongono AI DISPERATI/affiliati)
il PPA.

SONO SEMPRE & SOLO gli affiliati/webamsters che SE LO PRENDONO NEL…
usando il PPA.

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..e tu che dici, qual è il tuo provider preferito ?
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IL MIO PROVIDER PREFERITO, sarà quel provider che NON MI SCHIAVIZZERA’
con il PPA.

Ecco: quello sarà IL MIO “PROVIDER”

Max

Comment by Max — 29 August 2006 @ 18:36

Ciao Max,

pur non essendo mio questo post, ma di Giancarlo, condivido e sottoscrivo le tue (e le sue) osservazioni sul pay per action o pay per performance o come lo vogliamo chiamare.

Non a caso in sistemi ad action, l’80% (ma a volte il valore sale al 90%) del fatturato di network come Tradedoubler e simili è generato dal 20% (che a volte scende al 10%) degli affiliati.

Tale dato è abbastanza self explanatory sul fatto che non funziona per gli affiliati. :)

Comment by Jacopo Gonzales — 29 August 2006 @ 18:47

Vorrei anche mettere in evidenza il fatto che, oltre a non funzionare per gli affiliati, tale sistema non si rivela, a mio parere, poi così redditizio neanche per gli affilianti/merchant.

Gli affiliati non guadagnano; gli affilianti guadagnano poco e spendono soldi, creatività, tempo e risorse.

Comment by Giancarlo Catucci — 29 August 2006 @ 18:53

@Jacopo
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Ciao Max,
pur non essendo mio questo post, ma di Giancarlo, condivido e sottoscrivo le tue (e le sue) osservazioni sul pay per action o pay per performance o come lo vogliamo chiamare.
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Ciao Jacopo,
OPS! Mi scuso con Giancarlo, ma non avevo letto CHI aveva scritto l’articolo.

Per il resto: RIMPIANGO I BEI TEMPI del CPM
(di quando si vendeva a più di 1,50/2,00 euro per 1.000 impressions. INTENDIAMOCI).
Vendere a CPC è sempre MOLTO COMPLESSO.

IL PPA?
NEPPURE a parlarne.
Che se lo usino I DISPERATI del web.

IO dico NO ALLO SCHIAVISMO.
;-)

@Giancarlo
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Vorrei anche mettere in evidenza il fatto che, oltre a non funzionare per gli affiliati, tale sistema non si rivela, a mio parere, poi così redditizio neanche per gli affilianti/merchant.
Gli affiliati non guadagnano; gli affilianti guadagnano poco e spendono soldi, creatività, tempo e risorse.
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il PPA è come quei sistemi di “MULTI LEVEL MARKETING”
che fanno guadagnare (ma quanto?) SOLO CHI sta in cima alla piramide.

ANZI, IL MULTI LEVEL MARKETING “delle origini”,
è MENO truffaldino del PPA, perchè non ci sono i cookies che scadono DOPO 30 giorni.

Comment by Max — 29 August 2006 @ 19:15

A proposito dei cookie, ti consiglio la lettura di questo articolo di fede che parla proprio della volatilità di quelli.

 A rileggerci

Comment by Jacopo Gonzales — 29 August 2006 @ 19:24

I cookies scadono quando uno riaccende il pc dopo che e’ partito l’antispyware :)

Cmq una volta chiesi a un grosso dirigente di un famoso PPA italiano (qualcuno avra’ capito), perchè non avevano il sistema di e-couponing. Mi disse: l’abbiamo. Non in Italia, non so bene ma da qualche parte l’abbiamo… Inoltre c’e’ un grosso equivoco di fondo. E’ vero che c’e’ il furbetto che smanetta e che ruba allegramente su 3 4 click al giorno o 40 fatti insieme con cugini e zii, ma pensare che i grandi siti non rubino sui click e abbastanza naif. Secondo la mia personale esperienza, il ppc e il ppa non sono massacrati da piccoli scugnizzi che lavorano di fianco alla mamma che tira il mattarello sulla pasta, ma da grossi network e siti, che non rubano i click o le impression, ma vendono la spalla al prezzo del crudo e il crudo al prezzo del caviale.

Alla fine ci si fida sempre dei grandi (in quanto tali; vedi Tanzi and company) e i piccoli che nemmeno sanno come rubare seriamente, sono costretti a svendere il lavoro di anni e di giorni passati a mangiare davanti al pc perchè si parte dal presupposto: che se hai un sito medio, piccolo o microscopico, rubi i click. Alla fine la nonnetta che non da’ la ‘buona mano’ al tossico fuori dalla chiesa si e’ fatta gabbare 30.000 euro da Tanzi e i ‘furwebbi’ del quartierino.

Lo stesso accade in internet. fidatevi :)

Comment by federico — 29 August 2006 @ 19:30

@Jacopo
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A proposito dei cookie, ti consiglio la lettura di questo articolo di fede che parla proprio della volatilità di quelli.
A rileggerci
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Thanks per il link.

SE BEN RICORDO, avevo già letto l’articolo tempo fa.
Comunque, gli do “una ripassatina” veloce
;-)

@Federico
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I cookies scadono quando uno riaccende il pc dopo che e’ partito l’antispyware
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DICIAMO che “uTONTO medio” difficilmente ha un ANTI-SPYWARE installato sul proprio PC.
In ogni caso, per OGNI cookie eliminato:
ci sono potenziali QUOTE DI GUADAGNO DETRATTE agli affiliati del PPA.

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ma pensare che i grandi siti non rubino sui click e abbastanza naif.
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LO SO, per gli affari SIAMO TUTTI SQUALI.

MA una cosa è ESSERE UNO SQUALO, “sterminando” i VARI competitors SUL CAMPO,
una cosa è, invece, essere dei “truffatori” che si AUTO-CLICCANO sui propri annunci AdSense
o “ingaggiano” SQUADRE DI INDIANI per fare click sui propri Ads.

E DAI VAR BAN di AdSense, che leggo in gioro sui PRINCIPALI FORUMs italiani per webmasters,
DUBITO che un editore “medio” si possa cimentare in tale pratica, o possa permettersi “il lusso” di farsi bannare l’account.

Però: COME IN TUTTE LE COSE: c’è SEMPRE l’eccezione che CONFERMA LA REGOLA
per cui…

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Alla fine ci si fida sempre dei grandi (in quanto tali; vedi Tanzi and company) e i piccoli che nemmeno sanno come rubare seriamente, sono costretti a svendere il lavoro di anni e di giorni passati a mangiare davanti al pc perchè si parte dal presupposto: che se hai un sito medio, piccolo o microscopico, rubi i click. Alla fine la nonnetta che non da’ la ‘buona mano’ al tossico fuori dalla chiesa si e’ fatta gabbare 30.000 euro da Tanzi e i ‘furwebbi’ del quartierino.
Lo stesso accade in internet. fidatevi
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IO CREDO che OLTRE al “fidarsi” (fino ad un certo punto, ovviamente: STATS+REVENUES alla mano) di “brand” conosciuti:
CI SI AFFIDI a quel partner che possa generare MAGGIORI PROFITTI & SIA VELOCE NEI PAGAMENTI,
senza farmi aspettare 1 mese DOPO che ho maturato gli importi
(OGNI RIFERIMENTO: NON E’ puramente casuale ;-) - ndr)

Quanto al PPA, a mio avviso, NON genera profitti,
per cui, TUTTI I PIU’ “grossi” brand del settore, NON AVRANNO LA MIA FIDUCIA, se mi proporrano il PPA,
in quanto: NON HO MAI LAVORATO GRATIS, ne’ intendo farlo ora.

Comment by Max — 29 August 2006 @ 20:30

Personalmente lavoro come affiliato con un paio di Network. Al momento Clickpoint e Tradedoubler. Devo riconoscere che operare all’interno del network offre dei vantaggi per gli affiliati in ambito ppa. Ho avuto modo di notare che il network, essendo legato al ppa e ai guadagni degli affiliati, si fa garante delle commissioni. Se non guadagni tu non guadagnano loro (credo sia questo il concetto). Ovvero tiene sotto controllo i vari inserzionisti per conto tuo. Cosa che non potrei mai fare direttamete. Anzi sarebbe impossibile essere sicuri delle commissioni lavorando con programmi di affiliazione direttamente gestiti dai merchants.

Comment by Mario — 30 August 2006 @ 10:03

ciao,
riguardo ai programmi di affiliazione o comunque sul performance marketing non sono molto d’accordo. effettivamente sono un po’ coinvolto :) ma cercherò di essere obiettivo.

Vado con ordine (parlo per una sola delle aziende citate, ma non credo ci siano grosse differenze in generale):
- la setup fee è richiesta per l’installazione del programma, l’inserimento nell’interfaccia, i test di tracciamento ecc. non si tratta di una campagna in cui si piazzano banner e via. sull’entità di questo setup si può discutere, ma di solito non vengono applicate cifre elevate
- la fee mensile è dovuta all’utilizzo della piattaforma, la possibilità di utilizzare il network e di comunicare con i siti ecc.
sono d’accordo che forse avrebbe più senso metterlo come minimo garantito. anche in questo caso l’importo è veramente basso
- la % legata alla performance, ovvero quella applicata alla commissione per l’affiliato, è proprio quello che fa guadagnare il provider del servizio. mi sembra assolutamente giusto e sensato che il maggiore guadagno sia commisurato a quanto il programma performa. è anche una garanzia per il cliente, perchè l’obiettivo del provider è quello di generare il massimo di transazioni, mentre con il cpm io ho un fisso e chi se ne frega se l’utente che arriva sul sito del cliente poi acquista o fa solo un giro e se ne va.
in questo modo l’obiettivo di tutti i 3 “enti” coinvolti nel processo è il medesimo: generare transazioni (sales o lead)

per quel che riguarda i possibili guadagni degli affiliati è ovvio che con il mio blog faccio fatica a guadagnare pochi € (ma non certo meno che con AdSense), ma è altrettanto vero che vedo affiliati che al mese prendono più di quanto io prenda in un anno… e non sono portali con milioni di uv, ma siti verticali, kw advertisers, community. gente che sa fare il proprio lavoro e che utilizza questo strumento al meglio delle proprie possibilità

perchè l’affiliazione questo è, uno strumento. poi il provider interviene fino ad un certo punto, perchè chi utilizza lo strumento sono il cliente e l’affiliato.

tutto questo, ovviamente, IMHO :)

Comment by Matteo.Balzani — 30 August 2006 @ 10:21

@Mario

Questa è la solita vecchia storia. Dato che, come tu stesso dici, di solito ci si iscrive a più network di affiliazione e difficilmente ad uno solo, sarà pesante e sicuramente impossibile poter gestire e seguire il lavoro di ogni singolo affiliato. Ma, dato che l’80%, se non il 90%, dei miei guadagni viene dal 20% o dal 10% degli affiliati, non risulterà poi così critico gestire la situazione.

Penso che non esista alcun merchant che non gestisca direttamente e in prima persona il rapporto con i suoi affiliati migliori: sia per velocizzare i tempi, sia per stringere migliori e più proficui rapporti, sia per avere maggiormente sotto controllo la situazione.

D’altra parte poi, ti assicuro che se qualche affiliato svolge attività che io, merchant, non condivido perchè vanno contro il mio modo di lavorare e di intendere l’adv in rete, il primo ad accorgersene sarò io e non il provider.

Sono e sarò sempre io, in quanto merchant, a preoccuparmi di cosa fanno i miei affiliati, perchè il nome e la faccia che si spendono sono i miei e non quelli dell’affiliato e/o del provider. E nel momento in cui mi accorgo di qualcosa che non va posso far riferimento al provider affinchè solleciti l’affiliato in questione a cessare la sua attività.

Ma, comunque e sempre, sono io che devo stare dietro al lavoro degli affiliati, per il semplice motivo che: se non ci penso io al mio c**o, non ci penserà mai nessuno..e questo mi pare ovvio!

Comment by Giancarlo Catucci — 30 August 2006 @ 10:31

@Matteo

Ciao Matteo,
procediamo sempre con ordine:

- la setup fee è richiesta per l’installazione del programma, l’inserimento nell’interfaccia, i test di tracciamento ecc.

Vada per l’installazione del programma e l’inserimento nell’interfaccia, anche se onestamente non so quanto e quale dispendio di soldi esso possa realmente comportare per il provider. Per quanto riguarda, invece, il tracciamento ho i miei seri e sani dubbi in merito al suo effettivo funzionamento. Certo, c’è chi lavora meglio e chi lavora peggio: ci sono provider che dispongono di persone in grado di fare davvero un buon lavoro ma, allo stesso tempo e nella maggior parte dei casi, è più facile e sicuro che sia io, merchant, a fornire loro tutte e le URL e le specifiche per l’implementazione di un corretto tracciamento. E anche dopo averlo fatto devo comunque essere pronto a qualsiasi evenienza.

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- la fee mensile è dovuta all’utilizzo della piattaforma, la possibilità di utilizzare il network e di comunicare con i siti ecc.
sono d’accordo che forse avrebbe più senso metterlo come minimo garantito.

Se già pago per l’installazione del programma e l’inserimento nell’interfaccia non trovo alcuna valida ragione per cui non dovrei poter utilizzare la piattaforma, il network e non dovrei poter comunicare con gli affiliati: altrimenti, che mi sono iscritto a fare! Concordo quindi con te che dovrebbe essere un minimo garantito.

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- la % legata alla performance, ovvero quella applicata alla commissione per l’affiliato, è proprio quello che fa guadagnare il provider del servizio. mi sembra assolutamente giusto e sensato che il maggiore guadagno sia commisurato a quanto il programma performa.

Concordo con questa considerazione nel momento in cui esista solo questa fonte di guadagno per il provider: eliminando le precedenti fee non ci trovo nulla di insano; ma, allo stesso tempo, è difficile dire che i provider si prodighino affinchè gli affiliati si impegnino realmente a generare vendite sul sito del merchant. Se un affiliato lavorava bene già di suo, il provider non fa altro che sfruttare la sua bravura; poi, ripeto come nel precedente commento: “Penso che non esista alcun merchant che non gestisca direttamente e in prima persona il rapporto con i suoi affiliati migliori: sia per velocizzare i tempi, sia per stringere migliori e più proficui rapporti, sia per avere maggiormente sotto controllo la situazione.”

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- perchè l’affiliazione questo è, uno strumento. poi il provider interviene fino ad un certo punto, perchè chi utilizza lo strumento sono il cliente e l’affiliato.

Appunto, chi utilizza lo strumento sono il cliente e l’affiliato, chi fa i soldi incondizionatamente è il provider. E’ proprio così, il provider internviene fino a certo punto poi, quale realmente sia questo punto, tante volte, non è dato saperlo. E’ vero che esiste “gente che sa fare il proprio lavoro e che utilizza questo strumento al meglio delle proprie possibilità” ma, evidentemente, un network di affiliazione potrà reggersi e campare solo sull’operato di questi soggetti isolati? Se il network di affiliati fosse costituito solo da quel 20% o 10% che fa guadagnare il provider, come farebbero questi affiliati a garantire visibilità e guadagni per tutti i merchant?

Comment by Giancarlo Catucci — 30 August 2006 @ 11:27

giancarlo, riuso una metafora che ho già utilizzato altre volte: se compri una macchina non chiedi di pagare solo la benzina :)

> ma, allo stesso tempo, è difficile dire che i provider si prodighino affinchè gli affiliati si impegnino realmente a generare vendite sul sito del merchant.

ripeto, non parlo in generale, ma se i provider non lo fanno sbagliano. è chiaro che non possono farlo con le migliaia di affiliati iscritti, ma sicuramente se non hanno contatti diretti con gli affiliati e non li “spingono” o non danno loro assistenza vanno contro i propri interessi. il lavoro del provider è proprio questo, e se un programma non performa ti assicuro che nessuno campa con 200 o 300 € di fee mensile…
poi il probleme è che in italia siamo indietro come la coda del maiale e il mercato dell’affiliazione (lato affiliati) è molto poco attivo. come ben sai in DE e UK è molto diverso

> Appunto, chi utilizza lo strumento sono il cliente e l’affiliato, chi fa i soldi incondizionatamente è il provider.

eh no, il punto è che non è così! se io, provider, non genero transazioni non ci guadagno nulla, a parte chiaramente il setup e la fee, che però non sono quelli che ci danno da mangiare, soprattutto a medio/lungo termine.
se un affiliato non produce sales non guadagna nulla, ma non guadagna nulla nemmeno il provider…
tu ne parli come se fosse un avvocato, che guadagna sia che vinca sia che perda la causa, ed invece non è così.
il provider ha lo scopo di far sì che i partner producano, e ovviamente non per filantropia, ma per guadagnare

Comment by Matteo.Balzani — 30 August 2006 @ 12:11

[...] « Performance Based Marketing vs. Fixed Costs [...]

Pingback by » Pubblicità su Internet: Scegliamo ’solo’ quella - Marketing Routes — 30 August 2006 @ 12:33

>se io, provider, non genero transazioni non ci guadagno nulla, a parte chiaramente il setup e la fee, che però non sono quelli che ci danno da mangiare, soprattutto a medio/lungo termine.

Se il setup e la fee non danno da mangiare ai provider, come è naturale che sia trattandosi di pochi soldi, allora perchè li chiedono? Forse perchè i provider dicono: tu che vuoi diventare affiliato e già so che non farai mai nulla di buono (non mi farai guadagnare) intanto pagami per l’attivazione e l’utilizzo del network, poi vedetila tu. Se verrai a lementarti perchè non guadagni nulla ed hai speso comunque soldi io, provider, ti dirò che neanche io guadagno dalla tua attività (quindi per me puoi anche essere cancellato dal web). Non generi vendite e sicuramente non mi occuperò mai di te; generi vendite e mi fai guadagnare, forse un pò di tempo te lo dedico. Quindi, i soldi iniziali che prendo da chi non farà mai nulla li reinvesto seguendo l’attività di chi mi fa guadagnare, mica ci campo con le 200-300 euro provenienti dall’80%-90% del network.

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>se un affiliato non produce sales non guadagna nulla, ma non guadagna nulla nemmeno il provider…

Forse stiamo dicendo la stessa cosa. Io voglio focalizzarmi e spingere proprio questo punto. Meno soldi da chi già non li ha. Perchè se l’affiliato non genera vendite non guadagna nulla e non guadagna nulla neanche il provider: ma, l’affiliato ha speso soldi per non guadagnare nulla; il provider ha incassato soldi da reinvestire in altre attività, però certo non ci campa.

Io non dico che i provider campino sul setup e sulla fee, sicuramente non è questo che genera volumi e proprio per questo motivo che dico che questi costi si potrebbero e si dovrebbero evitare.

Comment by Giancarlo Catucci — 30 August 2006 @ 12:39

> tu che vuoi diventare affiliato e già so che non farai mai nulla di buono (non mi farai guadagnare) intanto pagami per l’attivazione e l’utilizzo del network, poi vedetila tu.

detta così suona veramente male, ma alla fine non è così lontano dalla realtà. io ti metto a disposizione uno strumento, che ha un costo, perchè io ho speso a realizzarlo e spendo a mantenerlo. poi sta a te utilizzarlo e ovviamente sta a me metterti nelle condizioni di utilizzarlo al meglio e aiutarti a generare più transazioni possibili

> ma, l’affiliato ha speso soldi per non guadagnare nulla; il provider ha incassato soldi da reinvestire in altre attività, però certo non ci campa.

scusa, qui c’è un problema terminologico di fondo, che forse mi ha anche fatto mal comprendere alcune affermazioni precdenti. con affiliato intendo l’editore, ovvero il sito che pubblica i banner, mentre quello che tu qui identifichi come affiliato è quello che io chiamo cliente o merchant.

Comment by Matteo.Balzani — 30 August 2006 @ 13:02

Scusa tu, mio errore terminologico.

Comment by Giancarlo Catucci — 30 August 2006 @ 13:14

[...] Performance based marketing [...]

Pingback by Programmi di affiliazione e cancellazione dei cookie — 22 September 2006 @ 14:40

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