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23 August 2006

PR = pubbliche relazioni? No, pizzi e ricami

Questo pomeriggio, uscito dall’ufficio sono andato a prendermi un aperitivo con un pò di amici "barcaroli" sia per organizzare le prossime regate invernali, sia per parlare dell’ultima estate passata in mare. Come spesso accade dove si parla di "nautica" erano presenti numerose "amiche di amici"; la cosa ovviamente è stata gradita, sino a quando una di queste, conoscendo la mia professione (Relazioni Esterne) ha avuto la "brillante" idea di mettermi al corrente che, parole testuali, "siamo colleghi". Tra il completamente disinteressato alla cosa ed il curioso, chiedo spiegazioni e mi viene risposto che "si occupa di PR in un ufficio, e ci è anche portata perchè le piace parlare, chiacchierare, incontrare gente, salutare (!?!) ridere e divertirsi". Ora, io (grazie a mia madre ;) ) sono educato ma se provocato ho reazioni decisamente "sproporzionate all’offesa" (retaggi rugbistici). Quindi non sapendo se darle una testata e sfondarle lo zigomo o girarmi solamante dall’altra parte ho optato (per evitare sanzioni penali più che altro) per la seconda.

Come si possono ridurre le Relazioni Pubbliche (PR non lo dico forse dai tempi del liceo) al parlare con la gente??? Inoltre dando un’occhiata sul blog del "collega" Enrico (spero stavolta non si offenda lui ;) ) leggo un articolo che spiega in maniera trasversale cosa si intende per "relazioni" (e non il fare conoscenza in discoteca!!!). Lavorando infatti a contatto giornalmente sia con aziende, sia con privati sia con responsabili media, mi rendo conto quanto contino le relazioni tra "professisonisti" (non sto facendo il "fico" ma soltanto restringendo il campo in un settore molto eteorgeneo come quello del marketing e della comunicazione). Porto un paio d’esempi: la scorsa settimana ho contattato (via mail) una casa di produzione cinematografica per richiedere un manifesto di un film che adoro (lo appenderò sul soffitto del corridoio); mi ha risposto la responsabile relazioni esterne che mi ha, non solo gentilmente ringraziato per la richiesta (!?!) ma anche inviato in 3 giorni (ripeto, 3 giorni) direttamente a casa il manifesto richiesto compreso di biglietto "corporate" di ringraziamento e i saluti aziendali. Quando l’ho informata della celere ricezione (non potevo non farlo) mi ha prontamente risposto dicendomi che a breve avrei ricevuto (viaggiavano in due modi "diversi": Poste vs Corriere) un altro plico con altri gadget inerenti il film in oggetto. Quindi un casa di produzione, che quindi notoriamente non si occupa di spedire gadget di un film, tra l’altro "d’annata", che si prodiga e mi "coccola" (è marketing si sa).

Altro esempio: prenoto un biglietto aereo dal sito di una compagnia low cost (vabbè low cost ma mica low polite!) e una volta acquistato il biglietto resto in attesa della mail di conferma senza la quale (unica compagnia che io conosca) non sono in possesso del codice di prenotazione. Sarebbe dovuta arrivare come prassi pochi secondi dopo l’acquisto ma la sera stessa ancora latitava. Dovendo partire a brevissimo la mattina seguente scrivo una mail all’Ufficio Clienti e dopo circa 24 ore (quindi erano già passati 3 giorni e io avevo risolto il mio problema via telefono facendomi inviare un fax) mi arriva una mail di due righe che recitava testualmente: Salve, (!???!) abbiamo avuto problemi tecnici (la parolina magica per zittire ogni cosa) e non ci è stato possibile evadere la sua richiesta. Grazie ed il nome del tizio. Io leggendo le pochissime righe pensavo e speravo in un auto reply della mail automatizzato, ma leggendo il nome del tizio in calce alla mail e soprattutto un errore di battitura della stessa mi sono dannato l’anima capendo di trovarmi di fronte ad un uomo.

Capite quindi cosa intendo per media relations? Bastano 5 minuti di dedizione ed un pò di cortesia per non guastare un’immagine aziendale. Non mi piace ripetermi, ma il problema della "falla comunicativa" tra azienda e cliente/partner è tipicamente italiana per il fatto che non abbiamo la cultura "dell’accoglienza" che invece in giro per il mondo è una base fondamentale per i "commerci". Siamo ancora incagliati nel vedere una richiesta non commerciale come un’intrusione o una scocciatura; inoltre molti "colleghi" non amano il proprio lavoro ed il problema, soprattutto per l’azienda che li paga e che quindi subisce i danni d’immagine, è che lo palesano molto bene!

Ecco perchè non mi fido di chi mi dice che si occupa di Relazioni Esterne, o pardon, di PR andando in giro a parlare con le persone; forse perchè pensano che, come ho scritto nel titolo, PR sta per pizzi e ricami ed avendo visto le nonne conversare con le amiche mentra si cuciva ne hanno copiato il costume…

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Bravo! non vorrei prendermi una testata telematica, ma - e lo dico sottovoce- sono tua collega. Mi occupo di p.r. corporate per un’agenzia adv di torino. purtroppo hanno azzeccato il termine “professione p.r.” anche alle conigliette che danno gli inviti fuori dalle discoteche. Da qui il “parlare, ridere, creare relazioni” sono falsamente le caratteristice salienti della professione…

Comment by Laura — 24 August 2006 @ 16:39

Bellissimo spunto, gli esempi che hai descritto descrivono al meglio questo fenomeno di “maleducazione” (esagero? non credo) nei confronti di clienti “informativi” e non commerciali. Permettimi un esempio terra terra, ma è un metodo che ha sempre funzionato: mai trattare male le ragazze che non ti piacciono, non si sa mai che abbiano un’amica carina!
Ciao

Comment by Michele — 24 August 2006 @ 20:29

@ Laura: ho evitato di citare il penoso richiamo ai tizi fuori le discoteche per non deprimermi ulteriormente. Per la testata non ti preoccupare, mi piacciono troppo le tue scarpe ;)

@ Michele: grazie per l’apprezzamento. Per quanto riguarda le donne, se una non mi piace e dice pur cose stupide la evito come la salmonella :D

Comment by Andrea Signori — 24 August 2006 @ 22:59

:-) grazie, sono un vizio

Comment by Laura — 25 August 2006 @ 09:08

[...] Il dilemma, come dicono quelli bravi, è annoso. Lo scorso mese ho parlato di cosa NON sono le Relazioni Pubbliche e come evitare di cadere nella banalizzazione della professione che invece, nell’ultimo periodo, grazie alla massiccia diffusione della comunicazione sul web, sta diventando uno degli aspetti focali da gestire per un’azienda (almeno per quelle che sono online). Ogni comunicazione aziendale che naviga su internet ha bisogno di essere monitorata da "qualcuno" che sa come fare e quando intervenire per deviare possibili "misunderstanding" dell’informazione relativa. In principio però lo stesso qualcuno deve sapere, capire e conoscere le modalità comunicative e trasmissive della rete per far si che quel particolare messaggio venga veicolato nel modo corretto e con la minor possibilità di distorzione. [...]

Pingback by Ma le relazioni pubbliche fanno vendere? — 7 September 2006 @ 14:25

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