27 August 2006
Motori-di-ricerca-Web-usability-Distruzione-grafica-Web-(sites)
I siti web fanno sempre più ‘schifo’ per usare una terminologia cara a Tombolini. Al di là della secca ma veritiera affermazione che non si riferisce solo alla grafica dei siti web, ma anche e soprattutto alla loro struttura e usability, direi che la responsabilità di ciò è da imputare principalmente ai motori di ricerca e a chi lavora per loro, oltre al fatto che la lenta e penosa economia del web ha indotto, più o meno tutti, a diventare dei postulanti dei motori di ricerca.
Avviso chi si senta una mona(de) di non continuare nella lettura di questo post, perché parleremo di come le cose stanno davvero.
I vari amministratori di siti e webmaster dal canto loro sono (stati) costretti ad adattarsi a certe dinamiche strutturali stabilite da chi ha creato i principali motori di ricerca diversi anni fa. E non accennano a smettere. O meglio. Certi sintomi ci sono di forte volontà di cambiamento della gestione dell’informazione e non solo perché spesso ultimamente si sente tornare in auge la semantica. Ma di questo spiegherò più avanti nel post.
Tornando alla premessa, cominciamo dalle perplessità che spero il titolo di questo post abbia mosso in voi: Motori-di-ricerca-Web-usability-Distruzione-grafica-Web-(sites)
Questo titolo per quanto volutamente osceno e provocatorio richiama una caratteristica che piace ai motori di ricerca (e magari anche a qualche seo che ancora fa le doorway) quando riscontrata in un URL. E piace per due ordini di motivi:
- perché contiene i trattini (hyphen) “-“ invece che gli underscore “_”. L’URL che verrà fuori da questo post infatti sarà …/Motori-di-ricerca-Web-usability-Distruzione-grafica-Web-sites. Questa è un altro aspetto che vi svelo dei motori di ricerca, come già feci per il falso mito che lo strong è meglio del bold. Anche in questo caso gira un mito sulla rete. Ma memorizzate: gli hyphen sono meglio degli underscore (spero questa volta nessun seo voglia contraddire, altrimenti ho pronto un carico; quando si dice uomo avvisato…).
- Perché ha diverse keyword che i motori di ricerca possono considerare parzialmente correlate, seppure non hanno la più pallida idea di cosa significhino.
E quest’ultimo aspetto ci porta ad un paradosso ‘semanticamente’ logico: ossia l’informazione globale è organizzata senza senso dai search engine. So che molti di voi lo troveranno assurdo. Ma tutto si può dire dell’organizzazione dell’informazione presente su web vista con gli occhi dei motori e talvolta con quella degli utenti, fuorché che questa abbia un significato. Al limite avrà un BrinValue o un SergeyRank, ma in questi casi si tratterà sic et simpliciter di valori algoritmici svuotati (e mai riempiti) di qualsivoglia semantica.
Venendo ora alla struttura dei siti e alla responsabilita dei motori, noterete come gli amministratori di siti più accorti utilizzino (specie i medio piccoli), nella realizzazione dei loro web sites, strutture piuttosto simili e semplici, che si guardano bene dal rendere eccessivamente deep a livello gerarchico (è come se a Cicerone avessero detto di fare periodi non piu lunghi di 20 caratteri, o a Hegel di non scrivere la Fenomenologia dello Spirito perché era troppo difficile).
Pagine htm (o per le pagine dinamiche il classico Mod Rewrite), meta tag inseriti (spesso con kilometriche liste di keyword), hyphen, titoli costruiti ad hoc per i motori, flash ridotto ai minimi termini se non del tutto assente (i motori di ricerca non leggono il testo negli swf, a meno che non vengano seguiti certi accorgimenti), dropdown nemmeno a parlarne tranne che, anche qui, in alcuni casi, peso delle pagine, keyword ‘dosate’, sitemaps, così come concetti di grafica o usabilità debbono spesso essere piegati alle necessità di handicapped spider, che diversamente non sarebbero in grado di procedere con la loro attività di crawling. Unitamente a quegli accorgimenti, non può essere trascurata una decente strategia di linking interno ed esterno che ingenuamente i motori continuano a ritenere spontanea (o forse lo sanno ma tanto non cambia poi molto), mentre ha ovviamente, spesso e volentieri, tutti i segnali dell’artificio.
Si noti bene come gli accorgimenti di cui sopra vengano adottati solo ed esclusivamente in funzione dei motori di ricerca, dei loro crawler, e tendano a diminuire in accuratezza e dettaglio (specie lato SEO) mano a mano che il sito cresce in termini di dimensioni e popolarità. Su questo ultimo aspetto tornerò più avanti. Nulla di quanto detto sino ad ora vede l’utente al centro delle strategie operative. Questo perché purtroppo i motori di ricerca castrano de facto grossa parte della creatività che un amministratore di un sito potrebbe avere, non solo in termini di grafica, ma di contenuti, di usabilità, di sviluppo, di organizzazione logica etc…
Passando ora alla famigerata Net-Economy, da molti trattata come New (ma che di nuovo non ha davvero nulla oltre all’aggettivo che la precede), altra co-responsabile del successo dei motori di ricerca. Come accennavo a inizio post, è quella che ha creato schiere di servi dei motori di ricerca, in un periodo in cui le vacche magre abbondavano. Vacche che una volta erano grasse, ma che hanno cominciato a perdere peso in concomitanza dell’avvento di contextual solutions, low cost & low performance nel settore dell’advertising, (sotto)sviluppate guarda caso dai motori di ricerca (Google et alii).
Pensiamo quanto sia curioso che la bolla di internet del 2000 sia coincisa, temporalmente, con il boom di Google. L’unico ‘vantaggio’ è che se non ci fossero state soluzioni di contextual adv, le vacche magre sarebbero morte grazie al pay per action (che purtroppo ora, invece di fargli i funerali, qualcuno vuole riportare in vita).
Praticamente è come se si fosse detto a qualunque webmaster o admin del pianeta: guadagna da subito col nostro programma di adv, è facile (mi pare che qualcuno queste menate le vada proprio dicendo senza vergogna). Per esempio Adsense, oltre ad essere effettivamente osceno da guardare, non è modificabile nel layout per una vera integrazione all’interno di un sito, oltre a non essere possibile inserirlo su siti che trattino di certi tipi di contenuti, come ad esempio il po*no (non che sia vietato perché non uscirebbero risultati, che chiaramento uscirebbero, ma pensate se su un sito adult uscisse l’annuncio di Fiat?).
Soprattutto poi non fa guadagnare, se non la Dela-no-tax-area con vista sui monti della west coast (o cost come direbbe qualcuno). L’unico modo di guadagnare davvero è infrangere le regole. Per chi vuole approfondire un po’ al riguardo, ne abbiamo parlato nel post dedicato a come guadagnare con adsense (ma io non vi incito a farlo).
Qualche riga sopra menzionavo il fatto di come ci si sia dovuti adattare a delle dinamiche illogiche per il linguaggio umano. Basta che pensiate a come cercate (non per colpa vostra) quando utilizzate un qualsivoglia search engine. I più affinati sanno senz’altro utilizzare i vari operatori di ricerca, ma la sostanza cambia poco. Sembriamo dei minus habens.
Ecco come parzialmente mi spiego il fenomeno dell’online bookmarking, o social bookmarking come si chiama oggi, anche se è un fenomeno nato col web, circa 10 anni fa. In sostanza gli utenti si salvano e condividono online bookmark preferiti rispetto a un qualunque argomento. Dal momento che tali fonti informative sono vagliate da persone e non da spider o algo, probabilmente sono in linea teorica maggiormente attendibili.
Torniamo alla struttura dei siti. Dicevo che se in sostanza si vuole sopravvivere online, si deve essere visibili. Per essere visibili bisogna essere nell’indice dei motori di ricerca. Possiamo dire quindi che teoricamente l’indicizzazione dipende dalla nostra rilevanza (a meno che non venga eseguita la procedura di Add Url, a proposito qualcuno la usa ancora?), o pertinenza come piace dire al Plex.
Se nessuno ci linka, e non facciamo il submit dell’url manualmente, saremo invisibili. Ecco perché di fatto prima parlavo di artifici in merito alla costruzione di link. Se quindi l’indicizzazione funzionasse davvero bene, questa non lascerebbe molto mercato agli Adwords e simili (vi ho messo la pulce nell’orecchio). Per assurdo, ma nemmeno poi troppo, la presenza degli Adwords e analoghi sistemi ha decretato il fallimento degli algoritmi. Ha decretato un fallimento parzialmente voluto, ma pur sempre un missing piece in quella gestione dell’informazione organizzata secondo criteri di rilevanza. La stessa Marissa Mayer ha recentemente detto che spesso e volentieri i risultati sponsorizzati sono migliori di quelli organici.
La situazione appena accennata riguarda quelli per lo più medio piccoli. Ma se si è una grande realtà, un famoso e affermato brand, una big company, di tutti quegli accorgimenti si può, volendo, fare a meno. Se mi chiamo Nike, non ho certo bisogno di visibilità data dai title scritti in un certo modo, posso usare il flash quanto voglio etc…, e in definitiva riceverò migliaia e migliaia di link spontanei. Se mi chiamo Hilton avrò senza meno estrema facilità nell’avere visite, anche non provenienti dai search engine. Se mi chiamo Enel nessuno che abbia bisogno di info sui miei servizi mi cercherà con ‘società di produzione di energia elettrica’ o simili, scriverà come anche nei precedenti casi il mio nome in una search box. Pensiamo anche a tutti quei siti che vanno ad esempio per passaparola. Alla fine è la contro nemesi del Delaplex. Google andò bene non perchè era indicizzato bene.
I motori di ricerca in sostanza sono riusciti a fare una cosa: invece di adeguarsi al web, hanno deciso che era più comodo far adeguare il web a loro. Sarebbe come dire ai tartufi di crescere sugli alberi così si possono cogliere meglio.


























[...] Quest’ultimo punto ho avuto occasione di sollevarlo qualche giorno fa, nel post dedicato a motori di ricerca e web usability, rilevando come purtroppo sia lato amministratore di sito/webmaster sia lato utente/fruitore del search, tutti indistintamente si siano dovuti piegare a delle logiche limitanti e limitate dei motori di ricerca. Social Bookmarking Filed by Jacopo Gonzales at September 4th, 2006 under Motori di Ricerca, Internet, Google [...]
Pingback by » Google e l’informazione: gli hacker ci mettono in guardia - Marketing Routes — 4 September 2006 @ 14:05